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SI AVVERTE che gli articoli posti in archivio recano solo la data di archiuviazione (e non quella di pubblicazione). Questo per la non ologeneità delle date di inserimento ed archiviazione. Và rammentato al proposito ch il sito non viene aggiornato con una periodicità prestabilita e che non tutti gli articoli inseriti passano automaticamente in archivio. Alcuni infatti vengono prima trasferiti nella zona sottostante della prima pagina evidenziata dalla scritta scorrevole "in precedenza avevamo pubblicato"

ANNO 2009

MATERIALE ARCHIVIATO IN DATA 08/02/2009

BORGOVERDE:

CHI E COSA HA COMPERATO

ovvero lettera con particolare riguardo a tutti gli abitanti del nuovo quartiere, ma anche ai cittadini di Vimodrone

Quando entri nell’ordine di idee di comperare l’abitazione della tua vita non lo fa mai con superficialità e se poi appartieni a quella larga schiera di persone che per vivere almeno con un minimo di dignità, lavorano e faticano dalla mattina alla sera, la scelta della tua futura casa è frutto di un esame certamente approfondito. A partire dall’esborso economico a cui andrai incontro, dal numero di locali che ti puoi permettere o dalla valutazione dei tempi di percorrenza fra la tua nuova casa e il posto di lavoro.

Non solo. Sono determinanti anche i mezzi di trasporto di cui potrai disporre, la zona dove ti trasferirai, i servizi presenti in loco, il verde e i parchi. Non ultimo, peserà nella tua scelta finale anche la presenza nelle vicinanze di asili e scuole per i tuoi figli, di attrezzature sportive, ecc. ecc.

Raramente si tiene conto che il costruttore, tramite siti, ricche brochure e ufficio vendite, promette marti e monti e sparisce nel nulla dopo aver riempito per bene il suo carniere. Il giochetto in uso è sempre lo stesso: cessa l’attività “L’Immobiliare Tizio” e se ne crea una nuova che si chiama “Immobiliare Caio”.

 

 

Anche Vimodrone ha subito queste furbate che normalmente rimangono impunite: vogliamo ricordare l’Immobiliare Castello e, più recentemente, il famoso Sig. Doronzo con la sua Milano Verde. Per quest’ultima, non rammentiamo quanti campi da tennis furono promessi in esclusiva per svariati anni ai condomini. Campi che sarebbero poi passati di proprietà comunale.

FOTO OMESSA

costruttori-prestigatori ? svariati anni ai condomini. Campi che sarebbero poi passati di proprietà comunale.

una volta ! ora anche i sindaci

La passione per questo sport, indusse molte persone a valutare l’opzione come determinante ai fini della scelta, salvo rimanere con un palmo di naso quando il costruttore sparì. A quel punto, non fu neppure possibile ricostruire chi avesse preso gli impegni e chi avrebbe dovuto onorarli. Lo stesso comune risultò beffato.

Ma cosa centra tutto questo con il Borgoverde?

Qualche nesso sicuramente c’è! Anche se il costruttore sta mantenendo gli impegni, alcuni problemi cominciano a insorgere a partire dalla viabilità interna e da quella di transito che è di crescente intensità (quanti credevano all’angolino tranquillo senza rumore e senza inquinamento?).

Ma a dare un’ulteriore mano, e in anteprima assoluta, ci pensa l’Amministrazione comunale, facendo sparire quei servizi sui quali (forse) contavano diverse persone che hanno comperato un appartamento al Borgoverde.

Sì, perché invece di prevedere alcuni servizio in più per la collettività, il comune li ha sottratti. Infatti, il Consiglio comunale del 28 ottobre u.s. ha decretato un mutamento rispetto agli accordi presi con il costruttore nel 2004.

In quel periodo, in cambio di una quota parte degli oneri dovuti, si pattuì fra le parti la realizzazione di alcune opere certamente utili per i cittadini. Ad esempio un asilo nido, ma anche due negozi da adibire a uffici (comunali decentrati? postali? per associazioni? per comitati di zona?). Tutto ancora da definire, ma certamente a vantaggio della comunità di quartiere.

E poi? Una palestra, anzi più precisamente un “centro ginnico sportivo” di 600 mq. attrezzato e in mezzo al verde. Magari non sarebbe stata proprio a uso esclusivo degli abitanti del Borgoverde, ma vista la carenza cronica di impianti a Vimodrone, avere un “centro” sotto casa non sarebbe stata un’idea malvagia. Comunque, e giustamente, fu definito quattro anni fa un luogo importante per i giovani, ma più in generale per ogni ordine d’età, al punto tale che negli atti concordatari venne menzionato come “d’interesse pubblico”.

Ebbene due di queste opere (fortunatamente l’asilo nido e un negozio - per ora - sono rimasti) sono svanite nel nulla. Meglio, sono spariti un’area negozio di 120 mq. e i 600 mq. del “centro ginnico sportivo”. Perché? Semplice! L’Amministrazione comunale, Sindaco in testa, è alla ricerca di soldi per tappare il buco del “patto di stabilità” che non è stato rispettato e a questo punto, invece di offrire servizi ai cittadini, vengono annullati i precedenti impegni sotto la pressante giustificazione della “pronta cassa”.

Rimangono così beffati i cittadini di Vimodrone e doppiamente beffati quelli del quartiere Borgoverde. Le citate opere sono state cedute a prezzi stracciati e le parole del Sindaco in Consiglio comunale sono state chiare: “Siamo coscienti di aver fatto valutazioni sottostimate, ma non mantenere il “patto di stabilità” ci procurerebbe danni maggiori”.

Tanto per rendere l’idea ai nostri naviganti, la palestra di 600 mq. viene monetizzata in 450.000,00 euro, qualcosa come 750 euro al mq. e chi ha comperato la propria abitazione o un negozio al Borgoverde, può comprendere molto bene cosa voglia dire questo prezzo e quantificare il danno che è stato arrecato alla collettività.

Prendiamo a prestito una frase detta da un Consigliere d’opposizione in fase di dibattito: “Abitualmente a Natale si fanno regali belli. Oggi 28 ottobre, a Vimodrone, è già Natale…”

Ma chi ha votato una cosa del genere? La sola maggioranza e neppure tutta, perché qualcuno, significatamene, non si è presentato in Consiglio e qualcun altro  si è assentato per tempo.

Noi come laboratorio politico un’altra città – Vimodrone, attivi nell’esame dei provvedimenti e nella denuncia di fatti gravi come questo, ci adopereremo per opporci e informare i cittadini.

Tutti possono sostenerci anche con una semplice email d’incoraggiamento.

LA MIRAZZANO – COLOGN0

l’amore per una “tangenzialina” durato trent’anni,

che nel 2010 entrerà in esercizio a pieno ritmo

Quando ti innamori di una persona o di un’idea, vivi in uno stato di grazia che ti mette le ali ai piedi e non esiste in quel momento una sola motivazione razionale che ti possa in alcun modo ricondurre nel mondo dei terreni. Stiamo parlando di una situazione che ognuno di noi ha sicuramente nel proprio bagaglio di esperienze personali. Tuttavia, sappiamo come questa fase è destinata a consumarsi in un breve-medio periodo, lasciando poi spazio alle riflessioni e in molti casi a ripensamenti che portano a cocenti delusioni.

Non è il caso della SP 160, la mitica Mirazzano-Cologno di cui si sono innamorate molte Amministrazioni, una dopo l’altra, dando origine a un fenomeno pressoché unico nel suo genere.

Stando ai fatti di casa nostra, Vimodrone, ne troviamo le prime tracce nel programma elettorale del Sindaco Sordi, giunta socialista fine anni ’50 - primi anni ’60. Per passare a qualcosa di più concreto verso la fine degli anni ’70 quando l’Amministrazione locale, congiuntamente alla Provincia, si adoperò per individuarne il tracciato sulle mappe. Fino ai giorni nostri, dove la Giunta in carica aspetta con trepidazione il giorno dell’inaugurazione come la panacea a tutti i mali della circolazione cittadina. Taglio del nastro previsto al più tardi nei primi mesi del 2010.

Oltre cinquant’anni d’amore sfrenato, più o meno trenta di amore operativo, 6-7 Giunte (abbiamo perso il conto) di diversi colori che hanno condiviso l’amore per il progetto.

Saranno tutti matti? Certamente no! Se il perseguimento d’obbiettivo è stato di così lunga durata, ci deve pur essere un motivo. Si è trattato di amore, quello vero, e per questo non è stato lesinato lavoro di urbanisti, ingegneri del traffico, uffici tecnici, sindaci, assessorati, politici e altri ancora. Forse i matti siamo noi che ci poniamo domande su questa benedetta SP 160.

Il percorso della Mirazzano-Cologno

A prima impronta l’idea è quella di una superstrada, di una direttissima. Non è proprio così.

