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Materiale archiviato da GENNAIO 2008
materiale archiviato in data  20//01/2008
 

Ma cosa succede nella maggioranza?

Seconda parte (ma non troppo…)

 

e le email d’aggiornamento.

 

Nell’ultimo aggiornamento del nostro sito, abbiamo pubblicato una email di Claudio Balasini a firma Nuova Atletica Astro, inviata a 27 associazioni e persone, nella la quale venivano fatte pesanti osservazioni all’operato dell’Assessore allo Sport Enzo Gregoli.

Un’altra città ha pubblicato il testo integrale della medesima, corredato da un commento, anch’esso pubblicato (vedere a fine articolo o alla voce archivio per i due documenti).

A tale proposito abbiamo ricevuto una email da Adriano Rota responsabile CAI di Vimodrone (inviata a un’altra città e per conoscenza ad altri, fra i quali l’Assessore Gregoli) che volentieri pubblichiamo nella sua versione integrale.

 

Dopo aver preso visione del vostro articolo pari oggetto, pubblicato sull'ultimo numero di Altra Città, ritengo doveroso prendere posizione contro la pubblicazione da voi fatta e denunciare il subdolo tentativo di utilizzare la lettera indirizzata alle associazioni sportive per soddisfare le vostre finalità politiche di aprire uno sterile contenzioso alle spalle dell'attuale amministrazione comunale.

  Come responsabile del CAI (Club Alpino Italiano) di Vimodrone, che viene menzionato nella lettera, desidero confermare che l'obiettivo delle due associazioni (nostro e Atletica Astro) era ed è tuttora quello di ottenere una migliore comunicazione tra l'Assessore e tutte le Associazioni sportive, nell'interesse delle attività dedicate ai Vimodronesi.

  Proprio nelle premesse della lettera si indicavano le carenze di comunicazione intercorse e nell'ultimo paragrafo, in cui si rimprovera all'assessorato di fare concorrenza alle associazioni sulla ginnastica, dobbiamo riconoscere un nostro errore, nell'aver esposto questa lamentela con un anno di ritardo, dato che la loro programmazione era già attiva dall'anno precedente.

  Abbiamo però detto che se avessimo ricevuto notizie più precise, avremmo evitato di sostenere le spese per questi tipi di corsi.
  In merito all'operato dell'Assessore non abbiamo invece motivo di lamentele, anzi ne approviamo le iniziative rivolte a dare un buon servizio alla cittadinanza, utilizzando al meglio le risorse economiche disponibili.
  Non possiamo dire altrettanto di voi, leggendo il vostro commento alla lettera. Ad esempio per il nuovo regolamento delle associazioni, noi abbiamo fatto solo notare la mancanza di informazioni preventive, mentre voi dichiarate il vostro dissenso al suo cambiamento.

  La ciliegina però sta, come sempre, nel finale del vostro commento, in cui avete la spudorata sfacciataggine di metterci in bocca parole di denuncia all'operato dell'assessore, che noi non abbiamo mai pronunciato.

  Permetteteci nel concludere di darvi un suggerimento. In futuro se avrete buone ragioni per esprimere giudizi negativi sull'operato di questa amministrazione, per favore usate del "vostro", trovate voi le cause e gli effetti di quello che volete dire, ma evitare di parlare a nome di altri .

  Non abbiamo bisogno di avvocati di parte.    

 

A seguito di quanto affermato da Adriano Rota, l’Assessore Gregoli interveniva nel dibattito rispondendo con una email direttamente al responsabile del CAI di Vimodrone e mettendo per conoscenza anche un’altra città.

 

Innanzitutto ringrazio Adriano Rota per le parole di apprezzamento per alcune iniziative da me intraprese sul territorio e lo ringrazio per i toni pacati che come sempre utilizza, portando un contributo sicuramente costruttivo al dibattito.
  Venendo al dunque, sono certissimo che da parte sua, con la lettera "incriminata" indirizzata alle associazioni sportive, non ci fosse alcuna intenzione di sfiduciare l'assessore.
  Purtroppo, e "un'altra città a mio parere ha visto giusto", non è stato cosi da parte di Balasini che, come ho già avuto modo di dire in consulta, ha utilizzato in modo strumentale questa lettera.
  Non si spiegherebbero altrimenti i toni utilizzati e l'acrimonia mostrata da parte di chi ha già avuto in passato ruoli amministrativi e conosce la macchina comunale. Se si vuole assumere un atteggiamento costruttivo, ci si pone in modo diverso e non  cercando lo scontro frontale.
  Sono d'accordo che è certamente compito dell'assessore tenere anche dei buoni rapporti di comunicazione nello specifico con le associazioni sportive, ma per mezzo dei funzionari e dell'ufficio e tutti noi conosciamo la situazione presente nei nostri uffici comunali e le carenze di personale rispetto ai carichi di lavoro esistenti.
  Il Dr. Panigatti, validissimo ed efficientissimo funzionario dell'ufficio sport, segue anche la scuola, la partecipazione ed ora  anche il settore servizi sociali. E' costretto a dare delle priorità.
  Non a caso abbiamo dovuto prorogare la scadenza delle convenzioni in quanto il bando per l'assegnazione dei centri sportivi non era pronto. E' vero, potrebbe essere opinabile la priorità direte voi, ma questa è la situazione. Forse bisognerebbe darsi una regolata nel prendere determinate iniziative e non sovraccaricare gli uffici con feste. sagre a volte, a mio parere, francamente inutili e costose e che distolgono risorse. Ma tanto è. E Balasini lo sa.
  Per questo, come dicevo nella premessa, ritengo che "un'altra città" abbia visto giusto.
  Infatti, fallito questo disegno, è arrivato subito dopo un altro attacco a qualcun altro della maggioranza. Un caso? io dico di no. E allora, per rispondere ad Adriano, cosa succede nella maggioranza? Non lo so, forse questa domanda andrebbe posta a chi porta avanti questo disegno finalizzato a cosa, lo sappiamo tutti.
  Vi devo dire che ho ricevuto testimonianze di solidarietà dopo quella lettera da molte persone (qualche cittadino era presente in consulta e ha riportato il dibattito alle "persone over 60" che fanno la ginnastica), da associazioni e anche da qualcuno dell'opposizione che al solito è sempre "ben informata" anche prima che le lettere arrivino.
  Forse il silenzio più assordante è stato quello del PD di cui credo ormai di fare parte avendo anche votato alle primarie.


 

Un’altra città ringrazia l’Assessore Gregoli, non tanto perché condivide il nostro parere, ma per i toni da lui mantenuti.

La stessa cosa non possiamo dire per Adriano Rota (ci spiace contaddirla, caro Assessore) che nei confronti del nostro commento prova risentimento palese. Per questo motivo crediamo sia utile un chiarimento.

Fin dalla sua fondazione, un’altra città si è sempre ispirata al principio della libertà di pensiero e di critica. Mantenendo la mente sgombra da ogni condizionamento politico o di particola, che spesso pone gli interlocutori su fronti incompatibili, al punto tale da impedire qualunque forma di dialogo e confronto. E, converrà con noi, caro Rota, che non vi è migliore occasione di dialogo e confronto se non quella offerta da un’analisi politica della gestione amministrativa della nostra comunità.

Nel merito, riteniamo che ove un settore della cosa pubblica non funzioni, è un fatto che riguarda tutti e in questi “tutti” inseriamo anche la nostra Associazione e ogni singolo cittadino.

Diversamente la parola spetterebbe solo a Balasini e a lei che si sente pure in diritto di invitarci a tacere.

Per questo abbiamo pubblicato anche la email inviata dall’Assessore Gregoli il cui contenuto lo speriamo vivamente, sia di qualche utilità per lei e in ogni caso informativo per tutti.    

Da parte nostra le rispondiamo come segue:

  • Sull’aver chiamato in causa il CAI                                                           per amor di verità non lo abbiamo fatto noi, ma Balasini stesso che nella sua lettera testualmente dice “anche a nome degli amici del CAI”.  Scripta manent e la lettera pubblicata integralmente sta ancora lì a dimostrarlo.

Dobbiamo però dire che il CAI è parte integrante del tessuto sociale di Vimodrone e non riteniamo vi sia nulla di sconvolgente nel nominarlo. Anzi, vista l’accusa di “farne (noi) gli avvocati di parte” (su cosa poi?) non abbiamo problemi nel sostenere che saremmo più che pronti, e senza chiederle autorizzazione, a difenderne l’esistenza in vita ove questa fosse messa in discussione.  In altri termini, un’altra città ritiene che un’Associazione, qualunque essa sia, appartiene ai beni più  preziosi della comunità. Non solo, lo sforzo comune dovrebbe essere quello di agevolarne l’apertura verso i cittadini e bandire ogni forma di gestione padronale o di malinteso senso privatistico per soli iscritti.

  • Su quella da lei definito come “sterile contenzioso alle spalle dell’attuale Amministrazione Comunale”, la invitiamo a rileggere il nostro commento. Siamo più che pronti a discuterne e/o a confrontarci con lei, con i cittadini e con gli Amministratori del nostro comune.

Sino a convincenti ragionamenti contrari, un’altra città ritiene che non vi possano essere decisioni amministrative frutto di una sola persona, assunte cioè all’oscuro degli altri componenti la Giunta, il Consiglio, la Maggioranza intera. Certo, su questo aspetto il nostro commento allargava il campo, cogliendo l’occasione per  denunciare una tendenza molto negativa e, se vuole, pure nociva all’immagine della Maggioranza presa nel suo insieme.

Per chiarire meglio, un solo esempio: l’Amministrazione Comunale ha aderito alla creazione del parco Intercomunale delle Cave. Subito dopo però, all’interno del parco stesso e sul territorio di propria competenza, il comune ha concesso licenze edificatorie per complessi abitativi. E’ secondo lei possibile che i singoli partiti della coalizione o alcuni Consiglieri, rivendichino il merito della parte positiva della realizzazione del parco, attribuendo nel contempo ad altri l’aspetto negativo della cementificazione? E questo è un solo esempio dei tanti che rispecchiano il modo di far politica dell’attuale Amministrazione. Siamo persino arrivati all’assurdo di votare favorevolmente in Consiglio Comunale un certo testo, asserendo poi che “quel voto” riguardava una sola parte di “quel testo”… Come se non esistessero a verbale i testi in causa!

  • Sugli aspetti un poco esasperati e gonfiati della sua lettera, come ad esempio la frase “la sfacciataggine di metterci in bocca parole di denuncia dell’operato dell’Assessore, che noi non abbiamo mai pronunciato”, ci permetta educatamente e pacatamente di dirle che la email di Balasini è stata da noi pubblicata integralmente e questa ovviamente rispecchia quanto lo stesso intendeva dire o non dire. Mentre il nostro commento è solo nostro e non sono possibili malintesi di sorta tra i due scritti, ad iniziare dal titolo “il commento di un’altra città”.

Con l’occasione le porgiamo cordiali saluti.

 

ora riportiamo sia la emai di Balasini che il nostro commento al riguardo in modo che il visitatore abbia, senza ricerche in archivio (dove è stata trasferita) la più completa informazione sulla vicenda.

Riportiamo integralmente una email che mette a nudo una situazione che sta generando un forte dissenso verso l’attuale Amministrazione, soprattutto fra la coalizione di forze che hanno contribuito al successo elettorale di “Vimodrone sei tu”.

Riteniamo corretto fare le seguenti precisazioni:

a) la presente email è stata inoltrata a 27 destinatari. Non riteniamo di pubblicarla con detti indirizzi per questioni di privacy, anche se fra i destinatari vi sono associazioni e pubbliche istituzioni come associazioni sportive e uffici comunali.

b) Un’altra città non è fra i 27 destinatari e, dopo attento vaglio, ha deciso per la pubblicazione non ritenendo il documento come corrispondenza privata ma di pertinenza dell’intera comunità, considerando sacrosanto il diritto all’informazione del cittadino qualora vengano trattati problemi a lui collegati o di gestione della città.

Richiesta di Convocazione consulta dello sport

Cari amici devo manifestarvi, peraltro non solo a nome della mia associazione di atletica, il profondo disagio per la situazione in cui ci troviamo a seguito di alcune attività ed altre inattività da parte dell'assessorato allo sport, che penso richiedano una convocazione urgente della consulta sportiva.

  • Non mi riferisco solo al fatto che il consiglio comunale abbia modificato lo scorso dicembre il regolamento delle associazioni (e della consulta) senza informare nè chiedere alcun parere o consiglio alle associazioni stesse (quantomeno a quelle sportive) che, in luogo di un'articolata serie di competenze (con specifico parere su investimenti e opere sportive) si trova ora il solo compito di esprimere proposte e pareri su problemi generali (sic!) o iniziative (ri-sic!) della materia di competenza.
  • Non mi riferisco solo al fatto che alcune associazioni da un anno stanno lavorando (insieme agli operatori del distretto sociale di ADOCOM) ad un progetto volto a gestire l'attività fisico sportiva per gli adolescenti in una dimensione a loro misura, lontana da sensazionalismi, eccessi e scandali sportivi, con grande impegno, fatica e soprattutto indifferenza dell'assessorato allo sport.
  • Non mi riferisco solo al fatto che sarebbe comunque gradito, oltre che politicamente corretto, che l'assessore in occasione della predisposizione del bilancio comunale, tenga annualmente informata la consulta in ordine alle politiche sportive, investimenti o attività che intende promuovere, invece di estrarre occasionalmente dal cilindro la grande opera che rimane puntualmente sulla carta.
  • Non mi riferisco solo al fatto che a giugno/luglio, oltre alla richiesta di organizzare una giornata delle associazioni sportive (e consentire una passerella alle autorità) sarebbe gradita una valutazione di assessore e consulta sull'andamento delle attività agonistiche ed amatoriali concluse ed una programmazione della stagione successiva intervenendo per tempo nella sistemazione delle palestre e degli impianti sportivi.
  • Non mi riferisco solo al fatto che la pista di atletica delle scuole medie sia inutilizzabile da un anno, con un cantiere abbandonato tra sterpaglie e recinzioni, e grande gaudio di allenatori ed atleti che continuano a vagare da una pista all'altra fuori paese. Mi domando: se invece della pista di atletica si fosse trattato di uno dei campi di calcio, cosa sarebbe successo ?
  • Mi riferisco più propriamente al fatto che l'assessorato allo sport pare si sia messo a fare concorrenza alle associazioni, organizzando propri corsi di ginnastica per adulti, con buona pace dei principi di sussidiarietà (e non solo). Credo che tale circostanza (insieme alle precedenti) meriti più di un chiarimento. Per questo, anche a nome degli amici del CAI, chiedo cortesemente all'assessore ed al presidente la convocazione della consulta sportiva.

Nell'attesa, vi invio cordialisaluti                                                                           Claudio Balasini                                                                                                 NUOVA ATLETICA ASTRO

IL COMMENTO DI UN’ALTRA CITTA’

Leggendo le motivazioni della richiesta, sembrerebbe individuabile come unico colpevole di una situazione che si sta incancrenendo, l’Assessore di competenza allo sport. Crediamo tuttavia che una visione di questo tipo, se non nasconde altro, sia alquanto restrittiva!

E’ bene ricordare che la gestione di un’ente pubblico, non è mai demandata al singolo Assessore, ma è frutto di un lavoro collettivo, tanto più nel comune di Vimodrone dove vige una maggioranza di coalizione.

Certo un Assessore può dare un indirizzo per i settori di sua competenza, trovare soluzioni, studiare i problemi, ma la parola definitiva spetta alla Giunta. Non è un caso se nei verbali di ogni atto deliberativo sono indicati i componenti della Giunta presenti alla votazione e la specifica del voto da loro espresso.

Nel caso delle materie citate nella email, quali il regolamento delle Associazioni e della Consulta Sportiva, a decidere è il Consiglio Comunale. 

Questo dicono le norme di legge a cui non possono sottrarsi tutti i Comuni d’Italia né tanto meno quello di Vimodrone. E’ un punto a cui tiene in modo particolare un’altra città, perché comprendendo questa elementare norma si vengono a smascherare le bugie di singoli componenti della maggioranza quando vogliono far credere che “loro” sono estranei a determinate decisioni. Una sorta di scarica barile sugli “alleati” per le questioni dubbie e impopolari, ma subito pronti per l’incasso quando le cose vanno bene. Che vergogna!

Non è accettabile che alcuni partiti della coalizione di maggioranza, attraverso i loro rappresentanti, prendano posizioni neutre o vaghe, come nel caso della continua svendita del territorio alla speculazione edilizia. Abbiamo sentito le più vergognose sfumature, dal “non sapevo”, fino a “era già tutto deciso”,  “ho votato sì per spirito di corpo”,  “mi sono astenuto”,  “non ero presente”. Le responsabilità sono da attribuite in modo preciso e inequivocabile al Sindaco per arrivare più giù fino agli Assessori e a tutti i Consiglieri.

Tornando ora al caso denunciato da Balasini, si individua una sola persona come responsabile di “malefatte” commesse da un’intera cattiva compagnia.

Sia ben chiaro che un’altra città è fortemente critica nei confronti del colpo di mano messo in atto per cambiare il regolamento delle associazioni (e della consulta), tanto più che l’azione riguarda Sindaco e 13 consiglieri, cioè l’intera alleanza di governo.

Non possiamo in conclusione che esse d’accordo con le lamentele espresse e ancora più d’accordo nel riportare il tutto nell’alveo naturale: la consulta dello sport. Tuttavia un’altra città si pone e ti pone una domanda, caro Balasini: cosa mai vuol dire e dove vuole arrivare una denuncia così dura e a senso unico dopo aver bonariamente lasciato che la situazione si incancrenisse fino a un quasi punto di non ritorno?

Abbiamo ritenuto di dire la nostra come sempre, senza peli sulla lingua anche se, sia chiaro,  non vogliamo entrare nel merito e/o parteggiare per tizio o per caio nel caso ipotetico di manovre e gomitate per un seggiol 

 

 

STRANE REAZIONI…

…al pubblico dissenso e alla pubblicazione del testo originale

votato dalla maggioranza.

Due episodi che ci limitiamo a definire benevolmente come “bizzarri”

Il senso della democrazia

Durante il Consiglio Comunale nel quale la maggioranza (per la verità 11 su 13 Consiglieri) ha votato per l’ennesima colata di cemento (area Cassinella), un’altra Città era presente con cartelli di denuncia sulla cementificazione del territorio (nulla di offensivo ben inteso).

Il Sindaco, Dario Veneroni, è intervenuto con arroganza, disquisendo con sarcastico commento sui risultati elettorali ottenuti da un’altra città nella primavera scorsa: “Ci sono più cartelli che simpatizzanti!”. Ha poi proseguito bollando i presenti come “terroristi” ritenendo i contenuti della nostra lotta, ripetiamo contro la cementificazione, troppo sovversivi per lui.

Non contento del suo bell’esercizio di democrazia, ha dato di sottecchi disposizione al vigile di servizio in aula di identificare le persone dissenzienti (cioè i terroristi). E’ successo quindi che a termine seduta, in fase di uscita, sono stati loro chiesti i documenti.

Per chi ha poca pratica di Consigli Comunali, si deve sapere che non è consentito al pubblico di parlare durante la seduta né tanto meno interloquire con chicchessia. Questo ha impedito ai “terroristi” di replicare in alcun modo.

Una azione intimidatoria da parte di Veneroni? Dimostrativa? Esercizio muscolare?

Tra l’altro si trattava di noti esponenti della nostra associazione e per giunta armati, pensate un po’, di cartelli da cm 30x40. 

Una situazione questa che denuncia un’assoluta non accettazione di critiche, dissensi, esposizioni di opinioni diverse… In sé, l’episodio si potrebbe etichettare come scaramuccia politica, ma diventa cosa grave quando chi mostra tale arroganza si vanta nel contempo di essere al quarto anno della “partecipazione” ed invita i cittadini a dire la loro. 

 

Omesso disegno

credetemi sulla parola senza verificare

Altro episodio degno di menzione è il comportamento del Consigliere Giuseppe Lo Presti che nel corso del Consiglio, lo stesso riportato nell’articolo precedente, dichiarava alla stampa che lui non aveva votato per nessuna edificazione (né case, né altro), ma solo per la presa d’atto della realizzazione di un impianto di cogenerazione già deciso dalla Provincia. Una bufala bella  e buona che un’altra città non ha lasciato passare, pubblicando l’esatto testo messo in votazione, smentendo clamorosamente il Lo Presti che, non dimentichiamolo, rappresenta in Consiglio il Partito dei Comunisti Italiani.

