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SI AVVERTE
che gli articoli posti
in archivio recano solo
la
data di archiuviazione
(e non quella di
pubblicazione). Questo
per la non ologeneità
delle date di
inserimento ed
archiviazione. Và
rammentato al proposito
ch il sito non viene
aggiornato con una
periodicità prestabilita
e che non tutti gli
articoli inseriti
passano automaticamente
in archivio. Alcuni
infatti vengono prima
trasferiti nella zona
sottostante della prima
pagina evidenziata dalla
scritta scorrevole "in
precedenza avevamo
pubblicato" |
ANNO 2009
|
MATERIALE ARCHIVIATO
IN DATA 08/02/2009 |
BORGOVERDE:
CHI E COSA HA COMPERATO
ovvero lettera con particolare riguardo a tutti gli abitanti del
nuovo quartiere, ma anche ai
cittadini di Vimodrone
Quando
entri nell’ordine di idee di
comperare l’abitazione della tua
vita non lo fa mai con
superficialità e se poi
appartieni a quella larga
schiera di persone che per
vivere almeno con un minimo di
dignità, lavorano e faticano
dalla mattina alla sera, la
scelta della tua futura casa è
frutto di un esame certamente
approfondito. A partire
dall’esborso economico a cui
andrai incontro, dal numero di
locali che ti puoi permettere o
dalla valutazione dei tempi di
percorrenza fra la tua nuova
casa e il posto di lavoro.
Non solo.
Sono determinanti anche i mezzi
di trasporto di cui potrai
disporre, la zona dove ti
trasferirai, i servizi presenti
in loco, il verde e i parchi.
Non ultimo, peserà nella tua
scelta finale anche la presenza
nelle vicinanze di asili e
scuole per i tuoi figli, di
attrezzature sportive, ecc. ecc.
Raramente
si tiene conto che il
costruttore, tramite siti,
ricche brochure e ufficio
vendite, promette marti e monti
e sparisce nel nulla dopo aver
riempito per bene il suo
carniere. Il giochetto in uso è
sempre lo stesso: cessa
l’attività “L’Immobiliare Tizio”
e se ne crea una nuova che si
chiama “Immobiliare Caio”.
Anche
Vimodrone ha subito queste
furbate che normalmente
rimangono impunite: vogliamo
ricordare l’Immobiliare
Castello e, più
recentemente, il famoso Sig.
Doronzo con la sua Milano
Verde. Per quest’ultima, non
rammentiamo quanti campi da
tennis furono promessi in
esclusiva per svariati anni ai
condomini. Campi che sarebbero
poi passati di proprietà
comunale.
|
FOTO OMESSA |
costruttori-prestigatori
?
svariati anni ai
condomini. Campi che
sarebbero poi passati di
proprietà comunale.
una volta ! ora anche i
sindaci |
La
passione per questo sport,
indusse molte persone a valutare
l’opzione come determinante ai
fini della scelta, salvo
rimanere con un palmo di naso
quando il costruttore sparì. A
quel punto, non fu neppure
possibile ricostruire chi avesse
preso gli impegni e chi avrebbe
dovuto onorarli. Lo stesso
comune risultò beffato.
Ma
cosa centra tutto questo con il
Borgoverde?
Qualche nesso sicuramente c’è!
Anche se il costruttore sta
mantenendo gli impegni, alcuni
problemi cominciano a insorgere
a partire dalla viabilità
interna e da quella di transito
che è di crescente intensità
(quanti credevano all’angolino
tranquillo senza rumore e senza
inquinamento?).
Ma a
dare un’ulteriore mano, e in
anteprima assoluta, ci pensa
l’Amministrazione comunale,
facendo sparire quei servizi sui
quali (forse) contavano diverse
persone che hanno comperato un
appartamento al Borgoverde.
Sì,
perché invece di prevedere
alcuni servizio in più per la
collettività, il comune li ha
sottratti. Infatti, il Consiglio
comunale del 28 ottobre u.s. ha
decretato un mutamento rispetto
agli accordi presi con il
costruttore nel 2004.
In
quel periodo, in cambio di una
quota parte degli oneri dovuti,
si pattuì fra le parti la
realizzazione di alcune opere
certamente utili per i
cittadini. Ad esempio un asilo
nido, ma anche due negozi da
adibire a uffici (comunali
decentrati? postali? per
associazioni? per comitati di
zona?). Tutto ancora da
definire, ma certamente a
vantaggio della comunità di
quartiere.
E poi?
Una palestra, anzi più
precisamente un “centro ginnico
sportivo” di 600 mq. attrezzato
e in mezzo al verde. Magari non
sarebbe stata proprio a uso
esclusivo degli abitanti del
Borgoverde, ma vista la carenza
cronica di impianti a Vimodrone,
avere un “centro” sotto casa non
sarebbe stata un’idea malvagia.
Comunque, e giustamente, fu
definito quattro anni fa un
luogo importante per i giovani,
ma più in generale per ogni
ordine d’età, al punto tale che
negli atti concordatari venne
menzionato come “d’interesse
pubblico”.
Ebbene
due di queste opere
(fortunatamente l’asilo nido e
un negozio - per ora - sono
rimasti) sono svanite nel nulla.
Meglio, sono spariti un’area
negozio di 120 mq. e i 600 mq.
del “centro ginnico sportivo”.
Perché? Semplice!
L’Amministrazione comunale,
Sindaco in testa, è alla ricerca
di soldi per tappare il buco del
“patto di stabilità” che non è
stato rispettato e a questo
punto, invece di offrire servizi
ai cittadini, vengono annullati
i precedenti impegni sotto la
pressante giustificazione della
“pronta cassa”.
Rimangono così beffati i
cittadini di Vimodrone e
doppiamente beffati quelli del
quartiere Borgoverde. Le citate
opere sono state cedute a prezzi
stracciati e le parole del
Sindaco in Consiglio comunale
sono state chiare: “Siamo
coscienti di aver fatto
valutazioni sottostimate, ma non
mantenere il “patto di
stabilità” ci procurerebbe danni
maggiori”.
Tanto
per rendere l’idea ai nostri
naviganti, la palestra di 600
mq. viene monetizzata in
450.000,00 euro, qualcosa come
750 euro al mq. e chi ha
comperato la propria abitazione
o un negozio al Borgoverde, può
comprendere molto bene cosa
voglia dire questo prezzo e
quantificare il danno che è
stato arrecato alla
collettività.
Prendiamo a prestito una frase
detta da un Consigliere
d’opposizione in fase di
dibattito: “Abitualmente a
Natale si fanno regali belli.
Oggi 28 ottobre, a Vimodrone, è
già Natale…”
Ma chi
ha votato una cosa del genere?
La sola maggioranza e neppure
tutta, perché qualcuno,
significatamene, non si è
presentato in Consiglio e
qualcun altro si è assentato
per tempo.
Noi
come laboratorio politico
un’altra città – Vimodrone,
attivi nell’esame dei
provvedimenti e nella denuncia
di fatti gravi come questo, ci
adopereremo per opporci e
informare i cittadini.
Tutti
possono sostenerci anche con una
semplice email
d’incoraggiamento.

LA MIRAZZANO
– COLOGN0
l’amore per una “tangenzialina”
durato trent’anni,
che nel 2010 entrerà in
esercizio a pieno ritmo
Quando
ti innamori di una persona o di
un’idea, vivi in uno stato di
grazia che ti mette le ali ai
piedi e non esiste in quel
momento una sola motivazione
razionale che ti possa in alcun
modo ricondurre nel mondo dei
terreni. Stiamo parlando di una
situazione che ognuno di noi ha
sicuramente nel proprio bagaglio
di esperienze personali.
Tuttavia, sappiamo come questa
fase è destinata a consumarsi in
un breve-medio periodo,
lasciando poi spazio alle
riflessioni e in molti casi a
ripensamenti che portano a
cocenti delusioni.
Non è
il caso della SP 160, la mitica
Mirazzano-Cologno di cui si sono
innamorate molte
Amministrazioni, una dopo
l’altra, dando origine a un
fenomeno pressoché unico nel suo
genere.
Stando
ai fatti di casa nostra,
Vimodrone, ne troviamo le prime
tracce nel programma elettorale
del Sindaco Sordi, giunta
socialista fine anni ’50 - primi
anni ’60. Per passare a qualcosa
di più concreto verso la fine
degli anni ’70 quando
l’Amministrazione locale,
congiuntamente alla Provincia,
si adoperò per individuarne il
tracciato sulle mappe. Fino ai
giorni nostri, dove la Giunta in
carica aspetta con trepidazione
il giorno dell’inaugurazione
come la panacea a tutti i mali
della circolazione cittadina.
Taglio del nastro previsto al
più tardi nei primi mesi del
2010.
Oltre
cinquant’anni d’amore sfrenato,
più o meno trenta di amore
operativo, 6-7 Giunte (abbiamo
perso il conto) di diversi
colori che hanno condiviso
l’amore per il progetto.
Saranno tutti matti? Certamente
no! Se il perseguimento
d’obbiettivo è stato di così
lunga durata, ci deve pur essere
un motivo. Si è trattato di
amore, quello vero, e per questo
non è stato lesinato lavoro di
urbanisti, ingegneri del
traffico, uffici tecnici,
sindaci, assessorati, politici e
altri ancora. Forse i matti
siamo noi che ci poniamo domande
su questa benedetta SP 160.
Il percorso della
Mirazzano-Cologno
A prima
impronta l’idea è quella di una
superstrada, di una
direttissima. Non è proprio
così.
Basta
consultare un atlante stradale
per rendersi conto che Mirazzano
è un quartiere della periferia
di Peschiera Borromeo, pressoché
disperso in campi più o meno
coltivati. La più importante via
di comunicazione è situata a
oltre 2 Km. ed è la Nuova
Paullese (SS 415)
Partendo da
qui, si prosegue lambendo S.
Bovio e Milano S. Felice (sempre
in mezzo a campi) fino alla mega
rotonda di Segrate che sta alle
spalle della Mondadori, per chi
è pratico. Si imbocca zigzagando
via Morandi e dopo aver superato
il noto “ponte degli
specchietti” si deve
attraversare Segrate con
inevitabili semafori, rotonde,
ecc. fino al raggiungimento
della Cassanese (SP 103).
Si svolta a
destra e dopo 20 mt. a sinistra,
con doppio semaforo (code a
go-go). Si prosegue per via Di
Vittorio e si raggiunge la SS 11
Padana Superiore, a lato del
centro commerciale Auchan, in
quel di Vimodrone. Si procede
verso sinistra e dopo 20 mt. a
destra (anche qui doppio
semaforo e code a stra go-go).
Nei pressi della fermata MM C.na
Burrona, inizia il nuovo e unico
tratto di strada realizzato su
tutto il percorso: un ponte che
permette di superare la linea MM
e il Naviglio della Martesana,
con strada che fiancheggia poi
la cava Giaggiolo e raggiunge la
via Carducci, all’estremo sud di
Cologno Monzese.
Perché la denominazione
Mirazzano-Cologno?
Stabilito che Mirazzano non è
uno snodo nevralgico di
smistamento, ma un terminale in
mezzo ai campi. Stabilito che in
questi ultimi 30 anni, nulla è
cambiato nelle sedi stradali
sopra descritte se non
l’aggiunta di qualche rotonda e
il solo allargamento del “ponte
degli specchietti” di mt. 1,20
(e ancora se due camion si
incrociano in quel punto sono
seri dolori). Stabilito pure che
questa strada
non è
una direttissima. Stabilito
infine che la sola novità di
percorso riguarda il territorio
di Vimodrone (ponte e tratto di
raccordo fra Giaggiolo e
Cologno).
Perché da
oltre 30 anni, si è voluto
insistere nella denominazione
Mirazzano-Cologno? Siamo
convinti che ai comuni di
Segrate e Peschiera “nun glie
po’ fregà de meno” di questo
progetto.
Tuttalpiù
si potrebbe denominarla
“tangenzialina” di Vimodrone
(tangenziale sarebbe improprio).
Nello specifico della
“tangenzialina”
L’intento nostro, non è tuttavia
quello di declassare “l’impresa”
da pomposa opera a opera
minimalista (si tratta di circa
1,5 Km.), ma di capire se 30
anni d’amore hanno un vero
perché!
Fra due
anni ci ritroveremo qui a
commentare gli esiti del
traffico. Le incognite non
mancano.
Cosa
succederà ad esempio
sull’incrocio con doppio
semaforo sulla Padana? E ancora,
la bretella di raccordo con via
Pascoli, svuoterà o riempirà le
vie centrali di Vimodrone?
Sappiamo bene come ci siano
stati fior di studi in
proposito. Sappiamo altrettanto
bene che ci sono stati studi
anche per la diga del Vajont che
hanno portato a conseguenze
catastrofiche.
Certe
sono le questioni che poniamo
sul tavolo della discussione:
1.
Dalla
primordiale idea di progetto
sono passati tantissimi anni e
ci chiediamo se esso non sia
proseguito più per forza
d’inerzia che non per vera
necessità. Il tutto rallentato
da procedure burocratiche,
imprevisti, lentezze congenite;
2.
Sul
quartiere Giaggiolo, dopo averlo
martoriato con cambi di Piano
Regolatore, si pone una pietra
tombale quando la
“tangenzialina” entrerà in
esercizio;
3.
Pure
si consideri che il territorio
del Giaggiolo è protetto dalla
Legge Regionale a difesa dei
Navigli e (in teoria) dalla
tutela del Parco delle Cave,
concordato poco meno di due anni
fa tra cinque comuni confinanti,
Vimodrone compreso;
4.
Il
ponte sovrastante il Naviglio
della Martesana, già realizzato,
è quanto di più brutto e
inadeguato si potesse costruire
in zona protetta;
5.
Gli abitanti della zona
sono contenti di apprendere che
la barriera antirumore sarà
costituita da verde, nelle
speranza che la scelta non cada
su alberi a foglie caduche… Al
di là di ogni battuta, il verde
è visivamente gradevole ma del
tutto inadeguato per la
protezione del rumore. Alcune
case sono a pochi metri dalla “tangenzialina”.
Tralasciamo
le questioni che riguardano il
tratto già eseguito. Basta
recarsi in loco per riscontrare
ad esempio una totale mancanza
di marciapiedi e che se una
macchina dovesse guastarsi sul
lungo tratto di ponte, sarebbero
seri guai per l’automobilista.
Mah!
Staremo proprio a vedere!
Certamente le incognite sono
molte e forse sarebbe opportuna
una maggiore cautela da parte di
Sindaco & Compagnia quando
parlano con toni enfatici della
Mirazzano-Cologno. Per il
momento gli consentiamo solo una
fiammante fascia tricolore al
taglio del nastro con l’ausilio
di una bella banda che dovrà
prendere in affitto dal momento
che a Vimodrone non c’è. Trent’anni
d’amore lo meritano.
Poi ne
riparleremo.

comunicazioni ricevute e varie
PARCO O PARCHEGGIO?
A
settembre sono cominciati alcuni
lavori per la realizzazione di
box sotterranei, presso l’area
che fu del Circolo Due Ponti, in
via San Grato.
Non ci
sarebbe nulla di strano,
soprattutto in un paese come il
nostro, ad altissima densità di
automobili, e dove ogni
proprietario di terreno,
adducendo come motivo la povertà
che bussa alla sua porta, decide
di “sfruttare” il più possibile
il proprio pezzo di terra,
magari anche esagerando e
successivamente condonando.
Ma il
punto non è questo. L’area di
cui parliamo era il giardino del
Circolo Due Ponti, e in ragione
della sua particolarità era
stato inserito nel Parco Locale
di Interesse Sovracomunale “Est
delle Cave”, a seguito di un
accordo tra la provincia di
Milano e i 5 comuni interessati,
tra cui Vimodrone.
Persino il Piano dei Servizi,
strumento urbanistico approvato
dal Comune già qualche anno fa,
prevedeva la destinazione a
parco pubblico dell’area.
Insomma c’era una contraddizione
che sollevammo con una lettera a
metà settembre, già pubblicata
sul sito. Ora è arrivata la
risposta da parte del Settore
tecnico che riportiamo di
seguito:
COMUNE
DI VIMODRONE -SETTORE
TECNICOU.O.-Ufficio di Piano
‑ PGT Tel. 0225077208 ‑
E‑mail
urbanistica@comune.vimodrone.milano.it
Vimodrone, li 13 ottobre '08
-Prot. n. 20739 / 2008 -
Spett.le UN'ALTRA CITTA'‑
VIMODRONE
Rif
Prot. n. 17536 del 15/09/2008
Oggetto: autorimessa interrata
Via San Grato.
Con
riferimento all'argomento in
oggetto e ad evasione della Vs.
nota pervenuta in data 15
settembre 2008, registrata
all'ufficio protocollo con il n.
17536, si conferma che è stata
depositata presso il settore
tecnico denuncia di inizio
dell'attività per la
realizzazione di una autorimessa
interrata e sistemazione arca
verde in Via San Grato (DIA n.
13/2008) in data 14 febbraio
2008. L'intervento edilizio che
prevede la realizzazione di n.
14 box interrati oltre alle
sistemazioni superficiali, ha
ottenuto in data 24 gennaio 2008
l'autorizzazione paesaggistica
ai sensi degli articoli 146 e
159 del decreto legislativo 22
gennaio 2004, n. 42, in quanto
l'area è soggetta a vincolo
ambientale‑paesistico.
La
legge regionale per il governo
del territorio (L.R. n. 12/2005)
sancisce che i parcheggi
costituiscono opere di
urbanizzazione e sono
realizzabili anche al di sotto
delle aree destinate ad
attrezzature pubbliche e di
interesse pubblico o generale
come quelle in questione. La
stessa norma chiarisce che tali
interventi non possono
contrastare con le previsioni
del piano urbano del traffico e
con le misure poste a tutela dei
corpi idrici, con l'uso delle
superfici soprastanti
comportando necessità di deroga
solo in presenza di specifiche
previsioni urbanistiche della
parte di sottosuolo interessata
dall'intervento.
Il
protocollo d'intesa sottoscritto
per la costituzione del PLIS
"Est delle cave" non sancisce
indistintamente un vincolo di,
inedificabilità, bensì consente
di individuare nel perimetro del
parco aree per attrezzature
pubbliche e di interesse
generale nonché le edificazioni
connesse ad attrezzature ad uso
e di interesse pubblico.
Quanto
sopra premesso, risulta evidente
che l'intervento proposto non
poteva essere negato e che sono
state operate tutte le verifiche
tecniche, anche dal punto di
vista paesaggistico per ridurre
al minimo l'impatto dell'opera
sull'ambiente circostante.
L'occasione è gradita per
porgere cordiali saluti.
IL
RESPONSABILE DEL SETTORE TECNICO
Arch. Carlo Tenconi
L’ASSESSORE
ALL’URBANISTICA
Giovanni Passera
Provando a tradurre la lettera
il senso che emerge è: non
potevamo bloccare le opere
perché non ci sono vincoli
sufficienti.
Ma
sorge quindi spontanea una
domanda: perché se da anni è
previsto che l’area sia un parco
pubblico, non si è provveduto
tramite variante a stabilire dei
vincoli più precisi?
Purtroppo la risposta la
sappiamo già. Gli oneri di
urbanizzazione fanno gola,
soprattutto in questa fase di
dissesto economico del Comune
(ma non eravamo pieni di soldi?)
e avere dei parchi è una roba da
ricchi.
Ma
proviamo a guardare le cose da
un altro lato. Perdiamo ancora
del terreno, che viene
urbanizzato, impermeabilizzato,
cementificato. In altre parole
reso sterile. In cambio di pochi
vantaggi pubblici, cioè quattro
soldi che non basteranno a
tappare il buco, e tanti
vantaggi privati, forse per
qualche amico.
D’altra parte la politica
vimodronese (e non solo)
funzione esclusivamente sulle
amicizie, altrimenti sarebbe
difficile spiegarsi sia la
composizione del Consiglio
Comunale, sia determinate scelte
sul territorio, frutto di una
logica di spartizione.
EMAIL
RICEVUTA IL 14 OTTOBRE 2008
Ho
letto tutto attentamente e
soprattutto le dichiarazione di
Maurizio Brambilla (coordinatore
del comitato delle cooperative
per il riscatto del terreno).
Tutto
chiaro e ben scritto; salvo due
punti che mi sembrano importanti
e che ritengo siano da
precisare:
-
le
famiglie interessate sono 700 e
non 400 come indicato a commento
delle dichiarazioni dell'Amico Brambilla.
-
- La
cifra che il comune di Vimodrone
pensava di introitare è di ben 7
milioni di euro e non 400.000
mila come indicato, settemilioni
che con gli "sconti" deliberati
il 15.7.2008 scendono a circa
5.500.000 milioni di euro.
Scusate la precisazione e
complimenti per il Vostro Link.
Cari
saluti Giuliano Motti
NOSTRA NOTA
Ci
scusi se la risposta non è stata
prontissima ma il sito non viene
aggiornato in continuo.
Ovviamente le risponderà (se lo
riterrà) il Sig. Brambilla.
L’unica informazione che
possiamo dare è che
l’Amministrazione Comunale, dopo
le contestazioni, gli incontri e
l’accoglimento molto parziale
delle richieste, ha
ridimensionato la previsione di
entrata a breve, segno a nostro
giudizio che si è resa conto che
permangono forti contrarietà,
come poi ha dimostrato
l’assemblea. Sinceramente ci
auguriamo che la porta del
Sindaco rimanga aperta e che
queste 700 famiglie possano
trovare una soluzione: pagare
una cifra “giusta”, in linea
cioè con i valori stabiliti nei
comuni confinanti con Vimodrone

FOTO
OMESSA
SINDACO BUGIARDO?
Assolutamente no! Infatti sulla
vicenda ENI il Sindaco Dario
Veneroni non ha detto una sola
bugia. Ha però preferito
adottare la linea dell’omissione
su fatti e avvenimenti che
coinvolgono lui e la sua
Amministrazione. Questo sì!
Quali verità a detto?
-
Che il
problema ENI lo ha ereditato
dalle passate Amministrazioni;
-
Che
l’ex Sindaco leghista Galluzzo
(che aveva a sua volta ereditato
l’affaire ENI), ha revocato
l’avvocato proprio quando la
causa andava in sentenza e il
comune ha subìto una condanna in
contumacia.*
Per
correttezza d’informazione
dobbiamo riconoscere che questa
Amministrazione è vittima di
cattive conduzioni del passato,
che dopo circa trent’anni,
stanno esplodendo proprio ora.
Certo, si sarebbero potuti
affrontare e risolvere con largo
anticipo tutti i problemi, ma i
Sindaci che si sono succeduti
hanno giocato al rinvio per
buttare sulle spalle di altri i
problemi. E non solo per quelli
riferiti all’ENI. Ad esempio,
leggerezze gestionali e
incapacità sono stati
determinanti nel caso Aliprandi
(terreno espropriato a un
soggetto dichiarato incapace e
mai pagato) e nel caso del
costruttore Doronzo (campi da
tennis fantasma e conseguente
mancato passaggio dei beni al
comune)…
Dobbiamo però rilevare che
questa Amministrazione non è da
meno nel farci intravedere un
futuro di bancarotta per le
casse comunali, prefigurandoci
situazioni da commissariamento e
tempi bui per i Sindaci a venire
e per le nuove generazioni. Ma
non è questo il tema che stiamo
affrontando oggi.
*
Interessante è la lettura
dell’ultimo articolo apparso su
IL PUNTO, periodico ancora
reperibile, dove Galluzzo
sostiene la propria verità sulla
vicenda ENI. Non si tratta di
contrapposizione politica, ma di
due verità sostanzialmente
differenti. Lungi da noi
difendere l’indifendibile
Galluzzo e pure sostenere
l’insostenibile Veneroni. Di
fatto, i due “eroi” hanno tenuto
(ad oggi) fra le mani per 15
anni le redini del comando sulla
vicenda ENI. Con risultati
disastrosi.
Quali le omissioni di Veneroni?
-
Che l’ex Sindaco leghista
Galluzzo, conscio del
problema che si stava
abbattendo sul comune, ha
attivato un mutuo e lo ha
lasciato accantonato per
poter pagare il debito ENI.
Unica possibilità per non
arrivare al tracollo
comunale distribuendone
l’onere in un ventennio.
Ma
dove è finito questo mutuo?
E’ stato speso in gran
parte da Veneroni & C. con
operazioni di
ricontrattazione e di
accensione di nuovi mutui.
Tanto che oggi siamo
talmente subissati dai ratei
da pagare che ci è preclusa
la possibilità di farne
altri.
-
Che il Sindaco Galluzzo, a
fine mandato, ha lasciato in
eredità un avanzo di
amministrazione, finalizzato
proprio all’integrazione del
mutuo ENI e per permettere
di saldare così il debito
dell’epoca,
indipendentemente dagli
esiti dalle vicende
giudiziarie in corso.
-
Che Veneroni, in prima
persona, e come primo atto
della sua amministrazione,
ha permesso agli artigiani
dell’area PIP (quella
dell’esproprio ENI per
intenderci) di passare da
“diritto di superficie” a
“diritto di proprietà”
pagandone la differenza.
Un’operazione questa che ha
visto l’adesione di tutti
gli artigiani meno uno e che
a fatto gonfiare le casse
comunali con ulteriori
milioni di euro per far
fronte al debito.
-
Da quanto detto si può fare
quattro conti: il comune
disponeva, mutuo compreso,
di qualcosa come 15 milioni
di euro. Quindi una cifra
ben superiore alle peggiori
ipotesi di condanna. Ora
invece, il Sindaco comunica
ai cittadini che sono
disponibili solo
5.681.035,00 euro! Mancano
all’appello 9 milioni di
euro! Dove sono finiti?
Spesi,
spesi e spesi, nella convinzione
(azzeccata) che opere di
facciata avrebbero portato voti
per il secondo mandato
elettorale. Mentre un
risanamento profondo, rimane
visibile ai pochi addetti che si
dedicano a noiose scartoffie…!
Ma non è tutto!
-
Subito dopo aver incassato
oltre 5 miliardi dagli
artigiani, si è verificata
una di quelle situazioni a
dir poco favorevoli. E’
pervenuta al comune di
Vimodrone una lettera nella
quale l’ENI proponeva una
transazione “amichevole”.
Per chiudere la partita
sarebbero bastati
3.792.398,00 euro. Un
affare, se si considera che
già il comune aveva perso in
primo grado e che la cifra
da pagare, nel caso di
condanna, sarebbe stata di
circa il triplo. Avvocato di
parte comunale e Sindaco,
durante una seduta di
Consiglio, ci hanno spiegato
che non era opportuno
transare in quel momento,
perché di lì a poco sarebbe
stata emessa dal Tribunale
la sentenza di secondo
grado. Pertanto, nel caso di
sentenza favorevole, si
sarebbe creato non solo un
danno per le casse comunali,
ma pure avrebbero corso dei
rischi di rivalsa personale
anche Veneroni&C. Questo il
motivo che ha indotto il
Sindaco a non accettare la
proposta dell’ENI!*
Possiamo anche capire questa
scelta pur non
condividendola. Però, vista
la rilevanza delle cifre in
ballo, è stato un errore
grave e imperdonabile aver
assunto una decisione di
vertice, da ducetto del
quartierino. A nostro
giudizio, la questione
doveva essere presentata e
dibattuta in Consiglio
Comunale dove sono presenti
tutte le forze politiche e
quindi la rappresentanza di
tutta la popolazione.
*
Per la cronaca, anche la
sentenza di secondo grado è
stata sfavorevole per il nostro
Ente. In ogni caso, vale anche
qui la pena di mettere a
confronto la versione di
Veneroni e le dichiarazioni
rilasciate al periodico IL PUNTO
dall’ex Sindaco Galluzzo:
“Peccato che l’Amministrazione
Veneroni (in toto con Giunta,
segretario/direttore generale e
nuovi legali) non avesse nessuno
in grado di ricordare e tradurre
‘SOLVE ET REPETE!’ (prima paga e
poi chiedi la restituzione)…”
Insomma, Galluzzo paventa
l’ipotesi della restituzione del
“maltolto” nel caso il cui il
Comune avesse vinto la causa.
Sarebbe a questo punto
necessario un parere legale per
sbrogliare il contraddittorio.
La cosa certa è che
l’interpretazione di questo
delicato passaggio ha condotto a
un vicolo semi-cieco, confidando
sulle larghe spalle della
comunità.
Ma ora cosa si può fare?
Cosa
accade ora visto il Comune di
Vimodrone è stato condannato
anche in terzo grado di
giudizio? L’entità della cifra
sarà decisa a brevissimo dai
periti del Tribunale competente.
Dalle prime stime effettuate dal
nostro Sindaco l’esborso
dovrebbe aggirarsi attorno ai
12-14 milioni di euro
comprensivi del valore di
terreno, rivalutazione monetaria
e interessi. Una cifra da
capogiro!
Siamo
così giunti alla penultima
mossa, proporre cioè all’ENI
(questa volta è il nostro comune
a farsi promotore
dell’iniziativa) un’ulteriore
transazione a chiusura del
contenzioso. Importo previsto:
5.681.035,00 euro, in sostanza
quanto rimasto nello scarno
bilancio comunale.
Proprio in questi giorni
l’avvocato di parte comunale,
avrebbe dovuto incontrarsi con
l’ENI per formalizzare la
proposta, ma ha rifiutato
l’incarico. Quindi, la palla
passa al Sindaco che tratterà
personalmente la questione. Un
tentativo veramente “disperato”,
anche perché non sappiamo come
un funzionario dell’ENI possa
accettare di regalare soldi
della sua azienda.
E
l’ultima, ultimissima mossa,
quale sarà? L’ha indicata sempre
il Sindaco in Consiglio
comunale: tentare la riapertura
del processo per vizio di forma.
Cosa possibile? Difficile, ma
non da escludere con un buon
avvocato. Ci chiediamo tuttavia
a quali risultati possa
approdare questa iniziativa se
non quelli di protrarre nel
tempo la chiusura di questa
incredibile vicenda e procurare
ulteriori aggravi d’esborso e
oneri legali.
Per
sdrammatizzare con una battuta,
si potrebbe dire che manca
veramente poco per raggiungere
la soglia di 1.000,00 euro tondi
tondi di debito per ogni
abitante di Vimodrone (neonati e
anziani compresi!). Abbiate
fede, con questo ennesimo
ricorso ce la faremo.
Per
concludere e ritornare al titolo
d’apertura: SINDACO BUGIARDO?
Non sappiamo, decidete voi!