Basta consultare un atlante stradale per rendersi conto che Mirazzano è un quartiere della periferia di Peschiera Borromeo, pressoché disperso in campi più o meno coltivati. La più importante via di comunicazione è situata a oltre 2 Km. ed è la Nuova Paullese (SS 415)

Partendo da qui, si prosegue lambendo S. Bovio e Milano S. Felice (sempre in mezzo a campi) fino alla mega rotonda di Segrate che sta alle spalle della Mondadori, per chi è pratico. Si imbocca zigzagando via Morandi e dopo aver superato il noto “ponte degli specchietti” si deve attraversare Segrate con inevitabili semafori, rotonde, ecc. fino al raggiungimento della Cassanese (SP 103).

Si svolta a destra e dopo 20 mt. a sinistra, con doppio semaforo (code a go-go). Si prosegue per via Di Vittorio e si raggiunge la SS 11 Padana Superiore, a lato del centro commerciale Auchan, in quel di Vimodrone. Si procede verso sinistra e dopo 20 mt. a destra (anche qui doppio semaforo e code a stra go-go). Nei pressi della fermata MM C.na Burrona, inizia il nuovo e unico tratto di strada realizzato su tutto il percorso: un ponte che permette di superare la linea MM e il Naviglio della Martesana, con strada che fiancheggia poi la cava Giaggiolo e raggiunge la via Carducci, all’estremo sud di Cologno Monzese.

Perché la denominazione Mirazzano-Cologno?

Stabilito che Mirazzano non è uno snodo nevralgico di smistamento, ma un terminale in mezzo ai campi. Stabilito che in questi ultimi 30 anni, nulla è cambiato nelle sedi stradali sopra descritte se non l’aggiunta di qualche rotonda e il solo allargamento del “ponte degli specchietti” di mt. 1,20 (e ancora se due camion si incrociano in quel punto sono seri dolori). Stabilito pure che questa strada

non è una direttissima. Stabilito infine che la sola novità di percorso riguarda il territorio di Vimodrone (ponte e tratto di raccordo fra Giaggiolo e Cologno).

Perché da oltre 30 anni, si è voluto insistere nella denominazione Mirazzano-Cologno? Siamo convinti che ai comuni di Segrate e Peschiera “nun glie po’ fregà de meno” di questo progetto.

Tuttalpiù si potrebbe denominarla “tangenzialina” di Vimodrone (tangenziale sarebbe improprio).

Nello specifico della “tangenzialina”

L’intento nostro, non è tuttavia quello di declassare “l’impresa” da pomposa opera a opera minimalista (si tratta di circa 1,5 Km.), ma di capire se 30 anni d’amore hanno un vero perché!

Fra due anni ci ritroveremo qui a commentare gli esiti del traffico. Le incognite non mancano.

Cosa succederà ad esempio sull’incrocio con doppio semaforo sulla Padana? E ancora, la bretella di raccordo con via Pascoli, svuoterà o riempirà le vie centrali di Vimodrone?

Sappiamo bene come ci siano stati fior di studi in proposito. Sappiamo altrettanto bene che ci sono stati studi anche per la diga del Vajont che hanno portato a conseguenze catastrofiche.

Certe sono le questioni che poniamo sul tavolo della discussione:

1.      Dalla primordiale idea di progetto sono passati tantissimi anni e ci chiediamo se esso non sia proseguito più per forza d’inerzia che non per vera necessità. Il tutto rallentato da procedure burocratiche, imprevisti, lentezze congenite;

2.      Sul quartiere Giaggiolo, dopo averlo martoriato con cambi di Piano Regolatore, si pone una pietra tombale quando la “tangenzialina” entrerà in esercizio;

3.      Pure si consideri che il territorio del Giaggiolo è protetto dalla Legge Regionale a difesa dei Navigli e (in teoria) dalla tutela del Parco delle Cave, concordato poco meno di due anni fa tra cinque comuni confinanti, Vimodrone compreso;

4.      Il ponte sovrastante il Naviglio della Martesana, già realizzato, è quanto di più brutto e inadeguato si potesse costruire in zona protetta;

5.      Gli abitanti della zona sono contenti di apprendere che la barriera antirumore sarà costituita da verde, nelle speranza che la scelta non cada su alberi a foglie caduche… Al di là di ogni battuta, il verde è visivamente gradevole ma del tutto inadeguato per la protezione del rumore. Alcune case sono a pochi metri dalla “tangenzialina”.

Tralasciamo le questioni che riguardano il tratto già eseguito. Basta recarsi in loco per riscontrare ad esempio una totale mancanza di marciapiedi e che se una macchina dovesse guastarsi sul lungo tratto di ponte, sarebbero seri guai per l’automobilista.

Mah! Staremo proprio a vedere! Certamente le incognite sono molte e forse sarebbe opportuna una maggiore cautela da parte di Sindaco & Compagnia quando parlano con toni enfatici della Mirazzano-Cologno. Per il momento gli consentiamo solo una fiammante fascia tricolore al taglio del nastro con l’ausilio di una bella banda che dovrà prendere in affitto dal momento che a Vimodrone non c’è. Trent’anni d’amore lo meritano.

Poi ne riparleremo.

comunicazioni ricevute e varie

 PARCO O PARCHEGGIO?

A settembre sono cominciati alcuni lavori per la realizzazione di box sotterranei, presso l’area che fu del Circolo Due Ponti, in via San Grato.

Non ci sarebbe nulla di strano, soprattutto in un paese come il nostro, ad altissima densità di automobili, e dove ogni proprietario di terreno, adducendo come motivo la povertà che bussa alla sua porta, decide di “sfruttare” il più possibile il proprio pezzo di terra, magari anche esagerando e successivamente condonando.

Ma il punto non è questo. L’area di cui parliamo era il giardino del Circolo Due Ponti, e in ragione della sua particolarità era stato inserito nel Parco Locale di Interesse Sovracomunale “Est delle Cave”, a seguito di un accordo tra la provincia di Milano e i 5 comuni interessati, tra cui Vimodrone.

Persino il Piano dei Servizi, strumento urbanistico approvato dal Comune già qualche anno fa, prevedeva la destinazione a parco pubblico dell’area.

Insomma c’era una contraddizione che sollevammo con una lettera a metà settembre, già pubblicata sul sito. Ora è arrivata la risposta da parte del Settore tecnico che riportiamo di seguito:

 

COMUNE DI VIMODRONE  -SETTORE TECNICOU.O.-Ufficio di Piano ‑ PGT Tel. 0225077208 ‑ E‑mail urbanistica@comune.vimodrone.milano.it

Vimodrone, li 13 ottobre '08 -Prot. n. 20739 / 2008 -

Spett.le UN'ALTRA CITTA'‑ VIMODRONE

 Rif Prot. n. 17536 del 15/09/2008

Oggetto: autorimessa interrata Via San Grato.

Con riferimento all'argomento in oggetto e ad evasione della Vs. nota pervenuta in data 15 settembre 2008, registrata all'ufficio protocollo con il n. 17536, si conferma che è stata depositata presso il settore tecnico denuncia di inizio dell'attività per la realizzazione di una autorimessa interrata e sistemazione arca verde in Via San Grato (DIA n. 13/2008) in data 14 febbraio 2008. L'intervento edilizio che prevede la realizzazione di n. 14 box interrati oltre alle sistemazioni superficiali, ha ottenuto in data 24 gennaio 2008 l'autorizzazione paesaggistica ai sensi degli articoli 146 e 159 del decreto legislativo 22 gennaio 2004, n. 42, in quanto l'area è soggetta a vincolo ambientale‑paesistico.

La legge regionale per il governo del territorio (L.R. n. 12/2005) sancisce che i parcheggi costituiscono opere di urbanizzazione e sono realizzabili anche al di sotto delle aree destinate ad attrezzature pubbliche e di interesse pubblico o generale come quelle in questione. La stessa norma chiarisce che tali interventi non possono contrastare con le previsioni del piano urbano del traffico e con le misure poste a tutela dei corpi idrici, con l'uso delle superfici soprastanti comportando necessità di deroga solo in presenza di specifiche previsioni urbanistiche della parte di sottosuolo interessata dall'intervento.

Il protocollo d'intesa sottoscritto per la costituzione del PLIS "Est delle cave" non sancisce indistintamente un vincolo di, inedificabilità, bensì consente di individuare nel perimetro del parco aree per attrezzature pubbliche e di interesse generale nonché le edificazioni connesse ad attrezzature ad uso e di interesse pubblico.

Quanto sopra premesso, risulta evidente che l'intervento proposto non poteva essere negato e che sono state operate tutte le verifiche tecniche, anche dal punto di vista paesaggistico per ridurre al minimo l'impatto dell'opera sull'ambiente circostante.

L'occasione è gradita per porgere cordiali saluti.