Certo non fa piacere sentirsi smascherati ma un modo per non trovarsi in queste poco piacevoli condizioni esiste…                                                                                                                                       

E’ evidente uno stizzito Lo Presti che qualche giorno fa ci ha inviato questa email:

Buongiorno,

immediatamente dopo l'invio di questa mail, provvedo alla rimozione del vostro indirizzo di posta elettronica e con la presente chiedo conseguentemente l'immediata rimozione del/i mio/ei indirizzo/i di posta elettronica dal vostro indirizzario. La presente ha valore di legge per quanto richiesto/previsto dal decreto legge n°196/2003.

Saluti

Giuseppe Lo Presti (cellulare: 348/23……….)
Consigliere comunale incaricato Pace e Cooperazione Internazionale

 

Occorre un commento ?

Rimane il fatto che il Consigliere Lo Presti, così come gli altri 10 componenti della maggioranza, rappresentano tutti i partiti della coalizione, compresi quelli che si erano battuti a suo tempo contro il “comparto” ed altri tentativi di cementificare il territorio di Vimodrone. Hanno votato a favore della cementificazione Cassinella, accettando integralmente la proposta di chi vuol mettere altro cemento sul nostro martoriato territorio e senza neppure aggiungere o togliere una virgola.

UNA  PROPOSTA

passata con il voto di tutto il Consiglio

Consiglio comunale del 21 settembre 2997

Un voto favorevole espresso da tutti i gruppi consiliari

La proposta fatta dal nostro Laboratorio Politico a tutti i Consiglieri Comunali di maggioranza e minoranza, con protocollo del 30 agosto 2007, aveva come tema la trasparenza e la diffusione di tutti gli atti comunali tramite sito comunale. L’argomento sembra non avere trovato l’interesse di nessun Consigliere e diciamo “sembra” perché da indiscrezioni raccolte in ambito comunale pare che qualcosa, anche se faticosamente, si sta muovendo. 

Infatti, sono pervenuti agli uffici di competenza precisi input affinché siano inseriti nel sito alcuni documenti ed atti, proprio con l’obbiettivo di permetterne quanto prima ai cittadini la scaricabilità.

A nostro giudizio, attorno a questo tema sarebbe stato meglio aprire una discussione in Consiglio Comunale e stabilire un programma che costituisse un impegno vero e non, come pare avvenga, affidare il tutto alla discrezionalità di Sindaco e Giunta. 

Importante comunque che qualcosa si muova, in considerazione del fatto che il cittadino raramente conosce le decisioni assunte da chi li rappresenta e, purtroppo, a questo fatto si aggiungono le lamentele da parte dei Consiglieri di minoranza sottoposti a un “sistema” abbastanza chiuso sul tema dell’informazione.

L’altra proposta del nostro Laboratorio Politico, a tema “risparmio dell’acqua potabile”, ha trovato invece uno sbocco felice. Sembrava in un primo momento che l’iniziativa avesse generato soltanto polemiche e contrasti perché il documento/proposta da noi protocollato in data 12 giugno 2007 e indirizzato nominativamente a tutti i Consiglieri, era stato consegnato ai destinatari dopo solleciti e proteste, soltanto il 17 luglio (oltre un mese per percorrere pochi metri!).

Successivamente, la cosa ha avuto una svolta perché il Gruppo di Centro Destra ha trasformato la nostra proposta in una “mozione” ponendola così alla discussione del Cosiglio Comunale che l’ha votata all’unanimità.

Ovviamente ci dichiariamo molto soddisfatti per due ragioni:

  • Perché nelle vicende del Consiglio Comunale di Vimodrone, dove vi è una spiccata caratterizzazione centro-destra contro centro-sinistra, spesso imbastita di posizioni preconcette anche su atti formali e di ordinaria amministrazione, è a nostra memoria la prima volta che si riscontra un voto unanime;
  • Perché anche se si tratta di una piccola cosa rispetto alle tante iniziative possibili a tema sociale e di tutela del territorio, qualcosa è stato approvato.

Questi sono i motivi di soddisfazione che ci inducono a pubblicare alcune informazioni e approfondimenti:

Consiglio comunale 21/09/2007 – stralcio del verbale della seduta.

Murnigotti - (Forza Italia)

Ha presentato e illustrato la mozione

Gornati - (Assessore alla cultura)

“…credo che la mozione contenga una ricezione parziale di quanto era nelle intenzioni della proposta elaborata dal Laboratorio Politico un’altra città… sentito il parere del CAP per avere anche a Vimodrone una fonte pubblica di acqua… per questa mozione c’è senz’altro l’intervento di un’altra città che ringrazio proprio come laboratorio per le proposte che ci fa pervenire e che dimostra l’attenzione e l’interesse della cosa pubblica… sono pertanto favorevole a questa proposta.   (nota: sulla fonte pubblica di acqua vedere articolo in calce)

Gardinazzi - (capo-gruppo Consiglieri di Maggioranza)

“…apprezzo che da parte di questo Consigliere vi sia questa sensibilità

Messineo - Consigliere Rifondazione Comunista)

 “Io ho accolto con molta soddisafazione…..”

Pallera - (Consigliere Lega Nord)

“…l’Amministrazione comunale ha un’occasione importante per recepire la mozione…”

Broi - (Consigliere Costituente Socialista)

”accettiamo in pieno questa mozione…..”

Lo Presti - (Consigliere Partito dei Comunisti Italiani)

“…un tema che non è né di destra, né di centro, né di sinistra… mi fa piacere perché stasera siamo in piena condivisione”

 

In pratica cosa è stato deciso

Di  promuovere una campagna d’informazione sul risparmio idrico chiarendone le ragioni  (sull’argomento il Sindaco aveva emanato una “ordinanza”  per vietare l’uso dell’acqua per un certo periodo e per certi usi senza indicarne le ragioni) e promuovere l’adozione nelle famiglie di “riduttori di flusso” (vengono anche chiamati “economizzatori idrici)  che sono in pratica piccoli congegni da applicare ai rubinetti  (cucina, doccia, ecc.).  Il loro costo è molto limitato e permettono una riduzione sensibile dei consumi dell’acqua (sino al 50%)  grazie al fatto che erogano il liquido misto ad aria, aumentandone quindi il volume e ottenendo le stesse caratteristiche della normale acqua di rete.

Da considerare che oltre al risparmio sensibile di acqua - traguardo primario che si vuole raggiungere - fa anche risparmiare nei costi di depurazione (operazione che ci viene addebitata in bolletta appunto sulla base del consumo) ed anche in metano (o corrente elettrica) conseguente al risparmio del consumo dell’acqua calda.

A seguito della decisione assunta in Consiglio Comunale, l’Assessore alla Cultura ha assunto l’incarico procedendo a distribuire  un certo numero di “riduttori” gratuitamente e a titolo “sperimentale”.

Un  via all’iniziativa che poteva forse essere più decisivo e diretto visto che  non si tratta di una novità da sperimentare essendo già da anni stati adottati da altri comuni e considerando anche che “sperimentare” vuol dire perdere del tempo e subire i costi di verifiche presso i nuclei famigliari al quale si sono dati i  “riduttori” in omaggio.

Possiamo comunque dichiararci soddisfatti.

 

 

 

Abbiamo scritto

 

alla-         Direzione amministrativa ASL MI2

   Direzione sociale ASL MI2

   Centro informazioni con il pubblico ASL MI2

 Ufficio relazioni con il pubblico Distretto 3

 

 

Vimodrone, 05 dicembre 2007

Oggetto: problematiche nell’ambito dei servizi sanitari

Premesso, per opportuna Vostra conoscenza, che il Laboratorio politico un’altra città è una associazione che si interessa a livello locale di diverse tematiche, facendosi poi carico di promuovere iniziative adeguate. Le azioni informative vengono poi divulgate attraverso l’ausilio di documenti cartacei, mostre, dibattiti pubblici e pubblicazioni sul nostro sito internet (nella fase attuale presso l’indirizzo www.saleepepe.org.).

 

Vorremmo cortesemente richiamare la Vostra attenzione sul problema dell’accesso ai servizi sanitari, partendo da piccole cose, da piccoli disagi che in altre circostanze sarebbero trascurabili, ma che diventano “macigni” per chi è costretto ad aggiungere questi disagi a quelli più rilevati riguardanti la propria salute.

E’ nostra convinzione che sono proprio le rimozioni di quei piccoli problemi o di situazioni che vengono percepite come vere e proprie vessazioni, quali la mancata gentilezza e la cortesia, che fanno percepire a chi ne usufruisce un interessamento quasi individuale, la sensazione cioè di istituzioni a te vicine nel momento di difficoltà.

Ci permettiamo pertanto mettere in evidenza alcuni di questi problemi, senza peraltro avere pretesa di completezza della casistica.

A)    Trasparenza per il malato - riduzione degli errori interpretativi 

Nella quasi totalità dei casi, i referti delle visite, così come le prescrizioni stese da specialisti, sono illeggibili al punto tale da far pensare che non si voglia far conoscere al paziente la sua situazione, rimandandone la conoscenza al solo medico personale di base che si ritiene essere l’unico in grado di tradurre sia la scrittura che le terminologie. 

 

Il paziente si sente spesso “escluso” come se fosse un passante casuale del tutto estraneo  alla vicenda. Tuttavia non è infrequente che pure il medico di base, abbia difficoltà nel comprendere certi “scarabocchi” con il forte rischio di errori interpretativi.

Constatato, specie in ambiente ospedaliero e centri medici convenzionati, che l’uso dell’informatica è pratica assai diffusa, riteniamo che sarebbe risolutivo del problema, una raccomandazione da parte dei vostri uffici al fine di incrementare l’uso del computer per la stesura di referti e ricette.

A)    Attese interminabili per le prenotazioni telefoniche  

Per le prenotazioni telefoniche di visite ed esami, specie in ambito ospedaliero e convenzionato (cliniche private), si subiscono attese indicibili. In alcuni casi, come ad esempio il Policlinico San Donato, si rimane al cospetto di una voce registrata che invita a rimanere in linea “per non perdere la priorità acquisita”. Solo dopo aver passato all’apparecchio una decina di minuti, un’altra voce registrata invita a richiamare. Si viene pertanto costretti a ripetere l’operazione con l’incubo (molto spesso avviene), che si ripeta lo stesso infernale meccanismo.

Tutto questo non solo fa sentire il paziente un “pacco senza valore” ma pure riversa sull’utenza i costi di un servizio inadeguato.

 

E’ nostro parere che sia possibile in sede di convenzione con le cliniche private pretendere un efficiente servizio di prenotazione telefonica con conseguenti tempi d’attesa più umani.

Solo in questo modo si costringe gli Enti convenzionati ad appontare un’organizzazione basata sull’efficienza.  A partire da quelle situazioni assurde, che pure ci è capitato di riscontrare, dove l’addetto allo sportello prenotazioni ha anche l’incarico di rispondere al telefono.

A)    Posteggi  ad uso degli ospedali/cliniche

Il problema dei posteggi auto è duplice:

-         Parcheggi a pagamento

Da un attento esame della situazione parcheggi in ambito ospedaliero, risulta che i posteggi al servizio dei luoghi di cura sono gestiti da ditte private (cooperative e non) su suolo pubblico comunale o su terreni privati, con una varietà di tariffe e di regole  (a tempo, a forfait), spesso senza prevedere posti handicap e, nel caso dei centri ospedalieri di vaste dimensioni, su superfici molto ampie. Questo stato delle cose, genera alcuni problemi quali:

a) problema dei posti handicap come sopra precisato;

 

b) nessuna alternativa al posteggio a pagamento che pertanto diventa una vera e propria gabella;                                                         

c) area unica senza possibilità di aree riservate a soste brevi, come quella conseguente al semplice ritiro di esami.

Infine, citiamo quale ultimo esempio l’Ospedale San Raffaele che è dotato di un posteggio vastissimo, in buona parte su terra battuta e pertanto non idoneo per i soggetti con mobilità ridotta sia permanente che momentanea.

La prima cosa da prendere in considerazione per i parcheggi ospedalieri, dovrebbe essere quella di avere caratteristiche diverse da altri, quali ad esempio l’interscambio con i terminali delle metropolitane.

Noi riteniamo opportuno che la ASL possa dare disposizioni che tengano conto delle suddette problematiche come la predisposizione di aree di sosta libera e aree per soste brevi a tariffe ridotte, ecc.

 

Da ultimo, segnaliamo l’incongruenza di un soggetto esente da ticket perchè in situazione di povertà, che deve pagare a tariffa piena il posteggio per recarsi ad eseguire un esame. Naturalmente dovrà ripagare la tariffa per i pochi minuti occorrenti al ritiro del referto. 

Siamo certi che la ASL vorrà quantomeno prendere in esame questi problemi e, ove possibile, porvi rimedio. Così come siamo certi che vorrà darci un cortese riscontro.

Distinti saluti.

Laboratorio politico un’altra città – Vimodrone 

 

 

Foto omessa

NO BREBEMI, NO TEM, NO TAV:

DOPO LA MANIFESTAZIONE DEL 1 DICEMBRE A MELZO

Discutendo con diverse realtà e comitati sabato pomeriggio al termine della manifestazione, l'idea più concreta per fare un passo in avanti dopo la bellissima mobilitazione che ha visto una significativa partecipazione, riguarda un ipotesi di PRESIDIO PERMANENTE.

Tutti siamo d'accordo nel dire che la manifestazione di sabato non può essere un punto di arrivo.

Per essere efficaci ed opporci concretamente alla Brebemi non e' troppo tardi.... ma dovremmo superare la fase dei "banchetti informativi" e delle "manifestazioni locali", avvicinandoci alle esperienze Val di Susa e Vicenza, pur riconoscendo le differenze e i limiti della Martesana.

          Perche' non provarci ?                                        

Se ci pensate, solo noi "attivisti" siamo tanti, paese per paese... da Vimodrone a Pessano, da Carugate a Melzo, da Cernusco a Gorgonzola... in ognuno dei nostri paesi c'e' un germe di ribellione da coltivare e mettere in relazione con tutti gli altri.

La presenza di tante realtà del nostro territorio sabato scorso, pongono le basi per quel "patto di mutuo soccorso regionale", del quale avevamo parlato durante la riunione del 21 novembre a Pessano. E' importante ora muoversi tutti, paese per paese, per riuscire a trovare un terreno sul quale costituire un presidio permanente in primavera.               Lo scopo del presidio e' sia quello di ottenere un forte effetto mediatico, e sia unire le nostre forze in un luogo fisico permanente, da cui far partire attività di controinformazione, sensibilizzazione e mobilitazione

 

COME E DOVE ?

La cosa migliore sarebbe trovare un "agricoltore incazzato", che si sta già opponendo alla vendita del suo terreno dove sarà costruita la Brebemi o la TEM. Un agricoltore che non vuole perdere il suo terreno, e salvare i suoi campi da cemento ed inquinamento. A Melzo e' stata fatta questa ricerca ma non ci sono stati risultati validi finora.

E' possibile che di tutti i terreni sui quali passeranno le autostrade, non si riesce a trovarne uno che fa al caso nostro ???        PROVIAMOCI !

 

IMPORTANTE:

 

- deve essere un luogo visibile (la posizione e' fondamentale: una rotonda, un terreno a fianco di una statale, un campo in una zona centrale rispetto all'ipotesi finale del tracciato)

- il proprietario deve essere un privato che ci fornisce in concessione temporanea e gratuita l'utilizzo della proprietà, o un'amministrazione comunale molto sensibile al problema.

Pessano, anche se un po' fuori dalla zona centrale (vedi il tracciato a questo indirizzo: http://www.comitatobrebemi.org/materiale/BREBEMI_corografia%20generale260307_pic.jpg), rappresenta uno snodo del tracciato, e potrebbe essere un luogo interessante... anche perchè è uno dei pochissimi comuni che ha votato NO all’accordo di programma tra i sindaci, le province e la Regione.

Ci sono un paio di ipotesi che stiamo valutando.

Restiamo in contatto e cerchiamo di analizzare insieme tutte le ipotesi.ciao

Davide Bacillari -Ass.Tatavasco/Emergency Pessano con Bornago

 

                      NOTIZIE & RIFLESSIONI

Iniziamo con una domanda: com’è possibile conciliare la dichiarata volontà di pace con la produzione di armi e la loro vendita a paesi che, nelle migliori delle ipotesi, sottraggono risorse vitali alla popolazione per investire in strumenti di morte?

Dal sito della “Rete Italiana per il Disarmo” – 15/11/2007

Risulta che la r.i.d. abbia richiesto al Governo Prodi di sospendere la vendita delle armi al Pakistan in armonia alla regolamentazione in materia di cui alla legge 185 del 1990.                     

 

Si tratta di una legge che autorizza questo orribile commercio ponendo qualche limitazione, nella quale ricadrebbe il Pakistan (che attualmente è tra i primi 10 clienti dell’industria bellica italiana) a causa del suo precario equilibrio interno e il permanere di fazioni armate in lotta fra loro.                 E’ ovvio che a poco serve una legge che vieta la vendita di armi a “tutti quei Paesi in stato di conflitto” e casi affini, perché le situazioni possono mutare nel tempo e, comunque, le armi sono “merci” che da uno Stato possono clandestinamente raggiungerne altri.    

Certamente l’attuale legislazione è ben difficili da modificare. Non tanto per mancanza di volontà, ma per effetto dei forti interessi in gioco. Poteva essere considerata una quasi rivoluzione il programma elettorale del Governo Prodi che prevedeva un “maggiore controllo sulle esportazioni di armi”, ma le cifre in campo parlano chiaro: 1,5 miliardi di euro per le esportazioni di armi dalla sola Italia e ben 32,6 milioni di euro i ricavi per l’intermediazione da parte delle banche.                                                       Pare comunque che, malgrado  l’accenno fatto nel programma elettorale, non vi sia nessun segnale di inversione. A tale proposito riportiamo dichiarazione del senatore Martone in occasione della “finanziaria 2008”:                                                                  

                                                                                                                                           

Anche questa seconda Finanziaria del governo del centrosinistra ha dimostrato che alcuni settori di spesa ed alcune priorità politiche sembrano essere intoccabili, esenti da qualsiasi possibilità di inversione di tendenza. E' il caso delle spese militari, che anche quest'anno passano indenni, se non addirittura rafforzate dall'esame del Senato nonostante i tentativi dei partiti della sinistra e dei movimenti pacifisti di produrre qualche cambiamento significativo.
Eppure nel corso della discussione sul DPEF prima dell'estate, grazie alla forte iniziativa dei gruppi della sinistra (SD, PRC, VERDI, PDCI) la risoluzione di maggioranza aveva incluso un riferimento esplicito alla riconversione dell'industria bellica, su proposta della senatrice SD Silvana Pisa. Attraverso questa risoluzione il Senato impegnava il Governo a "escludere che il processo di ristrutturazione e potenziamento della efficienza delle strutture di supporto industriale e logistico della difesa e che gli investimenti nei settori ad alto tasso di innovazione tecnologica configurino, in alcun modo, aumenti della spesa per armamenti", e a "prevedere infine norme a
sostegno della riconversione dell'industria militare al civile". Sulla base di questo importante impegno, sono stati avanzati emendamenti in Finanziaria volti a sostenere la costituzione di una Agenzia nazionale per la riconversione e il disarmo,
ipotesi scartata però come inaccettabile
dal Ministero della Difesa. Unico risultato di rilievo è stato un ordine del giorno che riafferma

l'impegno del Governo di prevedere la costituzione di un'Agenzia per la riconversione dell'industria bellica, già prevista da un ddl a mia prima firma, che giace da mesi in Commissione Attività Produttive. L'alternativa sarebbe stata quella di sostenere una proposta del Governo che avrebbe del tutto stravolto il significato dell'Agenzia per la riconversione, trasformandola in una struttura presso Palazzo Chigi che avrebbe dovuto coordinare e monitorare i processi di riorganizzazione produttiva del comparto militare, verso strategie coordinate a livello europeo. Insomma nulla a che vedere con la necessità di rivedere alla radice le finalità e le modalità di funzionamento dell'apparato industrial-militare nostrano. Anzi si sarebbe data ancor più dignità politica agli interessi dell'industria militare che avrebbe goduto di un sostegno specifico in sede di Presidenza del Consiglio.

Quest' ultimo sviluppo conferma come resti imperativo per la Sinistra sostenere una profonda revisione del modello di difesa, identificando gli strumenti necessari per tener fede ad una vocazione autenticamente pacifista, come quelle incarnata nell'articolo 11 della Costituzione, che veda nella diplomazia, nella mediazione, nella prevenzione civile dei conflitti i suoi cardini essenziali. Obiettivi che certamente non possono essere conseguiti con sistemi d'arma sofisticati dalla marcata connotazione offensiva, come ad esempio lo Joint Strike Fighter o altri sistemi d'arma che verranno finanziati in questa legge Finanziaria.