RENDUCONTO
DELLA SERATA PUBBLICA CON UNA
SERIE DI FOTO (OMESSE)
Sogno o son destri?
razzismo e neofascismo tengono
banco sulle prime pagine dei quotidiani italiani
Il 24 ottobre 2008 si è tenuta
in biblioteca comunale una
conferenza-dibattito sul tema
del razzismo e del neofascismo
in Italia dal titolo: Sogno o
son destri? Questi due temi,
sono portati quotidianamente
alla ribalta dalla carta
stampata e della televisione e,
per questo, a torto o a ragione,
molto sentiti dai cittadini.
Un’altra città,
che ha curato l’evento, ha
voluto affrontare questi
scottanti tematiche grazie al
contributo di tre oratori di
chiara fama:
Saverio Ferrari,
fondatore dell’Osservatorio
Democratico sulle nuove destre,
ha tracciato il punto sulla
situazione nazionale dei
movimenti di destra, spiegando
al folto pubblico le ideologie
ad essi attribuite, i loro
collegamenti (anche con
movimenti gemellati all’estero)
e le simbologie di riferimento.
Piero Maestri,
collaboratore della rivista
“Guerra e Pace” e Consigliere
per la Provincia di Milano, ha
esposto lo scenario del
“pericolo” Rom in Italia, con
particolare riferimento alle
problematiche dei campi nomadi.
Maestri, che ha gestito in prima
persona nel recente passato la
questione Rom, ha portato la sua
testimonianza diretta
permettendo una chiara
comprensione di questo tema.
Pap Khouma,
senegalese di nascita, cittadino
italiano (vive in Italia da
quasi 25 anni), è giornalista e
ha scritto libri di successo.
Salito alla ribalta della
notorietà quando alcuni anni fa
fu picchiato da due controllori
dell’ATM che gli avevano chiesto
il biglietto di viaggio (per
inciso, Khouma era titolare di
una tessera d’abbonamento).
Dopo aver tracciato nascita e
storia del razzismo in Europa e
in America, Khouma ha esposto
pensieri, sentimenti e
aspettative di suoi connazionali
e, più in generale, dei neri
d’Africa d’oggi, quando si
trovano costretti a immigrare in
terra straniera.
Ha coordinato la serata Enrico
Baroni di un’altra città.

Martedì 25 novembre ore
21
Sala Carlo Porta
si è svolta la serata su
Questione rom e
antisemitismo
RENDICONTO DELLA SERATA
CON SERIE DI FOTOGRAFIE
(OMESSE)

MATERIALE ARCHIVIATO IN DATA
31/03/2009
IL MANIFESTO
DELL’INTOLLERANZA
Ci
auguriamo che in molti abbiano
letto il manifesto firmatoVimodrone
sei Tu con il quale la
coalizione che governa Vimodrone
si scaglia contro gli avversari
politici, denunciando un
comportamento improntato sulla
disinformazione e sul
catastrofismo. L’indice è
puntato verso l’opposizione che
va spesso a braccetto con
un’altra città.
Questa
bella iniziativa promossa da
Vania Gardinazzi, segue a pochi
giorni da un Consiglio comunale
dove la coalizione di minoranza
Io amo Vimodrone ha avuto
uno dei suoi rari sprazzi di
vitalità e rispetto per il ruolo
che impone il fare opposizione.
Si
possono approvare o meno le
argomentazione e i rilievi fatti
dalle minoranze nell’aula
consigliare, ma l’esame e il
controllo gli atti, la lamentela
sulle risposte non date a fronte
di legittime richieste
d’informazioni, porre
interpellanze o mozioni in aula,
è esattamente quello che ci si
aspetta dall’opposizione. La
normalità.
Non è
invece normale che la
maggioranza reagisca con tanta
rabbia e intolleranza,
minacciando in Consiglio di far
passare norme regolamentari più
restrittive e ricorrendo a
manifesti.
La
questione è grave e va ben oltre
il metodo utilizzato o la
battaglia politica. Viene a
mancare la democrazia nel senso
più integro del termine.
I
cittadini, con il loro voto,
hanno sancito chi doveva
governare, ma anche chi doveva
svolgere la funzione di
opposizione. Ad ognuna di queste
parti deve essere garantito il
compito loro assegnato.
Per
quanto riguarda le accuse a noi
rivolte, pubblichiamo in altre
rubrica (testo del volantino di
un'altra cttà) la
risposta e soprattutto lanciamo
una sfida:
un’altra città si rende
disponibile a un confronto
pubblico
con Dario Veneroni o Vania
Gardinazzi
Si
accolga questa proposta
all’insegna della partecipazione
in modo che ogni cittadino
possano valutare dove sta di
casa la disinformazione e il
catastrofismo.
CARO VENERONI, PROPRIO NO!
Vimodrone sei Tu,
la coalizione del nostro amato
Sindaco, sempre pronta a
irritarsi contro ogni dissenso
democratico, è uscita con un
manifesto di denuncia del
comportamento dell’opposizione,
chiamando in causa pure
un’altra città, rea di
“andare a braccetto” con Io
amo Vimodrone e di
utilizzare la disinformazione e
il catastrofismo come unici
strumenti di battaglia politica
Un'altra città
non offre il braccio a nessuno.
Fa proposte politiche di merito
che talvolta trovano l’assenso
di tutti, talvolta della sola
opposizione. Non si schiera mai
a prescindere dai contenuti e
non adotta mai la logica del
tifo da curva o dei politicanti
pronti a dire tutto e il
contrario di tutto, secondo la
convenienza o la collocazione
politica del momento.
Un’altra città
dispone di una sola arma: la
capacità di valutazione politica
che non è tesa alla ricerca del
consenso di Vimodrone sei Tu
o di Io amo Vimodrone,
ma all’analisi e al merito delle
questioni legate alla buona
amministrazione della nostra
città.
Certo, la tutela del territorio,
la trasparenza amministrativa,
l’amianto, la difesa delle fasce
deboli (disabili e famiglie
indigenti), riduttori di flusso,
fino alle ultime vicende legate
alla mensa scolastica dei nostri
figli, stanno a dimostrare solo
fatti negativi.
Sindaco e Giunta, preferiscono
dedicarsi con passione al
consenso della speculazione
edilizia, alle varianti di Piano
Regolatore, alla ricerca della
“pronta cassa”: aumento degli
affitti delle case popolari,
Cooperative, Cassinella,
Borgoverde (ex Comparto), tutti
fatti che sono lì a dimostrare
delibere scriteriate. Solo in
questi ultimi mesi.
Basta con questa Giunta che non
vuole assumersi alcuna
responsabilità incolpando
l’opposizione o le
Amministrazioni precedenti! Da
sette anni sta gestendo
l’affaire ENI, e non sa in quale
modo uscirne. Veneroni&C
rischiano di essere il terminale
di una vicenda che porterà il
comune al dissesto. Altro che
“pater familias”!
Basta con l’arroganza da Podestà
che viene dimostrata a ogni piè
sospinto, anche all’interno
della maggioranza stessa! Che si
trovi un minimo di orgoglio per
mandare a casa questa Giunta,
che tutto fa, tranne che
contraddistinguersi per atti che
possano richiamarsi anche
lontanamente al centrosinistra.
Socialisti, Rifondazione
Comunista e Comunisti Italiani,
si assumano le loro
responsabilità ogni volta che
alzano la mano in nome di una
disciplina di coalizione che non
lo merita!
Un’altra città
è disposta a confrontarsi con
Veneroni in un dibattito
pubblico per dimostrare che
disinformazione e catastrofi
sono il pane quotidiano di
questa Giunta. Numeri e fatti
alla mano. Sarebbe un bel passo
verso quella “politica
partecipativa” tanto decantata e
mandata in soffitta dopo quattro
anni. I vimodronesi sarebbero
così in grado di capire.
Comparto Nord,
ovvero Borgoverde:
la stagione delle liquidazioni
°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°
L’argomento è fra quelli già
commentati da un’altra città,
ma vale la pena di riprenderlo
per chiarire i fatti e misfatti,
proprio in relazione a quanto
dichiarato dalla coalizione di
maggioranza Vimodrone sei Tu,
con tanto di affissione e
articoli sulla stampa locale:
sul banco degli imputati viene
posta un’altra città colpevole
di utilizzare disinformazione e
catastrofismo come unico
strumento di battaglia politica.
Sarà
pertanto utile esporre i fatti,
il richiamo agli obblighi di
legge e pochi commenti, affinché
sia il lettore a formarsi
un’opinione.
Per la
cessione (vendita/rinuncia)
delle proprietà comunali,
l’Amministrazione ha motivato
entrambe le Delibere di
Consiglio correlandole alle
imposizioni del “patto di
stabilità”. In particolare si fa
riferimento:
1 ai
muri della ex farmacia comunale
di via Quasimodo e terreno
annesso
2 al
“centro ginnico sportivo” di
600mq. al Borgoverde
3 al
negozio di 85 mq. al Borgoverde
Previsione complessiva di
entrata nelle casse comunali di
1.025.000,00 euro.
E’
fatto conclamato che i prezzi
correnti a Vimodrone siano
nell’ordine di 2,5/ 3 mila euro
al mq. per un appartamento e
mediamente dai 3 ai 4 mila euro
al mq. per un negozio. Così come
la legge del “patto di
stabilità” a cui si fa
riferimento, risale a due anni
fa e che piaccia oppure no, ha
la finalità di tutelare la
comunità e non certo quella di
danneggiarla.
Pertanto, non stiamo parlando di
un’improvvisata capitata fra
capo e collo negli ultimi due
mesi del 2008, cioè quando i
nostri Amministratori si sono
messi in corsa per “rimediare”
al buco in bilancio. Si
consideri pure che tale legge
riguarda il contesto più ampio
dell’Unione Europea, quando fu
decisa e adottata dai paesi
membri a salvaguardia del
bilancio statale e degli enti
locali (1999).
Si
impone a questo punto la domanda
se sia stata corretta o meno la
tempistica adottata
dall’Amministrazione. Bando e
gara organizzati solo qualche
mese prima, avrebbero permesso
un percorso agevole consentendo
di evitare una catastrofica
perdita come quella che si è
verificata (di seguito riportate
le parole dette dal Sindaco in
Consiglio comunale).
Altra
poi è la valutazione politica
della vicenda. Fatta di promesse
ai cittadini e di accordi
stipulati solo quattro anni fa e
non mantenuti.
Nel
testo del volantino che segue,
distribuito da un’altra città,
così come dalle email che
abbiamo ricevuto (ne
pubblichiamo solo tre fra le
tante) si comprende chiaramente
come sia vissuta tutta la
vicenda dai cittadini e come sia
considerata la coalizione
condotta dal Sindaco Veneroni.
In
questa sede vogliamo
approfondire solo alcuni aspetti
che rendono ancor più chiara la
situazione.
Per la
vendita della dei muri della ex
farmacia comunale
Certamente si trattava di sola
proprietà, senza alcun richiamo
alla gestione diretta da parte
de nostro Ente come avveniva in
passato. Tuttavia, veniva
garantito un ricavo annuo di
14/15 mila euro. Ricavo che
mancherà dalle casse comunali
per il futuro.
Sorvolando sui vari aspetti
dell’operazione (abbiamo detto
che vorremmo astenerci da
commenti) si giustifica la
vendita attribuendo la colpa al
“patto di stabilità” 2008, per
avvalersi immediatamente dopo
della legge 133/2008 che
consente l’alienazione di quei
beni non organici all’attività
comunale. Par condicio di legge
vorrebbe la citazione di
entrambe le leggi e non solo
quelle di “comodo”.
Ma se
tutto sommato aveva un senso
disfarsi dell’edificio della
farmacia, non si può dire la
stessa cosa per il “centro
ginnico sportivo” e per il
negozio del Borgoverde che la
stessa maggioranza aveva
definito di “pubblica utilità”.
Per la
vendita del negozio e “centro”
In
particolare per questa
scandalosa cessione di proprietà
che sono dell’intera comunità,
riportiamo un brano tratto dal
verbale del Consiglio comunale
del 28/10/2008. Sindaco Dario
Veneroni: “certo sarebbe
stato più oculato, più opportuno
valutare di prendere in carico
noi, (inteso come negozio e
“centro) portare a casa, fare
il bando, fare la gara ma i
tempi del 31 dicembre… Siamo
alla fine di ottobre, entro il
31 dicembre il patto di
stabilità và approvato” –
Sarebbe
stato più oculato, più
opportuno???
La citazione è più sul versante
del reo confesso che su quello
del dibattito consigliare! La
legge impone, nel caso di
vendita di beni, immobili
compresi, indire un bando di
gara in modo che più soggetti
possano offrirne un prezzo. E
non è stato fatto! Una corrente
gestione amministrativa deve
tener conto ogni giorno del
“patto di stabilità” e non
ridursi negli ultimi due mesi
dell’anno a rimediare in
extremis la mancanza di
liquidità come ammette
candidamente l’Assessore Maria
Rita Stabile. Si consideri il
doppio danno:
a) La
sottrazione di un servizio
pubblico che in molti cittadini
attendevano. I nuovi abitanti
del Borgoverde in particolare
b) la
svendita di un bene pubblico
ridotta a un solo terzo del suo
valore di mercato.Il tutto
condito da azioni illegali,
anche se il nostro Sindaco le
definisce poco opportune e
oculate.
Ora
spetta alla Corte dei Conti
intervenire, indagare e chiedere
conto almeno del danno erariale
subito dall’intera comunità.
L’aspetto politico lo terranno
presente i cittadini, a cui
pensiamo di rendere servizio
pubblicando i nomi di coloro che
hanno approvato le delibere:
Veneroni Dario, Favaro Monica,
Brescianini Antonio, Casati
Fabio, Stabile Maria Rita, Lo
Presti Giuseppe, Gornati
Vincenzo, Gardinazzi Vania,
Ferrari Antonio, Messineo Marco,
Bernini Renato.
BORGOVERDE:
cosa devono sapere gli abitanti del nuovo quartiere,
ma anche i cittadini di Vimodrone
Gli
abitanti del quartiere ex
Comparto Nord, ora Borgoverde,
avranno sicuramente pensato a
suo tempo a un angolo di
tranquillità, con un’adeguata
sistemazione viabilistica e
sperando in un attento occhio
dell’Amministrazione per
l’agevolazione di tutti i
servizi necessari alla nuova
comunità.
Senza
drammatizzazione alcuna si
cominciano a intravvedere i
primi segnali d’allarme sulla
viabilità interna e,
soprattutto, a ipotizzare cosa
sarà via Martesana quando
saranno ultimati tutti i palazzi
del complesso compresa la
seconda torre uffici.
Fin
qui, siamo nel campo delle
previsioni. E per i servizi? Qui
è certo, alcuni di questi il
comune li ha sottratti nel
Consiglio comunale del 28
ottobre 2008 con un brusco
cambio di rotta rispetto agli
accordi presi con il costruttore
nel 2004.
In
quel periodo, in cambio di quota
parte degli oneri dovuti, fu
pattuita la realizzazione di
alcune opere utili per i
cittadini: un asilo nido, due
negozi da adibire a uffici
(comunali decentrati? per
associazioni? altro?). Tutto
ancora da definire, ma
certamente a vantaggio della
comunità di quartiere. E poi? Un
“centro ginnico sportivo” di 600
mq. attrezzato e in mezzo al
verde. Magari non a uso
esclusivo degli abitanti del
Borgoverde, ma vista la carenza
cronica di impianti a Vimodrone,
avere un “centro” sotto casa non
sarebbe stata un’idea malvagia.
Quattro anni fa, fu definito un
luogo importante per tutti e per
i giovani in particolare, tanto
è vero che negli atti
concordatari venne definito
“d’interesse pubblico”.
Ebbene, due opere sono svanite
nel nulla: un’area negozio di 82
mq. e i 600 mq. del “centro
ginnico sportivo”. Perché?
Semplice! L’Amministrazione
comunale, Sindaco in testa, è
alla ricerca di soldi per
tappare il buco del Patto di
Stabilità e a questo punto,
sono annullati i precedenti
impegni sotto la pressante
esigenza di “pronta cassa”.
Addio servizi!
Rimangono così beffati i
cittadini di Vimodrone e
doppiamente beffato il quartiere
Borgoverde. Le citate opere sono
state vendute a prezzi
stracciati e le parole del
Sindaco in Consiglio comunale
sono state chiare: “Siamo
coscienti di aver fatto
valutazioni sottostimate, ma non
mantenere il Patto di
Stabilità ci procurerebbe
danni maggiori”.
Tanto
per rendere l’idea, la palestra
di 600 mq. è stata monetizzata
in 450.000,00 euro, qualcosa
come 750,00 euro al mq. e chi ha
comperato la propria abitazione
o un negozio al Borgoverde, può
quantificare il danno che è
stato arrecato alla
collettività.
Ma chi
ha votato una cosa del genere?
La sola maggioranza e neppure
tutta, perché qualcuno,
significatamene, non si è
presentato in Consiglio e
qualcun altro si è assentato
per tempo.
Noi come
laboratorio politico un’altra
città – Vimodrone, attivi
nell’esame dei provvedimenti e
nella denuncia di fatti gravi
come questo, ci adopereremo per
opporci e informare i
cittadini.Tutti possono
sostenerci anche con una
semplice email
d’incoraggiamento.
Cosa
dicono gli abitanti del
Borgoverde (ex Comparto Nord)
Fra le
molte email ricevute, ne abbiamo
selezionate tre che fanno
comprendere quale sia l’umore
degli abitanti del neo
quartiere. Sono in versione
integrale e godono pertanto il
beneficio di chi non è legato
strettamente alle vicende
politiche della nostra città.
Tuttavia indicative di uno stato
d’animo.
Oggetto:
Borgoverde: chi e cosa ha
comperato
Sono uno
dei tanti acquirenti di una
delle nuove case di Borgoverde
(io continuo a chiamarle “Case
sul Martesana”) e confermo
totalmente quanto scritto sul
vostro volantino. Quando abbiamo
deciso di acquistare casa, io e
mia moglie, abbiamo deciso di
abbandonare Milano, affascinati
dalla tranquillità, dal verde,
dagli spazi utilizzabili per le
attività sportive all’aperto e
dall’idea di vivere in un
piccolo centro dove l’uomo fosse
ancora al centro di ogni
attenzione e dove l’interesse
della comunità prevalesse su
ogni disputa ed interesse
politico-economico.
In realtà
nel corso di questi primi due
anni ci siamo dovuti in parte
ricredere, specie per l’ultimo
punto, in quanto oltre alla
nuova magia del Consiglio
Comunale, che per rimediare ai
propri errori gestionali si è
venduto, quanto da noi
indirettamente acquistato
(all’atto della vendita confermo
che ci era stato riferito
dell’accordo che prevedeva oltre
al nuovo collegamento viario, un
asilo, una palestra e la
localizzazione di alcuni uffici
pubblici – ufficio postale),
abbiamo avuto modo di constatare
come i nuovi insediamenti
abitativi, sono visti dal comune
solo come una fonte di danaro.
Solitamente
e senz’altro sarà accaduto anche
nel nostro caso, i costruttori
che ottengono una concessione
edilizia sono tenuti al
pagamento delle tasse di
urbanizzazione e
sub-urbanizzazione, ma nel
nostro caso a che cosa sono
serviti questi soldi se per
arrivare in paese, non abbiamo
neanche un marciapiede degno di
questo nome? Qualcuno ha mai
provato a fare il tragitto
spingendo una carrozzina?
Non voglio
entrare nell’ambito delle
polemiche politiche sulla
necessità di costruire un nuovo
Municipio (con una Piazza che
non è una piazza, perché è una
via di passaggio), sulla
sporcizia di ogni via e
parchetto, sulle innumerevoli
decisioni finalizzate solo a far
cassa, ma per quanto concerne
Borgoverde, mi piacerebbe che le
promesse venissero rispettate.
A tale
proposito mi domando se come
proprietari degli appartamenti
del nuovo complesso si possa
fare qualcosa per evitare lo
scippo ai nostri danni, ma anche
di tutta la collettività. Per
quanto concerne l’area destinata
a palestra all’aperto, forse si
potrebbe pensare di coinvolgere
la Provincia di Milano o anche
le associazioni sportive, che a
tutele degli interessi della
collettività, dovrebbero avere i
mezzi per trovare una soluzione.
Qualora ci fosse qualcosa che si
possa fare, vi prego di
informarmi, per poter dare il
mio piccolo contributo.Vi
ringrazio comunque per la vostra
attività e per l’informativa a
noi fornita, che ci serve per
conoscere tutti questi strani
giochetti e che ci fa sentire
parte di un paese che nonostante
il Sindaco se lo dimentichi,
abbiamo scelto come nostro.
Grazie e
buona giornata.
lettera
firmata
|
In
effetti non ero a
conoscenza di tali
"cessioni" o
cancellazioni di
progetti giá avviati o
comunque promessi alla
comunitá e di sicuro
usufruibili da tutti i
cittadini di Vimodrone,
sia "storici" che
neo-residenti del
quartiere Borgoverde.
Pensavo infatti si
trattasse di (ovvii)
ritardi dovuti a
mancanza di sponsor o di
compratori delle aree
sotto elencate, magari
da cedersi a prezzi
giudicati eccessivi o
poco allettanti.
Spero vivamente che il
Comune, la Giunta o chi
per essa si ravveda, al
fine di trasformare
Borgoverde in un
quartiere vivo e con
servizi utili per i suoi
abitanti, non in uno
pseudo-dormitorio
spacciato per zona
residenziale dalle
comoditá quasi
inesistenti.
Cordiali saluti e buon
lavoro
lettera firmata
|
|
Salve, sono un residente
del quartiere Borgoverde
e volevo ringraziarvi
per l'invio del
volantino informativo,
anche se a cose ormai
fatte, relativo alla
sparizione del centro
ginnico e alla cessione
del negozio. E' da tempo
che cerchiamo di avere
un interlocutore
informato, visto che le
infrastrutture utili per
i residenti languono,
personalmente ho inviato
e-mail a costruttore,
all'amministratore del
supercondominio (che mi
dicono già
dimissionario), per
avere conferme su
esecuzioni e
tempistiche, ma
purtroppo nessuna
risposta, solo voci
carpite a venditori o
addetti al
cantiere che ci
paventavano il rischio,
legandolo però
all'imminente
realizzazione del mega
centro sportivo con
piscina poco distante.
Ora, sempre le stesse
voci, mettono in dubbio
la realizzazione
dell'indispensabile
ponte di collegamento
con la metrò di Cologno,
la costruzione
dell'asilo e del ponte
sulla Martesana.
Per quanto riguarda la
viabilità ho provato,
ingenuamente, con due
e-mail distanziate di
sei mesi al Comune
suggerendo una
soluzione, con un
disegnino, poco
dispendiosa e
realizzabile
immediatamente, ma
cadute anch'esse nel
nulla.
Molti residenti sono più
che preoccupati per
questa incertezza e
comincia a serpeggiare
delusione e sfiducia
verso Comune e
costruttore però come
dicevo ci manca un
coordinatore di
riferimento che incanali
e organizzi la
contestazione.
Certo è che la
realizzazione di queste
infrastrutture ha
condizionato la scelta
nell'acquisto delle case
e penso saremo tutti
pronti a manifestare la
nostra protesta qualora
non venissero
realizzate.
Grazie per l'attenzione
e cordiali
saluti.
lettera
firmata
|
MATERIALE ARCHIVIATO IN DATA
31/03/2009
continua
|
Comunicato Stampa
|
|
Almeno 300 persone
(provenienti da
Lombardia, Piemonte,
Liguria, Emilia Romagna,
Veneto, Friuli, Toscana)
hanno affollato lo
scorso Sabato 24 Gennaio
il piccolo Comune di
Cassinetta di Lugagnano
(Milano), sede del primo
incontro/assemblea
nazionale di “Stop al
Consumo di Territorio”,
neonato Movimento
nazionale di opinione
per la difesa del
diritto al territorio
non! cementificato,
costringendo gli
organizzatori a
trasferire all’ultimo
minuto l’appuntamento
dalle contenute mura del
Municipio lombardo ad
una più ricettiva sala
congressuale adiacente.
E ad attrezzare una
diretta web in grado
di ampliare l’abbraccio
della “prima volta” al
maggior numero di quegli
oltre 3.000 cittadini
e cittadine che si
sono sin qui
riconosciuti nello
spirito del “manifesto
nazionale” proposto dal
Movimento spontaneo,
tanto da sottoscriverlo
e da considerarlo il
primo necessario passo
per un’azione congiunta
(territorio per
territorio, municipio
per municipio …) verso
una diversa gestione
delle risorse naturali e
sociali essenziali per
la nostra esistenza!
quotidiana.
Difficile sintetizzare
in un breve comunicato
l’ampiezza degli oltre
40 interventi che si
sono succeduti
nell’appassionata
assemblea, comunque
visibili nella
registrazione al
seguente link
http://domenicofiniguerra.wordpress.com
Che hanno messo in
evidenza quanto sia
ormai diffusa la
consapevolezza generale
sulla conclusione di
quella fase storica per
il nostro Paese che ha
riposto una parte
consistente dello
sviluppo economico nel
consumo di nuovi terreni
vergini e agricoli ed il
superamento
dell'equazione “maggior
consumo di territorio =
maggior sviluppo”,
affermando
l'alternativa: ovvero
che l'attuale patrimonio
edilizio esistente (se
adeguatamente gestito)
può soddisfare
ampiamente le esigenze
abitative e produttive
del Paese e contribuire
così alla maturazione di
una coscienza dei limiti
fisici del territorio
...
“Stop al Consumo di
Territorio” è un
Movimento di opinione
per la difesa del
diritto al territorio
non cementificato:
un percorso che si è
avviato nel mese di
Settembre dello scorso
anno per opera di un
gruppo di cittadini e
cittadine residenti in
quella sorta di
“macroregione”
piemontese che è la zona
delle colline vitate di
Roero-Langhe-Monferrato
(territorio che si è
recentemente candidato
al riconoscimento Unesco
quale “patrimonio
dell'umanità”) e che si
è quindi “naturalmente”
incontrato con
l’esperienza importante
in atto a Cassinetta
di Lugagnano, primo
Comune d'Italia ad
essersi dotato di un
piano regolatore a
"crescita zero". La
testimonianza concreta
del Sindaco del piccolo
Comune milanese,
Domenico Finiguerra,
ha offerto la spinta
necessaria a rendere
pubblica l’idea di dar
vita ad un Movimento di
opinione e passare,
quindi, dall’utopia alla
realtà possibile.
Poco prima del Natale
2008, il
“passaparola” spontaneo
della rete web ha
diffuso il testo della
bozza di “manifesto
ideologico” e
generato l’avvio
automatico di una
campagna nazionale, nata
davvero sotto i migliori
auspici, come dimostra
la partecipazione
calorosa all’assemblea
del 24 gennaio.
In poche settimane alla
Campagna nazionale
hanno aderito oltre
3.400 persone
attraverso il gruppo
e la causa aperte su
Facebook, oltre
1.400 persone
attraverso l’adesione
on line sul sito
della campagna e
oltre 100 tra
Associazioni, Comitati,
Gruppi organizzati.
Tra essi, Urbanisti,
Architetti, Giornalisti
e Divulgatori
scientifici,
Amministratori pubblici,
Ambientalisti, semplici
cittadini …
Ed è solo l’inizio. Il 7
e il 14 Febbraio,
infatti, si terranno le
prime due assemblee
pubbliche a livello
territoriale: ad Asti e
ad Alba (Cuneo); due
incontri che
consentiranno di calare
sul piano locale la
portata del messaggio
contenuto nel manifesto
nazionale del Movimento
ed iniziare a definire i
passi concreti, le buone
“azioni” per scuotere
l’opinione pubblica e
sollecitare il
“coraggio” di Sindaci,
Giunte e Consigli
comunali che vogliano
imitare Domenico
Finiguerra e
l’amministrazione di
Cassinetta di Lugagnano
nel rivedere il proprio
piano regolatore secondo
la progressiva
prospettiva della
“crescita zero”.
Nell’assemblea del 24
Gennaio proprio questo è
stato il punto
nevralgico iniziale da
cui si è scelto di
partire per sviluppare
l’intero percorso del
Movimento di opinione:
sollevare la
richiesta ufficiale dei
cittadini ai loro
amministratori - a
livello di ciascun
Comune italiano –
affinché si
sospendano i piani
regolatori, le
lottizzazioni in corso,
le varianti in
discussione ecc. e
si provveda ad
una necessaria e non più
rinviabile opera di
censimento del
patrimonio edilizio
esistente e sulla
base di quei dati
(misurati in termini di
metri cubi
cementificati, di
abitazioni vuote e di
capannoni abbandonati
ovvero non occupati
da attività),
riconsiderare ogni tipo
di pianificazione
futura.
Intanto, singoli
cittadini e gruppi
iniziano ad organizzarsi
in ogni area del nostro
“Bel Paese” e la cultura
del Territorio diventa
il nuovo metro per
misurare il nostro
futuro …
Per maggiori
informazioni:
www.stopalconsumoditerritorio.it
Domenico Finiguerra,
Cassinetta di Lugagnano
(Milano), 3384305130
domenico.finiguerra@gmail.com
Alessandro Mortarino,
Coazzolo (Asti),
0141/870191 – 3337053420
alessandro.mortarino@libero.it
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COMPOSTI, PER FAVORE!
Non è il caso del Comune
di Vimodrone, ma ci
auguriamo che questo
semplice articolo, e
l’arrivo del consorzio
CEM, per la gestione dei
rifiuti, possano essere
di stimolo
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Una delle possibilità
per contribuire a
ridurre la quantità di
rifiuti che produciamo
è quella di avviare il
compostaggio domestico.
La scelta più semplice
per chi ha un piccolo
orto o un giardino e
che, con qualche piccola
cura e attenzione, può
portare ad avere dopo
qualche mese,
dell’ottimo terriccio
per nutrire le vostre
piante.
“Ognuno deve essere lo
spazzino di se stesso”.
Così Gandhi esortava il
suo popolo, non
immaginando che il tema
dei rifiuti, tabù
sociale di numerose
culture, sarebbe
riaffiorato
prepotentemente nel 21°
secolo sotto forma di
emergenza
ambientale. Né
poteva prevedere che la
sua idea di
autosmaltimento sarebbe
diventata una strategia
importante da perseguire
oggi, per scongiurare
domani, oltre al degrado
ambientale, anche quello
morale e civile che la
mancata gestione dei
rifiuti provoca.
La via indicata
dall’Unione Europea per
la corretta gestione del
ciclo dei rifiuti
prescrive 5 R:
Riduzione, Riciclaggio,
Riuso, Raccolta
differenziata, Recupero
di energia. “La
R più disattesa è senza
dubbio la prima – dice
Laura Brambilla
responsabile rifiuti
dell’Ecosportello di
Legambiente. Ed è
proprio sulla Riduzione
che quest’anno
l’associazione
ambientalista ha deciso
di concentrare i propri
sforzi. I dati infatti
non sono confortanti. La
quantità di rifiuti che
produciamo in Italia,
cresce di anno in
anno e lo fa con
ritmi superiori rispetto
a quelli della
produzione. Infatti, dal
2003 al 2006 mentre il
Pil cresceva del 3,2% la
produzione di rifiuti
superava
abbondantemente l’8%.
In Europa le previsioni
non sono migliori: + 25%
entro il 2020 stando a
proiezioni dell’Agenzia
europea dell’Ambiente.
Da dove partire? Guido
Viale che di questo tema
si occupa da almeno tre
lustri, non ha dubbi:
“andrebbe organizzata in
via prioritaria ovunque
la raccolta
differenziata dei
rifiuti organici, prima
ancora di promuovere la
separazione di qualsiasi
altra
frazione”. Per
tante ragioni:
Primo:
la frazione organica è
la più significativa in
termini quantitativi;
Secondo:
è quella più
problematica in quanto
soggetta a rapidi
processi di degrado e
putrescenza con
conseguente emissione di
cattivi odori e pericoli
di epidemie;
Terzo:
il suo corretto
smaltimento fa bene al
clima in quanto limita
la produzione di metano
(micidiale gas serra)
che si crea ammassando
l’umido in discarica;
Infine:
fa bene anche al
portafoglio vista la
riduzione tariffaria che
le imprese di
smaltimento e le
amministrazioni locali
sono tenute a
riconoscere a chi fa la
raccolta differenziata
dell’organico o avvia il
compostaggio domestico.
Tra le attività volte
alla riduzione dei
rifiuti, il compostaggio
domestico merita la
massima attenzione. Con
il compostaggio è
possibile riconsegnare
la sostanza organica
alla terra. Questa
pratica, per affermarsi
deve poter contare sulla
partecipazione attiva
dei cittadini, i quali
come moderni spazzini di
se stessi, si
preoccupano di
autosmaltire i rifiuti
biodegradabili che
producono.
Dice Laura Brambilla:
“Il compostaggio
consiste di fatto nel
riappropriarsi di una
pratica dell’Italia
contadina, dove era
abitudine diffusa
utilizzare una buca nel
terreno per interrare
gli scarti di cucina
e altro materiale
biodegradabile”. Oggi,
recuperare questa sana
tradizione può avere
molti vantaggi, anche
rispetto alla raccolta
differenziata, in quanto
riduce i costi derivanti
dalla quantità di
rifiuti che facciamo
circolare e che comunque
è necessario
smaltire. Per avviare
il compostaggio
domestico occorre un
giardino, un orto o
anche un balcone se
siete bravi e vi
preoccupate di spiegare
ai vostri vicini che non
state buttando
l’immondizia sotto il
loro naso, ma che al
contrario vi state
preoccupando di
autosmaltire i rifiuti
organici per ricavarne
terriccio utile a
rinvasare fiori o
migliorare la struttura
del terreno. Se avete un
giardino di grandi
dimensioni o addirittura
un orto, potete
utilizzare la tecnica
più semplice ed
economica: la buca, il
cumulo o un recinto in
legno o con rete
metallica. Altrimenti
esistono le compostiere,
prevalentemente
realizzate in materiale
plastico riciclato. Si
tratta della soluzione
più adatta a chi vive in
città: è igienica,
apprezzabile
esteticamente e protegge
dal contatto con animali
domestici e
bambini. Il segreto
per fare un buon compost
consiste nel bilanciare
sapientemente la
quantità di acqua,
ossigeno, azoto e
carbonio presente nel
materiale che abbiamo
inserito nella
compostiera. Ecco che
accanto agli avanzi di
cucina, come scarti di
frutta e verdura, vanno
aggiunti anche fondi di
caffè, sfalci d’erba e
materiale più secco e
ricco di carbonio come
rametti, foglie secche o
cartone ridotto a
piccoli pezzi (quello
delle uova va benissimo,
così come il rotolo
della carta igienica
finita).
Il materiale deve
mantenere una certa
umidità, ma non troppa
altrimenti c’è il
rischio di cattivi odori
e poi va rimescolato di
tanto in tanto per
garantire una certa
porosità della massa. Ma
i vostri alleati veri
sono i lombrichi (niente
paura non amano
allontanarsi dalla
compostiera!).
Procurateveli e
alimentateli in modo
“bilanciato”. Dopo 6
mesi, o anche un anno se
usate la compostiera e
volete un compost
maturo, avrete il vostro
terriccio che potrete
usare con parsimonia per
nutrire le vostre piante
e fare invidia al vostro
vicino. E se non è
ancora convinto?
Citategli il Fabrizio De
Andrè di Via del Campo:
“dai diamanti non nasce
niente dal letame
nascono i fiori” o
ditegli che state solo
imitando la natura. La
natura che ha “saperi”
più antichi della nostra
presunzione di esseri
più evoluti del pianeta.
A chi deve rivolgersi il
cittadino che intende
avviare il compostaggio
domestico e ottenere la
riduzione della
tassa/tariffa dei
rifiuti? Non esiste una
risposta univoca vista
la miriade di
regolamenti e procedure
fissate a livello
locale. In ogni caso
conviene partire dal
proprio Comune o Gestore
della raccolta dei
rifiuti e verificare se
esiste un regolamento
che indica i termini
esatti della riduzione.
Questa può oscillare tra
il 10 e il 30% per tutti
quei cittadini che
praticano
l’autosmaltimento della
frazione organica.
Le Amministrazioni
comunali possono
applicare da subito la
riduzione della tassa
rifiuti, ai sensi
dall’art 67 del D. Lgs
507/93 e in virtù di
quanto disposto nel D.
Lgs 22/97 (meglio
conosciuto come decreto
Ronchi) che al punto 10
dell’articolo 49 recita:
“Nella modulazione della
tariffa sono assicurate
agevolazioni per le
utenze domestiche e per
la raccolta
differenziata delle
frazioni umide e delle
altre frazioni”. Le
buone intenzioni del
cittadino si possono
pertanto perseguire
rivendicando il diritto
alla riduzione, ma anche
impegnandosi a praticare
il compostaggio
domestico in modo
continuativo e
acconsentendo di
sottoporsi a eventuali
ispezioni. In ogni caso
non partite prevenuti.
Potreste, con piacevole
sorpresa, apprendere che
il vostro comune è tra
quei circa 1.200, che
hanno già recepito il
decreto Ronchi e che
magari possono anche
darvi in comodato
gratuito una
compostiera.
(articolo tratto da
“Consumatori” ottobre
2008)
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Inceneritori: termovalorizzatori
o cancrovalorizzatori ?
di G. Battaglia
I
comitati si mobilitano per la
riduzione e la raccolta
differenziata di tutti i
rifiuti e contro la politica
degli inceneritori, “fabbriche
di veleni e di nanopolveri che
possono alterare
il DNA”.
La
stragrande maggioranza della
classe politica italiana, di
tutti gli schieramenti, dimostra
di non possedere adeguata
conoscenza e responsabile
coscienza di quanto strategica e
decisiva sia la politica dei
rifiuti: sul piano della salute
e della sostenibilità
ambientale, della produzione e
del consumo in modo sano e
sobrio e pulito. La drammaticità
della questione dei rifiuti non
è limitata all’area napoletana e
campana: è nazionale.
Puntare
prioritariamente
sull’incenerimento e sulle
discariche da parte di tutti i
governi che si sono succeduti
negli ultimi venti anni,
significa rimanere fermi al
vecchio disastroso modo di
produrre; significa aumentare
l’inquinamento e peggiorare le
condizioni climatiche ed
ambientali; significa
precludersi la strada verso
l’innovazione tecnologica e lo
sviluppo delle energie
alternative rinnovabili e
pulite. Significa distruzione e
malattie.
Il
nome giusto e appropriato è
inceneritore: l’impianto che
brucia i rifiuti; e non esiste e
non potrà esistere una macchina
che bruci in maniera innocua e
pulita: “Nulla si distrugge…!”
Cinica
mistificazione: l’inceneritore
diventa termovalorizzatore.
E’ falso: non valorizza
energia e quella poca che
produce non riduce fumi e fanghi
velenosi che vanno in discarica,
non riduce i 270 tipi di
inquinanti che emette, in
particolare le micropolveri PM10
e PM2,5.
Si
tratta di un falso ideologico
che è doveroso denunciare per
giustificare i 53 miliardi di
euro all’anno che i gestori
degli inceneritori incassano in
Italia tramite il 7% in più
sulla nostra bolletta
energetica, come (Udite!
Udite!...) incentivo alla voce
“fonti rinnovabili”!?
E’ più
appropriato chiamare
l’inceneritore un
cancrovalorizzatore. Molte
ricerche lo stanno dimostrando.
Ad esempio da uno studio
dell’Istituto di fisiologia
clinica del CNR di Pisa emerge
un eccesso di mortalità nei 25
comuni con inceneritore
esaminati. Inquietante l’allarme
lanciato dalla F.I.M.M.G.
(Federazione Italiana Medici di
Medicina Generale):
“
L’incenerimento dei rifiuti, fra
tutte le tecniche di
smaltimento, è quella più
dannosa per l’ambiente e per la
salute umana… Gli inceneritori
producono polveri finissime che
sfuggono ai filtri di
depurazione, non vengono nemmeno
misurate e costituiscono un
rischio sanitario ben più grave
delle polveri del traffico. Gli
inceneritori emettono inquinanti
cancerogeni… centinaia di
sostanze di cui è sconosciuto
l’impatto sulla salute umana.
L’incenerimento trasforma anche
i rifiuti innocui, come
imballaggi e scarti di cibo, in
componenti tossici e
pericolosi…”
Su 52
inceneritori che avvelenano il
Bel Paese, ben 13 sono in
Lombardia, la regione tra le più
inquinate al mondo! E, come se
non bastassero, Formigoni,
Moratti e Penati ne vogliono
costruire altri e potenziare
quelli esistenti (tra cui quello
di Desio, dove un comitato molto
preparato e deciso dà battaglia
su tutti i fronti). Il trio fa a
gara per riservarsi
localizzazione, e partecipazione
al business (il cui incentivo
è stato confermato dalla L.
210/dic. 2008).
Moratti nel suo comune (zona 5,
parco sud), Penati nel suo
territorio sestese dove dal 2002
il vecchio e malridotto
inceneritore costituisce una
vera bomba ecologica!
I
cittadini e le associazioni più
consapevoli hanno dato vita a un
Coordinamento dei comitati
dell’area metropolitana milanese
contro la dissennata politica
dell’incenerimento. Le loro
proposte alternative, coerenti
con le norme europee, si fondano
sulla cultura ecologica e sulle
metodologie e tecnologie delle 5
R:
Rifiuti zero=
Riduzione
Raccolta differenziata
Recupero
Riciclo
Riuso
E’
l’altro modo di produrre e
consumare. Si contribuisce a
ridurre le emissioni di CO2 e di
gas serra. Si tutela la salute.
Si migliorano ambiente e qualità
della vita.
Ed è
bene sapere che negli altri
paesi europei ed occidentali non
si costruiscono più
inceneritori.
La
nota positiva per quanto
riguarda l’Italia, sarebbe
quella di prendere a modello le
esperienze di molti Comuni che
hanno già raggiunto un livello
ottimale proprio nella politica
delle 5 R.
 