IL RESPONSABILE DEL SETTORE TECNICO Arch. Carlo Tenconi

L’ASSESSORE ALL’URBANISTICA           Giovanni Passera

Provando a tradurre la lettera il senso che emerge è: non potevamo bloccare le opere perché non ci sono vincoli sufficienti.

Ma sorge quindi spontanea una domanda: perché se da anni è previsto che l’area sia un parco pubblico, non si è provveduto tramite variante a stabilire dei vincoli più precisi?

Purtroppo la risposta la sappiamo già. Gli oneri di urbanizzazione fanno gola, soprattutto in questa fase di dissesto economico del Comune (ma non eravamo pieni di soldi?) e avere dei parchi è una roba da ricchi.

Ma proviamo a guardare le cose da un altro lato. Perdiamo ancora del terreno, che viene urbanizzato, impermeabilizzato, cementificato. In altre parole reso sterile. In cambio di pochi vantaggi pubblici, cioè quattro soldi che non basteranno a tappare il buco, e tanti vantaggi privati, forse per qualche amico.

D’altra parte la politica vimodronese (e non solo) funzione esclusivamente sulle amicizie, altrimenti sarebbe difficile spiegarsi sia la composizione del Consiglio Comunale, sia determinate scelte sul territorio, frutto di una logica di spartizione.

EMAIL RICEVUTA IL 14 OTTOBRE 2008

Ho letto tutto attentamente e soprattutto le dichiarazione di Maurizio Brambilla (coordinatore del comitato delle cooperative per il riscatto del terreno).

Tutto chiaro e ben scritto; salvo due punti che mi sembrano importanti e che ritengo siano da precisare:

-         le famiglie interessate sono 700 e non 400 come indicato a commento delle dichiarazioni dell'Amico Brambilla.

-         - La cifra che il comune di Vimodrone pensava di introitare è di ben 7 milioni di euro e non 400.000 mila come indicato, settemilioni che con gli "sconti" deliberati il 15.7.2008 scendono a circa 5.500.000 milioni di euro.

Scusate la precisazione e complimenti per il Vostro Link.

Cari saluti  Giuliano Motti

NOSTRA NOTA

Ci scusi se la risposta non è stata prontissima ma il sito non viene aggiornato in continuo.

Ovviamente le risponderà (se lo riterrà) il Sig. Brambilla. L’unica informazione che possiamo dare è che l’Amministrazione Comunale, dopo le contestazioni, gli incontri e l’accoglimento molto parziale delle richieste, ha ridimensionato la previsione di entrata a breve, segno a nostro giudizio che si è resa conto che permangono forti contrarietà, come poi ha dimostrato l’assemblea. Sinceramente ci auguriamo che la porta del Sindaco rimanga aperta e che queste 700 famiglie possano trovare una soluzione: pagare una cifra “giusta”, in linea cioè con i valori stabiliti nei comuni confinanti con Vimodrone

 FOTO OMESSA

SINDACO BUGIARDO?

Assolutamente no! Infatti sulla vicenda ENI il Sindaco Dario Veneroni non ha detto una sola bugia. Ha però preferito adottare la linea dell’omissione su fatti e avvenimenti che coinvolgono lui e la sua Amministrazione. Questo sì!

Quali verità a detto?

-         Che il problema ENI lo ha ereditato dalle passate Amministrazioni;

-         Che l’ex Sindaco leghista Galluzzo (che aveva a sua volta ereditato l’affaire ENI), ha revocato l’avvocato proprio quando la causa andava in sentenza e il comune ha subìto una condanna in contumacia.*

Per correttezza d’informazione dobbiamo riconoscere che questa Amministrazione è vittima di cattive conduzioni del passato, che dopo circa trent’anni, stanno esplodendo proprio ora. Certo, si sarebbero potuti affrontare e risolvere con largo anticipo tutti i problemi, ma i Sindaci che si sono succeduti hanno giocato al rinvio per buttare sulle spalle di altri i problemi. E non solo per quelli riferiti all’ENI. Ad esempio, leggerezze gestionali e incapacità sono stati determinanti nel caso Aliprandi (terreno espropriato a un soggetto dichiarato incapace e mai pagato) e nel caso del costruttore Doronzo (campi da tennis fantasma e conseguente mancato passaggio dei beni al comune)…

Dobbiamo però rilevare che questa Amministrazione non è da meno nel farci intravedere un futuro di bancarotta per le casse comunali, prefigurandoci situazioni da commissariamento e tempi bui per i Sindaci a venire e per le nuove generazioni. Ma non è questo il tema che stiamo affrontando oggi.

* Interessante è la lettura dell’ultimo articolo apparso su IL PUNTO, periodico ancora reperibile, dove Galluzzo sostiene la propria verità sulla vicenda ENI. Non si tratta di contrapposizione politica, ma di due verità sostanzialmente differenti. Lungi da noi difendere l’indifendibile Galluzzo e pure sostenere l’insostenibile Veneroni. Di fatto, i due “eroi” hanno tenuto (ad oggi) fra le mani per 15 anni le redini del comando sulla vicenda ENI. Con risultati disastrosi.

Quali le omissioni di Veneroni?

  • Che l’ex Sindaco leghista Galluzzo, conscio del problema che si stava abbattendo sul comune, ha attivato un mutuo e lo ha lasciato accantonato per poter pagare il debito ENI. Unica possibilità per non arrivare al tracollo comunale distribuendone l’onere in un ventennio. Ma dove è finito questo mutuo? E’ stato speso in gran parte da Veneroni & C. con operazioni di ricontrattazione e di accensione di nuovi mutui. Tanto che oggi siamo talmente subissati dai ratei da pagare che ci è preclusa la possibilità di farne altri.
  • Che il Sindaco Galluzzo, a fine mandato, ha lasciato in eredità un avanzo di amministrazione, finalizzato proprio all’integrazione del mutuo ENI e per permettere di saldare così il debito dell’epoca, indipendentemente dagli esiti dalle vicende giudiziarie in corso.
  • Che Veneroni, in prima persona, e come primo atto della sua amministrazione, ha permesso agli artigiani dell’area PIP (quella dell’esproprio ENI per intenderci) di passare da “diritto di superficie” a “diritto di proprietà” pagandone la differenza. Un’operazione questa che ha visto l’adesione di tutti gli artigiani meno uno e che a fatto gonfiare le casse comunali con ulteriori milioni di euro per far fronte al debito.
  • Da quanto detto si può fare quattro conti: il comune disponeva, mutuo compreso, di qualcosa come 15 milioni di euro. Quindi una cifra ben superiore alle peggiori ipotesi di condanna. Ora invece, il Sindaco comunica ai cittadini che sono disponibili solo 5.681.035,00 euro! Mancano all’appello 9 milioni di euro! Dove sono finiti? 

Spesi, spesi e spesi, nella convinzione (azzeccata) che opere di facciata avrebbero portato voti per il secondo mandato elettorale. Mentre un risanamento profondo, rimane visibile ai pochi addetti che si dedicano a noiose scartoffie…!

Ma non è tutto!

  • Subito dopo aver incassato oltre 5 miliardi dagli artigiani, si è verificata una di quelle situazioni a dir poco favorevoli. E’ pervenuta al comune di Vimodrone una lettera nella quale l’ENI proponeva una transazione “amichevole”. Per chiudere la partita sarebbero bastati 3.792.398,00 euro. Un affare, se si considera che già il comune aveva perso in primo grado e che la cifra da pagare, nel caso di condanna, sarebbe stata di circa il triplo. Avvocato di parte comunale e Sindaco, durante una seduta di Consiglio, ci hanno spiegato che non era opportuno transare in quel momento, perché di lì a poco sarebbe stata emessa dal Tribunale la sentenza di secondo grado. Pertanto, nel caso di sentenza favorevole, si sarebbe creato non solo un danno per le casse comunali, ma pure avrebbero corso dei rischi di rivalsa personale anche Veneroni&C. Questo il motivo che ha indotto il Sindaco a non accettare la proposta dell’ENI!*
    Possiamo anche capire questa scelta pur non condividendola. Però, vista la rilevanza delle cifre in ballo, è stato un errore grave e imperdonabile aver assunto una decisione di vertice, da ducetto del quartierino. A nostro giudizio, la questione doveva essere presentata e dibattuta in Consiglio Comunale dove sono presenti tutte le forze politiche e quindi la rappresentanza di tutta la popolazione.

* Per la cronaca, anche la sentenza di secondo grado è stata sfavorevole per il nostro Ente. In ogni caso, vale anche qui la pena di mettere a confronto la versione di Veneroni e le dichiarazioni rilasciate al periodico IL PUNTO dall’ex Sindaco Galluzzo: “Peccato che l’Amministrazione Veneroni (in toto con Giunta, segretario/direttore generale e nuovi legali) non avesse nessuno in grado di ricordare e tradurre ‘SOLVE ET REPETE!’ (prima paga e poi chiedi la restituzione)…”

Insomma, Galluzzo paventa l’ipotesi della restituzione del “maltolto” nel caso il cui il Comune avesse vinto la causa. Sarebbe a questo punto necessario un parere legale per sbrogliare il contraddittorio. La cosa certa è che l’interpretazione di questo delicato passaggio ha condotto a un vicolo semi-cieco, confidando sulle larghe spalle della comunità.

