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UN CARO RICORDO DI GIOVANNI SORDI

 

medaglia d'0ro alla Resistenza

Iniziamo riportando una sintesi dell’intervento di Sellante, Segretario della sezione Socialista di Vimodrone, che aderendo all’iniziativa di un‘altra città, si è rammaricato che i socialisti non avessero mai ricordato la figura di Sordi. 

Un chiaro “outing” che di questi tempi non può che essere apprezzato nella sua semplicità, dal momento che i politici sono inclini a non riconoscere le proprie mancanze. Per essere volutamente polemici, aggiungiamo che il nome di Sordi è stato lasciato in una sorta di oblio anche dall’Amministrazione Comunale e persino dalla locale A.N.P.I.

Eppure Sordi è stato il Sindaco Partigiano di Vimodrone, decorato con la medaglia d’oro alla Resistenza. Pure si è seduto nel Consiglio della Provincia, dove spesso è intervenuto a difesa del nostro territorio come ha voluto ricordare nel suo intervento Gianni Mariani (vice Presidente dei Consiglieri in Provincia a quei tempi).

Tutti motivi più che sufficienti non solo per commemorarlo, ma anche per essere orgogliosi di essere stati rappresentati da una persona dalla sicura dirittura morale ed etica.

Per un’altra città non ha molto importanza l’appartenenza politica di Sordi, mentre ha grande rilevanza il fatto che egli abbia combattuto per la libertà di tutti noi e contribuito quindi alla nascita di un’Italia democratica.

Come Sindaco ha retto le sorti di Vimodrone dal 1951 al 1964. Periodo veramente difficile per la ricostituzione di servizi sociali e le funzioni democratiche dell’Ente Comunale. A tale proposito riportiamo un documento fornito dalla figlia Luisa e che vorremmo pubblicamente ringraziare. Si tratta di un consuntivo dell’attività Amministrativa stilato dallo stesso Sordi al termine dei 13 anni passati da Sindaco:

Il 27 Maggio 1951 con un gruppo di compagni socialisti e comunisti assunsi la direzione dell’Amministrazione Comunale di Vimodrone.                                                            La situazione era abbastanza precaria. Vimodrone era un piccolo centro rurale con 4.122 abitanti ai margini della metropoli lombarda.

Non esistevano servizi igienici, scuole insufficienti in parte occupate da profughi, strade poco più che sentieri, un asilo gestito da suore che avevano residenza presso l’oratorio, fontanili scoperti in centro abitato, un vetusto ponte che sorpassava il Naviglio ed univa al paese il Giaggiolo, la Faina e la Guasta, collegando il traffico con Cologno.            Attività industriali pressoché inesistenti se si trascura l’esistenza della tessitura che occupava circa 150 unità, la conceria che occupava circa 10 unità e la Cava Giaggiolo che occupava circa 40 unità.

L’edilizia molto timida si limitava alla costruzione di qualche casetta unifamiliare che sorgeva ad est del vecchio centro e vicino al comune in via Matteotti su terreni che venivano commercializzati a lire 700-800 al mq. L’Ufficio tecnico inesistente lasciava le sue mansioni ad un libero professionista che tra l’altro era l’unico esecutore dei pochi progetti. Il bilancio ammontava a Lire 16 milioni, tutto assorbito dalle spese obbligatorie ordinarie e dalla spedalità (tenere presente che Vimodrone aveva tenuto ben alta la bandiera del tifo).

In questa situazione, con la nostra inesperienza ma con molta buona volontà iniziammo la nostra opera. Occorreva innanzi tutto aumentare le entrate operando sull’imposta di famiglia pagata solo dai poveri. Primo risultato fu solo l’esenzione dei più poveri fortunatamente aumentando sia pur di poco il gettito. Diminuire le spese concordando nel pagamento di arretrati, facendo tutte le economie possibili.