MATERIALE ARCHIVIATO
IL 15/MAGGIO/2009
COMUNICATO DI UN’ALTRA CITTA’ SULLA CRISI DI MAGGIORANZA
Reputiamo
non accettabile che si voglia
confondere le idee al cittadino
ventilando motivi e non motivi,
come quelli espressi dal
Sindaco, che hanno causato le
dimissioni di 3 Assessori.
In vero, il valzer dei numeri è
cambiato nel volgere di poche
ore: prima 3, poi 4, infine
tornati a 3. E neppure è
accettabile un Consiglio
comunale come quelle svoltosi la
sera del 5 febbraio nel quale
elementi della maggioranza e
dell’opposizione hanno assunto
toni che potrebbero essere
giustificati forse dopo una
lunga permanenza in osteria.
I FATTI
Gli
Assessori Gregoli, Favaro e
Stabile, dopo aver operato per
ben 7 anni all’interno della
Giunta, hanno presentato le
proprie dimissioni. Un fatto
che, secondo il Sindaco, non
avrebbe nessuna ragione e
motivazione. Soggetti quindi da
sottoporre a qualche test? Cioè
impazziti all’improvviso? Il
chiarimento è venuto proprio da
Monica Favaro (ex Vicesindaco)
che ha parlato a nome dei
dimissionari: “…le ragioni
stanno nella poca democrazia
interna, nel non rispetto delle
persone, nel rifiuto al
confronto”. Il tutto finalizzato
a far passare decisioni assunte
altrove (segreteria di partito)
riducendo gli Assessori a
nullità a cui chiedere solo un
voto ratificante.
Si badi
bene che nessuno, specie da
parte dei quattro Assessori
sopravvissuti, ha smentito o
confutato la veridicità di
queste pesantissime
affermazioni, salvo beninteso
Brescianini che ha confermato
le sue dimissioni (segno di un
dissidio interno) prontamente
revocate. Nessuno fra l’uditorio
ha capito il vero motivo del
gesto.
Insomma, una situazione generale
che un’altra città
denuncia da lungo tempo e che
non trae certo origine da fatti
specifici avvenuti in queste
ultime settimane, ma viene da
lontano e con un crescendo
ininterrotto durante sette
lunghi anni.
Un’altra città
comprende le sacrosante ragioni
dei tre dimissionari, mentre
stigmatizza la decisione presa
dopo anni di sofferenza. Anche
perché l’avere subito un ruolo
tanto mortificante, in odio ad
un programma di svolta
democratica e partecipativa e,
aggiungiamo, non certo allineata
con la fiducia ricevuta in
termini di voti, li ha resi
responsabili tanto quanto
Veneroni sullo stato delle cose
pubbliche. Certo le dimissioni
sono un gesto difficile, ma
sinceramente, ci sono state
troppe difformità dai programmi
elettorali che sono passate
anche grazie al loro voto.
Preoccupante, molto preoccupante
è il fatto che dal Consiglio non
ci pervengono segnali di
cambiamento. Pare cioè, che un
fatto tanto grave e traumatico
non abbia insegnato proprio
nulla.
approfondimenti:
la crisi di maggioranza
interventi, fatti, misfatti e
commenti di un’altra città
La brutta questione della crisi
di coalizione Vimodrone sei
tu, ha fatto emergere una
situazione che da tempo denuncia
un’altra città. Alcuni
nodi (siamo sicuri non siano
ancora tutti), sono venuti al
pettine. Poca democrazia, poca
predisposizione all’ascolto e
mancanza di rispetto delle
persone. In una parola:
arroganza. Eppure, il nostro
primo cittadino nega decisamente
di essere arrogante, è quasi
stranito da come si possa
attribuire alla sua persona
un’accusa così infamante.
Ora, ha in mano le dimissioni di
quattro Assessori che lo hanno
spalleggiato per sette lunghi
anni. Lodevoli per la lunga
resistenza e fedeltà, ma nel
contempo non esenti da colpe
nell’averlo sostenuto.
Le motivazioni? Non certo sulla
linea politica della coalizione,
ma improntate sostanzialmente
sui rapporti interpersonali.
L’arroganza, si sa, e una brutta
cosa e infastidisce non poco
tutti i circostanti.
Lo tenga presente Dario
Veneroni. Metta in evidenza
sulla sua scrivania le quattro
dimissioni e le legga tutti i
giorni. Anche quelle
dell’Assessore Brescianini che,
seppur rientrate, avevano le
stesse motivazioni degli altri
tre. Potrebbe essere un buon
esercizio d’umiltà utile a un
ravvedimento comportamentale.
Almeno questo è l’auspicio di
un’altra città finché
rimarrà primo cittadino di
Vimodrone. Poi, faccia pure come
crede…
La sintesi estrema di questa
brutta vicenda è che quattro
Assessori su sette hanno dato le
dimissioni e che la maggioranza
dispone ora di soli 11 voti
sicuri su 21. Sicuri? Anche
questo lo vedremo.
Il primo cittadino dixit
Dario
Veneroni, il Sindaco, nella sua
relazione introduttiva al
Consiglio del 5 febbraio scorso,
sembrava fosse stato colto di
sorpresa. Nessuna ragione,
nessun sintomo premonitore,
nulla dava segnali così pesanti
da far intuire fatti come quelli
avvenuti solo la settimana
precedente all’interno della
Giunta: le dimissioni di quattro
Assessori. Salvo in conclusione,
accusare l’opposizione di
esserne la causa, perchè se
l’opposizione avesse fatto il
suo lavoro come è nei suoi
doveri, ecc. ecc. Avrebbe dovuto
controllare e fungere da freno?
Per chi? Su cosa? Per pura
cronaca rammentiamo al signor
Sindaco come (con quali parole e
quale rabbia) tratta
l’opposizione quelle rare volte
che l’opposizione viene fatta
veramente.
Senza
alcun dubbio, l’intervento del
Sindaco è stato il peggiore fra
quelli fino a oggi pronunciati,
sia nel rispondere in merito
alle pesanti accuse che sono
state a lui fatte pubblicamente
dai dimissionari (neppure ci ha
tentato), sia perché ci ha
raccontato quasi la storia della
sua vita in un patetico
tentativo di apparire una
persona innocente e capace.
Neppure sono sembrate pertinenti
le accuse alla trapassata
gestione leghista, con il solito
taglio oratorio, teso a
demonizzare comportamenti
peggiori dei suoi, quasi a voler
concludere la similitudine con
un “quindi… avete visto come
sono bravo…”
Con
l’indirizzo dichiarato e, questo
sì, ben chiaro di ”voler
continuare a governare per il
bene di Vimodrone” ha
distribuito le nuove deleghe
assessorili omettendo di
indicare chi sarà il nuovo
Vicesindaco, anzi, eludendo le
domande dirette sull’argomento.
Doveva forse essere nascosta la
notizia del “premio” a qualcuno,
trincerandosi dietro la tiritera
politica?
Gli
aspetti preoccupanti emersi, a
giudizio di un’altra città,
sono due in particolare:
a)
Non si
è sentito traccia nel discorso
di apparenti insegnamenti o
ravvedimenti. Anche se, (è solo
un’ipotesi) il Dario “de
noantri” non l’ha esplicitato
per la sua innata incapacità di
riconoscere con un briciolo di
umiltà i propri errori.
b)
Il
fatto è, che la maggioranza
consiliare dispone da oggi di 11
voti su 21, Sindaco compreso.
Quindi risicatissima e alla
mercè d’ogni genere di
richiesta, favore, ricatto.
In
pratica, la situazione interna
di Vimodrone sei tu ha
tutti i presupposti di un
ulteriore deterioramento, tale
da consentire il quasi
impossibile risultato di far
vincere il centrodestra alle
prossime elezioni. E scusate se
è poco vista la differenza di
preferenze accordata dai
cittadini poco meno di due anni
fa alle due compagini in campo.