Ma ora cosa si può fare?

Cosa accade ora visto il Comune di Vimodrone è stato condannato anche in terzo grado di giudizio? L’entità della cifra sarà decisa a brevissimo dai periti del Tribunale competente. Dalle prime stime effettuate dal nostro Sindaco l’esborso dovrebbe aggirarsi attorno ai 12-14 milioni di euro comprensivi del valore di terreno, rivalutazione monetaria e interessi. Una cifra da capogiro!

Siamo così giunti alla penultima mossa, proporre cioè all’ENI (questa volta è il nostro comune a farsi promotore dell’iniziativa) un’ulteriore transazione a chiusura del contenzioso. Importo previsto: 5.681.035,00 euro, in sostanza quanto rimasto nello scarno bilancio comunale.

Proprio in questi giorni l’avvocato di parte comunale, avrebbe dovuto incontrarsi con l’ENI per formalizzare la proposta, ma ha rifiutato l’incarico. Quindi, la palla passa al Sindaco che tratterà personalmente la questione. Un tentativo veramente “disperato”, anche perché non sappiamo come un funzionario dell’ENI possa accettare di regalare soldi della sua azienda.

E l’ultima, ultimissima mossa, quale sarà? L’ha indicata sempre il Sindaco in Consiglio comunale: tentare la riapertura del processo per vizio di forma. Cosa possibile? Difficile, ma non da escludere con un buon avvocato. Ci chiediamo tuttavia a quali risultati possa approdare questa iniziativa se non quelli di protrarre nel tempo la chiusura di questa incredibile vicenda e procurare ulteriori aggravi d’esborso e oneri legali.

Per sdrammatizzare con una battuta, si potrebbe dire che manca veramente poco per raggiungere la soglia di 1.000,00 euro tondi tondi di debito per ogni abitante di Vimodrone (neonati e anziani compresi!). Abbiate fede, con questo ennesimo ricorso ce la faremo.

Per concludere e ritornare al titolo d’apertura: SINDACO BUGIARDO? Non sappiamo, decidete voi!

RENDUCONTO DELLA SERATA PUBBLICA CON UNA SERIE DI FOTO (OMESSE)

Sogno o son destri?

razzismo e neofascismo tengono

banco sulle prime pagine dei quotidiani italiani

 

Il 24 ottobre 2008 si è tenuta in biblioteca comunale una conferenza-dibattito sul tema del razzismo e del neofascismo in Italia dal titolo: Sogno o son destri? Questi due temi, sono portati quotidianamente alla ribalta dalla carta stampata e della televisione e, per questo, a torto o a ragione, molto sentiti dai cittadini.

Un’altra città, che ha curato l’evento, ha voluto affrontare questi scottanti tematiche grazie al contributo di tre oratori di chiara fama:

Saverio Ferrari, fondatore dell’Osservatorio Democratico sulle nuove destre, ha tracciato il punto sulla situazione nazionale dei movimenti di destra, spiegando al folto pubblico le ideologie ad essi attribuite, i loro collegamenti (anche con movimenti gemellati all’estero) e le simbologie di riferimento.

Piero Maestri, collaboratore della rivista “Guerra e Pace” e Consigliere per la Provincia di Milano, ha esposto lo scenario del “pericolo” Rom in Italia, con particolare riferimento alle problematiche dei campi nomadi. Maestri, che ha gestito in prima persona nel recente passato la questione Rom, ha portato la sua testimonianza diretta permettendo una chiara comprensione di questo tema.

Pap Khouma, senegalese di nascita, cittadino italiano (vive in Italia da quasi 25 anni), è giornalista e ha scritto libri di successo. Salito alla ribalta della notorietà quando alcuni anni fa fu picchiato da due controllori dell’ATM che gli avevano chiesto il biglietto di viaggio (per inciso, Khouma era titolare di una tessera d’abbonamento).

Dopo aver tracciato nascita e storia del razzismo in Europa e in America, Khouma ha esposto pensieri, sentimenti e aspettative di suoi connazionali e, più in generale, dei neri d’Africa d’oggi, quando si trovano costretti a immigrare in terra straniera.

Ha coordinato la serata Enrico Baroni di un’altra città.

Martedì 25 novembre ore 21
Sala Carlo Porta

si è svolta la serata su Questione rom e antisemitismo
RENDICONTO DELLA SERATA CON SERIE DI FOTOGRAFIE (OMESSE)

 

 

 

      MATERIALE ARCHIVIATO IN DATA 31/03/2009

 

IL  MANIFESTO 

DELL’INTOLLERANZA

Ci auguriamo che in molti abbiano letto il manifesto firmatoVimodrone sei Tu con il quale la coalizione che governa Vimodrone si scaglia contro gli avversari politici, denunciando un comportamento improntato sulla disinformazione e sul catastrofismo. L’indice è puntato verso l’opposizione che va spesso a braccetto con un’altra città.

Questa bella iniziativa promossa da Vania Gardinazzi, segue a pochi giorni da un Consiglio comunale dove la coalizione di minoranza Io amo Vimodrone ha avuto uno dei suoi rari sprazzi di vitalità e rispetto per il ruolo che impone il fare opposizione.

Si possono approvare o meno le argomentazione e i rilievi fatti dalle minoranze nell’aula consigliare, ma l’esame e il controllo gli atti, la lamentela sulle risposte non date a fronte di legittime richieste d’informazioni, porre interpellanze o mozioni in aula, è esattamente quello che ci si aspetta dall’opposizione. La normalità.

Non è invece normale che la maggioranza reagisca con tanta rabbia e intolleranza, minacciando in Consiglio di far passare norme regolamentari più restrittive e ricorrendo a manifesti.

La questione è grave e va ben oltre il metodo utilizzato o la battaglia politica. Viene a mancare la democrazia nel senso più integro del termine.

I cittadini, con il loro voto, hanno sancito chi doveva governare, ma anche chi doveva svolgere la funzione di opposizione. Ad ognuna di queste parti deve essere garantito il compito loro assegnato.

Per quanto riguarda le accuse a noi rivolte, pubblichiamo in altre rubrica (testo del volantino di un'altra cttà) la risposta e soprattutto lanciamo una sfida:

un’altra città si rende disponibile a un confronto pubblico

con Dario Veneroni o Vania Gardinazzi

Si accolga questa proposta all’insegna della partecipazione in modo che ogni cittadino possano valutare dove sta di casa la disinformazione e il catastrofismo.

 

 

 

CARO VENERONI, PROPRIO NO!

Vimodrone sei Tu, la coalizione del nostro amato Sindaco, sempre pronta a irritarsi contro ogni dissenso democratico, è uscita con un manifesto di denuncia del comportamento dell’opposizione, chiamando in causa pure un’altra città, rea di “andare a braccetto” con Io amo Vimodrone e di utilizzare la disinformazione e il catastrofismo come unici strumenti di battaglia politica

Un'altra città non offre il braccio a nessuno. Fa proposte politiche di merito che talvolta trovano l’assenso di tutti, talvolta della sola opposizione. Non si schiera mai a prescindere dai contenuti e non adotta mai la logica del tifo da curva o dei politicanti pronti a dire tutto e il contrario di tutto, secondo la convenienza o la collocazione politica del momento.

Un’altra città dispone di una sola arma: la capacità di valutazione politica che non è tesa alla ricerca del consenso di Vimodrone sei Tu o di Io amo Vimodrone, ma all’analisi e al merito delle questioni legate alla buona amministrazione della nostra città.

Certo, la tutela del territorio, la trasparenza amministrativa, l’amianto, la difesa delle fasce deboli (disabili e famiglie indigenti), riduttori di flusso, fino alle ultime vicende legate alla mensa scolastica dei nostri figli, stanno a dimostrare solo fatti negativi.

Sindaco e Giunta, preferiscono dedicarsi con passione al consenso della speculazione edilizia, alle varianti di Piano Regolatore, alla ricerca della “pronta cassa”: aumento degli affitti delle case popolari, Cooperative, Cassinella, Borgoverde (ex Comparto), tutti fatti che sono lì a dimostrare delibere scriteriate. Solo in questi ultimi mesi.

Basta con questa Giunta che non vuole assumersi alcuna responsabilità incolpando l’opposizione o le Amministrazioni precedenti! Da sette anni sta gestendo l’affaire ENI, e non sa in quale modo uscirne. Veneroni&C rischiano di essere il terminale di una vicenda che porterà il comune al dissesto. Altro che “pater familias”!