Ridiscutere le spese militari e la riconversione dell'industria bellica significa anzitutto ridiscutere gli strumenti militari della nostra politica estera, fare chiarezza sull'intreccio tra interessi dell'industria e strategie militari del nostro complesso industriale militare e sostenere politiche industriali e sindacali di riconversione, nel movimento pacifista che non ci possiamo permettere di deludere.

Continuiamo questa rubrica con una seconda domanda:

com’è possibile (e qui ti voglio!) che il bilancio dello Stato si

trovi costantemente in condizioni tragiche? Eppure veniamo bacchettati severamente dalla Comunità Europea che ci esorta a “rientrare” dal nostro cronico deficit.

                                                                                                                                            

E che dire di situazioni pazzesche come la mancanza di carburante per le auto della Polizia per poi assistere a sperperi inauditi?

 

Foto omessa

 

Alle tante notizie negative come ad esempio l’incompiuta autostrada Salerno-Reggio Calabria

o le tante strutture ospedaliere edificate e poi abbandonate, si è aggiunto un altro episodio che ha dell’incredibile:

L’idrovia della padania

Un serpentone d’acqua lungo 27 chilometri che prevede il collegamento fluviale per il trasporto merci fra Padova e Venezia.

I lavori, iniziati 25 anni or sono, si sono fermati al Km 17 sui 27 previsti. A corredo si sono già realizzati  ben 17 ponti, alcune chiuse e banchine, con una spesa che al momento ha già raggiunto i 140 milioni di euro. Sembra quasi una barzelletta il motivo del fermo: la larghezza del canale artificiale non consentirebbe il transito di chiatte di grosse dimensioni ipotizzate in fase progettuale, chiatte che renderebbero il trasporto merci economicamente conveniente!

Attualmente, le opere sono del tutto inutilizzate e in uno stato di abbandono e decadimento.

Ma siamo o non siamo il Paese che ha dato le origini a geni come Leonardo, Michelangelo, Raffaello? E vogliamo arrenderci per così poco?

Ecco quindi una recentissima proposta che andrebbe a recuperare quanto malamente speso attingendo dai soldi dei contribuenti: utilizzare un argine per costruire una strada camionabile. L’effetto dovrebbe essere quello di decongestionare il traffico autostradale…

Non si può che rimanere ammirati dalla geniale idea che in un sol colpo riesce a stravolgere il progetto originale sostituendo l’idrovia con (di nuovo?) il trasporto su strada e con l’ineguagliabile pregio di rimettere in moto la complessa macchina dei progetti, degli appalti e del… clientelismo.

Cosa dire ? Le idee sono belle, si intuiscono persino alternative al trasporto su gomma, ma inevitabilmente ci ritroviamo sempre allo stesso punto: strade e autostrade intasate, ore lavoro che svaniscono negli ingorghi o nella bassa velocità di percorrenza, inquinamento alle stelle.

Qualcuno ci spieghi perché, tanto più che in questo caso ci troviamo nel virtuoso nord-est!

 

Buon Natale e felice anno nuovo…

…ma non osiamo pensare cosa ancora ci riserva il 2008!

 

 

 

L’angolo delle proposte

 

Quando si sta fuori dal Palazzo, diciamoci la verità, è persino troppo facile criticare l’operato di un’Amministrazione. Perché si possono vedere le cose in modo più distaccato o più semplicemente perché si è svincolati dal carrozzone politico o da qualsivoglia coalizione.

Anche l’ansia da potere, a nostro giudizio, tende a condurre il cervello verso improbabili soluzioni, facendo perdere il reale contatto con i bisogni dei cittadini a favore dei propri interessi.

E quando questo avviene bisogna strillare, tirare la giacca ai componenti di Giunta e pure alle opposizioni se non fanno il loro dovere. Per quanto possibile. Per quanto le tue forze ti permettono.

E’ proprio quello che un’altra città si impegna a fare, correndo anche il rischio di essere scambiati per amanti della politica sì, ma in costante protesta.

Anche se non amiamo questa definizione vorremmo farci conoscere dai sempre più numerosi navigatori del nostro sito come facitori di proposte e non solo di proteste.

Per questo istituiamo “l’angolo delle proposte” e chissà mai che qualche Assessore in carenza di idee venga di tanto in tanto a visitarci e colga l’attimo…. Le idee sono qui, pubbliche e gratuite.

Tranquillizziamo nel contempo i nostri simpatizzanti, che sono molti di più di quanto il nostro amato Sindaco pensi, nel senso che non molleremo la presa e siamo (ahinoi!) sicuri che di “prese” da qui a fine legislatura dovremmo farne ancora parecchie.

Ma quante cose si potrebbero veramente fare nell’interesse di tutti ?

Vogliamo ricordare che il programma elettorale di un’altra città non a caso aveva a titolo “un grande piano di piccole opere” proprio perché ci sono moltissime iniziative utili, importanti e concrete che possono essere messe in atto a costi zero. L’idea sarebbe quella di andare contro tendenza, invertendo un modo di amministrare tipico di tanti comuni ed enti che vogliono opere di facciata, costose e in realtà inutili se rapportate alle reali necessità. Scelte scellerate spesso dettate da motivi di rieleggibilità se non, peggio ancora, tese alla ricerca della perpetua gloria da ricercare fra i posteri!

Sia chiaro che non abbiamo inventato proprio nulla: le proposte che abbiamo formulato in campagna elettorale e che continuiamo a promuovere, sono per lo più esperienze già adottate da altri comuni e già operative da molti anni. Comuni che magari hanno fatto esperienze negative e che sono stati per questo motivo indotti a correggere i loro progetti. Perché non attingervi?

Pure riteniamo che non occorre essere dei maghi per constatare di quali bisogni necessita Vimodrone. Bisogna però essere saggi nel saper scegliere le iniziative più opportune e già sperimentate.

Cogliamo anche questa occasione per proporre, o meglio riproporre, alcune necessità primarie certamente prioritarie rispetto ad abbellimenti e al moltiplicarsi di feste che succhiano risorse.

In sostanza meno fronzoli e ludico e più pragmatismo nella scelta delle priorità.

Vimodrone ha una situazione seria e pericolosa per la presenza di amianto sia in aree industriali e sia in mezzo alle abitazioni dove vivono i cittadini. Occorre bonificare e l’Ente Comunale può fare tantissimo per favorire questo risanamento.

Vimodrone ha una situazione di inquinamento da elettrosmog data dalle tantissime linee aeree ad alta tensione. Esiste una legge che ne impone l’interramento o lo spostamento quando ci troviamo in presenza di valori troppo elevati. Vi è una necessità di risanamento e, prima ancora di questo, è opportuno prendere piena coscienza sulla questione e non consentire il sorgere nuove edificazioni in zone inquinate o a rischio, come è avvenuto anche recentemente sul nostro territorio.  

Sono argomenti che un’altra città ha denunciato e che continuerà a denunciare, informando, proponendo, pungolando gli Amministratori affinché risolvano questi problemi.

Infine, in quest’ultimo punto, vorremmo ricordare che il programma elettorale di un’altra città conteneva anche la realizzazione di una fontana di acqua pubblica, di tipo normale e gassata, in modo che i cittadini potessero attingervi gratuitamente avendo la garanzia di potabilità certificata.

Anche in questo caso nulla di inventato, sono moltissimi i comuni che hanno realizzato questi impianti che portano risparmi sensibili ai cittadini e riducono i volumi di immondizia (solo a Vimodrone milioni di bottiglie in plastica all’anno).  

L’Assessore Gornati ha ventilato in Consiglio Comunale la possibilità di adottare anche nella nostra città un impianto di questo genere… speriamo fortemente che ciò avvenga.

 

 

 

materiale archiviato in data  15/02/2008

ANCORA  SULLA CASSINELLA (San Giuseppe)

Il verbale del Consiglio Comunale del 02/10/2007 ci dà spunto per ritornare su due argomenti:

  • Verbale:

un’altra città ritiene questo documento importante ai fini di una corretta interpretazione e valutazione da parte dell’intera comunità. Da qui la nostra richiesta di pubblicarlo sul sito del comune affinché i cittadini possano leggerlo o anche “scaricarlo”, richiesta che tuttavia non ha trovato accoglienza. Perché? Non è forse questo un piccolo elemento d’informazione democratica? Perché mai il cittadino non deve essere messo in grado di sapere su cosa si discute, si decide, si delibera, o di quali sono le posizioni dell’opposizione e quali le variegate posizioni della maggioranza?

  • Cassinella ovvero quartiere San Giuseppe                                                                                                               Vogliamo ricordare che sulla nuova cementificazione del territorio, ovvero l’accettazione integrale senza modificare neppure una virgola della proposta del San Raffaele, è stata discussa proprio nella seduta consigliare del 2 ottobre 2007 e vogliamo anche ricordare che il Consigliere Lo Presti dichiarò che non fu presa nessuna decisione sulla proposta San Raffaele (70 appartamenti, ecc.) se non quella di un impianto tecnologico di cogenerazione. e solo in chiave di presa d’atto di quanto già deciso dalla Provincia
 
Da quanto abbiamo letto dal verbale effettivamente non vi è stata chiarezza su cosa si andava a votare.
Sembra assurdo ma è così.
Innanzitutto, la presentazione dell’Assessore Passera parla di tutto ma non dei 70 appartamenti che pure sono contenuti della proposta posta ai voti. Tutti gli interventi successivi tendono a individuare le colpe di chi ha iniziato per primo le trattative con il San Raffaele, risalendo a Giunte di quasi venti anni fa, con un palleggio di responsabilità che definire vergognoso è poco.

La situazione è talmente confusa che viene addirittura formulata questa domanda: “Chiedo scusa, ma cosa andiamo a votare?” (richiesta del consigliere Murnigotti, capo gruppo d’opposizione), seguita da una risposta finalmente chiara del Sindaco: “Andiamo in approvazione sull’Impegnativa unilaterale della Fondazione Centro San Raffaele del Monte Tabor e presa d’atto dell’autorizzazione provinciale 62/2006 alla costruzione dell’esercizio di un impianto di cogenerazione”. Con buona pace dei puristi della lingua italiana, quella “e” che sta fra Impegnativa unilaterale e presa d’atto, significa una congiunzione fra due cose separate e distinte.

Certo una conduzione confusa che però non può e non deve consentire ai Consiglieri di dire che hanno votato solo per l’impianto di cogenerazione! Cosa che purtroppo è stata fatta anche con dichiarazioni pubbliche!

L’unico Consigliere di maggioranza che ha manifestato vagamente un timido dissenso è stato Antonello Ferrari di Rifondazione Comunista. Si è astenuto.

Sia chiaro, un’altra città non comprende affatto il significato di un voto di astensione, perché in casi come quello della Cassinella le posizioni devono essere chiare e cristalline.

Nonostante tutto, riportiamo questa unica e flebile voce di dissenso di un’infausta serata:

dal verbale della seduta:  Consigliere Ferrari

Grazie, buonasera.

Secondo me la discussione sta vertendo su argomenti importanti, sicuramente, non si pensa un poco anche al problema principale qual è. Il problema principale è il San Raffaele e la sua voglia di espansione a più non posso, verso est, verso ovest e verso tutti gli angoli.

Non dimentichiamo che il San Raffaele è finanziato dalla Regione Lombardia  che mo pare sia guidato da Formigoni che è di Forza Italia. Se non ricordo male il San Raffaele aspetta questo finanziamento dallo Stato da una finanziaria che , se no ricordo male, è una finanziaria approvata dal Governo Berlusconi. A me da molto fastidio, tra l'altro, che il San Raffaele possa tutte queste cose con i soldi della collettività. Il San Raffele chiede il 5 per mille ai cittadini, il San Raffaele costruisce tutto, fa tutto con i soldi degli altri. Poi sul fatto che sia questo grande Ospedale di eccellenza, non lo so, lasciamolo dire magari agli esperti perchè molte pecche le ha.

Detto questo mi fa specie anche un'altra cosa, che il prete come è chiamato simpaticamente  dai dipendenti del San Raffaele Alias proferror, sacerdote Luigi Don Verzè, manca il santo, comunque quello lo metteranno in futuro, fra qualche anno, mosso veramente da carità cristiana, non ci ha pensato due volte a sfrattare la gente presso una cascina per far posto a dei cavalli, con tuttoo il rispetto che posso avere per i cavalli e per gli animali, soa ben chiaro.  Sono cose che effettivamente mi disturbano alquanto. ......Come qualche dubbio ce l'ho un pochettino su questa cosa, sono sincero.

Però di contro, ritengo anche che non si possa mettere in croce l'Amministrazione di fronte ad un atto ormai obbligato, perchè è di questo che si parla . Questa è una scelta, è una cosa che è stata approvbata dalla Provincia di Milano perchè ha una competenza sul dare queste autorizzazioni: Quello che oggi noi andiamo a fare è, ne più ne meno, un parere sulla compatibilità urbanistica che, certo si può approvare come non approvare, fatto salvo che poi bisogna andare incontro a delle cause legali che codstano, che costano soldi alla collettività.

Ritengo anche che, comunque sia, la scuola materna che verrà creata, nonchè la rotonda, sono soldi comunque che non è che li tira fuori il San Raffaele ma che tira fuori lo Stato e ancora, a sua volta, la collettività intera, insomma.

Fatte queste considerazioni, quello che chiedo alla Giunta ed al Sindaco è di vigilare, il più possibile, sul rispetto dei patti che sono stati sottoscritti, La fideiussione è importante, questo soldi ovviamente ci servono altrimenti alcune opere non è possibile fare. Quello che dovremmo fare in futuro, è vigilare attentamente e bloccare, laddove ovviamente è possibile bloccare, mi sento spesso anch'io avvilito  nel ruolo di Consigliere Comunale perchè si è veramente, a volte, a fare un lavoro proprio di ratificare cose che comunque hanno già deciso altri; non mi riferisco in questo caso alla Giunta, bensì agli Enti superiori che ci hanno preceduti nel dar l'autorizzazione all'impianto di cogenerazione. Vigilare ovviamente affinché queste volontà espansionistiche del San Raffaele siano contenute il più possibile anche perchè altrimenti rischieremo di ritrovarci le sale operatorie sotto le finestre di casa nostra che, oltretutto, noi non siamo neanche molto lontani.

Non credo che i cittadini di Vimodrone vogliono questo, vogliono vedere un grande centro ospedaliero su tutto il territorio Comunale ma penso che abbiamo il desiderio di vedere anche campi, avere ancora la possibilità di capire che Vimodrone è una realtà distinta da Milano e che non sia un tutt'uno. voglio dire che non diventi un quartiere di Milano. Credo che qiesto sia nel desiderio di "patto della cittadinanza" - Rinnovo l'invito a vigilare attentamente questa trattativa.  Grazie

Ripetiamo, il voto espresso dal Consigliere Ferrari (Rifondazione Comunista) è stato di astensione. L'intervento riconferma quel clima di confusione, anche su cosa è posto veramente in discussione: la Provincia aveva dato benestare all'impianto di cogenerazione (cosa che poteva anche non essere ratificata dal Consiglio), ma per tutto il resto, la competenza esclusiva di dare o non dare autorizzazione a costruire l'impianto di stoccaggio gas, le stalle, i 70 appartamenti, ecc. era del Comune di Vimodrone che, come in altre occasioni, ha operato una scelta ben precisa, vale a dire quella di cementificare il territorio. Tanto più grave se si considera che Sindaco e Giunta erano da tempo  a conoscenza dei progetti  e delle mire espansionistiche del San Raffaele (qualche autorizzazione l'avevano addirittura già concessa all'inizio del 2007).    Riteniamo altresì politicamente scorretto che si sia  nascosto il tutto nella campagna elettorale. Nessun accenno nel programma e nessuna menzione  neppure nelle riunioni elettorali di quartiere, compresa quella svolta dal Sindaco al San Giuseppe. 

 

Assemblea di un’altra città

Si è svolta in data 11 dicembre l’annuale assemblea della nostra associazione dove in sunto si è approvato:

a)    il bilancio consuntivo che riportiamo:

 

Causuale

 

Saldo attivo al 01/01/2007    

 

Quote annuali soci e donazioni varie      

Entrate varie        

Uscite varie        

 

Rimanenza al 11/12/2007                      

Entrata

 

        160

 

850      (*)

108,40

 

Uscita

 

 

 

 

 

.       1.098,40

 

              20

    n.b. 

le entrate ed oneri relativi alla campagna elettorale sono a cavallo degli     anni 2006/2007. Per un quadro comprensivo della campagna elettorale riportiamo il bilancio dal novembre 2006 al dicembre 2007 come segue:

Assemblea di un’altra città

Si è svolta in data 11 dicembre l’annuale assemblea della nostra associazione dove in sunto si è approvato:

a)    il bilancio consuntivo che riportiamo:

    

Causuale

 

Saldo attivo al 01/01/2007    

 

Quote annuali soci e donazioni varie      

Entrate varie        

Uscite varie        

 

Rimanenza al 11/12/2007                      

Entrata

 

        160

 

850      (*)

108,40

 

Uscita

 

 

 

 

 

.       1.098,40

 

              20

    n.b. 

le entrate ed oneri relativi alla campagna elettorale sono a cavallo degli     anni 2006/2007. Per un quadro comprensivo della campagna elettorale riportiamo il bilancio dal novembre 2006 al dicembre 2007 come segue:

entrate………..1.308,40

uscite………..  1.288,40

b) sono state riconfermate le cariche sociali come segue: esecutivo: Tino Pedrini (Presidente) – Alfredo Minichini – Enrico Baroni;   Sindaci Angela Galleani – Marilisa Pierabella – Elena Magnaghi,   tesoriere Fulvio Carcano

c) è stato approvato il programma di attività 2007 che inizia con la mostra “luoghi Resistenti”  che sarà esposta in biblioteca a partire dal 8 gennaio 2008

 

IL TERRITORIO E’ UN BENE COMUNE

A fine anno di solito si tirano i bilanci. Anche noi ne vogliamo tirare uno molto semplice, che riguarda quanto territorio è stato consumato in questi anni nel nostro paese.

Vimodrone è urbanizzato per oltre il 70% della propria superficie: a questi numeri vanno aggiunti le superfici che verranno sottratte con l’intervento San Raffaele – Cassinella. È presumibile che il tasso finale di urbanizzazione sia superiore all’80%. Gli esperti del settore raccomandano una superficie urbanizzata “sostenibile” intorno al 45-50% del totale: questo per garantire l’assorbimento delle acque meteoriche, l’assorbimento dell’anidride carbonica e in generale il riequilibrio dei cicli naturali. In caso contrario tali cicli non sono più garantiti con le conseguenze che stiamo vedendo tutti in questi mesi rispetto alle variazioni climatiche.

In più il consumo di suolo è generalmente indice di maggiore densità della popolazione con quello che comporta poi in termini di inquinamento.

Questo consumo smodato è stato previsto all’interno del vigente piano regolatore nel lontano 1999, quando ancora Vimodrone faceva parte di quel mondo parallelo chiamato Padania (per chi non se lo ricordasse o fosse un nuovo cittadino, chiedete al bibliotecario cosa c’è sotto il tappeto all’ingresso della biblioteca…).

In quei tempi furono autorizzate le seguenti convenzioni

-         Borgoverde ex comparto Nord Ovest

-         Quartiere San Giuseppe

-         Villette Sant’Isidoro

-         Quartiere Cascina Burrona

-         Gaggiolo – residenza laghetto

-         Quartiere nord – Conad 

E sicuramente ce ne siamo dimenticate qualcuna: è utile ricordare che, come insegnano gli urbanisti “veri” che il Piano Regolatore non dà diritti edificatori ma è solo la convenzione determina i diritti; fino alla firma della convenzione pertanto è tutto trattabile, modificabile, revocabile

Ad uso degli smemorati e dei nuovi cittadini, ricordiamo le convenzioni firmate dalle giunte “illuminate” capeggiate da Veneroni:

E sicuramente ce ne siamo dimenticate qualcuna: è utile ricordare che, come insegnano gli urbanisti “veri” che il Piano Regolatore non dà diritti edificatori ma è solo la convenzione determina i diritti; fino alla firma della convenzione pertanto è tutto trattabile, modificabile, revocabile.

 

Ad uso degli smemorati e dei nuovi cittadini, ricordiamo le convenzioni firmate dalle giunte “illuminate” capeggiate da Veneroni:

-         Via Sant’Anna

-         Via XI Febbraio – area ex Lorini

-          Incremento n° abitazioni Borgoverde da 700 a 981 (nella stessa volumetria)

      -     Via XXV Aprile (ex Metrolegno

-         Via Diaz

-         Via Manzoni

-         Via Battisti

      -     Via Sant’Ambrogio

-         Via XI Febbraio (ex Caseificio)

-         Cascina Cazzurra

-         Cascina Melghera

-         Cascina San Giuseppe

-         Cascina Cassinella

-         Via Giusti

-         Via Cazzaniga (in pieno Parco delle Cave!)