Questo,
il testo integrale
dell'intervento fatto in
Consiglio Comunale 5/2/2009
dall'ex Assessore Monica Favaro
a nome suo, di Enzo Gregoli e di
Maria Rita Stabile con le
motivazioni delle loro
dimissioni.
E’ con grande determinazione
e convinzione che ci
accingiamo a leggere questa
nota, con
l’obiettivo di rendere ancora
più esplicite le motivazioni
delle nostre scelte, essendoci
parso che, forse
strumentalmente, abbiano voluto
essere fraintesi.
Il mandato
politico-amministrativo,
iniziato quasi sette anni fa,
nasceva, dopo l’esperienza
reiterata dell’amministrazione
della lega Nord, sulla scorta di
una forte tensione morale, uno
spirito unitario di coesione, la
volontà di essere aperti al
contributo della società civile,
allo scopo di intercettare i
veri bisogni dei cittadini.
Per un lungo periodo, siamo
riusciti a non perdere
l’entusiasmo e a realizzare,
insieme, gli obiettivi che ci
eravamo proposti, evidenti alla
collettività.
La situazione, negli ultimi
mesi, però, è così mutata, da
aver condotto quattro assessori,
palesemente rappresentativi
della volontà degli elettori, a
rassegnare le dimissioni.
Dagli organi di stampa e dal
comunicato riportato nel sito
del Comune siamo tacciati di
personalismo e irresponsabilità.
Ci accusano di manifestare in
modo eclatante un disaccordo,
ritenuto da alcuni facilmente
ricomponibile e, soprattutto,
non sostanziale
Spiace non si voglia comprendere
che si stanno ponendo questioni
fondamentali, quali la
democrazia, il rispetto della
dignità della persona, la
trasparenza, il rispetto dei
ruoli, l’eticità.
Questi sono per noi valori non negoziabili, non sono vacue
dichiarazioni di principio,
utili solo ad infarcire qualche
discorso o comunicato, per
rendersi credibili ai più.
Non solo sul PGT o sul bilancio possono confliggere visioni
differenti, non solo su queste
tematiche è necessario invocare
e pretendere giustizia,
rispetto, trasparenza, linearità
e congruenza nelle scelte.
Negli anni è stato persino detto da qualcuno che noi fossimo
ancorati alla nostra posizione
di "privilegio" assessorile.
Questa è la dimostrazione che
chi intende la politica come
puro e mero servizio ha la
libertà e l’onestà intellettuale
di poter aderire, se crede nelle
scelte, e, viceversa, di
potersene discostare, facendo un
passo indietro, se non ne
intravede il senso e il valore
più profondo. Noi abbiamo
seguito questa direzione, non
sentendo altri vincoli che le
nostre coscienze e il nostro
senso dell’agire politico
Non riteniamo di avere responsabilità in questa frattura: da tempo
ci siamo strenuamente e
instancabilmente confrontati
nella speranza che il nostro
punto di vista potesse almeno
essere preso in esame. Ad ogni
ragionamento è stata opposta
un’alzata di spalle: qualcuno ha
creduto che potessimo venire a
patto con noi stessi. Così non è
e, coerentemente con quanto
crediamo, lasciamo che siano
altri, più in linea con le
decisioni assunte, a garantire
la governabilità di questo
paese.
Altri potrebbe dire che, in nome del senso di responsabilità, i
dissidi devono forzosamente
rientrare.
Ma cosa significa senso di responsabilità? Aver lavorato, mettendo
al servizio saperi, competenze,
creatività, impegno,
abnegazione, per realizzare gli
obiettivi importanti che sono
stati raggiunti a beneficio dei
cittadini? Dialogare,
confrontarsi, magari litigare,
senza perdere mai da vista il
significato di ciò che si sta
facendo? Mediare, mediare e
ancora mediare tra posizioni
differenti?
Ebbene, tutto questo noi l’abbiamo fatto.
Il senso di responsabilità, però, non può significare calpestare i
propri ideali, i propri valori
in nome di una qualsivoglia
disciplina. Non può significare
vedere svilita la propria
dignità, senza reagire.
E’ così improponibile che il posto in giunta sia lasciato da chi non
risiede a Vimodrone e non è
stato eletto? E’ così
improponibile che collaboratori
stipendiati riacquisiscano i
limiti naturali entro cui
operare e non ricoprano, in un
delirio di onnipotenza, ruoli
politici che non competono loro?
E’ così improponibile che
assessori, assumendosene
pienamente la responsabilità,
pretendano di condividere
le scelte strategiche? E’ così
improponibile che ci si ribelli
ad accordi che prima vengono sottoscritti dalle segreterie
politiche e, solo
successivamente, comunicati ed
imposti?
Non ci si confonda: non è l’allargamento della rappresentatività in
giunta a scandalizzare. Si
vuole, però, far passare per
accordo politico, sottoscritto e
firmato da tutti i consiglieri
comunali, una dichiarazione di
intenti che, in assenza di
formale accettazione, ha trovato
riscontro in una dichiarazione,
durante il primo Consiglio
Comunale del 2007, di sfiducia
nei confronti degli assessori
incaricati, nella costituzione
di un gruppo autonomo,
nell’astensione sulle linee
politico-programmatiche.
Nessun veto, dunque, solo la convinzione che chi aspira ad entrare
a far parte di una squadra debba
condividerne convintamene gli
obiettivi, le finalità, i
metodi.
Ringraziamo non formalmente quanti hanno lavorato in questi anni al
nostro fianco, impiegando
energie e creatività e riponendo
fiducia in noi.
Ai cittadini garantiamo una presenza costante nell’assolvimento del
nostro compito di consiglieri,
scevro da sentimenti di rivalsa
nei confronti di alcuno, ma
anche critico e attento.
Per queste ragioni costituiamo un gruppo autonomo, di cui
comunicheremo denominazione e
nominativo del capogruppo
prossimamente.
Monica Favaro
Enzo Gregoli
Maria Rita Stabile
La
coordinatrice del gruppo PD in
Consiglio. Che discorso ha
pronunciato la sera del 5
febbraio? Eminenza grigia di
Vimodrone sei tu, ha
l’abilità di un macchinista di
ferrovia che è in grado di
spostarsi ai due capi del
locomotore a seconda di come
viene sistemato il convoglio. E
questa volta, vista la malparata
del deragliamento, ha dato fondo
al repertorio classico della
retorica: “partecipazione e
programma elettorale mai
stravolto”, sono stati i due
argomenti con cui ha attaccato.
Ha poi proseguito agendo da
contrappeso al compare Veneroni
(ex democristiano lui, ex PCI
lei, in una sorta di soap
separati-in-casa), elargendo
pillole di saggezza: “Bisogna
essere più rispettosi delle
scelte altrui…” ha detto la
Gardinazzi dimostrando
comprensione per gli Assessori
dimissionari ed ha proseguito
“tutti dovremmo rammentare che
il dialogo, la democrazia e il
confronto, non sono mai
abbastanza…”
E fin
qui, il manovratore era ad un
capo del locomotore di cui
sopra. Probabilmente era
all’altro capo quando accadeva
tutto il contrario di quanto ha
sproloquiato. Nell’ordine:
-
Il bilancio partecipativo
non è mai partito. Parlare
con i cittadini di buche e
lampioni, fossero anche 100
incontri al mese, non
significa stare vicini alla
gente, ma piuttosto
prenderla in giro. Vedere su
qualunque motore di ricerca
alla voce “partecipazione -
Porto Alegre” per capire di
cosa si tratta veramente.
-
Sul programma elettorale mai
stravolto, vogliamo citare
solo due punti. Il bilancio
partecipativo, appunto, e la
devastante situazione della
cementificazione di
Vimodrone.
-
Dialogo. Democrazia.
Confronto. Ma come,
Gardinazzi? Sei ancora
tramortita dalle dimissioni
di quattro Assessori che
mettono nero su bianco le
loro lamentele a proposito
di MANCANZA di democrazia,
dialogo e confronto e ti
avventuri in questo roveto?
E poi, proprio tu paladina
della democrazia e del
confronto proprio no! Solo
tre mesi fa, di concerto con
Ser Veneroni, hai fatto
affiggere un bel manifesto a
firma Vimodrone sei tu
nel quale accusavi un'altra
città e l'opposizione di
fare disinformazione e
catastrofismo.
La richiesta forzata a
tutti i Consiglieri della
tua componente è stata di
35,00 euro ciascuno per
pagare i costi di stampa.
Commento: sincera
democratica.
La posizione di Vincenzo Gornati
La
riportiamo, sia pure brevemente,
perché ci è sembrata
significativa di un modo di
intendere la politica, una
cultura e una logica di governo
delle cose pubbliche che proprio
non riusciamo a “digerire”.
In
merito alle cose dette dai
dimissionari dice: “sono reali…”
ma non dice però di averle
subite pure lui. Perché?
Semplicemente le accetta! E
perché mai le accetta questa
anima candida? Ma “perché la
politica è fatta di momenti alti
e nobili ma anche di momenti
bassi e ignobili. Questa è la
politica e và accettata così!”
Bravo,
bravissimo! Non ci pare neppure
il caso di commentare
limitandoci a chiedere che venga
pubblicato per intero il suo
intervento, parola per parola e
senza omissioni, anche perchè
sono tanti gli aspetti da
sottoporre al giudizio dei
cittadini come quello di un
“bilancio partecipativo”
condotto a botte d’incontri con
i cittadini per parlare di aria
fritta (vedere articolo dedicato
in aggiornamento di sito).
Peccato lui stesso ne avesse
decretato il fallimento dopo
aver speso 26.000 euro per
incarichi professionali e sia
poi approdato nelle mani di
altri professionisti che daranno
presto indicazioni, con un
esborso di ulteriori 26.000
euro!

La Gardinazzi, per tutti “Vania
La
coordinatrice del gruppo PD in
Consiglio. Che discorso ha
pronunciato la sera del 5
febbraio? Eminenza grigia di
Vimodrone sei tu, ha
l’abilità di un macchinista di
ferrovia che è in grado di
spostarsi ai due capi del
locomotore a seconda di come
viene sistemato il convoglio. E
questa volta, vista la malparata
del deragliamento, ha dato fondo
al repertorio classico della
retorica: “partecipazione e
programma elettorale mai
stravolto”, sono stati i due
argomenti con cui ha attaccato.
Ha poi proseguito agendo da
contrappeso al compare Veneroni
(ex democristiano lui, ex PCI
lei, in una sorta di soap
separati-in-casa), elargendo
pillole di saggezza: “Bisogna
essere più rispettosi delle
scelte altrui…” ha detto la
Gardinazzi dimostrando
comprensione per gli Assessori
dimissionari ed ha proseguito
“tutti dovremmo rammentare che
il dialogo, la democrazia e il
confronto, non sono mai
abbastanza…”
E fin
qui, il manovratore era ad un
capo del locomotore di cui
sopra. Probabilmente era
all’altro capo quando accadeva
tutto il contrario di quanto ha
sproloquiato. Nell’ordine:
-
Il bilancio partecipativo
non è mai partito. Parlare
con i cittadini di buche e
lampioni, fossero anche 100
incontri al mese, non
significa stare vicini alla
gente, ma piuttosto
prenderla in giro. Vedere su
qualunque motore di ricerca
alla voce “partecipazione -
Porto Alegre” per capire di
cosa si tratta veramente.
-
Sul programma elettorale mai
stravolto, vogliamo citare
solo due punti. Il bilancio
partecipativo, appunto, e la
devastante situazione della
cementificazione di
Vimodrone.
-
Dialogo. Democrazia.
Confronto. Ma come,
Gardinazzi? Sei ancora
tramortita dalle dimissioni
di quattro Assessori che
mettono nero su bianco le
loro lamentele a proposito
di MANCANZA di democrazia,
dialogo e confronto e ti
avventuri in questo roveto?
E poi, proprio tu paladina
della democrazia e del
confronto proprio no! Solo
tre mesi fa, di concerto con
Ser Veneroni, hai fatto
affiggere un bel manifesto a
firma Vimodrone sei tu
nel quale accusavi un'altra
città e l'opposizione di
fare disinformazione e
catastrofismo.
La richiesta forzata a
tutti i Consiglieri della
tua componente è stata di
35,00 euro ciascuno per
pagare i costi di stampa.
Commento: sincera
democratica.
La
coordinatrice del gruppo PD in
Consiglio. Che discorso ha
pronunciato la sera del 5
febbraio? Eminenza grigia di
Vimodrone sei tu, ha
l’abilità di un macchinista di
ferrovia che è in grado di
spostarsi ai due capi del
locomotore a seconda di come
viene sistemato il convoglio. E
questa volta, vista la malparata
del deragliamento, ha dato fondo
al repertorio classico della
retorica: “partecipazione e
programma elettorale mai
stravolto”, sono stati i due
argomenti con cui ha attaccato.
Ha poi proseguito agendo da
contrappeso al compare Veneroni
(ex democristiano lui, ex PCI
lei, in una sorta di soap
separati-in-casa), elargendo
pillole di saggezza: “Bisogna
essere più rispettosi delle
scelte altrui…” ha detto la
Gardinazzi dimostrando
comprensione per gli Assessori
dimissionari ed ha proseguito
“tutti dovremmo rammentare che
il dialogo, la democrazia e il
confronto, non sono mai
abbastanza…”
E fin
qui, il manovratore era ad un
capo del locomotore di cui
sopra. Probabilmente era
all’altro capo quando accadeva
tutto il contrario di quanto ha
sproloquiato. Nell’ordine:
-
Il bilancio partecipativo
non è mai partito. Parlare
con i cittadini di buche e
lampioni, fossero anche 100
incontri al mese, non
significa stare vicini alla
gente, ma piuttosto
prenderla in giro. Vedere su
qualunque motore di ricerca
alla voce “partecipazione -
Porto Alegre” per capire di
cosa si tratta veramente.
-
Sul programma elettorale mai
stravolto, vogliamo citare
solo due punti. Il bilancio
partecipativo, appunto, e la
devastante situazione della
cementificazione di
Vimodrone.
-
Dialogo. Democrazia.
Confronto. Ma come,
Gardinazzi? Sei ancora
tramortita dalle dimissioni
di quattro Assessori che
mettono nero su bianco le
loro lamentele a proposito
di MANCANZA di democrazia,
dialogo e confronto e ti
avventuri in questo roveto?
E poi, proprio tu paladina
della democrazia e del
confronto proprio no! Solo
tre mesi fa, di concerto con
Ser Veneroni, hai fatto
affiggere un bel manifesto a
firma Vimodrone sei tu
nel quale accusavi un'altra
città e l'opposizione di
fare disinformazione e
catastrofismo.
La richiesta forzata a
tutti i Consiglieri della
tua componente è stata di
35,00 euro ciascuno per
pagare i costi di stampa.
Commento: sincera
democratica.

Il caso disperato di Rifondazione comunista
Per
chi non se ne fosse accorto, ci
sono due Consiglieri di
Rifondazione comunista in questa
maggioranza: Marco Messineo e
Antonio Ferrari. In questa
legislatura (quasi due anni)
hanno fatto la bellezza di 3
(diconsi tre) interventi:
-
Per chiedere un minuto di
silenzio per Abdoul, un
giovane ragazzo di colore di
Cernusco pestato a morte
dopo il furto di un
pacchetto di biscotti.
Settembre del 2008
(Messineo)
-
Per la distribuzione di
pane, pasta e riso in piazza
a
Vimodrone.
Dicembre 2008 (Ferrari)
-
Fresca fresca, la sera del 5
febbraio nella seduta di
consiglio degli Assessori
“ribelli”
Il
discorso tenuto da Messineo era
all’impronta del “volemose
bene”. Fin qui, non proprio un
discorsone, ma in clima di
tensione ci può anche stare. La
vera rivelazione è stata quella
che ci ha permesso di capire il
perché Rifondazione è pressoché
assente nel dialogo politico.
Testuale: “parlo poco, perché
l’ostruzionismo spetta ad
altri”. Il gesto era
eloquentemente rivolto ai
Consiglieri d’opposizione.
Forse
qualcuno deve avvertire Messineo
e Ferrari che in politica si
entra se si hanno ideali a cui
far riferimento, e che questi
ideali trovano sempre spazio in
un dibattito pubblico, anche
quando ti trovi in una
coalizione che non è
propriamente omogenea.
Forse
è pure opportuno avvertire i
nostri eroi che dai primi di
febbraio, su tutto il territorio
nazionale, è in scena una
protesta che vede i loro
colleghi di Comuni e Provincie
astenersi dai lavori di
Consiglio, anzi, proprio non si
presentano. Una questione legata
allo sbarramento del 4% per le
imminenti elezioni europee e
fortemente voluto da PD e FI.
Vero è
che Messineo e Ferrari lo sanno,
tant’è che hanno esposto sui
banchi il cartello con la
scritta “sbarramento in corso”.
Tuttavia sono attaccati come una
cozza a Veneroni (PD) che nel
caso è una persona fidata,
mentre “quell’altro” PD è
antidemocratico.
Una
bella sveglia da mettere al
collo, no? Magari di quelle
d’una volta, con doppio
campanaccio e puntata ogni ora,
in modo che il rumore vi faccia
sobbalzare ed uscire dal perenne
torpore. Non fosse altro nel
rispetto di chi vi ha mandato in
consiglio.

BUGIE E RETICENZE
E’ il solito gioco della
politica di cui l’Assessore
all’Urbanistica ed Ecologia di
Vimodrone, Giovanni Passera,
sembra essersi impossessato
appieno. Sulla questione dei
servizi sottratti al quartiere
Borgoverde, Passera risponde
alla denuncia di un’altra città
eludendo gli argomenti di fondo
imputati a lui in primis e
all’intera coalizione di
maggioranza. Lo ha fatto
utilizzando l’house organ
comunale “COMUNICARE” e con un
articolo apparso recentemente
sulla “GAZZETTA DELLA
MARTESANA”. I nostri
capi d’imputazione erano
sostanzialmente due:
1.
Di aver sottratto agli abitanti del Borgoverde e alla
cittadinanza di Vimodrone, due
servizi a suo tempo concordati
con il costruttore del
quartiere. Tale accordo era
stato stipulato non più tardi di
quattro anni fa e definito
“d'interesse pubblico”.
2.
Di aver ri-ceduto al costruttore il previsto centro ginnico
sportivo di 600 mq e un negozio
di 82 mq da adibire a servizi
comunali decentrati.
La delibera è della fine di
ottobre del 2008, votata
all’insegna del pressante patto
di stabilità che doveva
chiudersi entro il 31 dicembre
dello stesso anno.
Il fatto è che per esigenze di
pronta cassa le due opere sono
state “svendute” e, come
indicato nell’atto di denuncia
di un’altra città, i soli 600 mq
del centro ginnico sono stati
monetizzati in 450.000,00 euro,
contro un valore commerciale che
a dir poco si aggira sui 2
milioni di euro. L’Assessore si
arrocca dietro una risposta
reticente e pressoché bugiarda e
manipolatrice di quanto
affermato da un’altra città. A
partire dai titoli degli
articoli pubblicati:
|
Confermata la realizzazione di un edificio adibito ad asilo nido |
Passera:
“Borgoverde, garantiti tutti i
servizi per i nuovi residenti”
Quale nesso ci sia fra l’asilo
nido e la nostra denuncia non è
dato a sapere (sarebbe per
contro interessante capire fra
quanto l’asilo nido sarà
inaugurato). Sulla garanzia
di tutti i servizi, Passera
stesso si smentisce dichiarando:
“L’amministrazione comunale,
nel corso di quest’anno (si
intende il 2008), ha ritenuto di
chiedere ai costruttori del
comparto di monetizzare anziché
costruire il centro fitness
principalmente per due motivi:
il primo perché è in corso di
progettazione un nuovo centro
sportivo polifunzionale,
comprendente anche una palestra
fitness, una piscina coperta ed
una all’aperto, un intervento
che si configurava come un
doppione, in secondo luogo per
garantire il rispetto del patto
di stabilità che impone ai
comuni di recuperare nuove
risorse finanziarie”.
Dunque? Nulla di diverso da
quanto denunciato da un’altra
città salvo la non trascurabile
“dimenticanza” dell'ulteriore
monetizzazione del negozio da 82
mq. La gravità della delibera,
sta soprattutto nei valori
attribuiti. Ancora più grave
averlo fatto sotto le pressanti
esigenze di cassa del patto di
stabilità quasi a voler
scaricare su di esso ogni
responsabilità. Il “patto” è una
legge europea che risale al 1999
ed è stato istituito a difesa
dei cittadini e non certo per
deprederli dei servizi promessi.
E per quanto scellerata e
impositiva sia questa legge, non
richiede di svendere beni della
comunità creando evidenti danni
erariali.
Passera sostiene inoltre che si
rendeva inutile il “doppione”
del centro ginnico sportivo dal
momento che è in corso di
progettazione un altro centro
sportivo polifunzionale.
A
questo proposito, invitiamo
tutti i cittadini di buona
volontà a fissare con lui un
appuntamento telefonando allo
02.25077208. Giunti al suo
cospetto si potrà chiedere la
visione del progetto e chiedere
lumi sui tempi di realizzazione.
Una sola preghiera per i
volenterosi, quella di
informarci nel caso vi siano
difformità fra quanto dichiarato
sui giornali e quanto
riscontrato durante l’amabile
conversazione. Rimane solo
l’amarezza di chi comperando
casa al Borgoverde aveva avuto
promesse verbali dai venditori,
che in questo caso non hanno
fatto che riportare
correttamente quanto era
previsto in ambito servizi.
Parola di Sindaco e Assessore
che hanno sottoscritto accordi
con il costruttore. Poi, si sà,
il patto di stabilità…
Infine, la chicca sulla
viabilità del Borgoverde e
dintorni che ha più sapore di
brodo allungato che sostanza.
Così aveva scritto un’altra
città:
“Senza drammatizzazione alcuna si cominciano a intravvedere i
primi segnali d’allarme sulla
viabilità interna e,
soprattutto, a ipotizzare cosa
sarà via Martesana quando
saranno ultimati i palazzi del
complesso, compresa la seconda
torre uffici”.
Tale preoccupazione non è frutto
della nostra fantasia, ma di
segnalazioni che ci pervengono
dai residenti di quartiere.
Passera, a tutta risposta, non
ha lesinato mezzi ed è andato a
scomodare il Comando della
Polizia locale:
“Per
quanto riguarda la mobilità
interna al Comparto – ci spiega
il Comandante della Polizia
locale, Antonio Cassitelli –
vorrei chiarire che il progetto
approvato e poi effettivamente
realizzato prevede la
separazione netta della
viabilità interna da quella di
transito, per ragioni di
sicurezza, eliminando altresì
conflittualità viabilistiche.
Tutto è ancora migliorabile, non
siamo in una situazione a
regime. Il traffico che oggi
interessa il nuovo quartiere –
conclude – è più intenso, e
quindi può creare qualche
disagio ai residenti, perché non
ancora in funzione la nuova
provinciale Mirazzano – Cologno
che intercetterà flussi
veicolari ora transitanti in
quell’area”.
Non ci è nuova questa
affermazione sulla
Mirazzano-Cologno che si trova
all’estremo est di Vimodrone,
mentre il quartiere Borgoverde è
collocato a ovest. Dal momento
che l’enorme flusso di traffico
della nostra città è in
direzione nord-sud, ci chiediamo
come la nuova provinciale possa
portare benefici. Se gli stessi
volenterosi di cui sopra,
durante l’incontro con Passera
volessero porgli anche questa
domanda, piantina alla mano
s’intende, gliene saremmo grati
Da “bilancio partecipativo”
a “bilancio fallimentare”
Un progetto che nasce lontano, a Porto Allegre
Una promessa elettorale mai mantenuta.
Storia di ordinaria “Amministrazione cominale"
Era proprio un bel progetto
quello del “bilancio
partecipativo”. Uno di quei
progetti che possono qualificare
una giunta di centrosinistra e
che era in cima alle priorità
del programma elettorale di
Vimodrone sei tu. Al secondo
posto seguiva l’impegno di
contrastare la cementificazione
della città.
Quest’ultimo punto, si è
rivelato un totale fallimento.
Complici i Governi centrali che
si sono succeduti nell’arco di
questi ultimi anni che hanno
pesantemente falcidiato le
finanze locali, trovando altresì
terreno fertile nella coalizione
di Dario Veneroni che,
nonostante le promesse, ha
trovato facile rifugio negli
oneri di urbanizzazione e
assimilati.
Fin qui la situazione è
pesantissima, ma dopo la volata
elettorale, nessun
rappresentante della maggioranza
locale ha più avuto il buon
gusto di tornarci sopra.
Sul “bilancio partecipativo” si
è invece parlato per quattro
anni, portandolo come un fiore
all’occhiello. Tanto è vero che
per ben due volte è stato
collocato in cima alla lista
delle mercanzie da offrire ai
cittadini nel programma
elettorale.
Dove è andato a finire? Da
almeno un anno se ne è persa
traccia. Non se ne
sente certo la nostalgia dal
momento che è rimasto
perennemente in rodaggio, quasi
a dimostrazione di una dislessia
politica che a Vimodrone trova
concrete sponde anche nelle
componenti di maggioranza.
E pure in questi anni, non sono
stati risparmiati consulenti e
personale dedicati al progetto.
Con quale risultato?
Lasciamo a chi legge la
possibilità di capire come
stanno le cose. Basta
leggere l’articolo a seguire che
riporta integralmente, virgole
comprese, quanto dichiarava
l’assessorato competente
sull’organo di stampa comunale.
Eravamo nell’anno del Signore
2003 e gli entusiasmi erano a
mille…

da Comunicare, novembre 2003
Per condividere problemi ed elaborare soluzioni condivise
La partecipazione dei cittadini
un nuovo modello di governo
Il
termine ha una connotazione
precisa, per storia e contenuto,
al progetto ideato a Porto
Alegre, città del Rio Grande do
Sul in Brasile, che da anni
sperimenta questo modo di
amministrare, ormai riconosciuto
modello di vero e proprio
laboratorio di democrazia
diretta.
In
Europa, negli ultimi anni, si
sono sviluppate varie pratiche
di amministrazione locale, in
cui i cittadini sono tornati ad
essere i principali attori della
trasformazione del territorio.
Si chiamano progettazione
partecipata, bilancio sociale o
agenda 21, ma ogni città si crea
dei percorsi propri e originari
di partecipazione, seguendo,
dove è possibile, il ciclo del
bilancio partecipativo. Le
assemblee di quartiere per
l’emissione dei bisogni con la
classifica delle priorità; la
progettazione e la ricerca
comune delle risorse per una
risposta fattibile; il momento
consuntivo per la verifica del
lavoro svolto. L’8 novembre, a
Empoli, si è costituita
l’Associazione rete del Nuovo
Municipio (Arnm), con la quale
noi siamo in contatto e
partecipiamo con l’adesione
personale dell’assessore alla
partecipazione, con lo scopo di
coordinare e mettere a confronto
tra loro le esperienze dei Nuovi
Municipi, di promuovere e
gestire progetti e iniziative
comunitarie. Cosa si sta facendo
a Vimodrone? La partecipazione è
stata uno dei temi fondativi
del programma di “Vimodrone sei
tu”. Dall’intuizione alla
pratica efficace del bilancio
partecipativo la strada è lunga.
Siamo partiti da forme
occasionali di partecipazione
con alcune vere e proprie
assemblee di quartiere
(Villaggio XX settembre, San
Giuseppe), con altre più
ristrette (con i cittadini
residenti della zona Castello,
delle case comunali, delle case
popolari, del Mediolanum, di via
Della Resistenza), anche con
gruppi di cittadini che hanno
rappresentato le loro petizioni
attraverso il venerdì
partecipativo o che di persona
sono stati accolti dal Sindaco e
dalla Giunta per condividere
problemi e trovare delle
soluzioni condivise. Tutto
questo, anche se in via
informale, sta ad indicare
l’attenzione posta da questa
Amministrazione comunale nella
ricostruzione del dialogo tra
istituzioni e popolazione.
Ma
tutto questo non basta: la
partecipazione va
istituzionalizzata. Da qui la
necessità di dar vita ad una
fase costituente del bilancio
partecipativo che comprenda
innanzitutto il momento
formativo a diversi livelli,
confrontandoci anche con le
esperienze di altri municipi;
l’istituzione di un ufficio
referente per la partecipazione
e la comunicazione; l’intervento
sugli strumenti normativi,
Statuto e Regolamento comunale,
per supportare adeguatamente i
processi partecipativi.
Un
primo punto di partenza potrebbe
essere la divisione della città
in quartieri o zone
territoriali. Ci sono
poi dei punti di interesse
collettivo per l’individuazione
di aree generali di intervento:
il Piano di riqualificazione
urbana (Masterplan), le opere
pubbliche (strade, viabilità, le
barriere architettoniche, i
parchi), l’agenda 21, la
Consulta delle associazioni, i
piani di zona.
Non
si tratta di aprire scenari di
prospettive utopistiche,
impossibili. Siamo a conoscenza
delle tante aspettative e anche
di qualche delusione per le cose
che non cambiano in tempi brevi:
sono esperienze che non ci
devono scoraggiare o chiudere
nel fatalismo. Il Comune di
Pieve Emanuele, che sta ora
praticando il bilancio
partecipativo, ha alle spalle un
percorso decennale di formazione
e pratiche partecipative. Il
cammino della democrazia è
lento: “Se vuoi andare veloce
vai da solo, se vuoi andare
lontano vai insieme”.
Vincenzo Gornati -
Assessore alla Cultura e alla
Partecipazione

Italia e Vaticano a confronto
Berlusconi e pochissimi altri
alle leve del comando, hanno
deciso la reintroduzione in
Italia delle centrali nucleari,
comperando tecnologia e progetti
dalla Francia. Lo scopo è quello
di produrre energia a basso
costo evitando così di
penalizzare la competitività del
sistema Italia e di incidere
pesantemente sulle nostre
tasche.
Certo,
non possiamo pensare di produrre
energia bruciando perpetuamente
qualcosa, perché i danni che
deriverebbero all’ambiente e
alle persone sarebbero altissimi
(specie con l’emissione in
atmosfera di CO2) e neppure
pensare di continuare a far
dipendere la nostra economia dal
petrolio. Tuttavia, non vogliamo
correre rischi ambientali
sostituendoli semplicemente con
altri nuovi rischi. Non siamo
affatto garantiti nel cambio di
dipendenza dal petrolio ai
reattori nucleari.
Un’altra città
non vuole intrattenere i lettori
sulle posizioni di varie fazioni
politiche, tecnici,
ambientalisti, industriali,
economisti, ingegneri. Persino
Umberto Veronesi, oncologo di
fama mondiale, ha detto la sua
in materia. E neppure attirare
l’attenzione sui costi
comparati di produzione
dell’energia, sulla sicurezza
“garantita” dall’ultima
generazione delle centrali e il
trand di sviluppo delle medesime
nei Paesi industrializzati.
Poniamo due semplici questioni,
riconducibili al solo buon
senso:
1)
gli
italiani si sono espressi con un
referendum popolare e, a meno
che non lo si voglia eludere con
la politica dei piccoli passi di
andreottiana memoria, se ne deve
tener conto finché campiamo in
regime democratico. Raggirare la
volontà degli elettori, quando
questi si sono espressi per un
deciso NO, è inaccettabile.
Quantomeno, sia promosso un
altro referendum per capire se
la volontà degli italiani è
ancora tale dopo 22 anni;
2)
oltre agli interessi economici
che possono sussistere dietro
questa scelta, ci chiediamo
perché mai non esista un piano
organico per lo sviluppo delle
fonti alternative come l’energia
solare, eolica, idroelettrica,
geotermica, di biomassa, ecc.
che non comportano smaltimento
di scorie e hanno costi
d’impianto decisamente più
contenuti. Ricordiamo che i
residui radioattivi non possono
essere bonificati o “scaricati”
dal loro potenziale di morte se
non in centinaia d’anni. E’
questo il motivo che induce i
tecnici a immagazzinarli in
bunker sotterranei.
E pure
non dimentichiamo che già oggi
abbiamo problemi di smaltimento
per alcuni componenti
radioattivi come nel caso dei
rivelatori d’incendio a camera
di ionizzazione e degli
apparecchi medicali e
radiologici. Per non parlare poi
della messa in sicurezza delle
centrali a suo tempo dismesse.
Se
qualcuno volesse cortesemente
rispondere alle due questioni da
noi poste, gliene saremmo grati
e riconoscenti.
Nel
frattempo, persino nel piccolo
Stato del Vaticano, si assumono
decisioni sorprendenti.
Soprattutto perché da un lato si
benedice il nucleare per uso
civile, mentre per l’altro si
pone l’accento sui gravi
problemi derivanti
dall’inquinamento.
|
Pochi sanno che
un recente
studio
commissionato
dallo stesso
Stato
Pontificio, ha
messo in
evidenza come
nel “piccolo”
Vaticano vengano
emessi ogni anno
nell’atmosfera
225.000
chilogrammi di
CO2 (anidride
carbonica),
conseguenti alla
produzione di
energia
elettrica da
petrolio e alla
circolazione
automobilistica.
Per porvi
rimedio, è stato
varato un primo
progetto teso
alla
circolazione di
sole macchine
elettriche e di
compensazione
tramite la
realizzazione di
una foresta di
125.600 piante
che dovrebbero
assorbire la
totalità delle
emissioni. Un
concetto a
impatto zero,
basato su una
compensazione
emissioni/assorbimento,
ma con il
difetto dei
tempi lunghi per
la sua
realizzazione.
Non per questo
il progetto è
stato
abbandonato dal
momento che
dovrebbero
partire i lavori
(non è dato
sapere quando)
di piantumazione
su un terreno di
250 ettari che
la Santa Sede
possiede in
Ungheria. Non
solo. E’ stato
recentemente
varato un piano
alternativo di
più rapida
applicazione:
nell’ambito
della
ristrutturazione
per la volta
dell’aula Paolo
VI, sono stati
individuati 5
mila metri
quadri per il
posizionamento
di 2.400 moduli
fotovoltaici.
Da solo, questo
impianto evita
giusto le
emissioni dei
225.000
chilogrammi di
CO2 e fa
risparmiare le
otto tonnellate
annue di
petrolio che
attualmente
vengono
utilizzate per
produrre la
stessa quantità
di energia
elettrica.
Non si tratta né
di un sogno, né
di un progetto
avveniristico-faraonico
dal momento che
i lavori per la
realizzazione
dell’impianto
sono già partiti
a novembre del
2008.
Ma il progetto
non si ferma
qui, l’azienda
tedesca che
porterà a
termine i
lavori, si è
“inventata” una
applicazione che
consentirà il
“raffrescamento
solare”. Vale a
dire che
l’energia
prodotta,
servirà anche
per far
funzionare i
condizionatori e
i frigoriferi
della mensa
vaticana. Una
struttura che
serve circa 400
persone ogni
giorno. |
|
A quali
riflessioni porta questa
iniziativa? In primo luogo a un
modo alternativo di affrontare i
problemi energetici. Scopriamo
così che le centrali nucleari
non sono la sola panacea di
tutti i mali.
In
secondo luogo, se questa ipotesi
venisse sposata a livello
nazionale, si potrebbe
approfittare della crisi in atto
(una valida alternativa alla
cassa integrazione), per la
realizzazione di impianti
fotovoltaici centralizzati, di
cui dovrebbero avvalersi
condomini, industrie e palazzi
istituzionali, con enormi
vantaggi non solo per l’ambiente
ma predisponendoci a una ripresa
dell’economia all’insegna
dell’efficienza, con una
benefica riduzione della
dipendenza da petrolio.