Basta con l’arroganza da Podestà che viene dimostrata a ogni piè sospinto, anche all’interno della maggioranza stessa! Che si trovi un minimo di orgoglio per mandare a casa questa Giunta, che tutto fa, tranne che contraddistinguersi per atti che possano richiamarsi anche lontanamente al centrosinistra.

Socialisti, Rifondazione Comunista e Comunisti Italiani, si assumano le loro responsabilità ogni volta che alzano la mano in nome di una disciplina di coalizione che non lo merita!

Un’altra città è disposta a confrontarsi con Veneroni in un dibattito pubblico per dimostrare che disinformazione e catastrofi sono il pane quotidiano di questa Giunta. Numeri e fatti alla mano. Sarebbe un bel passo verso quella “politica partecipativa” tanto decantata e mandata in soffitta dopo quattro anni. I vimodronesi sarebbero così in grado di capire.

 

Comparto Nord,  

ovvero Borgoverde:

la stagione delle liquidazioni

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L’argomento è fra quelli già commentati da un’altra città, ma vale la pena di riprenderlo per chiarire i fatti e misfatti, proprio in relazione a quanto dichiarato dalla coalizione di maggioranza Vimodrone sei Tu, con tanto di affissione e articoli sulla stampa locale: sul banco degli imputati viene posta un’altra città colpevole di utilizzare disinformazione e catastrofismo come unico strumento di battaglia politica.

Sarà pertanto utile esporre i fatti, il richiamo agli obblighi di legge e pochi commenti, affinché sia il lettore a formarsi un’opinione.

Per la cessione (vendita/rinuncia) delle proprietà comunali, l’Amministrazione ha motivato entrambe le Delibere di Consiglio correlandole alle imposizioni del “patto di stabilità”. In particolare si fa riferimento:

1 ai muri della ex farmacia comunale di via Quasimodo e terreno annesso

2 al “centro ginnico sportivo” di 600mq. al Borgoverde

3 al negozio di 85 mq. al Borgoverde

Previsione complessiva di entrata nelle casse comunali di 1.025.000,00 euro.

E’ fatto conclamato che i prezzi correnti a Vimodrone siano nell’ordine di 2,5/ 3 mila euro al mq. per un appartamento e mediamente dai 3 ai 4 mila euro al mq. per un negozio. Così come la legge del “patto di stabilità” a cui si fa riferimento, risale a due anni fa e che piaccia oppure no, ha la finalità di tutelare la comunità e non certo quella di danneggiarla.

Pertanto, non stiamo parlando di un’improvvisata capitata fra capo e collo negli ultimi due mesi del 2008, cioè quando i nostri Amministratori si sono messi in corsa per “rimediare” al buco in bilancio. Si consideri pure che tale legge riguarda il contesto più ampio dell’Unione Europea, quando fu decisa e adottata dai paesi membri a salvaguardia del bilancio statale e degli enti locali (1999).

Si impone a questo punto la domanda se sia stata corretta o meno la tempistica adottata dall’Amministrazione. Bando e gara organizzati solo qualche mese prima, avrebbero permesso un percorso agevole consentendo di evitare una catastrofica perdita come quella che si è verificata (di seguito riportate le parole dette dal Sindaco in Consiglio comunale).

Altra poi è la valutazione politica della vicenda. Fatta di promesse ai cittadini e di accordi stipulati solo quattro anni fa e non mantenuti.

Nel testo del volantino che segue, distribuito da un’altra città, così come dalle email che abbiamo ricevuto (ne pubblichiamo solo tre fra le tante) si comprende chiaramente come sia vissuta tutta la vicenda dai cittadini e come sia considerata la coalizione condotta dal Sindaco Veneroni.

In questa sede vogliamo approfondire solo alcuni aspetti che rendono ancor più chiara la situazione.

Per la vendita della dei muri della ex farmacia comunale

Certamente si trattava di sola proprietà, senza alcun richiamo alla gestione diretta da parte de nostro Ente come avveniva in passato. Tuttavia, veniva garantito un ricavo annuo di 14/15 mila euro. Ricavo che mancherà dalle casse comunali per il futuro.

Sorvolando sui vari aspetti dell’operazione (abbiamo detto che vorremmo astenerci da commenti) si giustifica la vendita attribuendo la colpa al “patto di stabilità” 2008, per avvalersi immediatamente dopo della legge 133/2008 che consente l’alienazione di quei beni non organici all’attività comunale. Par condicio di legge vorrebbe la citazione di entrambe le leggi e non solo quelle di “comodo”.

Ma se tutto sommato aveva un senso disfarsi dell’edificio della farmacia, non si può dire la stessa cosa per il “centro ginnico sportivo” e per il negozio del Borgoverde che la stessa maggioranza aveva definito di “pubblica utilità”.

Per la vendita  del negozio e “centro”

In particolare per questa scandalosa cessione di proprietà che sono dell’intera comunità, riportiamo un brano tratto dal verbale del Consiglio comunale del 28/10/2008. Sindaco Dario Veneroni: “certo sarebbe stato più oculato, più opportuno valutare di prendere in carico noi, (inteso come negozio e “centro) portare a casa, fare il bando, fare la gara ma i tempi del 31 dicembre… Siamo alla fine di ottobre, entro il 31 dicembre il patto di stabilità và approvato” –

Sarebbe stato più oculato, più opportuno??? La citazione è più sul versante del reo confesso che su quello del dibattito consigliare! La legge impone, nel caso di vendita di beni, immobili compresi, indire un bando di gara in modo che più soggetti possano offrirne un prezzo. E non è stato fatto! Una corrente gestione amministrativa deve tener conto ogni giorno del “patto di stabilità” e non ridursi negli ultimi due mesi dell’anno a rimediare in extremis la mancanza di liquidità come ammette candidamente  l’Assessore Maria Rita Stabile. Si consideri il doppio danno:

a) La sottrazione di un servizio pubblico che in molti cittadini attendevano. I nuovi abitanti del Borgoverde in particolare

b) la svendita di un bene pubblico ridotta a un solo terzo del suo valore di mercato.Il tutto condito da azioni illegali, anche se il nostro Sindaco le definisce poco opportune e oculate.

Ora spetta alla Corte dei Conti intervenire, indagare e chiedere conto almeno del danno erariale subito dall’intera comunità. L’aspetto politico lo terranno presente i cittadini, a cui pensiamo di rendere servizio pubblicando i nomi di coloro che hanno approvato le delibere: Veneroni Dario, Favaro Monica, Brescianini Antonio, Casati Fabio, Stabile Maria Rita, Lo Presti Giuseppe, Gornati Vincenzo, Gardinazzi Vania, Ferrari Antonio, Messineo Marco, Bernini Renato.

BORGOVERDE:

cosa devono sapere gli abitanti del nuovo quartiere,

ma anche i cittadini di Vimodrone

Gli abitanti del quartiere ex Comparto Nord, ora Borgoverde, avranno sicuramente pensato a suo tempo a un angolo di tranquillità, con un’adeguata sistemazione viabilistica e sperando in un attento occhio dell’Amministrazione per l’agevolazione di tutti i servizi necessari alla nuova comunità.

Senza drammatizzazione alcuna si cominciano a intravvedere i primi segnali d’allarme sulla viabilità interna e, soprattutto, a ipotizzare cosa sarà via Martesana quando saranno ultimati tutti i palazzi del complesso compresa la seconda torre uffici.

Fin qui, siamo nel campo delle previsioni. E per i servizi? Qui è certo, alcuni di questi il comune li ha sottratti nel Consiglio comunale del 28 ottobre 2008 con un brusco cambio di rotta rispetto agli accordi presi con il costruttore nel 2004.

In quel periodo, in cambio di quota parte degli oneri dovuti, fu pattuita la realizzazione di alcune opere utili per i cittadini: un asilo nido, due negozi da adibire a uffici (comunali decentrati? per associazioni? altro?). Tutto ancora da definire, ma certamente a vantaggio della comunità di quartiere. E poi? Un “centro ginnico sportivo” di 600 mq. attrezzato e in mezzo al verde. Magari non a uso esclusivo degli abitanti del Borgoverde, ma vista la carenza cronica di impianti a Vimodrone, avere un “centro” sotto casa non sarebbe stata un’idea malvagia. Quattro anni fa, fu definito un luogo importante per tutti e per i giovani in particolare, tanto è vero che negli atti concordatari venne definito “d’interesse pubblico”.

Ebbene, due opere sono svanite nel nulla: un’area negozio di 82 mq. e i 600 mq. del “centro ginnico sportivo”. Perché? Semplice! L’Amministrazione comunale, Sindaco in testa, è alla ricerca di soldi per tappare il buco del Patto di Stabilità e a questo punto, sono annullati i precedenti impegni sotto la pressante esigenza di “pronta cassa”. Addio servizi!