Ma questo non era ancora operare. Si iniziò il servizio medico scolastico affidandolo prima al medico condotto interno poi al titolare. Si iniziarono timidamente piccoli lavori di assistenza stradale e slarghi, di sistemazione delle scuole, inizi faticosi per la mancanza di mezzi e faticosi per la conquista dello spazio contro il quale, i padroni dei terreni facevano resistenza come se il paese potesse svilupparsi non lasciando vie di comunicazione. Si iniziò lenta e paziente l’opera di risanamento del bilancio onde creare le premesse per una Amministrazione fattiva.

Tra i lavori che si potettero realizzare i primi anni, vale la pena accennare la realizzazione dell’acquedotto per il quale, l’Amministrazione precedente aveva creato le premesse, la consegna del terreno per la edificazione dell’INA-Case e delle Case Rurali, in via 15 Martiri e via Curiel, copertura di Rogge, il ponte sul Naviglio, poi finalmente, la sistemazione di molte strade asfaltate, si procedette anche al rinnovamento di quasi tutto l’impianto di illuminazione cadente, con impianto di nuovo sistema svincolandoci dalla proprietà della S.A. Orobica con notevoli vantaggi di prezzi.

Non avendo potuto ottenere direttamente la concessione del metano, dovemmo sottostare per avere questo servizio ad affidarlo ad impresa privata la “Metanifera Martesana” che ancora male lo gestisce. Il frutto di accordi con l’ANAS e con l’ECA di Milano, che ci cedeva terreni  a prezzi accessibili, ci permise di realizzare l’attuale l’ingresso alla Rampina e alcuni allargamenti di strade.                                               Si arrivò poi alla edificazione della casa popolare di via Fiume. In questo frattempo però Vimodrone era diventata meta della migrazione e zona appetitosa per il decentramento industriale da Milano cosa non sfuggita agli operatori economici che vedono la possibilità di grossi affari.

Nel mentre alla periferia, nella zona allora indicata come “corea”, sorgevano le prime casette della povera gente, nel centro si affacciava l’edilizia di una certa consistenza e i prezzi dei terreni subivano una ascesa vertiginosa. Con grande fatica si riuscì ad ottenere arretramenti e spazi  che più tardi ci resero possibile la realizzazione dell’attuale Piano Regolatore. Faticosamente impedimmo il mischiarsi dell’edilizia urbana nella zona industriale e il realizzarsi di qualche industria nella zona urbana.

Invano per 4 anni consecutivamente avevamo chiesto il contributo dello Stato e il relativo finanziamento per la costruzione di un edificio scolastico e dovemmo faticosamente escogitare altro sistema per poter costruire le scuole di via Matteotti dove provvisoriamente è ospitata la Scuola Media Unificata. In questi ultimi anni abbiamo potuto grazie alle finanze comunali ormai completamente risanate operare notevoli sistemazioni di coperture di rogge, tombinature e fognature, sistemazioni stradali, ampliamenti di impianti di illuminazione come ad esempio la Padana, Villaggio Nord e Villaggio XX Settembre e sistemato con asfalto previo fondo in Tout-venal molte strade con marciapiede, ed un primo ridente giardinetto con giochi al villaggio XX Settembre dove i bambini passano ore felici.

Una certa cura l’abbiamo dedicata ai bambini. L’asilo di via Roma dedicato ai caduti della 1^ Guerra Mondiale oggi funziona con la refezione che dà a tutti gli ospiti un nutrimento sano e completo come la scienza medica prescrive e i bambini si sviluppano sani sotto la costante sorveglianza della pediatra scolastica. L’invio di bambini alle colonie estive oggi è notevole. Da un piccolo quantitativo che fu mandato nei primi anni siamo arrivati alla cifra di 270 del 1964.

Le borse di studio istituite con sole Lire 15.000 nel 1961 sono salite a 250.000 nel 1962, a 500.000 nel 1963 e a 1 milione nel 1964.  E’ ormai tradizione annuale la distribuzione delle borse di studio e la premiazione dei ragazzi meritevoli in un’atmosfera festosa.