«Guerra umanitaria»
Silenzio e vergogna
di
Ennio Remondini
La memoria personale contro la strategia del silenzio. La memoria
per ciò che è accaduto 10 anni
fa e su cosa hanno significato i
bombardamenti Nato sulla
Jugoslavia. La strategia della
dimenticanza, dopo l'esplodere
delle bombe, risponde con un
assordante silenzio. L'obbligo
storico della memoria
imporrebbe, infatti, anche
l'obbligo della riflessione e,
probabilmente, della vergogna.
La strategia del silenzio è
quindi la malizia conclusiva
della più recente formula di
guerra, quella della «ingerenza
umanitaria», autentica svolta
nell'ordine mondiale. La
legalità internazionale delle
Nazioni unite, per la prima
volta dal 1945, messa ai margini
dai vincitori della seconda
guerra mondiale (tranne la
Russia). Oggi non c'è più
regola. Resta soltanto la Nato,
il cui intervento nell'ex
Jugoslavia è stato fondamentale
per reinventare un suo ruolo
dopo la fine della guerra
fredda. La «guerra umanitaria»
che ha il brevetto sul nome è
comunque la nostra, 24 marzo
1999, ore 20 e qualche minuto
con la prima esplosione su
Belgrado.
Qualche successivo tentativo di
motivare altre azioni militari
col nome di «guerra umanitaria»,
dopo i risultati balcanici, è
stato bocciata dagli addetti al
marketing e alla Idealpolitik
delle guerre per riguardo al
buon gusto.
Le guerre umanitarie hanno caratteristiche che le distinguono da
tutte quelle del passato. Pochi
sanno che l'Onu ha catalogato
ben 20 tipi di guerra, compresa
una ormai dimenticata «guerra
del pallone» tra Honduras ed El
Salvador, 1969, dopo una partita
tra le due nazionali di calcio e
5 mila morti successivi. Nella
guerra umanitaria si sa subito
chi è destinato a vincere. In
genere sono guerre veloci nella
parte militare e lunghissime
nella pace da costruire dopo.
Per la «nostra» guerra hanno
sbagliato anche le previsioni di
durata: «Qualche giorno di
bombe, una settimana al massimo
ed è finita». I teologi della
guerra umanitaria usano sempre
ordigni «intelligenti», che
ammazzano un sacco di civili, ma
risparmiano i soldati di chi la
decide. Per perfezionare il
meccanismo delle guerre
umanitarie, resta il problema
futuro di concordare sui buoni
da soccorrere e sui cattivi da
punire. Attorno a questo
problema prima o poi scoppierà
una guerra per decidere chi ha
ragione.
La vera sfortuna dei narratori «reduci» di quella guerra da
archiviare al più presto è che
il «Cattivo» era certo. Nessuno
a rimpiangere o a difendere lo
scomparso Slobodan Milosevic, ma
sulle ragioni e sulle
conseguenze di quei tre mesi di
bombardamenti tanto invece ci
sarebbe da dire e tanti «Buoni»
ufficiali da sputtanare. Il
problema è che nessuno vuol
sentire. Un anno fa avevo
proposto un libro a quattro
mani, pensato assieme ad un
intelligente ex generale Nato, e
dagli editori ho ricevuto
pernacchie. Ho lanciato
l'allarme televisivo per il
decennale ed attendo ancora
risposta sul minuto e 15
«massimo» che andrà in onda.
L'Ebu, l'organismo televisivo
europeo che garantisce i punti
di trasmissione necessari per
l'evento non ha ancora deciso se
evento sarà. La ragazza alla
reception del residence dove
alloggio qui a Belgrado, quando
ho fatto riferimento al giorno
24, mi ha guardato interrogativa
come fossi un matto. La guerra,
le bombe Nato 10 anni fa?. «Ma
io allora ero in Montenegro!».
La Jugoslavia
morta e sepolta. Assieme scopro
una Serbia non più orfana di
Milosevic, anche se al prezzo di
aver cancellato gran parte della
sua memoria. La memoria che,
insisto, impone anche
l'esercizio del ripensamento, il
riconoscimento dei propri errori
e l'obbligo della vergogna. Se
non ritengono di avere nulla di
cui vergognarsi i vertici
Nato di allora ed i capi di
governo che la guerra hanno
deciso, è giusto che anche
Belgrado e la Serbia vadano
oltre quel 24 marzo 1999 per
correre senza loro vergogna
verso l'adesione alla stessa
Nato delle bombe e a governi e
governanti, più o meno gli
stessi di allora, che oggi
rappresentano il miraggio
dell'Unione europea.
Al centro della Serbia immemore, il Partito democratico del
Presidente Boris Tadic,
riconfermato nell'incarico,
mentre le sorprese arrivano
dalla destra e dalla
sinistra. Rinasce su base
europeista e socialdemocratica
l'ex Partito socialista di
Milosevic, si spezza la destra
radicale del presunto criminale
di guerra Vojslav Seselj e nasce
un partito conservatore europeo.
Ho incontrato i due protagonisti
dei cambiamenti. L'attuale
segretario del Partito
socialista e ministro degli
interni serbi Ivica Dacic, 43
anni, ed il candidato perdente
di due corse presidenziali, ex
segretario del Partito radicale
e neo segretario del Partito
progressista Toma Nikolic.
Stesse domande con risposte
sorprendentemente simili.
Ivica Dacic. Milosevic è stato il primo presidente ed il fondatore
del Partito socialista serbo ed
il partito deve conservare la
sua memoria. Però deve avere
anche una vita nuova. Una vita
nuova in base a quello che
accade nel 2009 e non in base
agli anni '90.
Toma Nikolic. Non voglio dire
niente di brutto su Vojslav
Seselj, sono padrino dei suoi
nipoti. Che Iddio gli dia salute
e che torni al più presto in
Serbia e dalla sua famiglia, che
faccia politica o quel che
vuole, ma le nostre strade si
sono separate e da allora mi
sento più sereno e più libero.
Dacic. Il nostro partito poteva
scegliere. Non abbiamo avuto la
maggioranza, ma dalla nostra
decisione è dipeso chi avrebbe
fatto il governo. Noi abbiamo
scelto la coalizione col
Partito democratico che porterà
la Serbia nell'Unione europea.
Per questo ritengo che abbiamo
dato un grande contributo al
futuro della Serbia.
Nicolic. Il mio obiettivo è che
la Serbia somigli all'Italia.
Due blocchi forti a confronto.
Uno guidato dal Partito
democratico e l'altro dal
Partito progressista.
L'alternanza di governo è
nell'interesse della democrazia
e della lotta contro il crimine
e la corruzione.
Dacic. Ho paura che, quando la Serbia riuscirà ad entrare nell'Ue,
quella si sarà già spezzata. Sto
scherzando un po', ovviamente,
perché l'ex Jugoslavia, con le
sue sei nazioni, si è spezzata
prima. Spero che l'Unione
europea raggiunga il suo ideale
di essere formata da tutti i
paesi europei.
Nicolic. Settimane fa sono stato
a pranzo con l'ambasciatore
d'Italia, poi ho ricevuto una
delegazione del partito Forza
Italia, di Silvio Berlusconi.
Non per cortesia o perché lei è
della televisione italiana.
Penso che la Serbia abbia
bisogno di un suo Silvio
Berlusconi.
Tanta cortesia filo-italiana non
frena la diversità d'opinioni.
C'è persino una proposta di
prestito alla Serbia di
Berlusconi, come nel calcio, ma
il disegno politico della nuova
Serbia dopo bombe, appare
chiaro: un partito filo europeo
per necessità, sostegno esterno
e convenienza economica; un
centrosinistra oggi al governo
con l'eventuale centrodestra già
pronto. Questo il presente
regolato sui vecchi partiti. Con
un Berlusconi serbo che già
esiste: molto ricco e molto
potente. Semplice imprenditore
oggi, sino a che la politica
tradizionale lo favorirà negli
affari e non lo costringerà a
scendere in campo. Nome e
biografia nel prossimo puntata,
a memoria di bombe
definitivamente sepolta.
Il
Manifesto del 24.03.2009