Rimangono così beffati i cittadini di Vimodrone e doppiamente beffato il quartiere Borgoverde. Le citate opere sono state vendute a prezzi stracciati e le parole del Sindaco in Consiglio comunale sono state chiare: “Siamo coscienti di aver fatto valutazioni sottostimate, ma non mantenere il Patto di Stabilità ci procurerebbe danni maggiori”.

Tanto per rendere l’idea, la palestra di 600 mq. è stata monetizzata in 450.000,00 euro, qualcosa come 750,00 euro al mq. e chi ha comperato la propria abitazione o un negozio al Borgoverde, può quantificare il danno che è stato arrecato alla collettività.

Ma chi ha votato una cosa del genere? La sola maggioranza e neppure tutta, perché qualcuno, significatamene, non si è presentato in Consiglio e qualcun altro  si è assentato per tempo.

Noi come laboratorio politico un’altra città – Vimodrone, attivi nell’esame dei provvedimenti e nella denuncia di fatti gravi come questo, ci adopereremo per opporci e informare i cittadini.Tutti possono sostenerci anche con una semplice email d’incoraggiamento.

 

 

Cosa dicono gli abitanti del Borgoverde (ex Comparto Nord)

Fra le molte email ricevute, ne abbiamo selezionate tre che fanno comprendere quale sia l’umore degli abitanti del neo quartiere. Sono in versione integrale e godono pertanto il beneficio di chi non è legato strettamente alle vicende politiche della nostra città. Tuttavia indicative di uno stato d’animo.

Oggetto: Borgoverde: chi e cosa ha comperato

Sono uno dei tanti acquirenti di una delle nuove case di Borgoverde (io continuo a chiamarle “Case sul Martesana”) e confermo totalmente quanto scritto sul vostro volantino. Quando abbiamo deciso di acquistare casa, io e mia moglie, abbiamo deciso di abbandonare Milano, affascinati dalla tranquillità, dal verde, dagli spazi utilizzabili per le attività sportive all’aperto e dall’idea di vivere in un piccolo centro dove l’uomo fosse ancora al centro di ogni attenzione e dove l’interesse della comunità prevalesse su ogni disputa ed interesse politico-economico.

In realtà nel corso di questi primi due anni ci siamo dovuti in parte ricredere, specie per l’ultimo punto, in quanto oltre alla nuova magia del Consiglio Comunale, che per rimediare ai propri errori gestionali si è venduto, quanto da noi indirettamente acquistato (all’atto della vendita confermo che ci era stato riferito dell’accordo che prevedeva oltre al nuovo collegamento viario, un asilo, una palestra e la localizzazione di alcuni uffici pubblici – ufficio postale), abbiamo avuto modo di constatare come i nuovi insediamenti abitativi, sono visti dal comune solo come una fonte di danaro.

Solitamente e senz’altro sarà accaduto anche nel nostro caso, i costruttori che ottengono una concessione edilizia sono tenuti al pagamento delle tasse di urbanizzazione e sub-urbanizzazione, ma nel nostro caso a che cosa sono serviti questi soldi se per arrivare in paese, non abbiamo neanche un marciapiede degno di questo nome? Qualcuno ha mai provato a fare il tragitto spingendo una carrozzina?

Non voglio entrare nell’ambito delle polemiche politiche sulla necessità di costruire un nuovo Municipio (con una Piazza che non è una piazza, perché è una via di passaggio), sulla sporcizia di ogni via e parchetto, sulle innumerevoli decisioni finalizzate solo a far cassa, ma per quanto concerne Borgoverde, mi piacerebbe che le promesse venissero rispettate.

A tale proposito mi domando se come proprietari degli appartamenti del nuovo complesso si possa fare qualcosa per evitare lo scippo ai nostri danni, ma anche di tutta la collettività. Per quanto concerne l’area destinata a palestra all’aperto, forse si potrebbe pensare di coinvolgere la Provincia di Milano o anche le associazioni sportive, che a tutele degli interessi della collettività, dovrebbero avere i mezzi per trovare una soluzione. Qualora ci fosse qualcosa che si possa fare, vi prego di informarmi, per poter dare il mio piccolo contributo.Vi ringrazio comunque per la vostra attività e per l’informativa a noi fornita, che ci serve per conoscere tutti questi strani giochetti e che ci fa sentire parte di un paese che nonostante il Sindaco se lo dimentichi, abbiamo scelto come nostro.

Grazie e buona giornata.           

lettera firmata

 

In effetti non ero a conoscenza di tali "cessioni" o cancellazioni di progetti giá avviati o comunque promessi alla comunitá e di sicuro usufruibili da tutti i cittadini di Vimodrone, sia "storici" che neo-residenti del quartiere Borgoverde.
Pensavo infatti si trattasse di (ovvii) ritardi dovuti a mancanza di sponsor o di compratori delle aree sotto elencate, magari da cedersi a prezzi giudicati eccessivi o poco allettanti.
Spero vivamente che il Comune, la Giunta o chi per essa si ravveda, al fine di trasformare Borgoverde in un quartiere vivo e con servizi utili per i suoi abitanti, non in uno pseudo-dormitorio spacciato per zona residenziale dalle comoditá quasi inesistenti.

Cordiali saluti e buon lavoro             

lettera firmata

 

Salve, sono un residente del quartiere Borgoverde e volevo ringraziarvi per l'invio del volantino informativo, anche se a cose ormai fatte, relativo alla sparizione del centro ginnico e alla cessione del negozio. E' da tempo che cerchiamo di avere un interlocutore informato, visto che le
infrastrutture utili per i residenti languono, personalmente ho inviato e-mail a costruttore, all'amministratore del supercondominio (che mi dicono già dimissionario), per avere conferme su esecuzioni e tempistiche, ma purtroppo nessuna risposta, solo voci carpite a venditori o addetti al
cantiere che ci paventavano il rischio, legandolo però all'imminente realizzazione del mega centro sportivo con piscina poco distante.
Ora, sempre le stesse voci, mettono in dubbio la realizzazione dell'indispensabile ponte di collegamento con la metrò di Cologno, la costruzione dell'asilo e del ponte sulla Martesana.
Per quanto riguarda la viabilità ho provato, ingenuamente, con due e-mail distanziate di sei mesi al Comune suggerendo una soluzione, con un disegnino, poco dispendiosa e realizzabile immediatamente, ma cadute anch'esse nel nulla.
Molti residenti sono più che preoccupati per questa incertezza e comincia a serpeggiare delusione e sfiducia verso Comune e costruttore però come dicevo ci manca un coordinatore di riferimento che incanali e organizzi la contestazione.
Certo è che la realizzazione di queste infrastrutture ha condizionato la scelta nell'acquisto delle case e penso saremo tutti pronti a manifestare la nostra protesta qualora non venissero realizzate.

Grazie per l'attenzione e cordiali saluti.       

 lettera firmata

 

 

                                 MATERIALE ARCHIVIATO IN DATA 31/03/2009  continua

 

 

Comunicato Stampa

 

Almeno 300 persone (provenienti da Lombardia, Piemonte, Liguria, Emilia Romagna, Veneto, Friuli, Toscana) hanno affollato lo scorso Sabato 24 Gennaio il piccolo Comune di Cassinetta di Lugagnano (Milano), sede del primo incontro/assemblea nazionale di “Stop al Consumo di Territorio”, neonato Movimento nazionale di opinione per la difesa del diritto al territorio non! cementificato, costringendo gli organizzatori a trasferire all’ultimo minuto l’appuntamento dalle contenute mura del Municipio lombardo ad una più ricettiva sala congressuale adiacente. E ad attrezzare una diretta web in grado di ampliare l’abbraccio della “prima volta” al maggior numero di quegli oltre 3.000 cittadini e cittadine che si sono sin qui riconosciuti nello spirito del “manifesto nazionale” proposto dal Movimento spontaneo, tanto da sottoscriverlo e da considerarlo il primo necessario passo per un’azione congiunta (territorio per territorio, municipio per municipio …) verso una diversa gestione delle risorse naturali e sociali essenziali per la nostra esistenza! quotidiana.

Difficile sintetizzare in un breve comunicato l’ampiezza degli oltre 40 interventi che si sono succeduti nell’appassionata assemblea, comunque visibili nella registrazione al seguente link http://domenicofiniguerra.wordpress.com

Che hanno messo in evidenza quanto sia ormai diffusa la consapevolezza generale sulla conclusione di quella fase storica per il nostro Paese che ha riposto una parte consistente dello sviluppo economico nel consumo di nuovi terreni vergini e agricoli ed il superamento dell'equazione “maggior consumo di territorio = maggior sviluppo”, affermando l'alternativa: ovvero che l'attuale patrimonio edilizio esistente (se adeguatamente gestito) può soddisfare ampiamente le esigenze abitative e produttive del Paese e contribuire così alla maturazione di una coscienza dei limiti fisici del territorio ... 