-         Allargamento edificio comunale

-         Parcheggio interrato Via Giovanni XXIII

Includiamo anche queste due ultime voci, sebbene realizzate su aree già precedentemente edificate, perché con questa scelta si è annullata la possibilità di realizzare in loco aree verdi per il centro.

Anche in questo caso la memoria non ricorderà tutto e qualche cittadino potrà aiutarci a svolgere questo piccolo bilancio che riteniamo utile.

L’angolo delle proposte

 

Prosegue la rubrica di un’altra città con l’intento di segnalare ai cittadini le proposte che possono dare significativi miglioramenti nella gestione di Vimodrone. Quelli che per alcuni versi si intendono di comune interesse e che per altri mandano un chiaro segnale alla nostra Giunta.

Siamo stati bollati dal nostro beneamato Sindaco Dario Veneroni, come “terroristi dell’informazione”. Facile ottenere questa “benemerenza” dalla carica più eccellente della città, anche per uno qualsiasi dei nostri appassionati lettori. Basta avere un’opinione diversa sui singoli atti votati in Consiglio Comunale a maggioranza bulgara ed esporre pubblicamente il proprio dissenso… e oppalà! il gioco è fatto.

Il duplice atteggiamento

Schema 1

Lo schema è semplice: “con me” oppure “contro di me”. E’ il ritornello che anche i più sgangherati politici hanno imparato a memoria. Basta assistere a qualunque dibattito in qualunque sede per rendersene conto. Vengono Ignorati i più elementari principi di un corretto confronto, dando sfogo alle più mostruose bufale e, preferibilmente, accavallando le voci una sull’altra.

La conclusione con reciproci insulti è d’obbligo, fra questi anche quello di “terrorista dell’informazione”. Bravo Veneroni, clichè perfetto.

Schema 2

La variante di schema è tanto semplice quanto efficace: IGNORARE! In questo modo, l’interlocutore si trova spiazzato e impotente, e non rimane lui altra strada che reiterare le richieste, se non altro per sapere se quanto proposto è stato visto o capito. Mentre il tenutario di corte, dall’alto della torre guarda il popolo e si sente tanto potente: “Che vogliono costoro? Non sanno che ho cose più importanti a cui pensare?” 

Ribravo Veneroni, anche questo clichè è perfetto!

Un vero balzo all’indietro nella storia dell’umanità, in pieno Medioevo. Quasi mille anni passati inutilmente. I principi della democrazia e del dialogo sembrano elementi così futuribili al punto tale che non se ne vede la loro applicazione almeno fino al 2012.

Le proposte

Cosa rimane quindi al Laboratorio Politico di un’altra città? Proseguire l’opera di “terrorismo dell’informazione”, ma anche fare proposte che hanno trovato spazio nell’ultimo aggiornamento di sito dove abbiamo trattato 3 argomenti che ricordiamo:

- Pericolo amianto a Vimodrone

- Interramento delle due linee di elettrodotti che attraversano la nostra città

- Una fontana pubblica di acqua normale e gassata con potabilità certificata

Ne seguiranno altre tre, e così via nei successivi aggiornamenti. Come si dice, la speranza è l’ultima a morire. Chissà mai che qualche Consigliere o (hai visto mai?) il Sig. Sindaco in persona, vengano folgorati sulla via di Damasco… Le idee sono qui, pubbliche e gratuite. Un’altra città non pretende royalties per la loro applicazione, tanto più che sono frutto di un attento monitoraggio di quanto accade nel mondo e, spesso, nelle città con noi confinanti. Se le hanno messe in pratica loro…

Trasparenza Amministrativa

Tra le varie leggi e codicilli che regolamentano la vita politica, vi sono anche quelle che impongono la Trasparenza Amministrativa. Ci troviamo di fronte allo Schema 2 precedentemente descritto. Chi ci legge, deve sapere che circa 4 mesi fa il nostro Laboratorio Politico ha inviato una proposta direttamente al Sindaco e a tutti i Consiglieri, nella quale si prospettava di utilizzare il sito comunale, o apposito sito parallelo, per pubblicare tutti gli atti di delibera del Consiglio e di Giunta, e non solo.

Risposta? Nessuna! Sia ben chiaro, non ve ne è nessun obbligo da parte dell’Amministrazione, ma ci chiediamo: come interpretare questo silenzio tombale? Le risposte possono essere molte. Ne azzardiamo qualcuna:

- Andate al diavolo! Non ce ne importa nulla

- Arrivate tardi. Da tempo stiamo lavorando sulla cosa

- Grazie per la vostra proposta. Vi faremo sapere

- Ancora voi? Non scomodatevi più in futuro!

Nessuna di queste risposte ci è pervenuta. Né altre. Eppure, senza vanto, questa è una di quelle proposte sulla quale almeno meditare.

Il vantaggio è molteplice: per i cittadini, per i Consiglieri, per la stessa Amministrazione. Non solo, si darebbe applicazione alla più trasparente delle Trasparenze Amministrative. Non occorre ulteriore commento se non quello di constatare una silenziosa arroganza.

Piste ciclabili

Sono passati quasi sei anni dal primo insediamento di questa Giunta. Abbiamo visto ingegneri di fama realizzare progetti e presentazioni dei medesimi. Non manca assemblea di quartiere nella quale si citino piste ciclo-pedonali. Risultato? 150 metri realizzati in viale Piave che sono fine a sé stessi in quanto si collegano col nulla. Insomma, l’incremento della mobilità ciclabile a Vimodrone è una chimera.

In queste condizioni sarebbe troppo pensare anche a due ciclostazioni (parcheggi sicuri e coperti per le biciclette) in prossimità delle fermate della Metropolitana. I vantaggi sarebbero persin troppo evidenti: riduzione del traffico e dello smog, salute fisica di chi finalmente può trasferirsi da un punto all’altro della città in tutta sicurezza e… tanto silenzio in più! 

Risparmio energetico

Mentre per le prime due proposte si fa poco o nulla, ma almeno un flebile chiacchiericcio a livello di Giunta lo riscontriamo, sotto la voce Risparmio Energetico ci troviamo all’anno zero. Eppure pensiamo che una buona Amministrazione dovrebbe agire secondo il principio del buon padre di famiglia, dare ai cittadini il buon esempio.

Per questo, la proposta di un’altra città prende in considerazione tutte le strutture pubbliche come l’edificio che ospita il Comune, le scuole, la biblioteca, ecc. e l’illuminazione stradale della città, per mettere in atto impianti tesi al risparmio energetico ed evitare inquinamento luminoso. Normalmente, questi impianti sono realizzati a costo zero, da società specializzate (chiamate Energy Service Company: ESCO) che ricavano successivamente i propri utili chiedendo in contropartita una quota del risparmio annuo ottenuto. Naturale, deve essere inserito in questo ambito anche l’introduzione dell’energia solare e una pianificazione che dovrà sostenere gli utilizzi di acqua calda ed elettricità. 

Abbiamo detto a costo zero. Che stiamo aspettando?

 

 

VICENZA, LA LUNA E TU              

Piccole note a margine della manifestazione a cui ho partecipato sabato 15 dicembre a Vicenza.

La prima nota non è di stupore bensì di conferma: la stampa riportava in modo molto marginale la notizia che ci sarebbe stata una manifestazione europea contro le servitù militari (alcuni giornali non la riportavano proprio); in compenso era ben visibile la notizia dei dissidi amorosi di due famosi nuotatori: come dire… acqua in bocca!

Giunti a Vicenza con la sorpresa della neve abbiamo avuto subito la percezione che ci sarebbe stata più gente del previsto, e soprattutto si respirava una “convinzione” nelle facce dei vicentini presenti che obbligava ad immergersi nella realtà quotidiana di questa gente, al di là dei ritratti simpatici che ne fa la stampa di cui abbiamo già parlato prima.

Ma cosa vuole questa gente? E quelli come me che hanno sfilato con loro cosa vogliono? La luna?

Non è assurdo pensare di contestare le decisioni del Capo dello Stato, del Presidente del Consiglio, della quasi totalità dei parlamentari italiani, nonché del presidentissimo Bush?

No, non vogliamo la luna. È un problema molto semplice, che la solita stampa di cui sopra, nonché le televisioni nazionali e locali fingono di non vedere. È un problema di democrazia. Ed anche di verità.

In tutto il mondo le basi militari godono di forme privilegiate di trattamento: all’interno è concesso fare cose altrove proibite (per esempio l’uso dei proiettili ad uranio impoverito in Sardegna) o avere agevolazioni sul costo delle varie utenze (gas, elettricità, acqua) e sugli alimentari.

A Vicenza poi sanno bene cosa vuol dire avere militari stranieri presenti in città visto che da 50 anni gli USA sono ben presenti. Ma negli ultimi 15 anni la situazione è cambiata: Vicenza è diventata una base di guerra per le varie campagne che hanno visto coinvolto i militari USA (Iraq, Somalia, Bosnia, Kossovo, Afghanistan, ancora Iraq), e con la guerra sono arrivati i problemi legati alla partenza ed al rientro di militari in condizioni psicofisiche non certo ottimali. Risse, violenze, soprusi in un quadro di generale isolamento dei militari alla vita della città. Tutto questo va detto e ricordato quando si pensa alla realizzazione di altre strutture militari.

Ma c’è un'altra verità che non va tenuta nascosta: l’operazione Dal Molin non è un’opera di sicurezza nazionale, bensì una cessione di sovranità ad uno stato estero e pertanto DEVE passare attraverso forme di valutazione dell’impatto ambientale e verso forme di consultazione della popolazione. Lo prevedono le direttive europee a cui i nostri governi solitamente non ottemperano, salvo poi dirci che l’Europa vuole questo e quello…

Quindi i vicentini non vogliono la luna ma semplicemente ristabilire la democrazia, calpestata persino dalle più alte cariche dello Stato.

E tu che stai leggendo queste righe che cosa vuoi fare? Pensi di aggregarti al coro di voci che gracchia che la base va fatta perché è già stato tutto deciso, oppure ti interessa capire di più di questa storia? Prova a immaginare la stessa vicenda a Vimodrone, a Milano, o altrove. Erano

presenti il 15 dicembre statunitensi, belgi, tedeschi, cechi e tutti raccontavano la stessa storia di soprusi e raggiri della democrazia, a favore delle basi militari e contro le comunità di cittadini.

Vuoi saperne di più? Vai a vedere i siti www.altravicenza.it oppure www.nodalmolin.it e da lì potrai avventurarti in un mondo che magari non conosci, dove scoprirai che esistono bombe atomiche stoccate in vari posti d’Italia, ma anche che esistono persone generose che resistono all’arroganza del potere suonando le pentole.

Insomma ora che è stata approvata la legge Finanziaria con il più alto bilancio per la Difesa mai approvato in Italia, è più che mai il momento di dire NO DAL MOLIN!

Aggiornamento di una notizia nota  

La notizia:

il Pacchetto Sicurezza presentato al voto del Senato, ha accolto anche una norma europea con la quale si definiscono come “reato di razzismo” azioni e atti specifici indirizzati a soggetti omosessuali, con lo scopo di discriminarli o di incitare alla loro discriminazione.
Sulla questione si è pure espressa la Chiesa Cattolica invitando addirittura i parlamentari cattolici a votare contro la norma, con conseguenti polemiche e con non pochi “mal di pancia” nelle file dei  parlamentari cattolici. Tanto che il Governo ha posto la questione di fiducia in fase di votazione.
Infatti la norma è passata al Senato grazie al voto di due “anonimi” e malgrado il voto contrario del Senatore Giulio Andreotti e della Senatrice Paola Binetti (ex Margherita, oggi appartenente al Partito Democratico).
Come molti ricorderanno, il Decreto Sicurezza passò alla Camera dove immediatamente si arenò perché nel testo risultava sbagliato il riferimento della Direttiva Europea(!). Ovvero, avrebbe dovuto essere corretto, riapprovato alla Camera per poi passare al Senato per il definitivo varo. Di fatto il Governo preferì ritirarlo (farlo decadere) ripromettendosi di ripresentarlo in altro modo e con altro strumento legislativo

Sin qui l’episodio noto, di cui un’altra città si esime dall’esprimere giudizio. Né tanto meno esprime giudizi sull’operato della Senatrice Binetti che ha la piena libertà votare secondo coscienza, anche se questa sua azione avrebbe potuto, quantomeno sulla carta, far cadere il Governo.

Meno o per nulla noto il proseguio:
la Senatrice Binetti ha tratto dal fatto che il decreto si sia arenato un vero e proprio miracolo. La sua tesi, pubblicata in anteprima dal Foglio di Giuliano Ferrara e quindi ripresa da vari organi di stampa, è che “l’errore non è attribuibile ad una trascuratezza umana” in quanto esso era talmente evidente e macroscopico da - sono le sue parole - essere classificabile come “un interveto dall’Alto” stimolato dalle sue preghiere!!!
la Senatrice Binetti ha tratto dal fatto che il decreto si sia arenato un vero e proprio miracolo. La sua tesi, pubblicata in anteprima dal Foglio di Giuliano Ferrara e quindi ripresa da vari organi di stampa, è che “l’errore non è attribuibile ad una trascuratezza umana” in quanto esso era talmente evidente e macroscopico da - sono le sue parole - essere classificabile come “un interveto dall’Alto” stimolato dalle sue preghiere!!!
per chi non la conosce presentiamo la Senatrice Binetti del nuovo  Partito Democratico e di provenienza Margherita
la tassa... ...delle tasse
Il recente sciopero dei trasportatori ha fatto discutere un po’ tutti e l’impressione ricavata, supportata da TV e giornali, è stata quella di disapprovazione quando non di condanna verso la categoria che ha scelto le maniere forti, costringendo il Governo a una ricerca affannosa e costosa per sbloccare una situazione difficile e improvvisa.
Per una corretta informazione è giusto ricordare che non si è trattato affatto di uno sciopero improvviso né imprevedibile in quanto preceduto da richieste della categoria per un incontro a livello governativo e, successivamente, da minacce di sciopero ove persistesse il silenzio e quindi la volontà di neppure ascoltare i problemi dei camionisti.
L’episodio ha avuto il pregio di mettere in evidenza l’impennata del costo dei carburanti  (cosa per la verità già tristemente conosciuta da tutti gli automobilisti) e un interessamento più pressante da parte dei Sindacati e dalle svariate Associazioni a tutela dei consumatori.
Per prima cosa il Governo ha aperto trattative con le compagnie petrolifere accusate di praticare “cartello” vale a dire di applicare in Italia i prezzi più elevati d’Europa. 
Un’accusa ben centrata che ha portato a qualche briciola di risparmio per il consumatore, ma che è necessario corredare con una corretta informazione: il costo del carburante è elevato perché gravato da incredibili balzelli da parte dello Stato e da una tassa, l’IVA, che colpisce in percentuale sulla globalità delle componenti di prezzo. In questo modo si viene a creare un meccanismo infernale che impone una tassa sulle tasse oltre ai rincari che vengono autonomamente decisi dalle lobby petrolifere.
Per capirci, se il prodotto viene aumentato all’origine di 10 centesimi di euro al litro, l’aumento amplificato alle pompe è di 12 centesimi, sortendo il doppio effetto di svuotare le tasche dei consumatori e di incrementare le entrate statali (tesoretto?).
Pare strano al proposito come tutti invochino qualche punto-percentuale di tasse in meno e non si rilevino le miriade di tasse e balzelli che colpiscano giornalmente il consumatore, tra l’altro non proporzionatamente al proprio reddito ma indiscriminatamente, e quindi  con un peso di fatto maggiore sui redditi bassi.
Tornando all’argomento carburanti, riportiamo i dati ufficiali della situazione antecedente ai piccoli ultimi ritocchi migliorativi operati dal Governo 
il totale delle imposte e balzelli che colpiscono i carburanti sono:
- del 50% circa sul Gpl Auto
- del 64% sul Gasolio
- del 70% sulle Benzine
La benzina è quella più colpita! Infatti, è dal 1935 che alla benzina sono annesse imposizioni fiscali per far fronte a un impegno militare o un disastro civile.
Li riportiamo e, siamo certi, che non occorre alcun commento, né una nostra espressione di disappunto:

1,90 lire - Guerra di Abissinia del 1935; 
- 14 lire - Crisi di Suez del 1956; 
- 10 lire - Disastro del Vajont del 1963; 
- 10 lire - Alluvione di Firenze del 1966; 
- 10 lire - Terremoto del Belice del 1968; 
- 99 lire - Terremoto del Friuli del 1976; 
- 75 lire - Terremoto dell'Irpinia del 1980; 
- 205 lire - Missione in Libano del 1983; 
- 22 lire - Missione in Bosnia del 1996; 
- 39 lire - Rinnovo del contratto degli autoferrotranvieri del 2004 (
espresso  in lire per comodità di calcolo)

485,90 lire per ogni litro erogato a cui applicare altre 97,18 lire di IVA, con un totale di 583,08 lire. Ossia poco più di 30 centesimi di euro di una tantum…

 

MOSTRA FOTOGRAFICA

  "LUOGHI RESISTENTI"

MOSTRA FOTOGRAFICA SUI MOVIMENTI ITALIANI CONTRO LE OPERE NOCIVE DAI “NO TAV” AI “NO DAL MOLIN”,  PASSANDO PER L’ACQUA PUBBLICA E L’EMERGENZA RIFIUTI

La mostra fotografica Luoghi Resistenti: 50 pannelli, realizzati da Socialpress,         per raccontare i comitati, le reti, i movimenti, i gruppi che ai quattro angoli della penisola, di fronte al panorama delle devastazioni ambientali e sociali                         che investono il paese, hanno detto NO.
Attraversa e collega la loro lotta la capacità di concepire il territorio come bene comune, di leggere i singoli attacchi cui è sottoposto come elementi costitutivi di un modello economico devastante, che disprezza la democrazia, l’ambiente, la vita.

A questi pannelli abbiamo aggiunto 5 tavole introduttive su Vimodrone e la Martesana, perché ogni territorio ha le proprie nocività con cui fare i conti

 

DA MARTEDI’ 8 GENNAIO FINO A DOMENICA 3 FEBBRAIO

ALL’ULTIMO PIANO DELLA BIBLIOTECA COMUNALE DI VIMODRONE NEGLI ORARI DI BIBLIOTEC

PRESSO LA MOSTRA PUOI LASCIARE LA TUA E-MAI

TRAMITE LA QUALE TI INFORMEREMO SULLE INIZIATIVE E SULL'AGGIORNAMENTO DI QUESTO SITO                                                  PUOI ANCHE DARE LA TUA DISPONIBILTA' PER COLLABORARE CON IL LABORATORIO POLITICO "UN'ALTRA CITTA'"

                                                                                                                                                                             

INAUGURAZIONE MOSTRA LUOGHI RESISTENTI

Sabato 12 gennaio è stata inaugurata ufficialmente la mostra fotografica “Luoghi resistenti”, realizzata da Socialpress e Progetto Comunicazione, e portata a Vimodrone dall’associazione “Un’Altra Città”, che ha aggiunto alcuni pannelli di produzione propria su Vimodrone e la Martesana.

L’inaugurazione è consistita in un piccolo dibattito con relatori Gianni Dapri, architetto e urbanista del gruppo Socialpress, Federico Mininni, fotografo e critico della fotografia del gruppo Progetto Comunicazione, Mario Vitello, ingegnere dei trasporti, del comitato NO EXPO 2015, e Basilio Rizzo, consigliere comunale a Milano con la lista “Uniti con Dario Fo”.

Gianni Dapri e Federico Mininni ci hanno raccontato come è nata l’idea della mostra e quali incontri hanno avuto durante il loro giro per l’Italia. La mostra si colloca in continuità con lavori precedentemente effettuati dagli stessi gruppi (il libro bianco su Genova 2001, la raccolta fotografica “Trenta- fronti di guerra”, la mostra "Noi, utopia delle donne di ieri, memoria delle donne di domani".

Mario Vitello ci ha dato i numeri dell’evento EXPO 2015, attualmente in ballottaggio tra Milano e Smirne, cercando di prefigurare gli scenari che potrebbero colpire l’intera pianura padana, compresa quindi la nostra zona, e quali interessi ci siano in gioco.

Basilio Rizzo ha concluso con una panoramica su quanto sta avvenendo a Milano città, in termini di uso del territorio e mobilitazione delle popolazioni, dandoci un quadro non ottimistico, anche su recenti provvedimenti come l’Ecopass.