|
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Metti un F-35
nel bilancio di
crisi |
di Giulio Marcon, Massimo Paolicelli
|
|
Oggi in Parlamento il
megaprogetto Usa Joint
strike fighter, che
prevede l'acquisto di
131 caccia e la
realizzazione di una
base a Cameri (Novara).
15 milioni di euro per
oliare l'industria
bellica
C'è la crisi economica e
l'Italia investe quasi
15 milioni di euro
nell'industria bellica.
Più specificamente nella
realizzazione di un
megaprogetto militare
statunitense. Senza
passare per il
parlamento se non per un
semplice parere. Da oggi
è infatti in discussione
nelle Commissioni Difesa
di Camera e Senato la
richiesta di parere da
parte del governo sul
programma pluriennale
relativo
all'acquisizione del
sistema d'arma Joint
strike fighter (Jsf)
e l'associata linea di
assemblaggio finale a
Cameri (Novara). Dopo le
fasi di sviluppo e
pre-industrializzazione
il governo chiede al
Parlamento un semplice
parere per passare alla
fase di acquisizione di
131 cacciabombardieri
Jsf completi di relativi
equipaggiamenti,
supporto logistico
iniziale e approntamento
delle basi operative
nazionali (quattro
aeroporti e una
portaerei). Tutto per
circa 12,9 miliardi di
euro nel periodo
2009-2026. A ciò va
aggiunta la
realizzazione sul suolo
nazionale, a Cameri, di
un centro europeo di
manutenzione, revisione,
riparazione e modifica
dei velivoli italiani ed
olandesi al costo di
605,5 milioni di euro,
da consegnare entro il
2012. A queste spese va
aggiunto il miliardo di
euro già investito per
la fase di sviluppo.
Arriviamo così a quasi
15 miliardi di euro.
Il progetto è faraonico.
Il Joint Strike Fighter
è un aereo da
combattimento
monomotore, monoposto,
in grado di operare alla
velocità del suono, ma
con velocità di crociera
subsonica. È ottimizzato
per il ruolo aria terra
(quindi per l'attacco)
ed ha due stive interne
per le bombe che possono
essere anche di tipo
nucleare. È un velivolo
di tipo stealth, cioè a
bassa rilevabilità da
parte dei sistemi radar
e di altri sensori.
L'aereo assolve un ampio
ventaglio delle funzioni
operative
dell'Aeronautica
Militare e della Marina
Militare, ed andrà a
sostituire gli Av-B
della componente
imbarcata della Marina e
gli Am-X e i Tornado
della componente
aeronautica.
Capofila del progetto
sono gli Stati Uniti e
vi partecipano altri 8
paesi: Regno Unito al
primo livello, Italia ed
Olanda al secondo
livello, Turchia,
Canada, Australia
Norvegia e Danimarca al
terzo livello. La ditta
capocommessa è
l'americana Lokheed
Martin Aero. L'impresa
italiana maggiormente
coinvolta è l'Alenia
Aeronautica. La Difesa
parla di un indotto da
10.000 posti di lavoro,
ma è puro marketing. Per
gli Stati Uniti quello
del Jsf è il programma
più costoso della sua
storia militare. Infatti
il costo complessivo si
dovrebbe aggirare
intorno ai 275 miliardi
di dollari (all'inizio
erano 245 miliardi di
dollari). Il costo
unitario è già salito da
37/47 milioni di dollari
in base al modello, a
50/70 milioni di dollari
ma nessuno giura su
queste cifre; il costo
reale, secondo alcuni si
saprà solo quando si
dovrà pagare. C'è chi
parla di un costo
unitario finale molto
vicino ai 100 milioni di
dollari. Il Pentagono
allo stato attuale
spenderà 12 miliardi di
dollari l'anno per i
prossimi 20 anni.
Passando dagli Stati
Uniti all'Olanda la
preoccupazione (per i
conti pubblici) per il
programma Jsf è molto
forte. Secondo la Corte
dei Conti olandese tra
il 1996 ed il 2006 i
costi sono cresciuti
dell'80% e per questa
ragione i vari organismi
di controllo (dei paesi
interessati) preoccupati
da questi dati hanno
stabilito di ritrovarsi
ogni sei mesi per
verificare l'andamento
del progetto. A queste
riunioni non risulta
abbiano mai partecipato
i rappresentanti della
Corte dei Conti
italiana.
I fautori del Jsf
affermano che non ci
sono incompatibilità con
il progetto europeo
dell'Eurofighter perché
il primo è un
cacciabombardiere ed il
secondo un caccia. Ma
l'incompatibilità
evidentemente è
economica, visto che
l'Italia ha chiesto al
Consorzio dell'Efa di
calcolare il costo di
una revisione della sua
partecipazione alla
produzione del nuovo
aereo. Si tratta
dell'acquisizione dei 46
velivoli della terza
tranche (2012-2017). Il
preventivo di riduzione
degli ordini richiesti
al consorzio dovrebbe
prevedere sia la
possibilità di un taglio
parziale delle consegne
sia una rinuncia totale
alla fornitura. Il danno
per l'industria europea
è fin troppo evidente.
Tra l'altro i vertici
della Difesa hanno
calcolato la diminuzione
delle esercitazioni e
della manutenzione dei
mezzi in base ai tagli
apportati dalla
finanziaria del 2009. In
base a queste stime
(tutte da verificare)
l'Aeronautica potrà
effettuare circa 30.000
ore di volo a fronte
delle 90.000
previsionali del 2008.
La situazione di
manutenzione dei mezzi e
dei sistemi d'arma
complessi sarà ad un
livello di efficienza:
per l'anno 2009 al
45%-65 per cento; per
gli anni 2010-2011 al
20%-30%; dall'anno 2012
prossimo allo zero.
Allora che senso ha
investire in
stratosferici sistemi
d'arma se poi non si ha
la certezza di poterli
fare volare perché
mancano i fondi per il
carburante o per i pezzi
di ricambio?
Parlare poi del Jsf come
di una occasione
anticrisi è
assolutamente fuori
luogo. Per il
ritorno occupazionale si
parla infatti di un
decimo rispetto alle
previsioni, cioè 200
assunzioni a Cameri e
800 persone per
l'indotto, senza avere
poi quel passaggio di
know how sperato. I 10
mila posti di lavoro
promessi sono dunque
un'autentica invenzione.
Il Manifesto del
25.03.2009
|
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MATERIALE ARCHIVIATO
IN DATA 10 SETTEMBRE
2009 |
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il 10/09/2009 rimossi
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precedenza" |
CRISI DELLA MAGGIORANZA
Cinque Assessori su sette, vi sembran pochi?
Torniamo sull’argomento
sollecitati dal notiziario
comunale “Comunicare” che viene
distribuito a tutte le famiglie
di Vimodrone. In prima pagina
viene riportato un articolo del
Sindaco Dario Veneroni che dice
la sua sulla recente crisi della
maggioranza. Titolo: “una
crisi senza una reale
motivazione, senza un perché”
A un’altra città, sembra
quantomeno bizzarro da parte del
primo cittadino insistere sul
fatto che non ci sarebbero stati
motivi per una crisi, motivi che
lo hanno comunque costretto al
rimpasto della Giunta. Sarebbe
più giusto definirlo un
atteggiamento poco onesto!
Perché si tratta di cinque
membri della sua Giunta
(spiegheremo poi chi sono), che
hanno contribuito in modo
rilevante a due vittorie
elettorali consecutive e che
hanno fattivamente e lealmente
sostenuto questa maggioranza per
sette anni, anche condividendo
responsabilità in campo di
sprechi di denaro pubblico e di
abominevoli cementificazioni del
territorio.
Di punto in bianco, i cinque
Assessori, sono impazziti o,
quantomeno, hanno deciso di non
riconoscersi più nella
maggioranza, senza nessuna
ragione. Forse un virus ha
colpito simultaneamente la loro
capacità intellettiva.
Certo non ci aspettavamo che
venisse allo scoperto e in modo
così eclatante quello che
un’altra città sta
sostenendo da diversi anni. Il
Sindaco è stato investito dai
suoi stessi compagni di cordata
con accuse molto pesanti che
vanno dalla mancanza di
democrazia fino al poco rispetto
per la dignità
altrui.
Le motivazioni dei tre Assessori
definitivamente fuoriusciti,
sono state ufficialmente
pronunciate in aula consigliare,
in modo chiaro e inequivocabile
e pure riportate sul nostro
sito.
Ecco perché ci sembra poco
onesto definire senza
motivazione una decisione tanto
grave al punto tale
d’abbandonare una maggioranza
che gli Assessori stessi avevano
contribuito a formare. E pure si
tratta di un Sindaco reticente
quando nelle dichiarazioni in
aula e sull’articolo in
questione non ha trovato fiato e
penna per controbattere alle
accuse a lui rivolte. Si badi
bene, non sono state diatribe di
tipo politico, ma del tutto
riconducibili a fatti
caratteriali e interpersonali.
Che la Giunta dovesse ratificare
ogni volta decisioni già assunte
altrove, ledendo gravemente
l’autonomia e l’aspetto
etico-morale dei singoli
componenti era cosa nota e fonte
di non pochi pruriti.
Per questo motivo pure
l’Assessore Brescianini (il
quarto dissidente) aveva
presentato le dimissioni che
poi, su pressioni del Sindaco,
sono state ritirate. Infine il
quinto dissidente: l’Assessore
Gornati, il più candido di
tutti. Nel suo intervento in
Consiglio comunale ha ammesso
che tutte le motivazioni dei
dimissionari erano vere e reali
me che “vi sono momenti alti ed
ideali e momenti bassi…” Questa
è la politica. Non importa se
Gornati si sia adeguato al
“sistema” (speriamo che i
cittadini ne prendano nota) o
che il suo stomaco abbia
un’eccezionale capacità
digestiva, il fatto è che cinque
Assessori su sette si lamentano
in forme differenti dell’operato
di Dario Veneroni.
Allora ci assale il dubbio che
il Sindaco mente sapendo di
mentire. L’arroganza da
quartierino è un brutto animale
da domare e la riprova sta nel
fatto che in sette anni non
l’abbiamo mai sentito ammettere
il più piccolo errore, mentre ha
sempre denunciato a gran voce
quelli degli altri.
Si pensava che nelle segrete
stanze si predisponesse con
maggiore umiltà all’ascolto e al
confronto. Evidentemente, non è
stato così!
Il territorio? Lo difendo io!
Commedia tragica in tre atti (per ora)
Foto
omessa
La denuncia è d’obbligo.
L’indignazione è tanta. Le bugie
poi, non hanno più le classiche
gambe corte ma, in questo caso,
sono addirittura prive di gambe.
Un’altra città la butta
in farsa perché uscirebbero
parole troppo urticanti e
offensive se solo si volesse
ricondurre la questione in
ambito politico
Stiamo parlando del Plis delle
Cave, il Parco sovracomunale che
interessa circa 573 ettari di
territorio messi a disposizione
dei comuni di Vimodrone, Cologno
Monzese, Cernusco sul Naviglio,
Carugate e Brugherio.
Nel consiglio comunale del 26
marzo si è replicata la commedia
tragica, ripetutamente messa in
scena nel corso di questi ultimi
anni. Titolo: Il territorio?
Lo difendo io! La compagnia
di giro è numerosa e immutabile
nei ruoli che riassumiamo come
da locandina.
|
Il povero
incolpevole:
il territorio
|
|
Primo attore:
Dario
Veneroni
|
|
Spalla Primo
attore:
Corrado
Passera
|
|
Allegra
congrega:
Vimodrone sei Tu
(centrosinistra) |
|
I Muti di
Sorrento: PRC
e PdCI
|
|
Attor giovane:
Ivana
Broi
|
|
I Magnifici 7:
L’opposizione
|
|
Coordinamento e
luci: Vania
Gardinazi |
|
TRAMA DELLA COMMEDIA
L’autore ha scritto una commedia
a trama aperta. Significa
conoscere gli atti sinoraandati
in scena, ma non quelli delle
recite successive. Di tanto in
tanto, l’autore provvede ad
aggiungere un pezzo di
narrazione che fa correre
qualche brivido alla schiena,
anche agli spettatori che hanno
avuto la bontà di assistere a
tutte le repliche.
Tutto inizia nel maggio
dell’anno di grazia 2006. In
Provincia (quella dove sta
seduto al momento il presidente
Penati), dopo anni di lavori,
incontri e mappature, viene
firmato l’accordo fra cinque
comuni (Vimodrone è uno di
questi) che sembrano illuminati
dal mese della Madonna.
L’intento è quello di
salvaguardare dalla speculazione
edilizia una consistente fetta
di territorio a est di Milano.
La scenografia del primo atto è
degna dell’Aida rappresentata
all’Arena di Verona. Appare il
Consiglio comunale di Vimodrone,
sui lati una schiera di alfieri
danno fiato alle trombe. Al
centro, Dario Veneroni (Primo
attore) proclama: “Parcus Est…!”
La Spalla del primo attore, alla
sua sinistra, solleva a due mani
il gonfalone della città. Per
rendere più coinvolgente la
coreografia, uno stormo
dell’Allegra congrega,
distribuisce in sala copie del
notiziario “Comunicare” a mo’ di
strillone “Comunicareeee… Ultima
edizione, Comunicareeee…”. La
suggestione fra il pubblico è
tale che partono applausi a
scena aperta.
Come tutti sanno, le commedie di
successo hanno un “colpo di
teatro” e l’autore non poteva
fare di meglio quando nel
proseguimento della storia
(siamo esattamente un mese dopo
il fatidico “Parcus Est…!”)
introduce una scena ambientata
nella stessa Aula Consigliare.
Il momento sembra uno di quelli
dediti all’ordinaria
amministrazione: variante di
Piano Regolatore. Votata a
maggioranza. Buio totale sulla
scena e in sala. Dopo alcuni
secondi, un cono di luce si
dirige su un bambino che
rappresenta l’anima candida
dell’essere umano, rannicchiato
sul lato sinistro del palco. E’
intento a legge ad alta voce un
brano del Piano Regolatore: “si
può costruire a nuovo
nell’area sovracomunale del
parco”. A questo punto, dal
pubblico viene emesso un coro di
oooh…! misto a un coro di
buuuuh…! Fine primo atto.
La scenografia del secondo atto
ci immerge in un cantiere
aperto. Si sentono rumori di
scavatrici, camion, richiami di
muratori da un ponteggio
all’altro. E qui, l’autore è
sublime, perché ci fa intuire
l’apertura di un primo cantiere,
poi di un secondo, di un terzo,
un quarto… Semplicemente
moltiplicando i rumori in una
sorta di eco.
La conseguenza della variante di
Piano Regolatore non poteva
essere che questa in un momento
in cui la speculazione edilizia
galoppa a pieno ritmo. In un
soppalco, l’autore simula un
ufficio con il Primo attore
intento a contabilizzare gli
oneri di urbanizzazione mentre
la Spalla del Primo attore agita
il gonfalone in segno di
giubilo. Si guardano
scambiandosi un sogghigno
beffardo, ma non viene proferita
parola fra loro. Nel frattempo,
in quella fetta di parco
svaniscono nel nulla i ricci, i
conigli selvatici, le api, le
farfalle, le lucciole, i merli,
i pettirossi, i passeri, e con
essi anche diversi alberi d’alto
fusto. A questo punto della
commedia un velo di smarrimento
e tristezza pervade la sala. Si
vedono spuntare parecchi
fazzoletti. Fine secondo atto.
E’ fatto recente, la commedia a
trama aperta è andata in scena
anche con il terzo atto.
L’autore si è reso conto che la
rappresentazione non poteva
terminare lasciando il pubblico
con il fazzoletto in mano e gli
occhi umidi. Senza grande spesa,
è stata riutilizzata la
scenografia del Consiglio. Quasi
tutta presente sul palco la
compagnia di giro con la novità
di un Attor giovane che solo da
pochi giorni è in ruolo e non
possiamo ancora pretendere che
si esponga al giudizio del
pubblico.
Si ode nitida la voce della
Spalla del Primo attore che
proclama: “Un altro tassello è
stato inserito all’interno di
quella politica di salvaguardia
del territorio avviata da questa
Amministrazione…” Si capisce
immediatamente che si sta
parlando del Parco sovracomunale
delle Cave e del voto di
approvazione sulla convenzione
che lo costituisce.
Le trombe, contrariamente al
primo atto, non sono state
utilizzate, ma in loro vece c’è
un acuto del Primo attore: “Il
nostro comune mette a
disposizione del nuovo Plis un
quarto del proprio territorio
che concorrerà alla
realizzazione di un grande
polmone verde…”. Silenzio in
platea. Si chiude il sipario.
Alla prossima.
Il pubblico, è uscito dalla
rappresentazione con lo
sconcerto stampato sulla faccia.
Certamente il tributo d’applausi
va scemando di rappresentazione
in rappresentazione. Fra tutte
le dichiarazioni rilasciate
all’uscita dagli spettatori,
quella più significativa è
quella del signor Temistocle che
qui riportiamo: “Gli attori sono
bravi, ma la storia… Non si
capisce nulla! Prima ci sono
persone brave che si accordano
per costruire un parco. Poi,
le stesse persone dicono che lì
si può fare quel cavolo che
vuoi. Dopo che i cavolacci tuoi
te li sei fatti, tornano di
nuovo sulla difesa del
territorio. Forse si vuole fare
il verso al vecchio detto – dopo
che i buoi sono scappati,
chiudiamo la stalla? – Mah!
E poi, la compagnia è brava, ma
I Muti di Sorrento, non parlano
mai. Perché li hanno messi lì?
Ah, forse questa l’ho capita… Si
dice “ciechi di Sorrento” ma
loro sono anche muti. E’ la
metafora delle tre scimmiette.
Eh… è così? A pensarci bene,
nemmeno I Magnifici 7 mi hanno
soddisfatto. E’ vero, loro hanno
un ruolo di secondo piano nella
commedia, ma sono così scarsi
nella recitazione… Non so se
tornerò a vedere la prossima
messa in scena. Di volta in
volta esco dallo spettacolo
sempre più schifato.
Sul versante della critica ci si
dibatte fra la tesi di chi
sostiene che la commedia
s’ispiri a una storia vera e chi
dice invece che la storia è
troppo assurda per non
richiamarsi a una pura
invenzione letteraria.
Staremo a vedere, perché la cosa
è certa, ci sarà ancora qualche
atto da aggiungere…
Comunicare”
quando il notiziario
comunale diventa
il megafono della
maggioranza
Prendiamo spunto dal numero di
marzo 2009. L’articolo riguarda
gli assegnatari delle case
costruite in diritto di
superficie a cura delle
cooperative.
Da due
anni è in corso una disputa tra
il Comune di Vimodrone e i
cittadini assegnatari delle case
(in origine circa un migliaio di
famiglie interessate) che hanno
contestato il metodo dei
conteggi e dei parametri
adottati dall’Amministrazione
per il riscatto del terreno.
Forse
non a tutti sanno che il
riscatto, permette di tramutare
il diritto di superficie in
diritto di proprietà, rendendo
ogni singola famiglia
proprietaria a tutti gli effetti
dell’appartamento abitato, e
pure con soddisfazione delle
casse comunali che vedono un
gettito in entrata di denaro
fresco.
Fu
proprio un’altra città a
sollevare il problema due anni
fa, ma eravamo in campagna
elettorale e quello delle
cooperative sembrava ai più un
grimaldello politico nonostante
il segnale di allarme. Visti gli
esiti, possiamo dire che ad oggi
il problema non è ancora
risolto, nonostante due delibere
(forse ne arriverà una terza?) e
tempo speso per gli incontri di
rito. Proprio un bel risultato
se consideriamo che diverse
centinaia di famiglie vivono in
apprensione l’intera vicenda,
mentre sul versante opposto, le
casse comunali piangono per le
mancate entrate. Se una volta
tanto, questa Giunta si
decidesse a fare qualcosa di
sinistra, la cittadinanza
ringrazierebbe, mentre siamo al
paradosso che non si riesce
nemmeno a fare qualcosa di
centro. Bye bye centro-sinistra.
E pure bye bye alla
sinistra-sinistra che interviene
a sproposito, quando argomenti
come questo dovrebbero
rappresentare un vero e proprio
cavallo di battaglia.
Tornando a bomba, quello che
un’altra città vuole
segnalare è l’utilizzo improprio
del notiziario comunale
“Comunicare”. Crediamo di
trovarci tutti d’accordo nel
definirlo come uno strumento di
comunicazione che è di proprietà
della comunità. Sono infatti i
soldi dei cittadini che
permettono la sua pubblicazione.
Così come crediamo di convenire
che all’Editore (il Comune in
questo caso) si possa concedere
il beneficio di una propaganda
contenuta per quanto di buono la
Giunta del momento sta
realizzando.
Quando
però l’uso diventa
esageratamente strumentale, non
solo si contravviene alle più
elementari norme della
democrazia (alla faccia del
partecipativo!) ma si scade nel
cattivo gusto.
Il
caso delle cooperative è sotto
gli occhi di tutti. Il
notiziario infatti, elenca la
cronistoria del “confronto”
avuto con il “Comitato” degli
assegnatari, mettendo in
evidenza i vantaggi loro
offerti
e
fornendo informazioni dalle
quali si evince un comportamento
dell’Amministrazione
ineccepibile, sempre pronta a
dare risposte positive ai
cittadini interessati. Bene.
Bravi.
Ma la
tesi della controparte in quale
pagina sta? Nessuno la cerchi, è
solo una perdita di tempo,
semplicemente non c’è! Sarà
quindi vero che il popolo è bue
e bisogna assoggettarlo ai
voleri del capo
popolo?
Quei signori, quelli delle
cooperative intendiamo, hanno
ragioni da vendere, perché a
fronte di casi analoghi nei
comuni confinanti con Vimodrone,
le Amministrazioni sono meno
esose. Tabelle dimostrative alla
mano. Si trovano tuttavia nelle
condizioni di pagare con i
propri soldi notizie divulgate
ad arte, senza poter dire la
loro.
Un’altra città
ha già ripetutamente assaggiato
l’amaro boccone della furbizia
da Bertoldo.
Spesso
siamo stati chiamati in causa
proprio su “Comunicare” per
vicende da noi combattute,
espresse senza il minimo ritegno
in modo incompleto e
pretestuoso, senza peraltro
avere la possibilità di
replicare. L’ultima riguarda la
vendita del centro ginnico
sportivo al quartiere Martesana
(ex Comparto) a cura
dell’Assessore Passera.
Un
altra città,
avanza una proposta molto
semplice che crediamo possa
essere accolta senza eccessivi
slanci sul piano democratico:
stabilire che quando sul
notiziario della comunità di
trattano argomenti controversi o
che siano oggetto di
contestazione, si avverta la
controparte invitandola a
replicare con pari spazio.
Se
Sindaco & C. non accettano
questo principio, riconoscano
almeno che il giornale comunale,
pagato con i soldi dei
cittadini, non può essere inteso
al solo servizio dei vari
Amministratori di turno che
vogliono “Comunicare” a senso
unico.
Su
questa proposta mediti anche
l’opposizione, alla quale viene
offerto uno “spazietto”
striminzito, a mo’ di paghetta
per soddisfare le apparenze
democratiche.
BANCARELLE
E PROTESTE
|
bancarelle di hobbysti o
commercianti? |
Foto omessa |
|
Foto omessa |
Norme igieniche? |
Molte
proteste ha suscitato
l’iniziativa di Rifondazione
Comunista per la vendita di
pane, pasta e riso, al prezzo di
un euro al chilo. Proteste
perché a vendere non è un
esercente ma un partito
politico, ovviamente senza una
licenza commerciale e senza
l’abilitazione degli addetti.
Quindi, si è fatto rilevare
tramite la “Gazzetta della
Martesana”, l’incresciosa
situazione d’illegalità.
Un’altra città
ritiene che l’iniziativa non
possa essere vista in questi
termini, e neppure come aiuto a
“tirare” la fine mese: il pane
si compera tutti i giorni e ben
poca influenza può avere una
vendita calmierata
occasionalmente.
Forse pochi sanno che a
Vimodrone esiste già un “gruppo
d’acquisto” composto da un certo
numero di consumatori che
comperano congiuntamente i loro
fabbisogni alimentari. Lo fanno,
rivolgendosi a produttori
alternativi e ottenendo qualità
e prezzi favorevoli, con
conseguenti benefici
sull’economia delle loro
famiglie e grazie a un’azione
costante che riguarda un
ventaglio di prodotti ben più
largo di pane e
pasta.
L’iniziativa di Rifondazione, ha
la sua validità politica invece
nell’informare e denunciare i
troppi passaggi di mano delle
merci prima di raggiungere i
banchi al dettaglio e le
speculazioni (che è cosa ben
diversa dal giusto utile di un
commerciante) che fanno sì che
il costo all’origine della
farina diminuisca mentre il
prezzo di pane e pasta
aumentano. Ovviamente,
l’aspetto politico risulterà
chiaro se non ci si limita a uno
slogan, ma si attiva un dialogo
con i consumatori. Chiarendo che
il prezzo contenuto è dovuto
all’acquisto effettuato
direttamente in fabbrica e che,
vista la forma di distribuzione,
non ci sono oneri d’affitto come
nel caso di un negozio, né costi
di personale dal momento che si
fa affidamento al volontariato
per la distribuzione.
Ci
domandiamo però perché tanto
clamore e tante proteste per un
banchetto esposto per qualche
ora, quando proprio a Vimodrone,
in occasione delle feste e con
il beneplacito
dell’Amministrazione, la piazza
si riempie di bancarelle che
espongono per un’intera
giornata, per non parlare poi
dei danni procurati alle casse
comunali e ai cittadini.
Domenica, primo marzo, erano ad
esempio presenti in piazza
Vittorio Veneto, ben 61
bancarelle. Di queste, 8 erano
di ambulanti che espongono
abitualmente al mercato
settimanale del venerdì. Avevano
ottenuto il posteggio
gratuitamente dal momento che
già pagano al comune il canone
annuo di occupazione del suolo
pubblico (compresa la relativa
tassa rifiuti). Una di un
fioraio titolare di un posto
fisso domenicale in piazza,
mentre le rimanenti 52,
rappresentavano una miscellanea
di attività che andava dagli
alimentari ai tessili, fino agli
articoli da regalo.
A
quanto ci risulta, pubblicheremo
le smentite del caso, hanno
pagato l’occupazione del suolo
pubblico a una Associazione o
comunque a un soggetto privato e
non all’Ente comunale! A questo
si aggiunga che non sono stati
pagati i relativi servizi per la
pulizia e raccolta dei rifiuti e
che il Comune di Vimodrone si è
quindi accollato i costi
facendoli gravare su tutti i
cittadini.
La
manifestazione si è propagata
sotto l’egida delle attività
hobbystiche, cioé di persone
fisiche che producono manufatti
per hobby e che quindi possano
vendere, sia pure
occasionalmente, senza licenza e
senza rilascio di scontrino. La
realtà non era affatto questa:
gli hobbysti erano (forse) due,
mentre i rimanenti erano a tutti
gli effetti commercianti
ambulanti, e di questi, non più
di 4 o 5 dotati di registratore
di cassa.
A
questo punto è opportuno
chiarire che un’altra città
non vuole esprime condanne per
il commercio ambulante, tanto
più che la manifestazione si è
tenuta sotto un diluvio costante
che lascia immaginare gli scarni
incassi. Mentre richiamiamo
all’attenzione di chi è propenso
a stigmatizzare la classica
pagliuzza e non vede la trave.
Ci
chiediamo infine, perché
l’Amministrazione non applica i
regolamenti e le tariffe per
l’occupazione del suolo pubblico
(fatto che costituisce danno per
le casse dell’Ente); perché non
esercita i controlli dovuti su
licenze, abilitazioni sanitarie,
ecc.; perché permette agli
operatori commerciali di
espletare attività senza la
minima presenza di registratori
di cassa, favorendo l’evasione
fiscale.
Sulla
corposa e ben visibile
manifestazione non abbiamo
sentito nessuna voce, nessuna
lamentela, nessuna osservazione.
Qualcuno rilasci cortese
commento. Attendiamo.
|
MATERIALE ARCHIVIATO
IN DATA 10 SETTEMBRE
2009 |
|
pubblicati per la
"giornata della memoria"
e mantenuti sul sito
sino al 10/09/09 |
EDIZIONE SPECIALE - NUMERO UNICO
L'ALLEGRA COLATA
si avverte che il giornalino
fotografico sulla cementificazione
di Vimodrone non viene inserito in
archivio ma e' a disposizione in
forma cartacea. Ne verrà inviata
copia gratuitamente a semplice
richiesta anche via e-mail.
|
MATERIALE ARCHIVIATO
IN DATA 10 SETTEMBRE
2009 -articoli vari- |
a seguito della distribuzione
del giornalino, abbiamo ricevuto
via email:
Sono
deluso nel constatare che miei
concittadini dimostrano una
ignoranza umana senza confini.Non
si puo' fare di tutta l'erba un
fascio, mi riferisco
all'immobile sito in Vimodrone
via Fiume angolo via Primo
Maggio.
Prima
di scrivere idiozie dovreste
documentarvi, vorrei sapere se
in una zona cosi' centrale
preferivate avere un rudere o se
per il decoro della nostra
cittadina e' meglio ora, vorrei
sapere come fate a scrivere che
si è provveduto sotto la forma "
ristrutturazione " a....
omissis; cercate di essere seri
se ne siete
capaci!!!! La DIA è stata
presentata come
"ristrutturazione ed
ampliamento" avendo il
proprietario a disposizione un
terreno che permetteva di
realizzare un certo numero di mc
nel rispetto delle norme di
legge e regolamenti comunali,
nessun favore da parte dei
responsabili comunali è stato al
sottoscritto concesso, ma è
stato concesso solo ciò che
prevede la legge e, se la legge
non vi va bene allora cercate di
farla modificare.
Nel vs. "numero speciale" non
vedo chi sia il responsabile nè
tanto meno chi lo abbia
stampato, spero sappiate che
sono notizie che debbono essere
obbligatoriamente inserite.
Mi auguro di non dover ritornare
sul problema, il sottoscritto è
contro le costruzioni selvagge
ma, se avete un poco di
intelligenza e, sono certo che
siate persone tali, allora
cercate veramente ove vi sono le
vere speculazioni edilizie e
lasciate stare i cittadini
onesti che spendendo e facendo
sacrifici cercano di fare bello
un paese che di bello ha ben
poco.
Se questo vs. numero vuole
essere una contestazione
politica in vista del prossimo
scontro elettorale dovevate
essere più precisi, più duri,
ma certi di dare notizie
vere.
Cantarelli F.
|
Rispondiamo con nostra
email e pubblichiamo:
Egregio concittadino
Signor Cantarelli,
a partire dai toni da
Lei utilizzati, fino
alla comprensione di
quanto ha letto, ci
sembra di capire che non
siamo proprio in
sintonia. Non che questa
sia da pretendere.
Opinioni diverse dalle
nostre sono ben accette,
ma giochiamo almeno a
capirci. Tre cosettine
molto veloci in risposta
alla Sua:
1) sul fatto che Lei si
sia adoperato con
sacrifici per fare
"bella Vimodrone " lo
lasciamo volentieri al
giudizio dei cittadini,
specie a quelli che non
avendo edificato un po’
di appartamenti in più
del loro fabbisogno, non
si sentono irritati
dalla nostra
pubblicazione;
2) Il numero unico
dedicato alla
cementificazione del
territorio è stato
realizzato da
un'altra città e sul
giornalino ne è
riportato marchio e
nome. Non è quindi né
anonimo né tanto meno
prodotto da una setta
segreta (siamo fra
l'altro iscritti
all'albo comunale);
3) Abbiamo riportato
anche l’edificazione da
Lei citata non per il
suo rilievo
dimensionale, ma perchè
la cementificazione di
questi ultimi anni di
Vimodrone, che riteniamo
"selvaggia", anche le
briciole contano e
pesano. Non abbiamo
detto nulla di quanto
Lei cita, nessun dubbio
che sia tutto regolare,
ma questo non è valido
solo per Lei, ma per
tutte le costruzioni
citate e documentate da
ben 35 foto. Quindi, non
di illegalità si tratta
ma di una precisa scelta
politica e conseguenti
PRG “generosi”, ai quali
Lei ha fatto riferimento
nella DIA. Tale politica
è iniziata con l'ex
Sindaco Galluzzo
(ferocemente contrastata
e criticata dal
centrosinistra) e poi
fatta propria
dall'attuale Sindaco
Veneroni e dalla sua
coalizione. Riteniamo al
proposito quanto mai
opportuno che questa
coalizione si leggesse
ogni tanto il proprio
programma elettorale!
La ringraziamo infine
di aver dato spunto a
queste precisazioni che,
per quanto ci riguarda,
riteniamo scontate.
Speriamo a questo
punto, non di averLa
convinta, ma almeno di
apparirLe un po’ meno
ignoranti e di renderLa
comprensivo nei
confronti di idiozie
scriteriate.
Laboratorio politico
un’altra città -
Vimodrone |
Ricevuta
la nostra risposta, il Sig,
Cantarelli ci ha inviato questa
ulteriore email
In
riferimento alla vs. mail,
vorrei solo dire che ritengo
completamente errato il vs.
programma
"anticementificazione". Se la
legge prevede che un cittadino
abbia tutti i requisiti
necessari per chiedere di
costruire, è giusto che chieda e
chi è preposto a
verificare poi deciderà in
merito. La vs. presa di
posizione contro tutti è
inaccettabile e priva di
qualsiasi senso logico.
Cantarelli F.
Abbiamo
risposo:
Concittadino Cantarelli,
normalmente
il dialogo è fatto di domande e
risposte, cercando di seguire le
ragioni di entrambe le parti.
Lei ha invece il bene di
proseguire diritto per la sua
strada.
Ci
spieghiamo nuovamente.
Lei aveva
tutti i requisiti per edificare
e l'Ufficio Tecnico non ha
concesso né più né meno quello
che prevedeva il PRG in vigore.
Il fatto è che il PRG è
l'espressione di una volontà
politica, pertanto la presa di
posizione non è contro tutti, ma
esclusivamente contro la Giunta
attuale che governa la nostra
città da sette anni.
Va bene
così o dobbiamo spiegarci
ulteriormente?
Per il
resto, abbiamo preso buona nota
che sull'argomento
"cementificazione" abbiamo due
visioni differenti del problema.
Laboratorio
politico un'altra città -
Vimodrone
altra corrispondenza a seguito
della distribuzione del
giornalino:
Buongiorno,
la presente intende essere un
intervento apolitico (per
correttezza inserisco anche gli
altri indirizzi mail di altre
liste) e non polemico, ma alcune
osservazioni sono dovute. Abito
da circa un anno nel complesso
delle nuove case del Martesana,
e oggi ricevo per posta il
vostro giornale "l'allegra
colata"(numero unico ed.
speciale). Leggo con attenzione
gli articoli tra i quali,
soprattutto, quello di pagina 2:
"la forza della speculazione".
Innanzitutto, ringrazio per il
benvenuto nel comune di
Vimodrone: si parla, e male,
della scelta abitativa da me
compiuta non solo da un punto di
vista edilizio, dato che secondo
il vostro articolo si tratta di
una "colata di cemento"
senz'anima e senza prospettive,
ma addirittura contestate la
necessità di aver dovuto
accendere un "serenissimo" mutuo
come se questo rendesse gli
"ultimi mq di serenità" meno
sereni. Forse, anzi tolgo il
forse, e aggiungo sicuramente li
rendono meno felici, ma credo
che questo sia dovuto non tanto
alla scelta abitativa quanto
alle condizioni di mercato che
hanno alzato, e di molto, il
valore degli immobili (compreso
probabilmente quello della
vostra redazione) negli ultimi
decenni ,costringendo la
totalità di chi, come me, ha
una trentina d'anni ed oltre a
doversi accollare un mutuo
trentennale deve far intervenire
anche i propri genitori. La mia
contestazione riguarda però
proprio dover scoprire nella mia
"serenissima" cassetta postale
un articolo come questo che,
concedetemi, una reazione
quantomeno ironica me la induce;
e mi chiedo, non è anche vostra
speculazione avvertire i nuovi
cittadini dell'esistenza
della vostra lista? contestate
il nuovo quartiere (a torto o
ragione) ma anche nel nuovo
quartiere intendete dire la
vostra. Giustamente, ci
mancherebbe, ma con pessimo
gusto, soprattutto per chi ha
dovuto fare un "serenissimo"
investimento investendo sul
territorio comunale di
Vimodrone. Non arrivo da
lontano, anzi, dal confinante
comune di Cologno Monzese, e
ricordo bene che dove ora abito
fino a pochi anni fa c'erano
campi di grano, bellissimi campi
di grano lasciati però ad un
solo (o pochi, non mi è dato
saperlo) proprietario. Il resto,
e mi riferisco soprattutto alla
Martesana, lasciato al più
completo abbandono e degrado,
zone che perlomeno con il nuovo
quartiere si sono recuperate o
si stanno recuperando. Sia
chiaro, difendo la scelta
abitativa fatta quindi il mio
pensiero è assolutamente di
parte (mia), ma siccome conosco
queste zone da anni, anzi da
qualche decennio, non posso
leggere un'accusa speculativa ad
un intervento edilizio senza
aver menzione di ciò che in
realtà è stato anche migliorato.
D'altronde, una zona così ben
servita da mezzi metropolitani e
vicina all'Ospedale S. Raffaele,
a tangenziale e aeroporto di
Linate, mi sembra che anzi si
sia veramente ben difesa. Si
parla ormai di area
metropolitana, abitiamo in un
comune sì di alcune decina di
migliaia di persone, ma dentro
un complesso urbano di milioni
di persone; l'aspetto rurale di
comuni come Vimodrone e Cologno
Monzese, tanto caro ai miei
genitori e a chi probabilmente
ha scritto gli articoli del
giornale, stanno venendo meno.
E' ora di farsene una ragione,
dando risposta a chi sempre più
frequentemente abbandona quella
che una volta era considerata
Milano per approdare nei comuni
limitrofi della Milano
metropoli, evitando ovviamente
veri scempi edilizi, che dal mio
punto di vista non sono
grattacieli, torrette o palazzi
di cinque piani, ma interi
quartieri di villette a schiera
con giardino privato annesso che
distruggono sì, quelli, il
territorio, e di cui il vicino
comune di Segrate ci regala
qualche esempio. La prossima
volta, raccontatemi pure il
vostro punto di vista, ma
almeno: abbiate il buon gusto di
non farmi rientrare a casa e
trovare, dentro la mia cassetta
postale, un giornale che critica
la scelta abitativa compiuta, a
pochi mesi dal trasferimento, lì
proprio nel quartiere edilizio
che contestate. Non è proprio un
bel benvenuto.
Buona
giornata.
Antonio
|
Nostra email di
risposta:
Egregio
Signor Antonio,
a prima vista, si
potrebbe dire che il suo
intervento non è affatto
apolitico, dal momento
che l’email a noi
indirizzata trova in
copia conoscenza le due
liste d’opposizione e a
quella di maggioranza.
Non è un demerito
sapersi muovere nei
meandri della politica,
compresa quella della
sua nuova città. Anzi,
il sincero consiglio che
le offre un’altra
città, è quello di
entrare in politica dal
momento che avvertiamo
la necessità di un
ricambio generazionale.
Le stesse facce, quando
vengono esibite per
troppo tempo, tendono a
cristallizzare i vizi,
da cui Vimodrone non è
certo esente.
Nel merito del suo
scritto. La nostra
sensazione è quella di
un’affrettata lettura da
parte sua, lettura che
non ha saputo cogliere
il senso di quanto
volevamo significare.
Oppure, è nostra
esclusiva colpa non aver
saputo spiegare quanto
volevamo significare.
Entriamo nel merito
degli innumerevoli punti
da lei esposti.
Prima di tutto la scelta
abitativa da lei
effettuata. Ma in quale
riga delle otto pagine a
lei recapitate trova una
critica alle sue
personali scelte? Qui,
il problema grave, sta
nell’aver concepito un
quartiere per qualche
migliaio di persone
senza dotarlo di
servizi. E per servizi
si intendono negozi di
prima necessità, centri
di aggregazione, bar o
semplici pizzerie...
Lei, la sua parte l’ha
già fatta acquistando
l’appartamento, mentre
spettano ai progettisti
e all’Amministrazione
comunale le parti
rimanenti.
Proprio quest’ultima ha
invece contribuito a
impoverire le
“dotazioni” svendendo
(non più tardi di sei
mesi fa) una palestra di
600 mq e un negozio di
80 mq destinato ad uso
comunale. Il tutto per
ragioni di cassa. E lei
quei servizi non li
vedrà proprio più!
Pertanto, la critica non
riguarda le sue scelte,
ma è rivolta a chi deve
ben amministrare la
crescita di una città e
non l’ha fatto. Sono
passati forse vent’anni
e più da quando si è
parlato dell’allora
Comparto Nord e vi è
stato tutto il tempo per
programmare il buon
andamento delle cose. E’
stato fatto? A nostro
giudizio, no.
Per quanto riguarda quel
“serenissimo” mutuo da
cui pare sia stato
particolarmente colpito.
Come vede, il
virgolettato non è
un’opinione e pure in
questi ultimi tempi
viene utilizzato a
sproposito. Nel nostro
caso era inteso in senso
ironico ben comprendendo
le tribolazioni di chi,
in questi tempi, ha
acceso un mutuo. Scelte
certo coraggiose anche
in ragione della forte
speculazione edilizia
che ha travolto tutto e
tutti in questo ultimo
decennio. Ma ci scusi,
quale pertinenza critica
ci sarebbe fra questi
fatti e le sue scelte
personali? E con le sue
scelte cadute sul
territorio di Vimodrone?
Lei forse pensa che in
altre cittadine
dell’hinterland di
Milano si suoni una
musica diversa?
Gli oneri di
urbanizzazione hanno
fatto da valvola di
sfogo alle necessità
delle Amministrazioni di
ogni colore, in
concomitanza con la sete
speculativa dei
costruttori. Certo la
denuncia verso la nostra
Amministrazione che
agisce in coalizione con
PD, PDCI, PRC e
Socialisti, forte di un
programma elettorale che
si batteva contro la
cementificazione, doveva
pur essere fatta.
Ci chiediamo in quale
ottica lei si porrebbe
se le sparisse il verde
sotto casa e il
quartiere Martesana
arrivasse ad una
concentrazione abitativa
come quella di Cologno
Monzese, sua città di
provenienza.
Ultimo punto, il suo
sfrenato desiderio di
progresso inteso nel
senso più deteriore
della parola senza
tuttavia tralasciare
parole di denuncia per
veri scempi edilizi di
cui Segrate è un
esempio. I suoi genitori
non si rassegnano, chi
ha scritto gli articoli
non si rassegna e le
diremo di più, pensi che
ci sono pure suoi
coinquilini che come lei
provengono da Cologno
Monzese e che vorrebbero
tornarci di corsa dopo
aver vissuto per due
anni nel quartiere
Martesana.
Dal momento che lei è in
zona e la frequenta a
quanto pare da lungo
tempo, conoscerà
sicuramente la città di
Cernusco sul Naviglio.
Faccia due passi in
centro e si renderà
conto di come si possa
nello stesso tempo
edificare e mantenere
una politica
conservativa
dell’esistente. Là, le
cascine si ristrutturano
e si conservano, a
Vimodrone le cascine si
abbattono. Eppure
Cernusco è passata negli
anni attraverso le più
svariate
Amministrazioni: dai
Democristiani fino
all’attuale
Centrosinistra. Come
vede, opinioni e
desideri sono fra i più
svariati e non pensi che
al centro dell’universo
ci siano solo le sue
scelte.
Può sembrare strano, ma
conciliare il diritto di
scelta individuale con
quello collettivo a
tutela di un bene comune
quale la vivibilità
della propria cittadina
non è cosa poi così
difficile. Purché
cittadini e
Amministrazioni facciano
la loro parte. Per i
primi basterebbe una
presa di coscienza, per
le Amministrazioni
invece, agire per il
bene della comunità.
Esiste ad esempio una
norma che spesso viene
elusa e che impone di
non superare un certo
numero di abitanti per
Kmq per dare risposte
alle esigenze abitative
dove esistono ancora
spazi utili.
A conclusione, non era
nostra intenzione fare
speculazione informativa
per far conoscere la
nostra lista, ma il
semplice intento era
quello di fare politica
sul territorio. E già
intratteniamo rapporti
con molti residenti del
suo quartiere. Se si
vuole aggregare è il
benvenuto.
Non abbiamo redazioni
con stormi di
giornalisti, ma le
nostre file sono
composte da ex
consiglieri comunali, ex
Assessori, come da
semplici appassionati di
politica. Non siamo
legati a nessun partito
e questo per un verso ci
penalizza ma per altri
ci rende libertà di
critica.
Non se la prenda se
qualche sera, tornando a
casa, troverà nella sua
“serenissima” casella
postale qualche altra
comunicazione di
un’altra città. Mal
che vada potrà
cestinarla. Non potrà
certamente fare la
stessa cosa con le
delibere comunali. Ci
pensi.
E in ogni caso, creda al
nostro più sincero
benvenuto nella nostra
città.
Laboratorio Politico
un’altra città –
Vimodrone
|