“Stop al Consumo di Territorio” è un Movimento di opinione per la difesa del diritto al territorio non cementificato: un percorso che si è avviato nel mese di Settembre dello scorso anno per opera di un gruppo di cittadini e cittadine residenti in quella sorta di “macroregione” piemontese che è la zona delle colline vitate di Roero-Langhe-Monferrato (territorio che si è recentemente candidato al riconoscimento Unesco quale “patrimonio dell'umanità”) e che si è quindi “naturalmente” incontrato con l’esperienza importante in atto a Cassinetta di Lugagnano, primo Comune d'Italia ad essersi dotato di un piano regolatore a "crescita zero". La testimonianza concreta del Sindaco del piccolo Comune milanese, Domenico Finiguerra, ha offerto la spinta necessaria a rendere pubblica l’idea di dar vita ad un Movimento di opinione e passare, quindi, dall’utopia alla realtà possibile.

Poco prima del Natale 2008, il “passaparola” spontaneo della rete web ha diffuso il testo della bozza di “manifesto ideologico” e generato l’avvio automatico di una campagna nazionale, nata davvero sotto i migliori auspici, come dimostra la partecipazione calorosa all’assemblea del 24 gennaio.

In poche settimane alla Campagna nazionale hanno aderito oltre 3.400 persone attraverso il gruppo e la causa aperte su Facebook, oltre 1.400 persone attraverso l’adesione on line sul sito della campagna e oltre 100 tra Associazioni, Comitati, Gruppi organizzati.

Tra essi, Urbanisti, Architetti, Giornalisti e Divulgatori scientifici, Amministratori pubblici, Ambientalisti, semplici cittadini …

Ed è solo l’inizio. Il 7 e il 14 Febbraio, infatti, si terranno le prime due assemblee pubbliche a livello territoriale: ad Asti e ad Alba (Cuneo); due incontri che consentiranno di calare sul piano locale la portata del messaggio contenuto nel manifesto nazionale del Movimento ed iniziare a definire i passi concreti, le buone “azioni” per scuotere l’opinione pubblica e sollecitare il “coraggio” di Sindaci, Giunte e Consigli comunali che vogliano imitare Domenico Finiguerra e l’amministrazione di Cassinetta di Lugagnano nel rivedere il proprio piano regolatore secondo la progressiva prospettiva della “crescita zero”.

Nell’assemblea del 24 Gennaio proprio questo è stato il punto nevralgico iniziale da cui si è scelto di partire per sviluppare l’intero percorso del Movimento di opinione: sollevare la richiesta ufficiale dei cittadini ai loro amministratori - a livello di ciascun Comune italiano – affinché si sospendano i piani regolatori, le lottizzazioni in corso, le varianti in discussione ecc. e si provveda ad una necessaria e non più rinviabile opera di censimento del patrimonio edilizio esistente e sulla base di  quei dati (misurati in termini di metri cubi cementificati, di abitazioni  vuote e di capannoni abbandonati ovvero non occupati da attività), riconsiderare ogni tipo di pianificazione futura.

Intanto, singoli cittadini e gruppi iniziano ad organizzarsi in ogni area del nostro “Bel Paese” e la cultura del Territorio diventa il nuovo metro per misurare il nostro futuro …

Per maggiori informazioni: 

www.stopalconsumoditerritorio.it                                                             

Domenico Finiguerra, Cassinetta di Lugagnano (Milano), 3384305130 domenico.finiguerra@gmail.com     

Alessandro Mortarino, Coazzolo (Asti), 0141/870191 – 3337053420 alessandro.mortarino@libero.it     

 

 

 

 

COMPOSTI, PER FAVORE!

Non è il caso del Comune di Vimodrone, ma ci auguriamo   che questo semplice articolo, e l’arrivo del consorzio CEM, per la gestione dei rifiuti, possano essere di stimolo

 

 

Una delle possibilità per contribuire a ridurre la quantità di rifiuti che produciamo è  quella di avviare il compostaggio domestico. La scelta più semplice per chi ha un  piccolo orto o un giardino e che, con qualche piccola cura e attenzione, può portare    ad avere dopo qualche mese, dell’ottimo terriccio per nutrire le vostre piante.

“Ognuno deve essere lo spazzino di se stesso”. Così Gandhi esortava il suo popolo,   non immaginando che il tema dei rifiuti, tabù sociale di numerose culture, sarebbe riaffiorato prepotentemente nel 21° secolo sotto forma di emergenza ambientale.         Né poteva prevedere che la sua idea di autosmaltimento sarebbe diventata una strategia importante da perseguire oggi, per scongiurare domani, oltre al degrado ambientale, anche quello morale e civile che la mancata gestione dei rifiuti provoca.

La via indicata dall’Unione Europea per la corretta gestione del ciclo dei rifiuti prescrive 5 R: Riduzione, Riciclaggio, Riuso, Raccolta differenziata, Recupero di energia.          “La R più disattesa è senza dubbio la prima – dice Laura Brambilla responsabile rifiuti dell’Ecosportello di Legambiente. Ed è proprio sulla Riduzione che quest’anno l’associazione ambientalista ha deciso di concentrare i propri sforzi. I dati infatti non sono confortanti. La quantità di rifiuti che produciamo in Italia, cresce di anno in anno    e lo fa con ritmi superiori rispetto a quelli della produzione. Infatti, dal 2003 al 2006 mentre il Pil cresceva del 3,2% la produzione di rifiuti superava abbondantemente  l’8%.

In Europa le previsioni non sono migliori: + 25% entro il 2020 stando a proiezioni dell’Agenzia europea dell’Ambiente.

Da dove partire? Guido Viale che di questo tema si occupa da almeno tre lustri, non ha dubbi: “andrebbe organizzata in via prioritaria ovunque la raccolta differenziata dei rifiuti organici, prima ancora di promuovere la separazione di qualsiasi altra frazione”.          Per tante  ragioni:

Primo: la frazione organica è la più significativa in termini quantitativi;

Secondo: è quella più problematica in quanto soggetta a rapidi processi di degrado e putrescenza con conseguente emissione di cattivi odori e pericoli di epidemie;

Terzo: il suo corretto smaltimento fa bene al clima in quanto limita la produzione di metano (micidiale gas serra) che si crea ammassando l’umido in discarica;

Infine: fa bene anche al portafoglio vista la riduzione tariffaria che le imprese di smaltimento e le amministrazioni locali sono tenute a riconoscere a chi fa la raccolta differenziata dell’organico o avvia il compostaggio domestico.

Tra le attività volte alla riduzione dei rifiuti, il compostaggio domestico merita la massima attenzione. Con il compostaggio è possibile riconsegnare la sostanza organica alla terra. Questa pratica, per affermarsi deve poter contare sulla partecipazione attiva dei cittadini, i quali come moderni spazzini di se stessi, si preoccupano di autosmaltire i rifiuti biodegradabili che producono.

Dice Laura Brambilla: “Il compostaggio consiste di fatto nel riappropriarsi di una pratica dell’Italia contadina, dove era abitudine diffusa utilizzare una buca nel terreno per interrare gli scarti di cucina

e altro materiale biodegradabile”. Oggi, recuperare questa sana tradizione può avere molti vantaggi, anche rispetto alla raccolta differenziata, in quanto riduce i costi derivanti dalla quantità di rifiuti che facciamo circolare e che comunque è necessario smaltire.    Per avviare il compostaggio domestico occorre un giardino, un orto o anche un balcone se siete bravi e vi preoccupate di spiegare ai vostri vicini che non state buttando l’immondizia sotto il loro naso, ma che al contrario vi state preoccupando di autosmaltire i rifiuti organici per ricavarne terriccio utile a rinvasare fiori o migliorare la struttura del terreno. Se avete un giardino di grandi dimensioni o addirittura un orto, potete utilizzare la tecnica più semplice ed economica: la buca, il cumulo o un recinto in legno o con rete metallica. Altrimenti esistono le compostiere, prevalentemente realizzate in materiale plastico riciclato. Si tratta della soluzione più adatta a chi vive in città: è igienica, apprezzabile esteticamente e protegge dal contatto con animali domestici e bambini.      Il segreto per fare un buon compost consiste nel bilanciare sapientemente la quantità     di acqua, ossigeno, azoto e carbonio presente nel materiale che abbiamo inserito nella compostiera. Ecco che accanto agli avanzi di cucina, come scarti di frutta e verdura, vanno aggiunti anche fondi di caffè, sfalci d’erba e materiale più secco e ricco di carbonio come rametti, foglie secche o cartone ridotto a piccoli pezzi (quello delle uova va benissimo, così come il rotolo della carta igienica finita).