Al termine del dibattito è stato distribuito un aperitivo per dare spazio anche alle conversazioni libere. La mostra rimane esposta fino al 3 febbraio.

 

Questa rubrica comprendeva due sottorubriche intitolate di chi la colpa e soluzioni che vengono riportate in calce

MUNNEZZA

L’emergenza rifiuti in Campania non è un’emergenza. Non può essere definito come tale un problema che dura da 20 anni e che ha avuto evidentemente nel tempo risposte sempre inadeguate dal momento che il problema tutt’ora persiste.

Prima di ragionare su quali potrebbero essere le soluzioni, bisogna tentare di inquadrare il problema in conformità ai frammenti di fatti e notizie in nostro possesso, pur mantenendo la netta convinzione che in 20 anni si sono intrecciate malefatte d’ogni specie fra i comprimari della vicenda, malefatte di cui l’opinione pubblica sarà destinata in futuro a conoscerne una minima parte.

Il primo problema è la camorra che ha steso un’imponente rete di connivenze, seguita dai ministeri di competenza, dai politici a livello locale e nazionale, pubblici funzionari, imprenditori del nord e del sud, magistratura, sindacati, polizia locale e forze dell’ordine. Come altrimenti sarebbe stato possibile arrivare a uno stato di degrado simile? Di fatto, la popolazione della Campania già costretta a una vita spesso in equilibrio precario, deve subire questo ennesimo sopruso.

Il primo problema è la camorra che ha steso un’imponente rete di connivenze, seguita dai ministeri di competenza, dai politici a livello locale e nazionale, pubblici funzionari, imprenditori del nord e del sud, magistratura, sindacati, polizia locale e forze dell’ordine. Come altrimenti sarebbe stato possibile arrivare a uno stato di degrado simile? Di fatto, la popolazione della Campania già costretta a una vita spesso in equilibrio precario, deve subire questo ennesimo sopruso.

 

Abbiamo fatto una breve raccolta di articoli usciti in questi giorni raccolti sotto le voci “di chi è la colpa?” e “quali soluzioni?”; a voi il giudizio sulla vicenda.

 

La nostra solidarietà va alle popolazioni campane che devono difendersi dalla disinformazione, dall’attacco alla salute deciso dal Governo con i progetti di nuovi inceneritori e discariche, dalle provocazioni camorriste e dalla repressione militare dello stato.

Laboratorio Politico un’altra città – Vimodrone

 

 

di chi la colpa

 

soluzioni

contenuto della rubrica di chi la colp

A)  camorra di stato e stato di camorra

B)  no inceneritori e megadiscariche - avvio differenziata

C) da chi è intervenuto a Pianura

E)  De Gennaro

F)  La nomina a De Gennaro

CAMORRA DI STATO E STATO DI EMERGENZA:  IL CASO DEI RIFIUTI IN CAMPANIA

Il 9 marzo 2005 la Commissione bicamerale d’inchiesta sul ciclo dei rifiuti procedeva all’audizione dei piú importanti gruppi bancari italiani, Capitalia, Banca Intesa, San Paolo Imi e Gruppo Unicredito Italiano[1], preoccupati per i loro finanziamenti alle società Fibe e Fibe Campania del gruppo Impregilo, allora controllato da Cesare Romiti, facente parte del “salotto buono” della finanza, editore del maggior quotidiano italiano. Le banche avevano voglia di smarcarsi: si erano esposte per decine e decine di milioni di euro finanziando con la massima leggerezza Fibe e Impresilo. La relazione della Commissione afferma infatti: «non è chiaro come gli istituti bancari possano aver pensato, nel momento in cui fornivano i finanziamenti, di essere in condizioni di “normalità”, come espressamente affermato, posto che l’emergenza campana era pluriennale e nota a tutti; considerato, peraltro, che vi era piena consapevolezza del fatto che tale sistema, come proposto da Fibe, era “certamente pionieristico”, “il primo in Italia di queste dimensioni”»[2].

Il sistema a cui si riferisce la Commissione è la messa in atto, in modo generalizzato e “dogmatico” nella regione Campania, commissariata da oltre tredici anni, del cosiddetto «ciclo integrato dei rifiuti», assai propagandato dall’associazione ambientalista “parastatale” Legambiente e fatto proprio dalla quasi totalità delle forze politiche italiane.

Dietro un elenco delle azioni da intraprendere per gestire i rifiuti apparentemente corretto – partendo dalla riduzione, il riciclaggio e il recupero di materia, da effettuarsi con raccolta differenziata –, il sistema punta, però, tutto su quello che dovrebbe essere l’ultima e residuale azione, quella del cosiddetto recupero energetico, mediante la «termovalorizzazione», ossia l’incenerimento dei rifiuti.

Questo aspetto è stato gravemente inquinato da uno scandaloso sistema di incentivazione pubblica, previsto nel 1992 dall’allora Commissione interministeriale dei prezzi e conosciuto come CIP 6, che, tassando con oltre il 7% le bollette elettriche, ha finanziato e finanzia, con la scusa delle energie rinnovabili, soprattutto gli impianti di incenerimento. A titolo di esempio, gli ultimi dati disponibili, riferiti al 2006, riguardo alle fonti «rinnovabili», assegnano agli inceneritori di rifiuti e biomasse 1.135 milioni di euro, quasi i due terzi degli oltre 1.758 milioni di euro erogati, a fronte di 40.370 euro assegnati al solare fotovoltaico, pari allo 0,00002% di quanto erogato – con buona pace della la retorica “ambientalista” e “solare”di molte delle forze politiche italiane.

È bene ricordare che il sistema dei contributi CIP 6 rappresenta, in risorse reali, la quasi totalità del sistema di finanziamento alle fonti energetiche «rinnovabili», ed è in questo modo che si è fatta, e si fa, concretamente, la politica energetica e ambientale in Italia – il che viene costantemente ignorato da politici e mezzi di comunicazione di massa. Ma il meccanismo di finanziamento dei CIP 6 era ben chiaro alle banche che finanziavano l’operazione «rifiuti in Campania». Sempre riprendendo il testo della Commissione, vediamo come «i profili vantaggiosi e positivi, dal punto di vista dei finanziatori, dell’iniziativa di finanziamento del progetto del sistema integrato del ciclo dei rifiuti proposto dalla Fibe in Campania erano stati riposti – a quanto emerso – nella produzione del Cdr, con i connessi benefici del CIP6»: «bruciare energia e venderla era parte fondamentale del business di FIBE» e per le banche «rappresentava il 60 per cento dei ricavi del progetto»[3].

Il Cdr era stato peraltro la trovata retorica per far digerire meglio la «termovalorizzazione» dei rifiuti: invece che bruciare il “tal quale” era meglio inventarsi un “combustibile” derivato dai rifiuti – questo è il significato dell’acronimo Cdr –,alla cui promozione si erano applicati una parti rilevanti del mondo “ambientalista” italiano, la solita Legambiente in testa.

delle specifiche tecniche previste dalla normativa, per quanto riguardava sia l’insufficiente potere calorico, sia la presenza di sostanze tossiche, e ciò nonostante che in un primo tempo «i rilievi effettuati dalla Asl, dall’Arpa e dall’aggiudicataria, conducevano a una valutazione di conformità del Cdr nei limiti della normativa»; successivamente però, soprattutto a seguito dell’inchiesta giudiziaria, veniva rilevato che «il Cdr prodotto non risponde ai requisiti richiesti: tra le molte “anomalie”, nelle ecoballe sono state rinvenute percentuali di arsenico superiori ai limiti imposti, oltre che a oggetti interi (per esempio, una ruota completa di cerchione e pneumatico), fatto questo che acclara l’omissione della fase della lavorazione; inoltre la frazione umida ha presentato valori superiori ai limiti previsti nella tabella»; peraltro «anche il sovvallo e la Fos sono risultati irregolari, a ulteriore conferma che la gestione del ciclo integrato non è riuscita a rispettare il contratto sin dal momento del conferimento del rifiuto da parte dei Comuni. Situazione che non può certo essere spiegata unicamente in riferimento all’emergenza nell’emergenza (connessa ai sequestri delle discariche soprarichiamati) o come risultato di una cattiva metodologia di raccolta differenziata, ma che finisce per apparire vulnus strutturale del progetto, sia in relazione all’adeguatezza tecnica degli impianti, che riguardo al know how di settore che si sarebbe dovuto richiedere e pretendere dalla società affidataria»[4]

Le banche comunque riescono a smarcarsi, rinunciano a subentrare a Impregilo di Cesare Romiti e società collegate, in quanto una volta «ricevuta l’informativa dell’inadempimento di Fibe dal Commissario Catenacci, non hanno esercitato la facoltà di sostituirsi a Fibe», però «hanno in pratica finito per divenire gli interlocutori del Commissario in riferimento alle successive scelte che il Commissario ha poi dovuto assumere»[5].

Le banche, sempre nel 2005, fanno approvare da un governo compiacente un decreto di risoluzione del contratto che mantiene le società di Impregilo solo come esecutrici, mentre lo Stato, tramite il Commissariato per l’emergenza, si assume, da allora in poi, tutti i rischi imprenditoriali, con buona pace, questa volta, della retorica “liberale e liberista” imperante nella cultura politica ed economica italiana – esempio concreto e usuale di capitalismo assistito. Viene cosí azzerata la gara di appalto che aveva assegnato, a suo tempo, a Impregilo e società collegate la gestione di tutto il ciclo dei rifiuti in Campania.

Una strana gara di appalto, quella che le società del gruppo Impregilo di Cesare Romiti avevano vinto, nel lontano 1999, «promettendo servizi nettamente sottocosto» – secondo quanto giudicato da un esperto, come Walter Canapini, in un’intervista a un quotidiano[6]. Del resto i criteri di valutazione di quella gara d’appalto puntavano su bassi costi e rapidità nei tempi di realizzazione e messa in esercizio (300 giorni!), mentre alla qualità degli impianti era riservato un misero 10%, tanto che Impregilo e collegate avevano avuto per il «valore tecnico delle opere» il punteggio di gran lunga piú basso, rispetto agli altri partecipanti alla gara.

Del resto, proprio la gara di appalto svela il trucco della retorica dell’ambientalismo egemone “legambientino” del «ciclo integrato dei rifiuti»: da allora e per tutto il seguito della vicenda, si punterà tutto sulle soluzioni impiantistiche finalizzate all’incenerimento. Filippo Granara, Rappresentante di Banca Opi gruppo San Paolo Imi, che aveva posto in essere il project financing alla Fibe per circa 400 milioni di euro, riferendosi alla gara di appalto e all’inceneritore di Acerra, dichiarava alla Commissione che «era previsto nella gara espressamente il beneficio CIP6 per quell’impianto»[7], valutato, al 2005, solo per le «ecoballe» già stoccate, in «300 milioni di euro»[8]. E sarà però proprio questa delirante ortodossia inceneritorista che causerà la crisi.

L’ortodossia “ambientalista”, riproposta in modo martellante anche dai mass media e da frotte di politici ignoranti, vede la «termovalorizzazione» mediante incenerimento non solo come soluzione del problema rifiuti, ma anche come alternativa alle discariche – dato, quest’ ultimo, assolutamente fantasioso, in quanto se anche la «termovalorizzazione» fosse integrale per tutti i rifiuti, non li eliminerebbe fisicamente, ma si limiterebbe a ridurli a circa il 30% della massa iniziale, oltre a produrrne, a sua volta e in quota non irrilevante, un ulteriore 3-5% e di una tipologia estremamente pericolosa, e tutti questi rifiuti hanno a loro volta bisogno di discariche.

A dispetto delle retoriche inceneritoriste, la chiusura delle discariche allora esistenti e la mancata previsione di nuove discariche nel «ciclo integrato dei rifiuti» campano innescherà, nel proseguo, inevitabilmente la crisi e lo stato di emergenza.

Gli impianti realizzati dalle imprese del gruppo Impregilo di Cesare Romiti risulteranno essere di infima qualità – come dimostra la vicenda del Cdr diventato semplicemente «ecoballe» negli impianti realizzati e, ancora di piú, il progetto del primo impianto di «termovalorizzazione», quello di Acerra, per il quale non viene previsto, originariamente, nemmeno un soddisfacente sistema di abbattimento degli inquinanti, tanto che il gruppo di lavoro del ministero dell’Ambiente, che successivamente revisionerà il progetto, imporrà «adeguamenti» tecnici per un costo di 25 milioni di euro[9].

La qualità degli impianti veniva invece vantata dall’amministratore delegato di Impregilo, Alberto Lina, che dichiarava alla Commissione di avvalersi di know how tedesco proveniente da Deutsche Babcock Anlangen Gmbh, impresa collegata a Impregilo nell’affare “gestione rifiuti” in Campania, e che avrebbe avuto ben «570 referenze al mondo nel campo degli inceneritori»[10]. Queste affermazioni erano state evidentemente prese per buone dal ministro dell’Ambiente, retto allora dall’ambientalista di lungo corso Edo Ronchi, che il 31 dicembre 1999 esprimeva il parere finale favorevole di «compatibilità ambientale» in quanto «sulla base delle informazioni disponibili non si sono rilevati significativi elementi di incompatibilità ambientale e territoriale connessi con la costruzione e realizzazione dell’impianto»[11]

Il parere di «compatibilità ambientale» dovrebbe arrivare solo dopo una formale e corretta procedura di Valutazione di Impatto Ambientale (VIA), che in questo caso non c’è stata, se si deve tener conto anche di quanto affermato dall’ing. Bruno Agricola, alto dirigente del ministero dell’Ambiente, a capo di un gruppo di lavoro ministeriale che, avendo avuto il compito di “aggiornare” il parere ministeriale, cosí dichiarava alla Commissione: «stiamo intervenendo in un processo in cui vi è una necessità di carattere generale che ha portato ad alcune decisioni, che per noi sono un punto di partenza. È ovvio che, se si fosse seguita una procedura non di emergenza, i risultati, a mio avviso, sarebbero stati sicuramente differenti, però non si può immaginare di cambiare le condizioni a monte, perché queste per noi sono un vincolo». Dichiarazioni che, da buon burocrate navigato tendente a smarcarsi da responsabilità ritenute esclusivamente politiche, ribadisce quando, di seguito, afferma: «quello che noi non possiamo fare è dire dove avremmo voluto o potuto mettere l’impianto. Noi dobbiamo dire se è compatibile o meno; abbiamo indicato le condizioni alle quali si ritiene compatibile: questa è l’opinione della commissione, poi vi è l’opinione del ministro. Sulla base di ciò si potrà dire se è compatibile o meno – il parere, alla fine, è del ministro»[12]. Comunque, per tutelare l’ambiente, e anche se stesso, il gruppo di lavoro ministeriale imponeva all’inceneritore di Acerra oltre gli «adeguamenti» tecnici anche l’esclusivo utilizzo di Cdr di qualità adeguata.

Del resto il Capitolato speciale di appalto prevedeva che i concorrenti si impegnassero «con mezzi finanziari propri» a «realizzare tre impianti produzione Cdr e un impianto dedicato alla produzione di energia mediante termovalorizzazione Cdr da porre in esercizio entro il 31 dicembre 2000, assicurando nelle more della messa in esercizio di detto impianto il recupero energetico del combustibile prodotto», oltre a «possedere e/o disporre immediatamente di sito per la realizzazione di impianto di termovalorizzazione»[13].

Si noti come la gara d’appalto – oltre a prevedere tempi “certi” di realizzazione, slittati però, per alcuni aspetti, di oltre 7 anni – conferissea la piena potestà all’impresa aggiudicataria, in barba a qualsiasi minimo criterio di pianificazione territoriale, di scegliere i siti per realizzare gli impianti.

Questo aspetto della vicenda darà luogo a strane vicende legate alla crescita estemporanea dei valori commerciali delle aree da destinarsi agli impianti, con compravendite effettuate da soggetti terzi, poco prima dell’acquisto definitivo da parte dalle imprese del gruppo Impregilo di Cesare Romiti[14].

A fronte delle incredibili carenze da parte delle strutture industriali “nordiste”, come delle amministrazioni locali e dei governi romani dai colori piú variegati, senza dimenticare gli apparati culturali “ambientalisti” e i mass media asserviti a concreti interessi economici, l’unica struttura che in questa vicenda è riuscita a essere adeguata ai compiti – insieme a gruppi di cittadini consapevoli, con i loro comitati –, è stata la magistratura napoletana che, perlomeno, ha evidenziato con chiarezza alcuni aspetti di questa gigantesca truffa, portando avanti alcune precise denunce, a cominciare proprio dalle «ecoballe» fatte passare per Cdr, fino al nodo, particolarmente importante, delle carenze impiantistiche e gestionali degli impianti, nodo che viene al pettine nel giugno 2007 quando il Gip del Tribunale di Napoli dispone il sequestro di circa 750 milioni di euro alle imprese del gruppo Impregilo, oltre alla interdizione ai contratti con la pubblica amministrazione per un anno.

Ma questa azione della magistratura era stata prevista in tempo utile dalle banche, a dimostrazione che il sistema bancario, in questa vicenda, si è dimostrato, nel concreto, piú accorto del velleitario sistema politico, non avendo voluto accollarsi un fallimentare sistema di gestione, a partire dal «termovalorizzatore» di Acerra.

Per il futuro vengono proposte alcune ricette per uscire dalla crisi, anche elaborate proprio da chi è stato la sua principale causa e, non a caso, sono precisamente queste a essere assunte da tutta la classe politica tradizionale.

Un esempio è quello che suggeriva, a suo tempo, l’amministratore delegato di Impregilo Alberto Lina: modificare la normativa sul Cdr e rendere finalmente utilizzabili e profittevoli, come combustibile, le «ecoballe» stoccate. Queste le sue parole: «a questo punto bisogna andare avanti e realizzare, il piú velocemente possibile, i due termovalorizzatori – noi o altri, se ne può parlare – e, in essi, bruciare le ecoballe che si sono accatastate. Non mi sembra che queste ecoballe possano essere smaltite presso degli inceneritori di terzi e quindi dovremo bruciarle noi. Per questo, basterà solo aggiungere qualche copertone e, sicuramente, nei termovalorizzatori della Campania queste ecoballe diventeranno combustibile e produrranno energia. Quindi, in questo momento, stiamo producendo non materiale inutile, bensí rifiuti che il sistema, nel suo complesso, discrimina e ci dice che non sono a norma e che non possono essere stoccati. In realtà, dobbiamo uscire da questa situazione abbastanza intricata e assurda»[15]. In tal modo si supererebbero anche le prescrizioni pilatesche dei tecnici del ministero dell’Ambiente, che avevano vietato l’utilizzo delle «ecoballe» perlomeno nell’inceneritore di Acerra.

Questa soluzione diventa piú solida se, adesso e anche per il futuro, l’incenerimento di queste «ecoballe» verrà incentivato come energia prodotta da «fonte rinnovabile», proprio per la presenza di frazioni significative di rifiuti biodegradabili, frazione che in un sistema decente di gestione rifiuti dovrebbe essere destinata alla produzione di compost e non certo incenerita.

L’incentivazione all’incenerimento della frazione biodegradabile dei rifiuti viene invece prevista dall’ultima Legge finanziaria, art. 2, comma144 e comma 145, nella misura di 22 centesimi di euro per kWh, in misura uguale all’energia idraulica e in misura maggiore rispetto all’energia geotermica e ai gas prodotti dai processi di depurazione o ai gas di discarica: in questa ottica il detto camorrista “a monnezza è oro” diventa legge dello Stato.

Dall’esame dei fatti dovrebbe risultare chiaro quale è la camorra che sta dietro all’emergenza rifiuti della Campania.

Piú che la locale e tradizionale malavita – che si è occupata di gestire i rifiuti industriali e tossici per conto del sistema produttivo nazionale –, la vera camorra è quella finanziaria-industriale dei “salotti buoni” milanesi, padrona dei governi romani e dell’editoria nazionale – e che poi è lo “stato” che governa gli italiani. Il fatto che questo “stato” sia padrone dei mezzi di comunicazione di massa risulta essere particolarmente utile per scaricare le vere responsabilità su un’indeterminata malavita e su una classe politica locale – peraltro assolutamente indifendibile. Meglio poi se l’operazione viene eseguita da eroici e minacciati scrittori dalla barba incolta o da giornalisti professionalmente intenti a fustigare la morale politica – tutelando, nel contempo, l’immoralità e la criminalità economica ufficiale e istituzionale.