Ripensarci, non sarebbe poi così
male
Chi a
Vimodrone appartiene a una
Associazione regolarmente
iscritta nell’apposito albo
comunale, e non sono pochi,
ormai lo sa. Quest’anno non ci
saranno finanziamenti comunali
per i circa 50 sodalizi che si
dedicano alle attività
assistenziali, culturali,
ludiche. 0,00 euro di
contributi.
Se non
ci sono figli e figliastri,
tutte quante si troveranno a
dover far di conto con le scarse
risorse che, di norma, non vanno
al di là della quota annuale
versata dai soci.
Per
chi fosse digiuno in materia, si
deve pensare a elargizioni che
spesso sono nell’ordine di
qualche centinaio di euro
all’anno e solo in pochi casi
supera la soglia di mille euro.
Nella globalità, non stiamo
quindi parlando di cifre
insostenibili per le casse
comunali, anche se è vero che di
questi tempi ogni briciola ha un
suo peso.
Come
sempre, si tratta di priorità
attribuite a questo o quell’argomento,
e un’altra città è sicura
che in materia, la nostra Giunta
non ha ponderato a fondo sulla
decisione presa. Ne spieghiamo
le ragioni:
-
unoLe Associazioni,
qualunque sia la loro
natura, si basano sul
volontariato e svolgono un
ruolo molto importante
nell’aggregare ampi strati
del tessuto sociale di
Vimodrone. Sono in sostanza
un bene della comunità a cui
l’Amministrazione dovrebbe
stendere passatoie rosse
laddove sono presenti
-
dueBuona parte di
esse, ha la propria sede in
locali comunali che a norma
di legge prevedono regolari
contratti d’affitto.
Pertanto ci troviamo al
cospetto di Associazioni
sulle quali
l’Amministrazione si
troverebbe a speculare senza
nulla dare in cambio. Quanto
meno, il contributo dovrebbe
essere pari al canone
d’affitto annuale.
-
treNeppure come
tornaconto politico, la
mossa ci pare azzeccata. Fra
le Associazioni serpeggia il
malumore per il mancato
riconoscimento delle
fatiche, e assicuriamo che
tali sono, per mantenere in
vita le attività che ognuna
di esse manifesta ogni anno.
Tre
“pesanti” motivazioni che
dovrebbero far riflettere sulla
decisione che ha condotto al
“finanziamento zero” delle
Associazioni. Ripensarci non
sarebbe poi così male.
Quando
si diceva delle priorità, vuol
dire che l’Amministrazione
Veneroni ha varato un bilancio
comunale che prevede ad esempio
15.000,00 euro per la promozione
turistica di Vimodrone. Ci
chiediamo se non sarebbe stato
più utile dirottare questi soldi
a beneficio delle Associazioni.
Anche altri comparti di spesa si
potrebbero mettere in
discussione, basta un piccolo
sforzo. Coraggio, non è detta
l’ultima parola.

a seguito del nostro articolo
sull'uso del giornalimo comunale
"Comunicare" (ancora presente
sul sito) abbiamo ricevuto:
In
relazione al vostro articolo sul
sito, inerente la gestione del
giornale comunale "Comunicare"
ci preme inviarVi ns lettera
inviata alla redazione di
"comunicare" che fa riferimento
anche a Voi. Infatti, il giorno
28.04.2009, L'Aministrazione
aveva deciso di stampare e
consegnare in tutte le famiglie
il giornale comunale, nonostante
non vi fossero elementi tali da
far uscire il giornale a nemmeno
dopo un mese dal precedente.
Noi, abbiamo inviato
comunicazione al Sindaco
chiedendo fermamente di stoppare
l'uscita in quanto sarebbe stato
solamente per farsi pubblicità
elettorale essendo Lui candidato
alla Provincia. Inoltre, si ha
certezza che il portavoce del
Sindaco, in relazione alla
nostra richiesta, avrebbe
chiamato la Segreteria Milanese
del Suo partito comunicando la
situazione. Nonostante la
volontà dello stesso , veniva
consigliato di sospendere per
evitare problemi.
E cosi il giornale non è uscito.
Ci interessa comunque rispondere
a quanto da Voi pubblicato. Vi
ringraziamo per l'attenzione.
Nucio Murnigotti
il testo dell'allegato
“COMUNICARE
Quando
il notiziario comunale divent il
megafono della maggioranza
Questo
è il titolo con cui “Un’altra
città” (politicamente a noi
distante)sul suo sito
www.saleepepe.org ha,
in una più approfondita analisi
sul tema ma che diventa elemento
anche per noi di, per l’ennesima
volta, contestare l’uso che
questa maggioranza fa di questo
bimensile pagato dai cittadini.
Dice
“Un’altra
città”…..partendo dal problema
delle Cooperative (a proposito
noi come “IO AMO VIMODRONE”
abbiamo fatto richiesta di un
Consiglio Comunale aperto ma
risposte ZERO) e dice
testualmente: Quello che
Un’altra città vuole segnalare è
lì utilizzo improprio del
notiziario comunale
“Comunicare”. Crediamo di
trovarci tutti d’accordo nel
definirlo come uno strumento di
comunicazione che è di proprietà
della comunità. Sono infatti i
soldi dei cittadini che
permettono la sua pubblicazione.
Così come crediamo di convenire
all’Editore (il Comune in questo
caso)si possa concedere il
beneficio di una propaganda
contenuta per quanto di buono la
Giunta del momento stia
realizzando.
Quando però l’uso diventa
esageratamente strumentale, non
solo si contravviene alle più
elementari norme della
democrazia (alla faccia del
partecipativo) ma si scade nel
cattivo gusto. E qui fa
riferimento al caso delle
cooperative poiché il notiziario
COMUNICARE del mese di marzo
elenca la storia del “confronto
avuto con il “Comitato” degli
assegnatari, mettendo in
evidenza i vantaggi che
l’amministrazione a loro offerto
e fornendo informazioni dalla
quale si evince un comportamento
da parte dell’Amministrazione
ineccepibile.
Ma poi prosegue:
“Ma la tesi della controparte in
quale pagina sta? Nessuno la
cerchi, è solo una perdita di
tempo, semplicemente non c’è.
Sarà quindi vero che il popolo è
bue e bisogna assoggettarlo ai
voleri del capopolo?
Poi:
Un’altra città avanza un
proposta molto semplice ma si
crede possa essere accolta senza
eccessivi slanci sul piano
democratico: stabilire che
quando sul notiziario della
comunità si trattano argomenti
controversi o che siano oggetto
di contestazione, si avverta la
controparte invitandola a
replicare con pari spazio.
In
ultimo una stoccata noi, che ben
accettiamo ove dice:
“Su questa proposta mediti
anche l’opposizione, alla quale
viene offerto uno “SPAZIETTO”
striminzito, a mo di paghetta
per soddisfare le esigenze
democratiche.
Dobbiamo dire che è una lotta
che dura ormai da 5 anni, ma che
l’arroganza di chi gestisce
questo giornale, Sindaco,
Direttore o altro, non ha mai
accettato un dialogo diverso da
quello attuale. Solo da un’anno
abbiamo ottenuto una
possibilita: quella di dividere
il nostro spazio in due tronconi
e uno di questi piazzarlo dove
decidiamo, ma si può ben capire
l’inconsistenza di tali
disponibilità.
Esempio. L’ultimo bimestrale è
uscito SOLO 1 mese fa ad aprile.
E’ un bimestrale. Come ci si
potrà accorgere non vi sono
elementi tali per cui diventava
importante comunicare qualcosa
ai cittadini. Sbagliavo. Siamo
in campagna elettorale e il
nostro Sindaco, si dice, è
candidato alle provinciali.
Quale occasione migliore per
farsi pubblicità a spese dei
cittadini? Vi saranno molte
fotografie ecc ove si dirà:
abbiamo fatto questo ecc. Ma per
favore. Comunque noi abbiamo
fatto richiesta scritta al
Sindaco di non farlo uscire
questo di aprile, ma,
sicuramente, purtroppo proprio
perche molto democratici, vi
troverete questa pubblicazione
nelle Vostre caselle.
X Io
amo Vimodrone Nucio
Murnigotti
FACCIAMO IL PUNTO
Tra le
attività della nostra
associazione segnaliamo in data
16 maggio alle ore 21 la
proiezione del film “PA-RA-DA”
per la Regia di Marco Pontecorvo
presso l’Auditorium S. Remigio
al quale evento ha dato la
propria adesione la Parrocchia
San Remigio in considerazione
del rilievo sociale
del
filmato che ripercorre la storia
del clown Miloud in Romania, tra
i ragazzi sbandati che vivono
nel sottosuolo della città e
sopravvivono con
l’accattonaggio, furtarelli e
prostituzione.
Oggi
gruppi di questi ragazzi vivono
in appartamenti presi in affitto
e vanno in tournee in varie
parti del mondo per dare
spettacoli di ottimo livello
artistico e raccogliere soldi
con il fine di liberare dalla
schiavitù della miseria e della
droga altri compagni.
An’altra iniziativa di forte
impegno per la ns/ associazione
è stata quelle di dar vita ad un
giornalino monotematico e
fotografico sulla colata di
cemento che ha subito Vimodrone.
Questa
edizione speciale e numero unico
lo abbiamo inserito in questo
sito in modo che tutti possano
vederlo e, se non lo hanno
ricevuto in cartaceo, stamparne
liberamente una copia.
Questa
iniziativa ha trovato un buon
accoglimento. Molti hanno capito
il nostro sforzo di informare,
in una città dove l’informazione
e pressoché di parte e manca
sostanzialmente il ruolo di
opposizione che
istituzionalmente dovrebbe
controllare, approfondire i temi
amministrativi comunali ed
informare.
Tuttavia, anche qualche voce
contraria che puntualmente
abbiamo voluto pubblicare
integralmente sul nostro sito
(vedere rubrica “riceviamo e
rispondiamo”).
In
particolare, un cittadino ha
contestato la nostra posizione
di denuncia sulla
cementificazione del territorio,
ci ha fatto rilevare in pratica
che non vi è nulla da protestare
quando la legge lo consente.
Prendiamo spunto
dall’osservazione per dire che
certamente le leggi devono
essere rispettate ma che sono
anche criticabili e
modificabili. Non vogliamo
aprire un capitolo che
richiederebbe pagine e pagine di
disquisizioni, ma ognuno di noi
ha potuto constatare almeno
un’occasione nella quale ha
avuto parere avverso su una
legge che non si può proprio
definire nell’interesse della
cittadinanza.
Sulle
questioni territoriali, poi, non
ci sono solo le leggi dello
stato (condoni, agevolazioni per
le costruzioni ecologiche, ecc.)
ma ci sono anche quelle
regionali (che, hanno consentito
la
trasformazione abitativa dei
sottotetti) ed infine, sotto
certi aspetti la più
importante, ci sono
regolamentazioni locali. In
pratica il comune appronta un
Piano Regolatore e un
regolamento edilizio.
Questi
due strumenti sono
importantissimi e dovrebbero
essere ispirati all’indirizzo
politico della maggioranza. In
altri termini rispettare il
“programma” elettorale sulla
base del quale una determinata
coalizione politica ha ottenuto
i voti necessari per eleggere
Sindaco, Giunta, Consiglieri. Vi
sono coalizioni che rispettano
gli impegni assunti con gli
elettori ed altre no. Vimodrone
è tra i NO!.
Esiste
la regolamentazione ma di fatto
a disegnare la città non è né il
Sindaco né i suoi Assessori che,
anzi, seguono e si adattano alle
richieste dei costruttori.
Facciamo qualche esempio? Un
grosso insediamento la cui
convenzione era stata ereditata
dalla precedente Amministrazione
leghista chiede varianti,
variazioni urbanistiche di base
come la eliminazione di un corso
d’acqua che il costruttore
avrebbe dovuto creare in
collegamento con il Naviglio e
variazioni di quantità di
appartamenti. Concessioni
accordate in cambio di opere,
salvo poi a rinunciare a
qualcuna di queste e
monetizzarle.
Un
esempio più piccolo e semplice:
un’area industriale sulla quale
era presente un capannone che
copriva grosso modo un terzo del
terreno chiede di edificare
appartamenti. Cosa fa il comune?
Una variante del Piano
Regolatore e là dove è indicata
zona industriale, la fa
diventare zona abitativa. Oggi
il capannone è stato demolito e
le case edificate, coprendo
all’incirca il 90% del suolo.
Allora
diciamo che le leggi vanno
rispettate ma vi è chi può prima
adeguarle alle proprie
esigenze. Per rispettarle meglio
?