Di più avremmo potuto fare se le lungaggini burocratiche non ci avessero tenuti fermi in attesa spasmodica. Difatti, il 26 gennaio 1963, il Consiglio Comunale approvò il progetto di spesa di 16 milioni per la costruzione di un edificio per la Scuole Mede la cui approvazione è avvenuta dopo 15 mesi in un momento che i prezzi erano notevolmente aumentati ed il sopravvenuto blocco della spesa pubblica ci toglieva ogni possibilità di finanziamento. Solo il 12 agosto abbiamo ottenuto il mutuo e il 26 ottobre abbiamo iniziato i lavori.

Il 27 ottobre 1962 approvammo il bilancio per la spesa di 30 milioni per la costruzione di un asilo infantile; anche qui le lungaggini dell’approvazione del progetto e della autorizzazione a contrarre il mutuo ci hanno portato a dovere accettare aumenti di prezzi e aumenti di interessi sul mutuo con conseguenti ritardi all’inizio dell’opera.

Il 9 luglio 1963 si approvava il progetto per la sistemazione definitiva del cimitero ed un progetto stralcio per un primo lotto di lavori di ampliamento e sistemazione per un importo di 28 milioni già finanziati nel bilancio 1964 ma ancora oggi in attesa dell’approvazione del progetto e dell’autorizzazione a seguire i lavori.                              Il 22 settembre 1964 il Consiglio Comunale ha approvato il Piano Regolatore Generale, il Piano di Fabbricazione e  Regolamento Edilizio e il piano di applicazione della Legge 167 per l’edilizia popolare.

Con questo atto l’Amministrazione Comunale di Vimodrone traccia il programma di massima nell’evolversi di Vimodrone che da piccolo borgo agricolo ai margini della metropoli lombarda sta diventando un centro di vita destinato a svilupparsi tra il verde in una armonica cornice alla città di Milano.

Dal 1951 ad oggi la popolazione e il bilancio hanno avuto il seguente incremento:

 

ENTRATE

  USCITE
anno abit....

 tot. bilancio

uscite obbligatorie

lavori ordinari e strardinari

 assistenza

1951 4.153
 . 16.000.000.    8.338.000..     2.965.000......       3.663.000.....
1952 4.227
   27,700.000   11.340.000     2.165.000     13.195.000
1953 4.323
   27.790.000    9.937.000     5.225.000       7.378.000
1954 4.467
   32.250.000  12.478.000   13.347.000      9.920.000
 1955 4.663
   34.585.000   13.192.000   17.648.000      9.290.000
 1956 4.951
   51.945.000     16.300.000   26.530.000    10.785.000
 1957 5.123
   42.615.000     14.080.000   15.115.000    13.295.000
 1958 5.964
  48.970.000   17.825.000   12.450.000    15.115.000
 1959 6.794
  55.950.000   21.000.000   18.400.000   16.050.000
 1960 7.916
  74.160.000   23.350.000   26.450.000   16.200.000
 1961 8.934
  82.200.000      26.135.000   31.100.000   19.200.000
 1962 9.540
104.100.000    37.570.000   54.125.000   20.805.000
 1963 9.996
 153,050.000   52.205.000   63.720.000   32.240.000
 1964  10.263
 206.000.000   64.000.000  108.000.000   34.000.000

 

 

alcune considerazioni di un'altra città

a)      il modo di amministrare di allora, fatto alla buona e rimanendo vicino alla gente ed ai suoi bisogni, ci pare condito da quello spirito di volontariato da noi auspicato;

b)      Vi era allora molta attenzione alla tutela del territorio ed all’aumento di popolazione, stando al modesto incremento annuo uniforme ed armonico;

c)      Sull’uso delle risorse economiche risulta chiaro l’indirizzo di privilegiare il sociale addiritura arrivando, in alcuni anni, a spendere più nell’assistenza che nei lavori ordinari/straordinari.

Complessivamente la lettura della relazione ed i dati popolazione/spesa ci pare molto interessante perché riporta  uno spaccato della storia di Vimodrone.

 

 

 

 

 

 

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