La soluzione proposta, invece, dai gruppi di cittadini consapevoli e dai loro comitati, riassumibile nella strategia «verso i rifiuti zero», non sembra avere, al momento molte possibilità, sia perché non è abbastanza dispendiosa – non prevedendo la realizzazione degli impianti di incenerimento che, se sono quelli piú pericolosi per la salute, sono però anche i piú lucrativi per la realizzazione e gestione –, sia perché responsabilizza il sistema produttivo a un uso piú sostenibile delle merci e dell’energia, senza ricorrere alla faciloneria di soluzioni impiantistiche, che promettono miracoli e poi, nel concreto, comportano il piú delle volte danni non previsti, oltre che, in alcuni casi, veri e propri disastri.

A ogni modo, in Italia sono ormai milioni gli abitanti di Comuni o Consorzi che hanno realizzato concretamente questa strategia; partendo dalla raccolta differenziata «porta a porta» si raggiungono risultati quali la minore (intorno al 20%) produzione di rifiuti pro capite, le maggiori (fino al 75%) rese di raccolta differenziata, i minori (mediamente del 15%) costi del servizio. Questi dati risultano dallo studio effettuato dall’Ecoistituto di Faenza, confrontando, con dati del 2005, 918 Comuni di Lombardia e Veneto, per un totale di 6.750.734 abitanti, che effettuavano la raccolta «porta a porta», con 110 comuni, per un totale di 1.749.734 abitanti, che effettuavano invece la tradizionale raccolta stradale[16] e si deve rimarcare come questi dati rendono del tutto superflua una specifica impiantistica di trattamento del residuo mediante la combustione dei rifiuti, combustione che comporta sempre rischi sanitari non trascurabili.

Si deve anche ricordare che le scelte virtuose in materia di rifiuti non sono iniziate per volontà dalla classe politica tradizionale, compresi i sedicenti “amici del popolo” o “amici dell’ambiente”, bensí per volontà di cittadini consapevoli, che si sono organizzati in liste civiche proprio per evitare la realizzazione di inutili impianti nocivi o scempi territoriali

Un primo esempio è quello di Sernaglia della Battaglia, in provincia di Treviso dove, nel 1987, a fronte di un’amministrazione che, dopo aver venduto il territorio ai cavatori, lo voleva poi rivendere all’azienda dei rifiuti di Padova onde riempire i buchi con milioni di tonnellate di rifiuti, un comitato dei cittadini, non limitandosi a organizzare i blocchi delle strade di accesso alle cave, ha dato vita a una lista civica che, dopo aver spazzato via i vecchi amministratori, ha realizzato, tra i primi in Italia, la raccolta «porta a porta» – arrivata, nel frattempo, anche oltre l’80%. Un secondo esempio è quello di Montebelluna, sempre in provincia di Treviso, dove, contro il progetto di un inceneritore perseguito da una precedente amministrazione, due liste civiche sono riuscite nel 2002 a insediare un sindaco che, dopo aver bloccato quel progetto, ha puntato sul sistema di raccolta «porta a porta» – arrivato al 75% di raccolta differenziata.

Come si è potuto rilevare, la vera emergenza rifiuti in Campania – ma non solo rifiuti, e non solo in Campania – è dovuta alla presenza di un sistema camorristico di Stato, che si avvale, per funzionare “ordinariamente”, di uno stato di emergenza permanente. Uno stato di emergenza che va superato, partendo dall’azzeramento di una classe politica e imprenditoriale completamente fallimentare, per arrivare alla messa all’ordine del giorno della democrazia, di un’“ordinaria” e necessaria democrazia.

È cosí che allo “stato di eccezione” deve essere opposto il diritto alla resistenza, come del resto aveva previsto l’esponente cattolico Giuseppe Dossetti come specifico articolo della Costituzione Italiana: «quando i poteri pubblici violano le libertà fondamentali e i diritti garantiti dalla Costituzione, la resistenza all’oppressione è un diritto e un dovere del cittadino».

 

MICHELANGIOLO BOLOGNIN

 

 

 

[1] Tutti i resoconti della Commissione sono reperibili nel sito http://www.camera.it/_bicamerali/nochiosco.asp?pagina=/_bicamerali/leg14/rifiuti/home.htm

 

[2] Relazione territoriale sulla Campania della Commissione bicamerale, approvata il 26 gennaio 2006.

 

[3] Seduta della Commissione bicamerale sul ciclo dei rifiuti del 9 marzo 2005.

 

[4] Relazione territoriale sulla Campania della Commissione Bicamerale approvata il 26 gennaio 2006.

 

[5] Seduta della Commissione Bicamerale sul ciclo dei rifiuti del 6 luglio 2005.

 

[6] Intervista del 4 gennaio 2008 al quotidiano «il manifesto».

 

[7] Seduta della Commissione bicamerale sul ciclo dei rifiuti del 9 marzo 2005.

 

[8] Dichiarazione del Commissario Tommaso Sodano nella Seduta della Commissione bicamerale sul ciclo dei rifiuti del 6 luglio 2005.

 

[9] Seduta della Commissione bicamerale sul ciclo dei rifiuti dell’8 febbraio 2005.

 

[10] Seduta della Commissione bicamerale sul ciclo dei rifiuti del 6 luglio 2005.

 

[11] Relazione territoriale sulla Campania della Commissione bicamerale approvata il 26 gennaio 2006.

 

[12] Seduta della Commissione bicamerale sul ciclo dei rifiuti dell’8 febbraio 2005.

 

[13] Relazione territoriale sulla Campania della Commissione bicamerale approvata il 26 gennaio 2006.

 

[14] Seduta della Commissione bicamerale sul ciclo dei rifiuti del 6 luglio 2005.

 

[15] Seduta della Commissione bicamerale sul ciclo dei rifiuti del 6 luglio 2005.

 

[16] Reperibile nel sito http://www.ecoistituto.com/file/studi/Lombardia-Veneto%20confronto%20sistemi%20di%20raccolta.doc

 

Da Gioia Tauro alla Campania basta emergenza

           Foto omessa

NO INCENERITORI E MEGADISCARICHE
AVVIO IMMEDIATO DELLA DIFFERENZIATA PORTA A PORTA


 

 

Con questo slogan il 22 dicembre 2007, mentre manifestavamo in 8.000nella Piana per dire basta allo schifo che ci vogliono imporre, si apriva l’ennesimo corteo a Napoli per combattere la gravissima situazione in cui versa la Campania!

 

Una Regione in cui 14 anni di Commissariamento ed una gestione finalizzata unicamente all’incenerimento, hanno provocato una situazione al collasso con centinaia di migliaia di tonnellate di rifiuti non raccolti per strada, impianti di finto CDR – combustibile da rifiuti - che impacchettano l'immondizia tal quale per “stoccarla” in terreni agricoli nell'attesa della entrata in funzione dei “termovalorizzatori”, continue aperture da parte del Commissariato per l'”emergenza rifiuti” di nuove discariche spesso di proprietà o gestite dalla camorra, le stesse dove in passato sono state smaltite tonnellate di rifiuti tossici.

Tutto ciò mentre sparivano miliardi di euro che hanno arricchito affaristi, camorristi e politicanti (se senso ha differenziarli) e mentre venivano disattese le richieste dei comi- tati di attivare la raccolta differenziata (assolutamente
ostacolata), il riciclaggio ed il compostaggio.

Oggi l’emergenza Campania è riesplosa in tutta la sua drammaticità e gli scontri con le forze dell’ordine, le barricate e i cassonetti incendiati riempiono le prime pagine di tutti i mezzi di comunicazione, che additano chi protesta come camor-
rista. Vergogna!

Il giornalismo italiano, “libero” e “democratico”, è troppo preso a propinarci modelli ultramoderni di “termovalorizzato-i” del tutto innocui - che quasi quasi profumano l’aria - per icordare all’opinione pubblica poche cose ma banali: di inceneritori e discariche si muore, e la Campania ha una mortalità dovuta a malattie tumorali molto più alta di ogni statistica nazionale.

E’ evidente la strumentalità di questa nuova crisi, che riteniamo dettata dalle solite lobbies e pianificata dal governo per avviare questa gigantesca campagna nazionale a favore del’incenerimento, liquidando tutte le forme di opposizione a
questa barbarie.

Vogliono metterci gli uni contro gli altri, farci credere che è colpa di chi si oppone agli inceneritori se esistono ancora le discariche. FALSO! Gli inceneritori non eliminano le discariche, le rendono croniche, producendo un terzo dei rifiuti
“smaltiti” in ceneri altamente tossiche. Lungi dall’essere la soluzione, l’incenerimento è il problema. Noi sappiamo bene chi sono i veri terroristi, i veri camorristi, i veri criminali!

Oggi, purtroppo, non è a rischio soltanto la salute dei cittadini ma il senso stesso della democrazia. La nomina di De Gennaro serve solo a rendere ancora più autoritaria la logica dell’emergenza ed a reprimere chi osa pensare di poter vivere in maniera dignitosa. L’intervento dell’esercito, tanto auspicato da diversi benpensanti anche di “sinistra”, servirà solo a garantire chi la situazione l’ha provocata - camorra, imprenditori e politici - e non certo chi la subisce - i cittadini! La repressione che colpisce oggi i cittadini di Pianura colpirà domani allo stesso modo chi altrove osa opporsi alle lobbies dell’incenerimento.

Noi qui in Calabria combattiamo la stessa lotta delle popolazioni campane, la stessa logica perversa che ci impone l’incenerimento e le discariche.

Per questo noi oggi manifestiamo loro tutta la nostra solidarietà e vicinanza

 

 

CONFEDERAZIONE UNITARIA DI BASE

20131 MILANO, Viale Lombardia 20 - tel. 0270631804, fax 02-0602409

00175 ROMA, Via dell’Aeroporto, 129 - tel. 06/76968408,  fax 06/76983035  

 

da chi è intervenutoa Pianura

Carissimi come al solito mi è estremamente difficile comunicare via internet. Fortuna che ho trovato finalmente un uinternet point qui in zona flegrea.

Stò partecipando ai presidi a Pianura dal 2 gennaio quasi ininterrottamente, insieme ad altri compagni di UC-CUC di Napoli e a vari nostri simpatizzanti.

Vi scrivo questa mail poiché mi sembra che la spazzatura, oltre che straripare nelle strade di Napoli, abbondi anche (come al solito) nel mondo della (dis)informazione ufficiale.

A quanto stò capendo, nel resto d'Italia, ma anche nella stessa Napoli, si stà facendo passare l'idea secondo cui la rivolta dei Pisani sia orchestrata ad hoc dalla  camorra affiancata da qualche "testa calda".

La verità è estremamente diversa: ai Pisani sono presenti in presidio ogni giorno migliaia di persone (negli ultimi giorni si è arrivati anche a 5000 in corteo), e più si va avanti più la mobilitazione cresce. Un'intera cittadinanza,
dunque, incazzata nera per la decisione di riaprire una discarica a cielo aperto che per 40 anni, fino al 1996, ha avvelenato un intero quartiere: pensate che può significare vivere quotidianamente in una zona dove la puzza di immondizia invade permanentemente strade, case, campagne, ed impregna persino gli indumenti stesi fuori ad asciugare.

Nei primi giorni la protesta è stata di fatto egemonizzata dalla destra più becera di AN, la quale nei Pisani registra consensi pressoché bulgari, ma sono bastate le parole a dir poco "ambigue" dialcuni consiglieri comunali fascistoidi a fare una prima ripulitura all' interno del movimento: già la settimana scorsa il consigliere Diodato (lo stesso dei raid anti immigrati e delle campagne per lo sgombero di Officina) è stato senza troppi complimenti cacciato dal presidio ed invitato a non ripresentarvisi.

I comitati cittadini dove sono presenti i compagni (Pianura, Quarto, Comitato Salute Ambiente legato alla Rete No Global) dopo qualche iniziale tentennamento, stanno facendo un buon lavoro, e sono riusciti dopo più di una settimana di lavoro ad introiettare nel movimento le parole d'ordine a favore della raccolta differenziata e il NO alla discarica non solo a Pianura ma
ovunque: passi avanti importanti, se si pensa che nei primi giorni di raccolta differenziata non ne parlava nessuno e ci si limitava a dire "Pianura ha già dato, la discarica fatela altrove".

Quanto alla camorra, questa a Napoli è dovunque: nelle scuole, negli uffici, sullo stadio, nei movimenti dei disoccupati e soprattutto nelle istituzioni
(e il governatore della Campania Bassolino, sotto inchiesta proprio per lo
 scandalo rifiuti e i presunti favoreggiamenti nei confronti della FIBE, ne sa di sicuro qualcosa).

E' evidente quindi che, tra migliaia di manifestanti, e per di più in un movimento tanto eterogeneo, possa annidarsi anche qualche losco individuo animato da obbiettivi che nulla hanno a che fare col NO alla discarica.

Ma il trasformare l'intera protesta in una strumentalizzazione della malavita organizzata, come fanno Pecoraro Scanio e compagnia, è una mistificazione, un'infamia che va smontata sul nascere, e con determinazione, da tutti i compagni su tutto il territorio nazionale.

Un'infamia nella quale provano a sguazzare anche i "sinistri" del Prc, PdCI e SD locali e nazionali, i quali, eccezion fatta per qualche sparuto rappresentante istituzionale di quartiere, si stanno tenendo ben lontani dai presidi, e a fronte della loro totale inconsistenza quanto a visibilità e proposte
politiche, cercano di tenersi a galla agitando il facile, oltre che trito e ritrito, refrain "della camorra che strumentalizza la lotta" e della "discarica quale male minore per evitare il peggio".

I veri criminali, non dimentichiamolo, siedono a Palazzo San Giacomo (sede del comune) a Santa Lucia (Regione Campania) e a Montecitorio, e sono
quelli che in questi anni hanno bruciato miliardi di Euro in Piani Rifiuti che non hanno fatto altro che trasformare la Campania in una pattumiera.

Qui intanto, come dicevo, la mobilitazione va avanti.

Da diversi giorni la situazione è pressoché identica: all'alba scontri provocati dai tentativi da parte delle forze dell'ordine di forzare i presidi per far entrare le ruspe e i camion carichi di stabilizzante per il terreno; il pomeriggio ogni giorno dal 3 gennaio parte un corteo per le strade del centro di Pianura; la sera, da 2 giorni a questa parte, il settore più radicale del movimento cerca di riprendersi le strade del quartiere.

Ieri sera ci sono stati scontri a causa della rabbia della gente per gli esiti del vertice istituzionale che ha confermato la scelta della discarica, e dello sfondamento da parte della Polizia del blocco stradale all'ingresso del quartiere, e si sono protratti fino a notte fonda.

Oggi c'è stata la conferenza stampa giù al presidio per lanciare il corteo di domani per le strade del centro di Napoli che si dirigerà alla prefettura. L'appuntamento domani, per tutti è a piazza del Gesù alle ore 17. Faccio appello a tutti i compagni di Napoli a non mancare!

Allo stato attuale la lotta sembra non arrestarsi, anzi come dicevo stà continuando a crescere. Stasera (sono appena tornato dal presidio) eravamo oltre 5000 tra presidio e corteo. L'unico problema è come al solito la notte dove si diventa sempre meno di 100. Per questo faccio l'appello ai compagni di Napoli, se possibile, a rendersi disponibile per qualche notte.

Chiunque fosse interessato a venire o ad avere ulteriori informazioni può chiamare me (3347222194 oppure 3397212623) oppure rivolgersi al compagno Brunello Zaccaria che fa parte del comitato dei Pisani ed è presente al presidio quasi 24 ore su 24, al numero 3393000134.

Saluti

Peppe D'Alesio

Lettera di Lorenzo Guadagnucci

Caro direttore,

anch'io, come Vittorio Agnoletto, sono rimasto senza parole, quando ho saputo della nomina di Gianni De Gennaro a commissario speciale per l'emergenza rifiuti in Campania. Se ho ritrovato la parola e butto giù queste righe, è per esprimere il mio malessere e il mio sconcerto di fronte all'atteggiamento  rassegnato e complice tenuto da parlamentari, forze politiche, testate giornalistiche che sono state spesso al nostro fianco nella battaglia etica, politica, giudiziaria seguita alle tragiche giornate del G8 2001. Tutti noi sappiamo quanto sia potente Gianni De Gennaro e quale peso abbia all'interno delle nostre forze dell'ordine: capo della polizia dal 2000 al 2007, è al vertice di una cordata di funzionari e dirigenti che a questo punto dobbiamo ritenere inamovibile. Ma sappiamo anche che la sua continua, inarrestabile ascesa - possibile grazie all'ormai unanime plauso delle forze politiche - comporta il pagamento di un prezzo altissimo: la rinuncia a ricomporre la frattura fra forze dell'ordine e cittadinanza, che si determinò nel luglio 2001 a Genova. E' una frattura assai pericolosa in ogni democrazia, e tanto più in quella italiana, che è fragile, esposta a ricorrenti ondate populiste e incamminata, proprio da quell'estate di sette anni fa, lungo il sentiero dell'autoritarismo.

Caro direttore, sai meglio di me in che modo sciagurato sia stato gestito il dopo Genova nel nostro paese. Anziché ribadire l'assoluta preminenza delle garanzie costituzionali, chiedere scusa alle vittime delle violenze e a tutti i cittadini, rimuovere i vertici delle forze dell'ordine (De Gennaro in testa), istituire una commissione d'inchiesta, si è legittimato il comportamento tenuto dalle forze di sicurezza nelle strade, nelle scuole e nelle caserme di Genova, delegando alla magistratura il compito di accertare eventuali responsabilità penali, ma avendo cura - nel frattempo - di promuovere tutti i maggiori imputati, in modo da far capire da che parte sta lo stato.

Sono cose che sai bene, quindi non può sfuggirti il senso che assume oggi la nomina di De Gennaro a un ruolo così delicato nei contenuti e così visibile e importante nella percezione pubblica. Diciamola tutta: è il trionfo di De Gennaro, un trionfo politico e addirittura morale. Io sono convinto che il dottor De Gennaro abbia una grande carriera alle spalle e in aggiunta non amo personalizzare le questioni politiche, ma non sono così ingenuo da non cogliere la portata dell'esibizione della sua figura - da parte del potere politico - di fronte a un'opinione pubblica allarmata e infuriata. Il potere politico mostra De Gennaro come l'uomo forte, il grande poliziotto, chiamato ancora una volta a 'salvare la patria'. E la mente di tutti corre al 2001: anche allora, dunque, a marzo a Napoli e in estate a Genova, salvò la patria. Questo è il messaggio che passa e perciò, comunque vada a finire coi rifiuti, Gianni De Gennaro sta vivendo la sua apoteosi.

Anch'io, come Vittorio Agnoletto, nel mio piccolo non mi riconosco in quest'operazione, e anzi la contesto, e dico che Gianni De Gennaro avrebbe meglio onorato la sua carriera lasciando il suo incarico il 22 luglio 2001, a G8 appena finito. Ha scelto invece di rimanere, con la complicità dei governanti di allora e di oggi, e di continuare nonostante tutto la sua carriera. Purtroppo non è una questione personale, perché tutti noi paghiamo il prezzo di questa scelta: la frattura del 2001 che non si ricompone, il potere politico che abdica di fronte allo strapotere degli apparati di sicurezza e quindi la democrazia che si inoltra sul cammino senza ritorno dell'autoritarismo. Vogliono farci credere che le crisi economiche, le ingiustizie locali e planetarie, la sovraproduzione di merci e di rifiuti si affrontano con le polizie, gli eserciti, i de gennari: è la stessa risposta che ci diedero nel luglio 2001. Io continuo a ribellarmi a questa follia.

Lorenzo Guadagnucci (Comitato Verità e Giustizia per Genova)

Liberazione, 13/01/2008

Imprese,, politici e camorra ecco i colpevoli della peste

Gli ultimi dati dell'Oms parlano di un aumento vertiginoso, oltre la media nazionale, dei casi di tumore a pancreas e polmoni.

(9 gennaio 2008)

J'accuse dell'autore di Gomorra: la tragedia è che Napoli si sta rassegnando all'avvelenamento

È un territorio che non esce dalla notte. E che non troverà soluzione. Quello che sta accadendo è grave, perché divengono straordinari i diritti più semplici: avere una strada accessibile, respirare aria non marcia, vivere con speranze di vita nella media di un paese europeo. Vivere senza dovere avere l'ossessione di emigrare o di arruolarsi

E' una notte cupa quella che cala su queste terre, perché morire divorati dal cancro diviene qualcosa che somiglia ad un destino condiviso e inevitabile come il nascere e il morire, perché chi amministra continua a parlare di cultura e democrazia elettorale, comete più vane delle discussioni bizantine e chi è all'opposizione sembra divorato dal terrore di non partecipare agli affari piuttosto che interessato a modificarne i meccanismi.