SITUAZIONE CRITICA PER
LA MAGGIORANZA
Dovremmo iniziare con il
proverbio “tutti i nodi vengono
al pettine”. Nel caso però di
Veneroni&C. questa coalizione ha
avuto il vantaggio di aver
governato circa 7 anni “senza
pettinarsi” visto che problemi
da parte dell’opposizione non si
sono verificati e non perché
non ve fossero motivi, ma
semplicemente perché presente ma
inesistente, oppure inesistente
anche quando presente.
Nodi
non si sono verificati neppure
da parte della coalizione in
quanto, a livello di Consiglio,
molti dei componenti ben poco si
sono interessati di quanto
succedeva arrivando persino
(episodio già evidenziato su
questo sito) a non sapere
neppure cosa avevano votato
favorevolmente. Nodi e problemi
non sono arrivati neppure dalla
Giunta dove i 7 assessori si
limitavano a mugugnare senza
reagire veramente: in pratica
votavano favorevolmente tutto
quanto veniva loro sottoposto,
comprese quelle “decisioni che
erano già state decise” dai
“manovratori” e/o segretari del
partito di maggior peso,
situazione che, a bomba esplosa,
è stata denunciata pubblicamente
con le conseguenze che tutti
conoscono.
Diciamo che la crisi si poteva
evitare SE gli attuali
dissidenti avessero reagito non
lasciando incancrenire la
situazione e SE il
Sindaco in prima persona avesse
“ascoltato” i segnali, le
civili proteste, le tante
richieste di democrazia e
rispetto delle persone.
Difficile dire se la colpa più
grave sia degli uni o degli
altri, certo che in una
coalizione è il Sindaco, cioè
il conduttore, il primo
responsabile ed è pure certo che
il Sindaco ha assunto una difesa
di sé stesso di stampo
Berlusconiano, negando persino
l’evidenza quando in Consiglio
ha dichiarato: “…non ho mai
avuto segnali di dissenso e non
vi erano assolutamente ragioni
per arrivare alle dimissioni…”
Insomma, tre suoi Assessori sono
all’improvviso impazziti.
Comunque ha poca importanza
sapere ora di chi sia la colpa
maggiore, il grave è lo scenario
che ne è uscito!
Ora
siamo al cospetto di una
situazione cambiata: la
maggioranza non può più contare
sui 14 voti favorevoli, ma solo
su 11. Insomma una maggioranza
“risicata” in quanto il
Consiglio comunale è composto da
21 membri.
Basta
quindi che un Consigliere si
ammali o, cosa normalissima
specie nelle beghe politiche, si
assenti per fare la pipì durante
le votazioni, per determinare la
mancanza della maggioranza.
Chiaramente l’aspetto negativo è
l’instabilità di governo e il
conseguente fatto che ogni
singolo membro diventi
determinante e conscio che
“dovrà” essere accontentato in
ogni sua richiesta. Una sorta di
Governo Prodi in scala ridotta,
di cui abbiamo tutti visto gli
esiti…
Vi è
però, a nostro giudizio, un
aspetto anche positivo. Il nuovo
gruppo composto dai tre
Assessori dissidenti “Vimodrone
Democratica”, non si è posto
all’opposizione, ma si è
dichiarato libero di votare di
volta in volta nell’interesse
dei cittadini. E dobbiamo dire
che questa nuova condizione si è
già notata con molta chiarezza
incominciando dalla pretesa di
voler discutere e approfondire
ogni singolo punto posto ai
voti. Tra l’altro, “Vimodrone
Democratica” ha presentato
mozioni e interpellanze che
denotavano la conoscenza dei
problemi e delle possibili
soluzioni migliorative.
Se
questa linea continuerà,
possiamo benissimo rammentare ai
tre nostri eroi, un passato non
certo edificante ma riconoscendo
però anche il loro coraggio nel
rinunciare al seggiolino (non è
poco nella situazione
vimodronese), nonché il merito
di riportare il Consiglio nelle
sue funzioni istituzionali.
L’unico suggerimento che ci
sentiamo di dare è quello di
rendersi anche promotori di una
informazione chiara e leale
verso i cittadini.
|
Articoli publicati
8/2009 e archiviati in
data 27/02/2010 |
Come chiudere le Associazioni
Nel mese di maggio abbiamo già
dedicato la nostra attenzione al
problema dei contributi alle
Associazioni regolarmente
iscritte all’albo comunale. Come
noto, quest’anno l’Assessorato
competente non devolverà alcun
contributo perché, voce
ufficiale, non ci sono soldi a
disposizione.
Nell’accorato articolo apparso
sul nostro sito dal titolo
“Ripensarci, non sarebbe poi
così male” si esortava
l’Amministrazione a prendere
almeno in considerazione quello
che tecnicamente si chiama
giro di conto e che prevede
un contributo pari all’affitto
che ogni singola Associazione
deve sborsare al Comune. In
questo modo si evitano
speculazioni da parte
dell’Ente senza gravare sulle
scarne casse di chi rende vitale
la nostra città, per quanto
possibile.
Si chiederà se a fronte di una
così banale considerazione ci
sia stato un ravvedimento, anche
parziale. La risposta è no!
Sembra proprio che il
mantenimento dei conti in ordine
secondo le regola del Patto di
stabilità abbia fatto perdere il
lume della ragione ai nostri
amministratori. Probabilmente
lavorano invertendo l’ordine dei
fattori: si guarda prima
all’entità di spesa, poi al
riferimento della voce e infine,
zac! una bella sforbiciata e il
gioco è fatto. Raramente,
l’insistenza dell’Assessore di
turno sposta lievemente in su o
in giù la posizione delle lame.
Lo spunto per perorare la causa
delle Associazioni viene da due
interventi fatti in ambito di
Pgt, quando fra i temi relativi
al governo del territorio, fra
le altre cose, si parlava di
socialità. In modo naturale e
logico si è fatto riferimento
alle oltre 50 Associazioni
presenti sul nostro territorio e
di quanto fossero importanti per
la socializzazione della
comunità.
I due interventi sono stati
quello dell’Assessore Antonio
Brescianini (vice-Sindaco) e
dell’Assessore Vincenzo Gornati
(alla Cultura). Da quest’ultimo
dipendono i contributi.
L’ennesimo caso di come in
pubblico si predichi bene e nei
fatti si razzoli male. Anzi
malissimo!
Quest’anno è ormai chiuso e di
contributi non se ne parla
proprio. E per l’anno
prossimo?Qualcosa più di un
timore c’è, ed è quello di veder
chiudere parecchie Associazioni
che campano di solo volontariato
e tanta passione.
Si pensi solo che stiamo
parlando di poche centinaia di
euro all’anno per ogni singolo
sodalizio e se è pur vero che
ogni uscita ascritta in bilancio
è una piccola goccia che porta a
un mare di spese… Beh, questa è
una questione di priorità che
evidentemente non sono ben
chiare nella testa dei
componenti la Giunta.
Questi UFO di Rifonda
Il
Partito della Rifondazione
Comunista -per gli amici
Rifonda- fa parte della
coalizione di “Vimodrone sei
Tu”. Colazione di Centrosinistra
che governa Vimodrone da due
legislature.
Antonio Ferrari e Marco Messineo
sono Consiglieri, mentre Luigi
Verderio è Assessore in quota
Rifonda per le Politiche Sociali
e Problematiche associative.
E’
bene sapere che quando
Veneroni&C. deliberano in
Consiglio con 11 voti contro i
10 dell’opposizione, fra le
manine alzate con segno
“favorevole” ci sono anche
quelle di Ferrari e Messineo,
mentre Verderio non ha diritto
di voto in quanto, come detto, è
semplicemente in quota Rifonda.
Dunque i due Consiglieri
rappresentano il 20%
di quel &C. Un peso non da poco
visto che da soli, potrebbero
far cadere la Giunta Veneroni
dalla sera alla mattina.
La
disciplina di Coalizione non
manca certo durante i Consigli
comunali che si succedono da
oltre sette anni. Sono sempre
presenti e alzano la mano
secondo i voleri del Sindaco.
Mai un distinguo, mai una
dichiarazione, mai
un’astensione, men che meno un
voto contrario, anche quando la
maggioranza era composta da 14
voti a favore e non si sarebbe
corso il rischio di far cadere
la Giunta.
Insomma, se non vi fosse quella
targa di Rifonda, si potrebbe a
tutti gli effetti parlare di UFO
caduti in via Cesare Battisti,
tanto sono poco identificabili
con la politica di partito. E,
si badi bene, il giudizio è
scevro da ogni tipo di antipatia
o simpatia, ma nasce
semplicemente dall’osservazione
e la valutazione dei fatti.
Un
esempio per tutti. La sera del
28 settembre ultimo scorso,
durante il Consiglio comunale
hanno votato favorevolmente
tutto quanto è stato loro
sottoposto. Eppure
materia per un distinguo almeno
sul taglio di 100.000,00 euro
del welfare per le persone
più disagiate si poteva fare. O
no? Questa non è solo un cavallo
di battaglia della sinistra, ma
è anche materia specifica
dell’Assessore Verderio che a
questo punto dovrà pure gestire
le liste d’attesa. Una vergogna
sesquipedale!
In
questo modo non solo si
mortifica la propria dignità, ma
si contravviene alla fiducia
espressa dai loro elettori che,
ne siamo sicuri, sarebbero al
cento per cento contrari nel far
passare una delibera del
genere.
La
loro agonia scorre di pari passo
con l’agonia di Veneroni che
ormai è alle strette con un
solo voto di maggioranza.
Un’assenza di un Consigliere per
una pipì strategica al momento
del voto, farebbe cadere la
Giunta. E qui li vogliamo i
compagni Ferrari e Messineo.
Come si schiereranno quando sarà
il momento di rinnovare
l’esecutivo?
Nel
frattempo, a livello nazionale
si sono verificati molti
cambiamenti. Il PD, proprio il
partito di Veneroni e Gardinazzi
che strizza l’occhio ai Casini,
Fini e Montezemolo, non li
vuole più in mezzo ai piedi. Ma
loro sono lì, come cozze
attaccate alle delibere, come
extraterrestri scesi dal loro
UFO e non c’è politica che
tenga, la loro manina si alza
meccanicamente a comando.
Avvilente, veramente avvilente.
E la Polizia locale?
Non tiene d’occhio il porfido!
A
proposito di tagli conseguenti
allo sperpero di risorse, il
comune ha appaltato la
riparazione del selciato in
porfido di via San Remigio che
pure è stato recentemente messo
in opera. A un’altra città
vengono spontanee alcune domande
a cui sarebbe più che gradita
una risposta:
1) come
è possibile che gli appalti
consentano all’impresa
esecutrice di sospendere i
lavori lasciando aperti i
cantieri, specie quando questi
interessano l’arteria
principale della città?
2) come
è possibile che a distanza di
poco tempo dalla realizzazione
di una costosissima
pavimentazione, si debbano
spendere ulteriori 129.000,00
euro per il cedimento del
sottofondo?
La
motivazione l’ha fornita il
Sindaco in Consiglio comunale
rispondendo alle pressanti
richieste di un Consigliere:
“…il lavoro è stato fatto bene!
La colpa è dei vigili che
consentono il transito dei TIR
malgrado il divieto!”
Ah!
Quella malandrina Polizia
locale! Non tiene d’occhio il
porfido. Siccome siamo di
giornata buona, potremmo
definire Veneroni una bella
sagoma! Questa volta la colpa è
dei vigili. Nel solo recente
passato l’abbiamo anche sentito
dare la colpa all’opposizione,
alla Lega che amministrava la
città due legislature fa, al
vice-Sindaco e due Assessori, al
Patto di stabilità, almeno a un
paio di Consiglieri
d’opposizione, alla Provincia, e
via discorrendo… Insomma, la
colpa non è mai targata
Veneroni.
Potremmo dire: AAA capo
dell’Amministrazione comunale
cercasi. Ma invece caro Sindaco,
non dobbiamo effettuare nessuna
ricerca perché il capo è lei e
quindi risulta fuori luogo
assumere atteggiamenti innocenti
incolpando di volta in volta
accadimenti stralunati o terze
persone.
Ultima
domandina. Come mai i TIR
danneggiano il selciato in via
San Remigio e non quello di via
4 Novembre dal momento che i
mezzi devono giocoforza passare
da lì e il manto stradale è
dotato del medesimo fondo?
Si
faccia una domanda e si dia una
risposta caro Sindaco. Brutto
sintomo quello che induce a
incolpare sempre qualcosa o
qualcuno. Ma potremmo anche
perdonarla se in cambio farà
ammenda sulla delibera del 28
settembre scorso. La frase
esatta che vorremmo sentirle
pronunciare è: “Sto sprecando
129.000,00 euro dei cittadini.
Come azione riparatoria
ripristino totalmente
l’assistenza domiciliare ad
anziani e disabili in stato di
indigenza oltre al contributo
per i ricoveri”. Le modalità per
rendere pubblica la notizia le
lasciamo alla sua discrezione:
comunicato stampa alla Gazzetta
della Martesana, manifesto o
pubblico eloquio in Consiglio.
Veda lei.
|
Articoli pubblicati il
10/09/2009 e archiviati
in data 27/01/10010 |
WHAT?
CICCOS? CUSEE’?
Ovvero l’insostenibile pesantezza del linguaggio burocratico
veneroniano-aramaico
Così recitava il quarto punto
all’ordine del giorno del
Consiglio comunale tenutosi la
sera del 14 ottobre 2009:
Linee
operative per la definizione di
alcune questioni emerse nel
procedimento di cui agli atti
deliberativi del Consiglio
comunale nn. 78/2006, 52/2008 e
54/2009”.
Non
comprendendo il linguaggio,
abbiamo fatto ricorso ai
traduttori simultanei che si
possono reperire su internet,
consultando le lingue diffuse
anche negli angoli più
sperduti della terra: niente!
Siamo infine stati assaliti da
un dubbio. Nell’elenco degli
idiomi, mancava solo l’aramaico
antico e abbiamo deciso che era
proprio quella la lingua
adottata per la stesura degli
ordini del giorno...
Fuor
di metafora, per chiunque non
avesse ricevuto informazioni
preventive dalla “casta” degli
addetti ai lavori, sarebbe stato
impossibile capire l’argomento
in discussione. L’avessero
scritto in inglese, barese o
lombardo, facendo però
riferimento al vero oggetto
della discussione, i cittadini
avrebbero avuto qualche
possibilità in più per capire
di cosa si trattava.
Già!
Qual era dunque l’oggetto del
contendere?
Dietro
al titolo incomprensibile si
celava la proposta di
annullamento delle precedenti
delibere previo individuazione
dei nuovi corrispettivi da
applicare ai soci delle
cooperative intenzionati a
trasformare il diritto di
superficie in diritto di
proprietà. Bastava mettere un
“relativi alle cooperative” nel
testo, come ha giustamente
sottolineato la Consigliera
Stabile, affinché tutti
capissero. La questione è
oltremodo importante perché
riguarda qualche migliaio di
cittadini del nostro territorio!
Cosa
dobbiamo dedurre? Siamo di
fronte a un caso di stupidità
burocratica o a una scelta
precisa affinché non sia
possibile capire?
Sinceramente non è difficile
sciogliere il nodo, perché
l’argomento è già stato
dibattuto in Consiglio. Ne
fanno fede gli ordini del giorno
precedenti a quello del 14
ottobre anch’essi zeppi di
titoli indecifrabili per il
mortale cittadino: pdl n. tal
dei tali, pdz n. pinco,
azzonamento n. x, ecc… tutti
quanti tesi verso la chiara
volontà di non far comprendere.
D’altro canto, la verità è
emersa durante un Consiglio
dello scorso anno, quando a
fronte delle rimostranze della
minoranza che lamentava
l’indecifrabilità delle sue
mozioni e interpellanze
(titolate appunto: mozione,
interpellanza, senza peraltro
esplicitare su che cosa) la
capogruppo di Vimodrone sei
Tu, Vania Gardinazzi,
rispondeva candidamente che non
era volontà
dell’Amministrazione comunale
pubblicizzare le iniziative
dell’opposizione (sic!!).
E’
diritto oppure no dei cittadini,
essere informati possibilmente
non a cose fatte, quando non
saranno più in grado di incidere
sulle decisioni con la loro
mobilitazione? E che fine hanno
fatto la trasparenza e la
partecipazione, tanto decantate
in campagna elettorale?
Bubbole!! Favolette per i
boccaloni che ci credono!
Passate le elezioni le
informazioni preventive arrivano
solo gli addetti ai lavori e
neppure a tutti. Fra i
privilegiati, i Consiglieri di
maggioranza nei secoli fedeli e
sempre pronti ad alzare la
manina a comando, mentre per i
Consiglieri di minoranza e i
“rompiballe” vige la regola
che meno sanno e meglio è…
Così,
ad ogni appuntamento, rispunta
imperturbabile il linguaggio
burocratese veneroniano-aramaico
a farla da padrone assoluto.
Speciale Patto di stabilità
BILANCIO COMUNALE
E’
cosa sicura e assodata che il
cittadino è più informato sui
fatti nazionali che su quelli
locali. Stampa e televisione,
con tutte le carenze del caso,
sono protesi alla divulgazione
di fatti e notizie legate alle
decisioni del Governo centrale.
Per sapere cosa succede a
livello locale non possiamo che
fare riferimento alla Gazzetta
della Martesana (settimanale) e
al notiziario comunale
Comunicare che pubblica
avvilenti articoli a senso
unico (2-3 all’anno).
Pertanto, la strada
dell’aggiornamento sui fatti
territoriali non può essere che
quella di assistere ai Consigli
Comunali che peraltro sono
frequentati mediamente da una
manciata di cittadini e per lo
più sempre gli stessi.
Eppure, questa pratica poco
seguita, sarebbe importante non
solo per tenersi informati, ma
anche per poter incidere sulle
decisioni adottate. Ci
chiediamo, ad esempio, se con
una presenza costante dei
cittadini che dimostrino così
l’interessamento per la cosa
pubblica, gli eletti con il
nostro voto avrebbero disatteso
punti importanti del programma
elettorale (cioè le promesse
fatte per ottenere il voto)
come, tra gli altri, la
sciagurata cementificazione del
territorio, le svendita di
proprietà comunali, il taglio
dei servizi sociali operato
proprio alle fasce più deboli
(assistenza domiciliare e
pasti), ecc.
L’argomento che vogliamo
affrontare è il bilancio
comunale o, meglio, il
rispetto da parte del comune di
Vimodrone del Patto di
stabilità. In
altri articoli precedentemente
pubblicati abbiamo già trattato
la materia che è ostica e di
astrusa applicazione oltre che
di difficile comprensione, ed è
risalita recentemente in cima
alle preoccupazioni del
Consiglio comunale in quanto, ad
oggi, Vimodrone non sarebbe a
“norma di legge”.
Per
far capire cosa è il Patto di
stabilità riportiamo
testualmente quanto precisato
dalla delibera 66/09 della Corte
dei conti, cioè l’organo
preposto a sorvegliare sui
conti degli Enti Locali:
“In
proposito, tornando al mancato
rispetto delle regole
concernenti il Patto di
stabilità interno, la Sezione
ricorda che a seguito
dell’approvazione del Trattato
di Maastricht, gli Stati europei
che hanno dato vita all’Unione
europea e alla moneta unica, fra
i quali vi è l’Italia, si sono
impegnati ad evitare che i
bilanci pubblici di ciascuna
nazione presentino disavanzi
eccessivi (art. 104 del Trattato
dell’Unione europea, approvato
nel 1992).
Al fine
di rafforzare il vincolo fra i
paesi aderenti e dare vita alla
moneta unica, gli Stati europei
hanno concluso un accordo
denominato “Patto di stabilità e
crescita” con il quale ciascuno
Stato si è impegnato nei
confronti dell’Unione europea e
degli
altri Stati a ridurre i
disavanzi annuali di bilancio e
a ridurre il debito pubblico
interno”.
E la
stessa Corte dei conti in altra
parte della sua delibera
chiarisce:
“…è da mettere in particolare
rilievo che il rispetto degli
obiettivi del Patto di stabilità
costituisce per gli enti locali
un ineludibile obbligo
giuridico, la cui violazione
concreta è da ritenersi comunque
un illecito”.
Quindi, tutti i comuni soggetti
a questa legge (quelli superiori
ai 5mila abitanti), devono
rispettarla anche se non la
condividono, così come devono
rispettare tutte le leggi che
regolano la vita degli Enti
comunali.
Ovviamente per poter rispettare
questa norma si deve avere
l’accortezza di tenerla presente
tutto l’anno, affinché non ci si
trovi in affanno nell’ultimo
trimestre, proprio come è
avvenuto l’anno scorso, quando
si è rispettato sì il Patto
di stabilità, ma a quale
prezzo? Ricordiamo che la
maggioranza ha venduto, anzi
svenduto, delle proprietà
comunali e tra queste una
palestra di 6oo mq collocata nel
quartiere Martesana (ex
Comparto).
E
quest’anno?
Secondo quanto emerso nel
Consiglio comunale del 28
settembre è quasi certo che il
“Patto” non sarà rispettato. Non
sarà svenduta nessuna proprietà,
ha assicurato il Sindaco, ma ha
anche fatto riferimento alla
“disubbidienza istituzionale più
che civile”, paventando il suo
pensiero.
Ci
viene spontaneo domandare perché
noi cittadini dobiamo rispettare
le leggi mentre un Sindaco no.
Per combattere la legge astrusa
ci sono le sedi proprie nelle
quali l’ANCI (Assoc. Nazionale
Comuni Italiani) si sta battendo
in rappresentanza di Giunte di
destra come di sinistra. Non
solo, i nostri parlamentari
europei, dovrebbero poi darsi da
fare per mettere mano alla
legge, visto che è quella la
sede di provenienza di questo
guaio.
Disubbidire a una legge con
consapevolezza è tutt’altra
cosa, anche in ragione di
pesanti sanzioni che
inevitabilmente ricadrebbero
sulla testa della nostra
comunità. Eccole:
·
L’art.
77bis comma 20 della Legge sul
Patto di stabilità
prevede che il comune subirà una
decurtazione dei trasferimenti
ordinari dallo
Stato. Un bel meno
5%
ed è
quindi logico pensare che a
fronte di minori entrate ci
siano minori spese e quindi
nuovi tagli;
·
Se non
vi saranno correttive entro
giugno dell’anno successivo si
profila un aumento
dell’addizionale IRPEF a carico
dei cittadini.
Tutti i
cittadini
e non soltanto i responsabili
del mancato rispetto della
legge;
·
Blocco
delle assunzioni, compreso i
contratti a tempo determinato.
Se si considera che il comune ha
fatto largo uso di questi
incarichi specifici, è facile
intuire che il blocco inciderà
negativamente e pesantemente sul
funzionamento degli uffici;
·
Alienazione dei “premi”
riservati ai “comuni virtuosi”,
vale a dire di tutti i comuni
che si mantengono nei parametri
del “Patto”.
Nel
panorama generale bisogna
includere anche quelle penali
che non sono propriamente
sfavorevoli al cittadino ma che
comunque incidono
sull’Amministrazione. Le
elenchiamo:
·
Una
diminuzione (-30%)
dell’indennità di funzione del
Sindaco e Assessori.
Dopo i
tagli operati al bilancio dei
servizi sociali (assistenza
domiciliare, ecc.) riteniamo
salutare qualche taglio anche
agli “stipendi” del Sindaco e
Assessori;
·
Blocco
all’accensione dei nuovi mutui.
Si è verificato in questi ultimi
anni l’aumento
dell’indebitamento da ratei per
mutui che si sono sommati a
quelli già pesanti dalla
precedente Giunta Leghista.
Per
completezza d’informazione il
comune di Vimodrone non è
l’unico “disubbidiente” alla
legge ma sarebbe più opportuno
stare dalla parte di molti altri
comuni che la rispettano. E non
pensiamo proprio che questa
“rivolta” possa indurre il
Governo in carica a revocarla
(tra l’altro ricordiamo che è
stata varata dal governo Prodi).
La
normativa è stata a suo tempo
emanata nel rispetto di norme
europee che oggi sono in
vigore in tutti i Paesi
dell’Unione Europea.
SI PARLA DI COOPERATIVE E LA
MAGGIORANZA VA SOTTO
L’Amministrazione comunale ha
“scoperto”, grazie a un parere
del legale di fiducia, che un
pronunciamento della Corte dei
Conti -sez. Emilia Romagna-
stabilisce che i criteri e i
costi della trasformazione del
diritto di superficie in diritto
di proprietà sono di competenza
dei comuni interessati.
Per
dovere di cronaca e senza
pretese di autorevolezza,
un'altra città disse la
stessa cosa nell’assemblea dei
soci delle cooperative convocata
dal Sindaco prima delle
elezioni, circa 30 mesi fa. In
quel contesto, il primo
cittadino rispose che tariffe e
criteri erano normati dalla
legge e stabiliti dal tecnico
incaricato e quindi non
modificabili! Ma tant’è.
Di
acqua sotto i ponti ne è
passata, le tariffe sono state
modificate con due successive
delibere e si apprestano a
essere modificate per la terza
volta, a dimostrazione del fatto
che la mobilitazione del
Comitato dei soci delle
cooperative, grazie alla nostra
puntuale denuncia di allora,
hanno indotto a cambiare
orientamenti e posizioni anche
all’interno della maggioranza.
Comunque sia, alla luce di
questo pronunciamento e
dell’indicazione dell’avvocato
per cui chi è già in diritto di
superficie non deve pagare
nulla, il Sindaco ha proposto
di prorogare al 15 dicembre
l’eventuale adeguamento ISTAT
sui corrispettivi fissati e
l’incarico a un professionista
per determinare i nuovi
corrispettivi da sottoporre
successivamente all’approvazione
del Consiglio comunale da
tenersi entro fine
ottobre-inizio novembre.
La
“solita” Consigliera Stabile (se
continua così, le toglieranno
anche il saluto n.d.r.)
ha fatto notare che
l’Amministrazione comunale era
già a conoscenza di un analogo
pronunciamento della Corte dei
Conti (sez. Lombardia) e che la
Giunta avrebbe potuto operare
prima in tal senso, come ha
fatto ad esempio il comune di
Cernusco sul Naviglio. Apriti
cielo!
A quel
punto è partita la gara fra
Assessori e Consiglieri su chi
era stato più bravo a rimettere
in discussione il tutto.
L’enfasi oratoria non ha però
tenuto conto che la delibera
iniziale, con costi gravosi e
insostenibili per le
cooperative, fosse stata votata
all’unanimità nel 2006 da TUTTE
le forze politiche presenti in
Consiglio e che senza la
denuncia pubblica di un'altra
città e, soprattutto, senza
la mobilitazione del Comitato
dei residenti, la cosa sarebbe
passata senza colpo ferire! Ma,
demagogia e furbizie
populistiche a parte, alla fine
si è giunti all’atto
deliberativo.
Il
Consigliere Gregoli ha quindi
proposto un emendamento affinché
si deliberasse che nulla era
dovuto dai soci delle
cooperative già in diritto di
superficie. Il Sindaco ha
invitato a respingerlo,
giudicandolo inopportuno.
L’emendamento è passato con 7
voti contro 5, in virtù del
fatto che ben 5 consiglieri (4
di maggioranza e 1 di Vimodrone
Solidale) hanno dovuto
abbandonare l’aula perché
residenti in cooperative e in
caso di voto sarebbero incappati
nel classico conflitto di
interessi. A questo proposito,
corre l’obbligo di un piccolo
inciso: anche nella prima
votazione del 2006 vi era
conflitto d’interessi - e
un’altra città lo rimarcò-
ma nessuno si pose il problema.
Infine, all’unanimità (12 voti)
è stato votato il rinvio
dell’adeguamento ISTAT al 15
dicembre e la riconvocazione del
Consiglio per deliberare i nuovi
corrispettivi, la cui
determinazione è stata affidata
a un esperto nella delibera
successiva.
Ci
sono quindi tutte le condizioni
perché si arrivi a una
conclusione che sia confacente e
utile sia per i residenti delle
cooperative interessati sia per
le casse dell’Amministrazione
comunale purché nel frattempo il
Comitato continui nella sua
opera di vigilanza e di
mobilitazione.
L’appuntamento è al prossimo
Consiglio comunale, sperando che
questa volta non venga convocato
in aramaico antico. Sarà
garantita così una folta
presenza di cittadini
interessati.
|
Articoli publicati 11/2009 e archiviati in
data 7/03/2010 |
Dal consiglio comunale del
28/09/2009
|
Come la maggioranza
affronta la crisi
Sembra demagogico il
concetto di scollatura
fra polita e realtà, ma
la Giunta di Vimodrone
ha dato il meglio di sé
per dimostrare che è
tutto tragicamente vero
La crisi c’è. E’
planetaria e ognuno di
noi la può toccare con
mano, quotidianamente.
Anche i bilanci del
comune di Vimodrone ne
hanno risentito, come
comprovato dalla seduta
di Consiglio del 28
settembre scorso quando
l’Assessore Romano ha
sottoposto ai
Consiglieri lo stato
dell’arte.
Certo è che l’attuale
Giunta ci ha messo
moltissimo di suo in
questi ultimi anni,
interpretando il ruolo
della famosa cicala e
ignorando del tutto
quello della formichina.
La cementificazione è
stata una mano santa per
le casse comunali,
permettendo così il
perpetuarsi
dell’equazione tanto
cara a Veneroni: facili
entrate uguale a
possibilità di spese
allegre e di facciata.
A dire il vero, questa
formula algebrica non è
un’esclusiva invenzione
del nostro bene amato
Sindaco, in quanto trova
abbondante riscontro su
tutto il suolo
nazionale. Ma noi, qui
viviamo e siamo
interessati alle nostre
sorti.
Da anni, un’altra
città attraverso
incontri con i
cittadini, volantini,
notiziari e sito, ha
denunciato lo scempio
che veniva perpetrato a
danno del nostro
territorio e che questa
ottusa politica doveva
cessare. Inascoltati e
sbeffeggiati.
Ora, siamo al dunque.
Complice la crisi (e non
certo un ravvedimento di
Veneroni&C.) si verifica
un forte rallentamento
se non un fermo della
speculazione edilizia.
Risultato: oneri di
urbanizzazione ridotti
oltre il 55% rispetto a
quanto previsto in
bilancio a inizio anno.
Inevitabile.
D’altro canto, solo uno
stolto poteva pensare di
fare affidamento
perpetuo sulle
sostanziose entrate da
cementificazione, non
fosse altro perché il
territorio giunge a
saturazione e con esso
il ben di Dio passato
fra le mani di questa
Giunta.
E ora? Che fare? Non
resta che intraprendere
il percorso alternativo,
quello della
formichina, quello mai
intrapreso da Veneroni
nei suoi sette anni e
mezzo di
amministrazione. Il
rischio è notevole.
Passare dalla guida di
un TIR a un’utilitaria
di piccola cilindrata
non è poi così semplice.
Tuttavia è in questi
casi che si vede
l’abilità di guida del
conducente.
A giudicare dalle prime
manovre non ci
pervengono certo segnali
tranquillizzanti.
Fuor di metafora, nel
Consiglio del 28 ultimo
scorso, sono stati
approvati tagli di
bilancio qua e là e
anche per cifre
consistenti. Tutti
dolorosi, uno in
particolare scandaloso.
Sappiamo bene (noi
sicuramente sì, ma
Lorsignori evidentemente
no) che il peso della
crisi non è uguale per
tutti. Alcuni non ne
hanno risentito, altri
sono stati lievemente
coinvolti, vi è poi un
consistente comparto di
disoccupati per arrivare
infine alle fasce più
deboli, quelle che già
ante crisi versavano in
uno stato di indigenza e
che ora sono sprofondati
nell’estrema povertà.
Ovvio che questi
soggetti, oggi più di
prima, hanno bisogno di
aiuto da parte dell’Ente
Comune. Per rendersene
conto basta fare un
giretto nelle varie
mense caritatevoli, una
volta frequentate solo
da quelli che
comunemente venivano
definiti “barboni”.
Ebbene la scure Di
Veneroni e Giunta,
sostenuta dall’intera
coalizione, compreso
Rifondazione e Comunisti
Italiani, si è abbattuta
proprio su quest’ultima
categoria.
Ecco i tagli approvati:
-
Rette di ricovero in
comunità
euro 20.000,00
-
Prevenzione disagio
area giovani
euro 15.000,00
-
Assistenza
domiciliare
euro 7.000,00
-
Ricoveri in istituto
anziani/disabili
euro
40.000,00
-
Contributo per
ricoveri come sopra
euro 4.000,00
-
Generi di prima
necessità
euro 3.000,00
Siamo a quota 89.000,00
euro a cui aggiungere
altre piccole voci che,
sommate, sfiorano i
100.000,00 euro. Le
conseguenze saranno
pesantissime come
illustrato nella
relazione di settore.
Alcuni stralci:
“…si rende necessario
ricorrere alla lista
d’attesa per
l’erogazione di
prestazioni di
assistenza domiciliare e
per l’ammissione al
servizio mensa e alla
consegna di pasti caldi
a domicilio…” oppure: “si opera un consistente contenimento delle
spese per le rette di
ricovero… tenuto conto
della non obbligatorietà
dell’intervento da parte
dell’Ente…”
Nella sostanza,
all’interno dei servizi
sociali i tagli maggiori
sono quelli a carico dei
più disagiati. Come è
possibile concepire una
“lista d’attesa” per un
pasto caldo in mensa o
al domicilio
dell’inabile che neppure
può muoversi dal proprio
domicilio? Forse si
tratta di leggerezza,
oppure, e qui siamo al
puro cinismo, la via
intrapresa è
scientemente stata
quella di colpire le
persone che non hanno
voce per protestare!
Invitiamo Lorsignori a
un ripensamento e
l’opposizione a fare il
proprio dovere.
|
Un’altra città, pone quattro quesiti:
a)
Non sarebbe
meglio tagliare
magari le spese
di qualche festa
cittadina per
assicurare un
pasto caldo ad
anziani e
disabili?
b)
Non sarebbe
eticamente
corretto che
anche i nostri
amministratori
si privassero di
qualcosa? Magari
i soli spiccioli
oltre i 5.000,00
euro che
rappresentano
l’appannaggio
mensile del
nostro Sindaco?
c)
Non sarebbe
opportuno che i
nostri partiti
(intendiamo i
loro
rappresentanti)
fossero più
coerenti fra
quanto predicano
in piazza e
quanto decidono
in Consiglio?
d)
Non sarebbe
opportuno che
anche altri,
oltre al nostro
laboratorio
politico,
prendessero una
posizione in
materia? |
|
Le mani sulla città…
Siamo
alle solite con l’ennesimo
scandalo. Sindaco&C. perseverano
nella
mal intesa politica dello
sperpero dei beni
cittadini.
L’ultimo atto consumato durante
il Consiglio comunale del 28
settembre scorso
Vi
ricordate il famoso film Le
mani sulla città di
Francesco Rosi del 1963? Bene si
configura questo titolo con
quanto sta succedendo sul
territorio di Vimodrone grazie
alle Giunte succedutesi in poco
più di 15 anni. Giunte di colori
diversi ma comunemente ispirate
a una mal intesa politica del
chi vince comanda.
Per
un’altra città, invece, chi
vince deve governare per il bene
della comunità. E se questo
valore è considerato
intangibile, da qui nasce una
politica conseguente che
bandisce la svendita del
territorio, l’alienazione di
beni, la cementificazione
selvaggia e, più in generale,
la difesa delle delle cose
pubbliche.
Senza
ripercorrere la cronistoria di
questi ultimi tre lustri stiamo
ai fatti recenti.
A fine
2008, per far quadrare il Patto
di stabilità, la premiata ditta
Sindaco&C molto sportivamente
si è disfatta di alcune
proprietà della comunità: il
negozio dell’ex farmacia
comunale, una luce
negozio-uffici a uso pubblico di
80 mq già realizzato nel
quartiere Martesana (ex
Comparto) e una palestra di ben
6oo mq collocata nello stesso
quartiere e che il costruttore
avrebbe realizzato per il Comune
con conseguenti risvolti
positivi per l’intera
collettività.
Quali
i vantaggi per il cittadino a
fronte di tale solerzia?
Innanzi tutto salvaguardare il
bilancio Comunale. Non è bello
vivere con i libri contabili in
disordine anche se la nostra
Amministrazione non ha previsto
per tempo le forche caudine del
Patto di stabilità e quindi
l’errore andava rimediato (a
spese dei cittadini,
ovviamente).
Poi,
in cambio della sottrazione
della palestra - bene certo e
tangibile – c’è stata la
promessa del Sindaco
spalleggiato dal fido scudiero
Assessore Passera, che a
brevissimo, un’altra palestra
sarebbe sorta nel contesto del
mega-centro sportivo progettato
in via Pascoli.
Tutti
contenti quindi. Affare
concluso!
Peccato che se il mega-centro
vedrà la luce (quando?), non
sarà di proprietà comunale come
la palestra svenduta, ma bensì
privata e come deliberato nello
scandaloso Consiglio comunale
del 28 settembre 2009. Al
proprietario spetteranno i
proventi dell’attività, mentre a
tutti i cittadini, toccheranno
in sorte gli oneri economici e i
rischi d’impresa.
Per
meglio comprendere, stiamo
parlando di un giochino che
verrà a costare 7,5 milioni di
euro. Almeno al momento.
La
storia ha veramente
dell’incredibile, tanto da
chiederci chi sarà mai la
fortunata impresa appaltante a
condizioni di garanzie
invertite. Sì, perché invece di
essere il comune a pretendere
garanzie dall’impresa, garanzie
che dimostrino le capacità
gestionali e soprattutto di
forza economica correlata da
fidi bancari, sarà il comune che
consente all’impresa di ottenere
finanziamenti bancari dando in
garanzia il terreno comunale sul
quale deve sorgere il
mega-centro, quindi, trasferendo
il rischio d’impresa sulle
spalle dei cittadini.
Ma non
basta. Sindaco&C. hanno pure
pensato che la povera impresa,
una volta realizzato il tutto,
avrà anche bisogno di un aiutino
perché gli inizi sono sempre
duri, specie per i centri
sportivi privati. Così è stato
deciso un regalino di 100mila
euro all’anno per i primi tre
anni: totale 300.000,00 euro! Ma
chi sarà mai questo fortunato?
Non è dato saperlo, né vogliamo
dar credito alle insinuazioni
anche perché ci sarà per la
seconda volta un bando di gara
dopo averlo riscritto
introducendo quanto deliberato
in Consiglio.
I
risvolti negativi per la
comunità sono tanti e molti
ancora gli aspetti da
approfondire. Non ultimo, quello
della legalità dell’atto. Si
pensi ad esempio al rischio di
fallimento, fatto non del tutto
nuovo per il comune di Vimodrone
che ne ha subiti due in
brevissimo tempo, l’ultimo dei
quali dall’impresa che stava
lavorando all’ampliamento del
palazzo comunale. E ancora. Si
pensi agli aspetti legali e di
diritto di un terreno di 32.000
mq concesso in diritto di
superficie con possibilità che
esso stesso possa costituire
garanzia a terzi.
Come
definire tutto questo?
Insipienza? Porcheria? Buona
fede? Clientelismo? Mah! La
vicenda è talmente sconcertante
che essendo ai primi passi
dell’iter burocratico, altre
puntate devono ancora venire e
prima di individuare
l’appropriata definizione,
aspettiamo il succedersi degli
eventi.
Di
certo, un’altra città
riscontra poca moralità nella
delibera di Consiglio. Su 21
eletti aventi diritto di voto e
pertanto rappresentanti
dell’intera popolazione, questa
“bella pensata” è passata solo
con 9 voti favorevoli.
Situazione dovuta a diverse
assenze dell’opposizione e a
chi, nella stessa maggioranza,
non era d’accordo. Segnaliamo a
tal proposito il voto contrario
e supermotivato del consigliere
Giuseppe Lo Presti (PdCI) e
l’astensione del consigliere De
Lisi (Socialisti).
Non
ultimo, riportiamo anche il
nostro raccapriccio per le
reticenze, il tentativi di non
dare risposte
alle
domande sollevate
dall’opposizione, spostando il
problema ad altro quando la
ragione del contendere non era
né il progetto, né la
privatizzazione ma solo e
unicamente la concessione del
terreno a garanzia di
un’impresa. Insomma una sorta di
gioco delle tre carte. Veramente
avvilente.
|
Questo benedetto Patto
di stabilità…
Da quanto è emerso nel
corso dell’ultimo
Consiglio comunale,
l’Assessore al Bilancio
Francesco Romano, ha
messo in evidenza,
numeri alla mano, che
anche per l’esercizio
2009 non mancheranno
problemi per il rispetto
del Patto di stabilità.
Questa cervellotica
legge, per la verità
contestata dalla quasi
totalità dei comuni (sia
di sinistra che di
destra), è assai
complicata da osservare
e pone non pochi
ostacoli anche per le
più avvedute
amministrazioni.
Tuttavia, dovrebbe
essere buona regola
tenerla sotto controllo
mese dopo mese, per
l’intero anno e non
preoccuparsene solo
nell’ultimo trimestre.
Nel 2007, questa Giunta
ha sforato i parametri
di legge, nel 2008 li ha
mantenuti grazie alla
svendita di beni
cittadini come descritto
nell’articolo “Le mani
sulla città”. E
quest’anno? Verranno
vendute altre nostre
proprietà per far
quadrare i conti? Il
Sindaco ha dichiarato
che questa volta non
sarà così! La sua scelta
sarà semplicemente
quella di non rispettare
la legge in questione!
Scelta a dir poco
discutibile non solo
perché a prescindere, le
leggi vanno rispettate,
ma anche per le sanzioni
che verrebbero inflitte
al comune con
inevitabile ricaduta sui
cittadini.
Evitiamo di relazionare
sul dibattito a distanza
nato in Consiglio tra
Francesco Romano e
Maria Rita Stabile (ex
Assessore al Bilancio)
zeppo di tecnicismi e
prodigo di consigli
colti con non poco
fastidio dall’Assessore
in carica.
Vuoi vedere che anche
qui, dopo
pantragrueliche
scorpacciate di oneri,
passiamo da Comune
virtuoso a Comune
comatoso? Far funzionare
le cose per il verso
giusto quando le casse
girano a pieno regime, è
relativamente facile. I
problemi sopraggiungono
quando le casse piangono
e bisogna mettere in
campo le proprie
capacità amministrative.
In questo momento siamo
come una foglia d’albero
nella stagione
autunnale. Speriamo non
sopraggiunga alito di
vento.
“Solo un miracolo in
questo ultimo trimestre
ci può salvare per il
mantenimento del Patto…
Speriamo!” Questa era la
frase detta in aula da
Sindaco e Assessore.
|
FINE
ARCHIVIO 2009
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