Si muore di una peste silenziosa che ti nasce in corpo dove vivi e ti porta a finire nei reparti oncologici di mezza Italia. Gli ultimi dati pubblicati dall'Organizzazione Mondiale della Sanità mostrano che la situazione campana è incredibile, parlano di un aumento vertiginoso delle patologie di cancro. Pancreas, polmoni, dotti biliari più del 12% rispetto alla media nazionale. La rivista medica The Lancet Oncology già nel settembre 2004parlava di un aumento del 24% dei tumori al fegato nei territori delle discariche e le donne sono le più colpite. Val la pena ricordare che il dato nelle zone più a rischio del nord Italia è un aumento del 14%.

Ma forse queste vicende avvengono in un altro paese. Perché chi governa e chi è all'opposizione, chi racconta e chi discute, vive in un altro paese. Perché se vivessero nello stesso paese sarebbe impensabile accorgersi di tutto questo solo quando le strade sono colme di rifiuti. Forse accadeva in un altro paese che il presidente della Commissione Affari Generali della Regione Campania fosse proprietario di un'impresa - l'Ecocampania - che raccoglieva rifiuti in ogni angolo della regione e oltre, e non avesse il certificato antimafia.

Se si va in Liguria o in Piemonte numerosissime attività che vengono gestite da società campane operano secondo tutti i criteri normativi e nel miglior modo possibile. A nord si pulisce, si raccoglie, si è in equilibrio con l'ambiente, a sud si sotterra, si lercia, si brucia. Guadagna la politica perché come dimostra l'inchiesta dei Pm Milita e Cantone, dell'antimafia di Napoli sui fratelli Orsi (imprenditori passati dal centrodestra al centrosinistra) in questo momento il meccanismo criminogeno attraverso cui si fondono tre poteri: politico imprenditoriale e camorristico - è il sistema dei consorzi.

Il Consorzio privato-pubblico rappresenta il sistema ideale per aggirare tutti i meccanismi di controllo. Nella pratica è servito a creare situazioni di monopolio sulla scelta di imprenditori spesso erano vicino alla camorra. Gli imprenditori hanno ritenuto che la società pubblica avesse diritto a fare la raccolta rifiuti in tutti i comuni della realtà consorziale, di diritto. Questo ha avuto come effetto pratico di avere situazioni di monopolio e di guadagno enorme che in passato non esistevano. Nel caso dell'inchiesta di Milite e Cantone accadde che il Consorzio acquistò per una cifra enorme e gonfiata (circa nove milioni di euro) attraverso fatturazioni false la società di raccolta ECO4. I privati tennero per se gli utili e scaricarono sul Consorzio le perdite. La politica ha tratto dal sistema dei consorzi 13.000 voti e 9 milioni di euro all'anno, mentre il fatturato dei clan è stato di 6 miliardi di euro in due anni.

Ma guadagnano cifre immense anche i proprietari delle discariche come dimostra il caso di Cipriano Chianese, un avvocato imprenditore di un paesino, Parete, il suo feudo. Aveva gestito per anni la Setri, società specializzata nel trasporto di rifiuti speciali dall'estero: da ogni parte d'Europa trasferiva rifiuti a Giugliano-Villaricca, trasporti irregolari senza aver mai avuto l'autorizzazione dalla Regione. Aveva però l'unica autorizzazione necessaria, quella della camorra.

Accusato dai pm antimafia Raffaele Marino, Alessandro Milita e Giuseppe Narducci di concorso esterno in associazione camorristica ed estorsione aggravata e continuata, è l'unico destinatario della misura cautelare firmata dal gip di Napoli. Al centro dell'inchiesta la gestione delle cave X e Z, discariche abusive di località Scafarea, a Giugliano, di proprietà della Resit ed acquisite dal Commissariato di governo durante l'emergenza rifiuti del 2003. Chianese - secondo le accuse - è uno di quegli imprenditori in grado di sfruttare l'emergenza e quindi riuscì con l'attività di smaltimento della sua Resit a fatturare al Commissariato straordinario un importo di oltre 35 milioni di euro, per il solo periodo compreso tra il 2001 e il 2003.

Gli impianti utilizzati da Chianese avrebbero dovuto essere chiusi e bonificati. Invece sono divenute miniere in tempo di emergenza. Grazie all'amicizia con alcuni esponenti del clan dei Casalesi, hanno raccontato i collaboratori di giustizia, Chianese aveva acquistato a prezzi stracciati terreni e fabbricati di valore, aveva ottenuto l'appoggio elettorale nelle politiche del 1994 (candidato nelle liste di Forza Italia, non fu eletto) e il nulla osta allo smaltimento dei rifiuti sul territorio del clan.

La Procura ha posto sotto sequestro preventivo i beni riconducibili all'avvocato-imprenditore di Parete: complessi turistici e discoteche a Formia e Gaeta oltre che di numerosi appartamenti tra Napoli e Caserta. L'emergenza di allora, la città colma di rifiuti, i cassonetti traboccanti, le proteste, i politici sotto elezione hanno trovato nella Resit con sede in località Tre Ponti, al confine tra Parete e Giugliano, la loro soluzione

Sullo smaltimento dei rifiuti in Campania ci guadagnano le imprese del nord-est. Come ha dimostrato l'operazione Houdini del 2004, il costo di mercato per smaltire correttamente i rifiuti tossici imponeva prezzi che andavano dai 21 centesimi a 62 centesimi al chilo. I clan fornivano lo stesso servizio a 9 o 10 centesimi al chilo. I clan di camorra sono riusciti a garantire che 800 tonnellate di terre contaminate da idrocarburi, proprietà di un'azienda chimica, fossero trattate al prezzo di 25 centesimi al chilo, trasporto compreso. Un risparmio dell'80% sui prezzi ordinari.

Se i rifiuti illegali gestiti dai clan fossero accorpati diverrebbero una montagna di 14.600 metri con una base di tre ettari, sarebbe la più grande montagna esistente ma sulla terra. Persino alla Moby Prince, il traghetto che prese fuoco e che nessuno voleva smaltire, i clan non hanno detto di no.

Secondo Legambiente è stata smaltita nelle discariche del casertano, sezionata e lasciata marcire in campagne e discariche. In questo paese bisognerebbe far conoscere Biùtiful cauntri (scritto alla napoletana) un documentario di Esmeralda Calabria, Andrea D'Ambrosio e Peppe Ruggiero: vedere il veleno che da ogni angolo d'Italia è stato intombati a sud massacrando pecore e bufale e facendo uscire puzza di acido dal cuore delle pesche e delle mele annurche. Ma forse è in un altro paese che si conoscono i volti di chi ha avvelenato questa terra.

E' in un altro paese che i nomi dei responsabili si conoscono eppure ciò non basta a renderli colpevoli. E' in un altro paese che la maggiore forza economica è il crimine organizzato eppure l'ossessione dell'informazione resta la politica che riempie il dibattito quotidiano di intenzioni polemiche, mentre i clan che distruggono e costruiscono il paese lo fanno senza che ci sia un reale contrasto da parte dell'informazione, troppo episodica, troppo distratta sui meccanismi.

Non è affatto la camorra ad aver innescato quest'emergenza. La camorra non ha piacere in creare emergenze, la camorra non ne ha bisogno, i suoi interessi e guadagni sui rifiuti come su tutto il resto li fa sempre, li fa comunque, col sole e con la pioggia, con l'emergenza e con l'apparente normalità, quando segue meglio i propri interessi e nessuno si interessa del suo territorio, quando il resto del paese gli affida i propri veleni per un costo imbattibile e crede di potersene lavare le mani e dormire sonni tranquilli.

Quando si getta qualcosa nell'immondizia, lì nel secchio sotto il lavandino in cucina, o si chiude il sacchetto nero bisogna pensare che non si trasformerà in concime, in compost, in materia fetosa che ingozzerà topi e gabbiani ma si trasformerà direttamente in azioni societarie, capitali, squadre di calcio, palazzi, flussi finanziari, imprese, voti. E dall'emergenza non si vuole e non si po' uscire perché è uno dei momenti in cui si guadagna di più.

L'emergenza non è mai creata direttamente dai clan, ma il problema è che la politica degli ultimi anni non è riuscita a chiudere il ciclo dei rifiuti. Le discariche si esauriscono. Si è finto di non capire che fino a quando sarebbe finito tutto in discarica non si poteva non arrivare ad una situazione di saturazione. In discarica dovrebbe andare pochissimo, invece quando tutto viene smaltito lì, la discarica si intasa.

Ciò che rende tragico tutto questo è che non sono questi i giorni ad essere compromessi, non sono le strade che oggi solo colpite delle "sacchette" di spazzatura a subire danno. Sono le nuove generazioni ad essere danneggiate. Il futuro stesso è compromesso. Chi nasce neanche potrà più tentare di cambiare quello che chi li ha preceduti non è riuscito a fermare e a mutare. L'80 per cento delle malformazioni fetali in più rispetto alla media nazionale avvengono in queste terre martoriate.

Varrebbe la pena ricordare la lezione di Beowulf, l'eroe epico che strappa le braccia all'Orco che appestava la Danimarca: "il nemico più scaltro non è colui che ti porta via tutto, ma colui che lentamente ti abitua a non avere più nulla". Proprio così, abituarsi a non avere il diritto di vivere nella propria terra, di capire quello che sta accadendo, di decidere di se stessi. Abituarsi a non avere più nulla.

ROBERTO SAVIANO

(Roberto Saviano è l'autore di Gomorra, il best-seller che racconta un viaggio nell'impero economico e nel sogno di dominio della camorra).

SEZIONE DI NAPOLI "ROSA LUXEMBURG" DEL PCL

pclnapoli@libero.it

 

contenuto della rubrica soluzioni

A)  Il buon senso degli abitanti di Pianosa

B)  dal Comitato Rifiuti al......

C)  Il disastro campano

D), la gestione corretta dei rifiuti esiste

E),  rifiuti zero

 

IL BUON SENSO DEGLI ABITANTI DI PIANURA,

di Dott.ssa Antonietta M. Gatti

Foto omessa

E’ stato uno spettacolo non esaltante, direi vergognoso, vedere forze dell’ordine che caricano gli abitanti di Pianura per farli distogliere dal loro obiettivo. Ma che cosa vogliono queste persone? Come per tante altre manifestazioni cui siamo abituati dagli anni Settanta, si stanno forse battendo per un ideale?

No, nessun ideale particolare, se per ideale s’intende qualcosa di romantico. Vogliono solo un’aria pulita da respirare, vogliono solo essere sicuri che il loro destino non sia già stato scritto ora, che la loro morte per cancro non sia già stata programmata in qualche ufficio di qualche burocrate che, però, non ha la spazzatura davanti a casa. Si stanno battendo per un futuro non di malattia dei loro figli, per il diritto a procreare, se saranno ancora abili, non figli malformati. Si stanno battendo per la loro salute. Non doveva essere un diritto garantito dalla Costituzione? Salvaguardarla non doveva essere un obbligo del primo cittadino di ogni comune? Invece sembra che siano proprio i primi cittadini ad averli condannati a un triste futuro.

Ci sono autorevoli studi che riportano le incidenze di patologie tumorali, di malformazioni fetali, e di alte incidenze abortive fra gli abitanti di zone limitrofe a discariche a cielo aperto. Si sa.
Ed è infatti su questa conoscenza che si decise di chiudere la discarica di Pianura. Ora la si vuole riaprire, ma solo per un tempo limitato. Ma che cosa significa tempo limitato ?

Chi glielo dice alle cellule dei nostri polmoni o ai nostri spermatozoi di essere pazienti, di tapparsi il naso, di non respirare l’aria mefitica con cui dovranno convivere, ma per “un tempo limitato”.
Le nostre cellule funzionano a ossigeno, e non ci sarà nessun prefetto, sindaco, presidente o capo dello stato in grado di imporre loro di cambiare fisiologia. Loro non sono “comprabili”. Loro non si fanno intimidire o imbavagliare. Loro non sono “influenzabili” in alcun modo

Quando vapori e polveri raggiungono le parti interne del nostro corpo, lo “inquinano” giorno per giorno, fino al punto che le nostre cellule si ammalano, innescando reazioni che portano ad uno stato patologico e alla morte.
Anche i nostri spermatozoi, se non muoiono “asfissiati” nei testicoli, andranno a contaminare un utero e una vagina che non rimarranno indenni. Il sangue della futura madre poi, anch’esso contaminato dall’aria che ogni giorno si respira, farà il resto su un povero embrione inconsapevole. Altro che pillola del giorno dopo!
A che punto è arrivata la nostra società italiana? Prima si combatteva per delle idee. Queste sono state imbavagliate o bendate o addormentate. Se non vediamo i problemi, non abbiamo l’esigenza di avere idee. Semplice. E allora, qual è la soluzione per la Campania ricoperta di rifiuti? Bruciarli. Bruciarli ignorando la scienza più elementare che c’insegna che, se quei rifiuti li bruciamo, non distruggeremo un bel nulla ma li conserveremo, invisibili sì agli occhi, ma visibilissimo ai nostri organismi che se ne ammaleranno. Anzi, a peggiorare le cose ci sta il fatto che, bruciandoli, i rifiuti diventano incomparabilmente più tossici di quanto non fossero nella loro pur maleodorante origine.

I giornalisti stranieri, che però non sono bendati, vedono l’Italia per quello che è e non li si può far tacere. Lo so, questo dispiace al nostro Presidente che contrappone alle loro critiche la creatività italiana. Ma io non riesco a vedere creatività nel portare come garanzia in banca delle montagne di rifiuti, nel non provvedere in tempo alle esigenze della popolazione, nel farli morire di rifiuti. Ci stiamo rendendo conto che chiudiamo scuole perché sono un tutt’uno coi rifiuti? Anche noi, respirando i fumi tossici che provengono dai rifiuti incendiati, ammalandoci, verremo trasformati in cadaveri, in fondo in rifiuti.
Perché siamo arrivati a questo punto? Privilegiando il profitto di alcuni, di pochi, ne stiamo ammazzando tanti. Stiamo assistendo ad una strage degli innocenti e la cosa buffa, ma il trovarla buffa dipende dal proprio senso dell’umorismo, è che molti di questi innocenti sono stati ammaestrati ad essere consenzienti.
Cara Italia, non ci lasci più neanche l’aria da respirare! E allora ha ragione il Times: siamo un popolo in declino, anche psicologico, anche fisico. Io, che abito nella Pianura Padana, so già, perché me lo ha detto l’Organizzazione Mondiale della Sanità, che morirò 3 anni prima di un mio collega spagnolo o austriaco. Le polveri che produciamo bruciando ogni anno sempre di più, si accumulano perché sono eterne e, pianino pianino, mi stanno scavando la fossa.

Lo so che “polvere siamo e polvere ritorneremo” ma mi secca farlo in anticipo e solo per riempire il portafoglio di qualche furbetto. Ho trovato scandaloso l’appello dei politici di Napoli “al buon senso dei cittadini di Pianura”. Che cosa significa? Morite in silenzio, senza rompere le scatole?
Lancio un appello ai politici e ai burocrati di tutta l’Italia: per favore, legiferate in modo da liberare l’aria da polveri e vapori tossici. Aria più o meno mefitica c’è in tutte le città dove “si brucia”, ma c’è un limite che il nostro corpo come quello degli animali può tollerare e uscirne, se non indenne, almeno in condizioni decenti. Oltre questo limite c’è la malattia. Ma ricordate sempre, cari politici e cari burocrati, che anche voi e i vostri figli, in fin dei conti, respirate l’ aria inquinata che respiro io: quella che voi avete in tutta legalità generato.

 

 

Al Direttore de  “Il Corriere della Sera”

Egregio direttore ,con la presente vorrei replicare a quanto espresso sul Suo giornale  dai signori Gian Antonio StellaSergio Rizzo nei loro articoli  intitolati e datati rispettivamente :  “ RIFIUTI , SE  NAPOLI COPIASSE VENEZIA” del 22/12/07  e “UN INCENERITORE IN GERMANIA PER BRUCIARE I RIFIUTI DI NAPOLI”  DEL 28/12/07.

La ringrazio anticipatamente per lo spazio e l’attenzione che mi vorrà concedere.

Foto omessa

 

 

Egregi G.A. Stella e  S.Rizzo

I Vostri articoli, comparsi su “Il Corriere della Sera” il 22 e 28 /12/07,  mi hanno interessato e colpito non tanto per quello che Voi dite e che in parte condivido, quanto soprattutto per quello che non dite.  Francamente  mi sorprende di trovare nei due autori de “La Casta“ tanta disinformazione riguardo i  cosiddetti “termovalorizzatori” o meglio “cancrovalorizzatori”.

   Concordo con Voi sulla drammaticità dell’ emergenza-rifiuti in Campania. Voi parlate di inceneritori che non si riescono a fare, di discariche ormai strapiene, della collera degli abitanti in una regione che soffre già  di un livello altissimo di inquinamento, rispetto al resto d’Italia, proprio per questo “smaltimento scriteriato, o addirittura criminale, della “munnezza””. Giustamente voi dite che “la camorra controllava (e controlla?) ormai la gran parte del ciclo” e che i suoi affari “si nutrono dell’emergenza campana”, ma credo sarebbe stato molto utile, per far comprendere il motivo profondo di questa disperata cronica  emergenza, spiegare anche che l’alternativa ai cancrovalorizzatori porrebbe definitivamente fine agli sporchi affari della camorra; e spiegare che questa alternativa, che esiste e funziona, questa sì,molto bene in tante altre parti d‘Italia, si chiama riduzione a monte, riciclaggio, riuso e recupero dei rifiuti; spiegare che, invece, il fatto di produrne tanti, comprimerli nelle ecoballe, stoccarli in terreni privati, trasportarli su e giù per l’Italia con camion, o  con treni  fino in Germania, produce, per la camorra e i suoi soci, profitti enormi .

Voi dite che “la follia di un sistema che polverizza milioni di euro al giorno” consiste nel non bruciare la spazzatura e non invece, piuttosto, in un intreccio di interessi mafiosi e collusioni tra potere economico e politica, da cui i nostri governanti non sono completamente estranei e che, quindi, questa emergenza è il frutto di un preciso volere politico. Voi dite che a Marghera, “in faccia a Venezia“, funziona un inceneritore  che non suscita proteste, “sotto controllo dell’Arpav  ….  e  con un rapporto giornaliero sui fumi emessi …..e che, tra filtri e controfiltri, sta molto al di sotto dei limiti fissati”. Voi non dite (perché sicuramente non lo sapete) che, proprio per quello che sta succedendo a Marghera e per la proposta avanzata da Unindustria di TV di fare nella  provincia omonima due cancrovalorizzatori, si sono costituiti vari comitati cittadini nei comuni che verrebbero colpiti dalle polveri di ricaduta degli impianti in progetto. Voi non dite (perché sicuramente non lo sapete) quello che è successo lungo la Riviera del Brenta, nell’entroterra veneziano, proprio a seguito delle emissioni degli impianti di incenerimento industriali che, proprio a Marghera, sono stati installati per primi, in Italia.Tutto ciò è ben documentato nel recente Studio della Regione Veneto, fatto con Comune, Provincia di Venezia ed  Istituto Oncologico Veneto, che Vi  allego alla presente. Tale Studio conclude che: 1- La provincia di Venezia ha subito un massiccio inquinamento atmosferico da sostanze diossino-simili rilasciate dagli inceneritori, soprattutto nel periodo 1972-1986. 2- Nella popolazione esaminata risulta un significativo eccesso di rischio di sarcoma correlato sia alla durata che  alla intensità di esposizione .” E, tra le Considerazioni generali, si riporta che: “L’indagine nel suo complesso suggerisce che lo smaltimento dei rifiuti segua percorsi alternativi a quello dell’incenerimento”.

Quello che assolutamente non compare nei vostri articoli è, in effetti, proprio  il rischio per la salute connesso al funzionamento di questi impianti. Lasciando che degli inceneritori in Germania se ne preoccupino  i tedeschi, siamo proprio sicuri di quello di Marghera? Quale affidabilità può ancora meritare l’Arpav, che dovrebbe effettuare i controlli, dopo quello che è successo con il rogo della De Longhi?  Anche ammesso di avere facilità d’accesso ai dati dei controlli giornalieri sui fumi emessi ( cosa  poco probabile), questi controlli tuttavia si limitano a rilevare ciò che i filtri trattengono, ma non sono ancora  in grado di dirci cosa è, e quanto male fa, quello che sfugge ai filtri, cioè le cosiddette nanopolveri o nanoparticelle, di cui è massimo esperto il nanopatologo, dottor Stefano  Montanari (v. “Che cosa sono le nanopatologie?” nel sito www.nanodiagnostics.it). Questi controlli dell’Arpav  non ci dicono nulla sulle polveri di ricaduta e sulle reali concentrazioni di microinquinanti depositate al suolo. Esiste una rete capillare di campionatori passivi nelle zone contermini l’inceneritore? Anche se “di ultima generazione”, sempre di cancrovalorizzatori si tratta, perché non c’è combustione di rifiuti che non formi sostanze tossico- nocive, nonché cancerogene, come la  diossina. Quando questa si accumula nel nostro strato adiposo, vi rimane per sempre. E non c’è livello di diossina che non faccia male al nostro organismo, ossia, come dice l’Organizzazione Mondiale della Sanità, non c’è valore - soglia al di sotto del quale si possa essere sicuri che una sostanza dichiarata cancerogena non possa danneggiarci. Quanto ci rassicura il fatto che dal camino di Marghera escano “ogni ora, circa  60mila milligrammi di polveri”?  Queste non sono forse solo le polveri che si possono rilevare e che, comunque, nell’arco di uno e più anni, certo non  purificano l’aria che respiriamo?  Quanto rassicura il fatto che a Napoli le vecchie auto inquinerebbero molto di più del camino di Marghera?  Sarebbe come dire che,  siccome già c’è un male, possiamo aggiungercene pure un altro al posto di imboccare la strada giusta della raccolta differenziata spinta, porta a porta! Voi dite che a Marghera si punta “ad azzerare il ricorso alla discarica”. Ci dite dove si mettono attualmente e si metteranno le ceneri tossiche, residuo inevitabile della combustione? Ci dite perché non solo aVenezia (che ha la situazione particolare che sappiamo tutti) ma anche a Mestre, si raggiungono livelli di raccolta differenziata molto bassi, rispetto a tanti comuni vicini? Quale compost di qualità si riesce a ricavare presso l’impianto di CDR di Marghera, se la parte organica dei rifiuti vi arriva lì, mescolata con tutti gli altri e non invece separata accuratamente, a monte della raccolta? Ci sapete dire se non c’entrano nulla gli incentivi dati dallo Stato, cioè da noi con la bolletta dell’Enel, agli impianti che, come quello di Marghera, bruciano rifiuti? 

E se questo non Vi  basta, egregi Stella e Rizzo, vi sembrano ancora proponibili i cancrovalorizzatori dopo quello che è successo, pochi giorni fa, a Brescia, città del più famoso, di loro? Alla centrale del latte è arrivata una partita di latte contaminata da diossina: 6,5 picogrammi per millilitro (vai su: http://www.quibrescia.it/index.php?/content/view/3938/1/ ). Attualmente, secondo la legge, bere un po’ di veleno, in questo caso  diossina, con il latte, alimento primario per bambini ed anziani,  fa bene: 6 picogrammi per millilitro, dice la legge. Oltre, non fa più bene. Di questi limiti fissati dalla legge, io proprio non mi fido, specie se il latte lo devo dare ai miei figli! Una certezza è purtroppo il fatto che “fare agricoltura o allevare animali nell’hinterland di Brescia è ormai un’attività ad altissimo rischio”.

Credete forse che attorno a Venezia, o a Vienna, o  agli impianti detti “di quarta generazione”, le cose stiano tanto diversamente? Certamente anche i roghi di Napoli sprigionano diossina, ma la soluzione più grave e più tragica sarebbe quella di legalizzare e sistematizzare questo sprigionamento o produzione quotidiana di veleni, creando un inceneritore cancrovalorizzatore, al posto di imboccare da subito l’unica strada possibile di futuro, quella della raccolta differenziata spinta, porta a porta, del recupero, riuso e  riciclo sia dei rifiuti, o meglio “materiali post consumo”, urbani, che per quelli industriali.

Distinti saluti, Marcella Corò, dei Comitati Riuniti Rifiuti Zero di TV e VE

SUL DISASTRO CAMPANO

 

Da anni la Rete Nazionale Rifiuti Zero (anche con dettagliate proposte alternative) sta denunciando lo "scandalo campano" rappresentato non solo dai maleodoranti cumuli di rifiuti ai bordi delle strade MA SOPRATTUTTO DA 14 ANNI DI COMMISSARIAMENTO E DI DOLOSO SPERPERO DI DENARO PUBBLICO CHE RAPPRESENTA IL "TAPPO" DI QUALSIASISOLUZIONE nonchè dai rifiuti industriali pericolosi depositati illegalmente nei campi e nelle cave con devastanti effetti sulla salute.

 

Infatti, aver espropriato di ogni potere decisionale le Comunità e le Autonomie locali e aver puntato tutto in modo AUTORITARIO sulla costruzione di megainceneritori (e di megadiscariche per i rifiuti tal quali) e sui "famigerati" quanto inutili e dannosi "impianti CDR" E' ALLA BASE DELLA ATTUALE "CATASTROFE" CAMPANA. PER QUESTO OCCORRE L'IMMEDIATA REVOCA DEL COMMISSARIAMENTO. PER QUESTO OCCORRE PARTIRE SUBITO CON INTERVENTI STRUTTURALI A FAVORE DELLA RACCOLTA DIFFERENZIATA E DEL COMPOSTAGGIO.

Infatti nell'immediato, per uscire in modo non nocivo dalla crisi la prima cosa da fare è una raccolta differenziata degna di questo nome BASATA SU DUE CONTENITORI: uno per le frazioni organiche, uno per il "resto". A completamento di questa modalità di raccolta essenziale (e per questo di immediata attuazione) devono essere realizzati all'interno degli impianti CDR LINEE DI COMPOSTAGGIO E DI SEPARAZIONE AUTOMATICA/MANUALE delle frazioni riciclabili. Il sistema di raccolta DEVE TENDERE DA SUBITO ALL'ORGANIZZAZIONE DEL "PORTA A PORTA" ma presupponendo una sua graduale attuazione (a partire dall'area metropolitana di Napoli) esso può inizialmente, in parte, continuare a "convivere" con un sistema di conferimento ancora stradale ma articolato su almeno due contenitori. Ciò DEVE essere accompagnato da precise ORDINANZE SINDACALI motivate da ragioni sanitarie che RENDANO OBBLIGATORIA LA RD. Analogo intervento straordinario DEVE ESSERE ESTESO AL DIVIETO DI VENDITA E DI ACQUISTO DI IMBALLAGGI IN PLASTICA . Per quanto riguarda la collocazione del "residuo" (rigorosamente da "stabilizzare") occorre trovare siti di discarica il meno possibile impattanti.

Di pari passo deve essere approvato (anche per "stralci") UN PIANO REGIONALE che punti su una nuova economia dei rifiuti nella direzione "rifiuti zero" (come prevede l'attuale normativa legge 296 2007) basata sulle "BUONE PRATICHE" della Riduzione, del Riutilizzo, della Raccolta Differenziata Porta a Porta e su di un sistema di Tariffazione premiante i comportamenti virtuosi degli utenti e delle Comunità. In questo contesto deve essere attuato UN PIANO STRAORDINARIO PER IL LAVORO DERIVANTE DAL RICICLAGGIO dei materiali provenienti dalle RD. Il "residuo" dovrà essere trattato in impianti di trattamento meccanico-biologico (impianti "a freddo" preferibilmente dotati di digestione anaerobica per il recupero energetico dalle sole frazioni biodegradabili.

Contestualmente dovrà ESSERE ATTUATA UNA MORATORIA nei confronti del mega inceneritore di Acerra sia per permettere di fare "piena luce" sugli intrecci affari/ politica che ne hanno contraddistinto la vicenda, sia per verificarne la riconversione ad impianto a "freddo".

DOVRA' ESSERE ANCHE MESSA IN ATTO UNA URGENTE E SISTEMATICA OPERA DI RISANAMENTO DEL TERRITORIO avvelenato da decenni di criminali traffici di rifiuti tossici ACCOMPAGNATA DA UN CHECK UP SANITARIO del sangue e del latte materno PER VERIFICARE LO STATO DI SALUTE DELLE POPOLAZIONI A PARTIRE DA QUELLE MAGGIOMENTE INQUINATE DA DIOSSINA, FURANI E METALLI PESANTI. In questo quadro I RESPONSABILI POLITICI, TRASVERSALI AI VARI SCHIERAMENTI (da Rastrelli a Bassolino) che da 14 anni hanno voluto e favorito la "GESTIONE COMMISSARIALE" DEVONO RENDER CONTO DEL LORO OPERATO . A PARTIRE DAL GOVERNATORE BASSOLINO DEL QUALE CHIEDIAMO LE IMMEDIATE DIMISSIONI. Senza quest'opera di PULIZIA (c'è bisogno di pulizia e NON DI POLIZIA) non sarà possibile ridare FIDUCIA ALLA SOCIETA' CIVILE CAMPANA cosi' come non sarà credibile nessuna decisione amministrativa.

RETE NAZIONALE RIFIUTI ZERO

Per info : Rossano Ercolini ambientefuturo@interfree.it http://ambientefuturo.interfree.it

Fabrizio Bertini faber.b@libero.it

Tommaso Esposito tommasoesposito@libero.it

Gianfranco Drogo coordinamentonoinc@yahoo.it

 

LA GESTIONE CORRETTA ESISTE

 

Initule spiegare il No agli inceneritori/gassificatori, le ragioni le conoscete tutti. Mi preme quindi parlare di ciò che i media omettono per ovvii motivi. Come cittadino sono due anni che cerco di comprendere e di fare proposte. A me non interessa passare per il partito dei NO. Quindi chiedo a chiunque abbia voglia, tempo ed interesse di fare pressioni sulle amministrazioni locali per sostituire tutti gli impianti di incenerimento presenti con il Trattamento Meccanico Biologico, insomma passare ad un Piano di Rifiuti Zero, costringendo l'industria a non produrre più materie non riciclabili. Solo i nostri rappresentanti possono rendere illegale gli imballaggi progettati male. Insomma chiedo una sforzo politico a tutte le associazioni, gruppi del Mutuo Soccorso. Sono certo che molti gruppi sono già informati, preparati sul tema. Si tratta di sapere quanti hanno già fatto delle proposte agli Enti locali. Credo che coordinarsi e fare tutti lo stesso passo sia importante indipendente se si è di destra o di sinistra. Io non ho tessere in tasca per cui non ho problemi a proporre.

L'ISDE - Medici per l'Ambiente - ha dato il buon esempio formativo e culturale e finora, i medici in Emilia Romagna prima hanno fatto un esposto alla Procura di Modena contro il progetto di ampliamento dell'inceneritore esistente, e poi a livello Regionale hanno chiesto una moratoria degli 8 impianti esistenti. 

La Rete Nazionale Rifiuti Zero sta facendo tanto, andando in giro con Paul Connett.

Insomma, far redigere un Piano Nazionale Rifiuti Zero e sostenerlo politicamente, come cittadini, credo sia una cosa non da poco. La rete "Amici di Beppe Grillo" può fare da volano a tale proposta, renderla famosa, mostrarla al di fuori della rete. Ma anche un Piano che siano la somma di tanti piani regionali a rifiuti zero può essere un buona strategia da attuare. Sottolineo, dal mio punto di vista, l'importante è sostituire tutti gli inceneritori con impianti di TMB. Credo che avremo dalla nostra parte anche alcuni industriali che risparmiando sui costi di imballaggio avranno maggiori introiti. Insomma tentiamo e sosteniamo. Se esiste già una proposta del genere su carta, fatemelo sapere.

A Salerno, nonostante il monarca locale al governo, stiamo proponendo la prevenzione dei rifiuti, non so se avremo dei risultati, vi terrò aggiornati. La prevenzione avviene introducendo nel mercato materie riutilizzabili, ad esempio pannolini lavabili, distributori alla spina. La scelta è della GDO (Grande Distribuzione Organizzzata), poichè è la GDO che distribuisce la maggior parte dei rifiuti. L'ideale sarebbe arrivare all'industria che produce i rifiuti.

distinti saluti

http://beppegrillo.meetup/com/263/                                                               http://carpentieristudio.blogs.it/                                                http://caal.wordpress.com/

http://peppecarpentieri.wordpress.com/

 

 

Foto omessa

  RIFIUTI ZERO

 

 

Ci voleva l’emergenza campana per portare all’attenzione dell’opinione pubblica italiana il fatto che dopo produzione, distribuzione e consumo, c’è una quarta fase che riguarda tutti: lo smaltimento dei rifiuti.

C’è un modello di trattamento dei rifiuti che è insostenibile socialmente, ambientalmente e per quanto riguarda la salute dei cittadini: il modello discarica-inceneritore. E poi c’è un altro modello, che è quello della raccolta differenziata e del riciclo dei materiali. Per affrontare l’emergenza in Campania il governo sembrerebbe collocarsi a metà strada fra questi due modelli: nell’immediato, L’apertura di nuove discariche o la riapertura di quelle già chiuse, nel medio periodo nuovi inceneritori e il completamento di quelli in fase di costruzione. In prospettiva la raccolta differenziata.

Dando per scontato che, per smaltire in tempi accettabili i rifiuti abbandonati per le strade di Napoli e della Campania, non si può che ricorrere a misure urgenti (discariche locali ed esportazione fuori regione e all’estero), resta il fatto che il piano di gestione dei rifiuti previsto dal governo nel medio periodo non è condivisibile. Non solo perché gli inceneritori sono un attentato alla salute della gente, e non solo perché non si può continuare a disseminare il territorio di discariche che nessuno, giustamente, vuole. Ma anche perché nel piano del governo la questione della raccolta differenziata, a tutt’oggi, rimane poco più che una promessa che non si sa se e quando potrà essere mantenuta.

Per non parlare della nomina del famigerato De Gennaro, il maggiore responsabile delle violenze di Genova nel luglio del 2001, a gestire tutta quanta la faccenda, con poteri straordinari.

Nel nostro paese, e non solo in Campania, la produzione annua di rifiuti cresce a un ritmo superiore a quello della raccolta differenziata. E' quindi indispensabile avviare da subito quello che è il terzo modello di trattamento dei rifiuti, e cioè il modello “Rifiuti Zero”, per intervenire non solo a valle della filiera produttiva e distributiva, ma innanzi tutto a monte, riducendo drasticamente all’origine gli imballaggi e le pratiche demenziali dell’usa e getta.

 

Teppismo "ambientalista"

In tutta questa vicenda la destra ci sguazza. Alla base dei recenti violenti disordini prima a Pianura e poi a Cagliari, c’è un’inedita ma tuttaltro che sorprendente convergenza fra alcuni personaggi della destra (di colpo neoconvertitisi all’ambientalismo radicale), piccola criminalità e teppisti da stadio, che nulla ha a che fare con la sacrosanta protesta dei cittadini che abitano vicino alle discariche.

In questo quadro, si distingue - come al solito - la “nobile” posizione della Lega. La consigliera regionale della Regione Veneto, Mara Bizzotto, ha affermato: “Il Veneto è già stato fin troppo chiaro: non siamo disponibili, né ora né mai, a smaltire i rifiuti napoletani. Si arrangino”. Evviva la sincerità. Chi se ne frega dei cittadini napoletani. Quelli sono Terzo mondo, mica padani! E il senatore leghista Castelli ribadisce che il No ai rifiuti campani non è "una questione tecnica, ma etica". Proprio così, "etica".

Vale la pena riportare quanto ha detto Maria Novella Oppo sull'Unità di oggi (14 gennaio): "L’ex presidente (di FI) della Regione Sardegna, Mauro Pili, ha dato l’esempio e teppisti di ogni risma l’hanno seguito. A questo, da sempre, servono i caporioni di destra: indicare il nemico agli squadristi perché lo aspettino sotto casa. Ed è quanto hanno fatto le bande che hanno incendiato e devastato davanti all’abitazione del presidente sardo Soru. Visto che c’erano, hanno scagliato anche sassi contro i poliziotti e picchiato i giornalisti che potevano documentare le loro gesta. Il questore di Cagliari, al tgr Rai, ha detto chiaramente che i teppisti erano stati pagati. Ma da chi? Ovviamente da chi ha tutto l’interesse a provocare il caos per attaccare il governo regionale e nazionale. Perciò, farebbe meglio a cancellarsi quel ghigno dalla faccia il leghista Salvini, che ieri a Omnibus si è dichiarato disposto ad accogliere in Lombardia tutti i rifiuti campani, in cambio della "devolution". Una sorta di scambio alla pari tra rifiuti, al quale il popolo italiano ha già opposto il suo rifiuto".(b. c.)

 

INCENERITORI. È LA SOLUZIONE GIUSTA?                                                    di Alessandro Cerminara *

Innanzitutto iniziamo col dire che gli inceneritori sono pericolosi per la salute. Qualunque ricerca indipendente ha sempre rilevato, nelle zone circostanti gli inceneritori, un aumento delle malattie tumorali, dal cancro polmonare alla riduzione della "sex ratio" alla nascita, dal sarcoma ai linfomi, dal diabete alle malattie cardiovascolari, ai tumori del connettivo, dei tessuti molli, della mammella o del colon. In generale, un aumento dei tumori tra il 15% ed il 30%. Maggiori studi sono stati fatti dal Prof. Federico Valerio, uno dei massimi ricercatori italiani, che ha più volte spiegato quanto e come gli inceneritori inquinino e portino a un aumento delle malattie e della mortalità. Già questo basterebbe a dire che chi si oppone alla loro costruzione abbia tutte le ragioni per farlo, perché la salute viene prima di tutto, e a nessuno si può imporre di metterla a rischio.

L'argomento principale che usano i sostenitori dell'inceneritore è che, senza quest'impianto, il ciclo dei rifiuti non si riuscirebbe a chiudere, e che "inquina meno di una discarica". In realtà, è assolutamente errato contrapporre l'inceneritore alla discarica. A cominciare dal fatto che, per fare un inceneritore, sembrerà un paradosso, serve una discarica. Perché l'inceneritore, nei suoi progetti più moderni, non può affatto bruciare tutti i rifiuti, ma solo la cosiddetta "frazione secca" (carta, plastica, legno, stracci (tutte cose riciclabili). Perché, periodicamente, l'inceneritore deve fermarsi per qualche giorno, per raffreddare i macchinari. Per i rifiuti che arrivano in quei giorni, la legge prevede lo stoccaggio in una discarica collegata all'impianto. E poi perché l'inceneritore, lo dice la parola stessa, produce cenere, che è rifiuto speciale, e che va stoccata in una discarica per rifiuti speciali.

E quindi, va a finire che di discariche ne servono addirittura due.

Per risolvere il problema-rifiuti, invece, la via maestra da seguire è il riciclaggio. Quasi tutti i rifiuti sono riciclabili (e comunque, quelli che non lo sono, tantomeno li puoi bruciare), e in varie parti del mondo, a San Francisco come in Nuova Zelanda, sono già arrivati a "rifiuti zero", eliminando totalmente sia inceneritori che discariche, e non avendo nessun rifiuto per le strade. Soprattutto l'umido, che dei rifiuti rappresenta la grande maggioranza, tramite un impianto di compostaggio diventa concime per i terreni. E il riciclaggio rende molto di più della cosiddetta "termovalorizzazione". Il riciclaggio da alcune persone viene visto come utopia, in quanto si pensa che sia possibile solo se la gente si convince a fare, di sua iniziativa, una raccolta differenziata che crea maggiori difficoltà rispetto al conferimento indifferenziato nei cassonetti. Nulla di più sbagliato. Innanzitutto, la stessa raccolta differenziata si può largamente incentivare, tramite la raccolta porta a porta e la trasformazione in tariffa della Tassa per i Rifiuti solidi urbani, con conseguente "premio" a chi ricicla di più, che pagherà conseguentemente di meno. Dove questo è stato fatto, la Raccolta Differenziata è decuplicata. E poi perché anche i rifiuti che vanno nei cassonetti, non è affatto detto che non si possano differenziare dopo la raccolta. Anche con l'inceneritore si dovrebbe separare la "frazione secca" dal resto. A questo punto tanto vale fare questo lavoro per il riciclaggio, invece che per l'incenerimento. Con la differenza che il riciclaggio non inquina e rende molto di più. Non solo, ci sono tecnologie moderne che rendono il riciclaggio anche molto meno laborioso (come quella recentemente sviluppata dal CNR), di cui si parla su questo articolo: http://www.cnr.it/cnr/news/CnrNews.html?IDn=1758. Tecnologia nettamente migliore di qualunque inceneritore da qualunque punto di vista.

Ma allora perché queste soluzioni non si attuano? Perché si va a finire a situazioni come quella di questi giorni? E' molto semplice: discariche e inceneritori sono un grosso business. E chi a questo business è interessato (e non vedo perché anche la camorra non lo possa essere), ha un forte interesse a non far attuare e a tener nascoste tutte le soluzioni alternative.

Non possiamo farci ingannare così. Ne va della nostra salute. Non possiamo progettare un futuro alla diossina.

(Aprile on line del 12 gennaio)                                                                                    * Sinistra democratica Trani

 

LE RAGIONI DELL'EMERGENZA