Il materiale deve mantenere una certa umidità, ma non troppa altrimenti c’è il rischio di cattivi odori e poi va rimescolato di tanto in tanto per garantire una certa porosità della massa. Ma i vostri alleati veri sono i lombrichi (niente paura non amano allontanarsi dalla compostiera!). Procurateveli e alimentateli in modo “bilanciato”. Dopo 6 mesi, o anche un anno se usate la compostiera e volete un compost maturo, avrete il vostro terriccio che potrete usare con parsimonia per nutrire le vostre piante e fare invidia al vostro vicino. E se non è ancora convinto? Citategli il Fabrizio De Andrè di Via del Campo: “dai diamanti non nasce niente dal letame nascono i fiori” o ditegli che state solo   imitando la natura. La natura che ha “saperi” più antichi della nostra presunzione di esseri più evoluti del pianeta.

A chi deve rivolgersi il cittadino che intende avviare il compostaggio domestico e ottenere la riduzione della tassa/tariffa dei rifiuti? Non esiste una risposta univoca vista la miriade di regolamenti e procedure fissate a livello locale. In ogni caso conviene partire dal proprio Comune o Gestore della raccolta dei rifiuti e verificare se esiste un regolamento che indica i termini esatti della riduzione. Questa può oscillare tra il 10 e il 30% per tutti quei cittadini che praticano l’autosmaltimento della frazione organica.

Le Amministrazioni comunali possono applicare da subito la riduzione della tassa rifiuti, ai sensi dall’art 67 del D. Lgs 507/93 e in virtù di quanto disposto nel D. Lgs 22/97 (meglio conosciuto come decreto Ronchi) che al punto 10 dell’articolo 49 recita: “Nella modulazione della tariffa sono assicurate agevolazioni per le utenze domestiche e per la raccolta differenziata delle frazioni umide e delle altre frazioni”. Le buone intenzioni del cittadino si possono pertanto perseguire rivendicando il diritto alla riduzione, ma anche impegnandosi a praticare il compostaggio domestico in modo continuativo e acconsentendo di sottoporsi a eventuali ispezioni. In ogni caso non partite prevenuti. Potreste, con piacevole sorpresa, apprendere che il vostro comune è tra quei circa 1.200, che hanno già recepito il decreto Ronchi e che magari possono anche darvi in comodato gratuito una compostiera.

(articolo tratto da “Consumatori” ottobre 2008)

 

 

Inceneritori: termovalorizzatori o cancrovalorizzatori ?

di G. Battaglia

 

I comitati si mobilitano per  la riduzione e la raccolta differenziata di tutti i rifiuti  e contro la politica degli inceneritori, “fabbriche di veleni e di nanopolveri che possono alterare il DNA”.

 

 

La stragrande maggioranza della classe politica italiana, di tutti gli schieramenti, dimostra di non possedere adeguata conoscenza e responsabile coscienza di quanto strategica e decisiva sia la politica dei rifiuti: sul piano della salute e della sostenibilità ambientale, della produzione e del consumo in modo sano e sobrio e pulito. La drammaticità della questione dei rifiuti non è limitata all’area napoletana e campana: è nazionale. Puntare prioritariamente sull’incenerimento e sulle discariche da parte di tutti i governi che si sono succeduti negli ultimi venti anni, significa rimanere fermi al vecchio disastroso modo di produrre; significa aumentare l’inquinamento e peggiorare le condizioni climatiche ed ambientali; significa precludersi la strada verso l’innovazione tecnologica e lo sviluppo delle energie alternative rinnovabili e pulite. Significa distruzione e malattie.

Il nome giusto e appropriato è inceneritore: l’impianto che brucia i rifiuti; e non esiste e non potrà esistere una macchina che bruci in maniera innocua e pulita: “Nulla si distrugge…!”

Cinica mistificazione: l’inceneritore diventa termovalorizzatore. E’ falso: non valorizza energia e quella poca che produce non riduce fumi e fanghi velenosi che vanno in discarica, non riduce i 270 tipi di inquinanti che emette, in particolare le micropolveri PM10 e PM2,5.

Si tratta di un falso ideologico che è doveroso denunciare per giustificare i 53 miliardi di euro all’anno che i gestori degli inceneritori incassano in Italia tramite il 7% in più sulla nostra bolletta energetica, come (Udite! Udite!...) incentivo alla voce “fonti rinnovabili”!?

E’ più appropriato chiamare l’inceneritore un cancrovalorizzatore. Molte ricerche lo stanno dimostrando. Ad esempio da uno studio dell’Istituto di fisiologia clinica del CNR di Pisa emerge un eccesso di mortalità nei 25 comuni con inceneritore esaminati. Inquietante l’allarme lanciato dalla F.I.M.M.G. (Federazione Italiana Medici di Medicina Generale): L’incenerimento dei rifiuti, fra tutte le tecniche di smaltimento, è quella più dannosa per l’ambiente e per la salute umana… Gli inceneritori producono polveri finissime che sfuggono ai filtri di depurazione, non vengono nemmeno misurate e costituiscono un rischio sanitario ben più grave delle polveri del traffico. Gli inceneritori emettono inquinanti cancerogeni… centinaia di sostanze di cui è sconosciuto l’impatto sulla salute umana. L’incenerimento trasforma anche i rifiuti innocui, come imballaggi  e scarti di cibo, in componenti tossici e pericolosi…”

Su 52 inceneritori che avvelenano il Bel Paese, ben 13 sono in Lombardia, la regione tra le più inquinate al mondo! E, come se non bastassero, Formigoni, Moratti e Penati ne vogliono costruire altri e potenziare quelli esistenti (tra cui quello di Desio, dove un comitato molto preparato e deciso dà battaglia su tutti i fronti). Il trio fa a gara per riservarsi localizzazione, e partecipazione al business (il cui incentivo è stato confermato dalla L. 210/dic. 2008).

Moratti nel suo comune (zona 5, parco sud), Penati nel suo territorio sestese dove dal 2002 il vecchio e malridotto inceneritore costituisce una vera bomba ecologica!

I cittadini e le associazioni più consapevoli hanno dato vita a un Coordinamento dei comitati dell’area metropolitana milanese contro la dissennata politica dell’incenerimento. Le loro proposte alternative, coerenti con le norme europee, si fondano sulla cultura ecologica e sulle metodologie e tecnologie delle 5 R:

Rifiuti zero=

Riduzione

Raccolta differenziata

Recupero

Riciclo

Riuso

E’ l’altro modo di produrre e consumare. Si contribuisce a ridurre le emissioni di CO2 e di gas serra. Si tutela la salute. Si migliorano ambiente e qualità della vita.

Ed è bene sapere che negli altri paesi europei ed occidentali non si costruiscono più inceneritori. 

La nota positiva per quanto riguarda l’Italia, sarebbe quella di prendere a modello le esperienze di molti Comuni che hanno già raggiunto un livello ottimale proprio nella politica delle 5 R.

 

 

MATERIALE ARCHIVIATO IL 15/MAGGIO/2009

 

COMUNICATO DI UN’ALTRA CITTA’ SULLA CRISI DI MAGGIORANZA

Reputiamo non accettabile che si voglia confondere le idee al cittadino ventilando motivi e non motivi, come quelli  espressi dal Sindaco, che hanno causato le dimissioni di 3 Assessori.       In vero, il valzer dei numeri è cambiato nel volgere di poche ore: prima 3, poi 4, infine tornati   a 3. E neppure è accettabile un Consiglio comunale come quelle svoltosi la sera del 5 febbraio nel quale elementi della maggioranza e dell’opposizione hanno assunto toni che potrebbero essere giustificati forse dopo una lunga permanenza in osteria.

I FATTI

Gli Assessori Gregoli, Favaro e Stabile, dopo aver operato per ben 7 anni all’interno della Giunta, hanno presentato le proprie dimissioni. Un fatto che, secondo il Sindaco, non avrebbe nessuna ragione e motivazione. Soggetti quindi da sottoporre a qualche test? Cioè impazziti  all’improvviso?  Il chiarimento è venuto proprio da Monica Favaro (ex Vicesindaco) che ha parlato a nome dei dimissionari: “…le ragioni stanno nella poca democrazia interna, nel non rispetto delle persone, nel rifiuto al confronto”. Il tutto finalizzato a far passare decisioni assunte altrove (segreteria di partito) riducendo gli Assessori a nullità a cui chiedere solo un voto ratificante.              

Si badi bene che nessuno, specie da parte dei quattro Assessori sopravvissuti, ha smentito o confutato la veridicità di queste pesantissime affermazioni, salvo beninteso Brescianini  che ha confermato le sue dimissioni (segno di un dissidio interno) prontamente revocate. Nessuno fra l’uditorio ha capito il vero motivo del gesto.

Insomma, una situazione generale che un’altra città denuncia da lungo tempo e che non trae certo origine da fatti specifici avvenuti in queste ultime settimane, ma viene da lontano e con un crescendo ininterrotto durante sette lunghi anni.

Un’altra città comprende le sacrosante ragioni dei tre dimissionari, mentre stigmatizza la decisione presa dopo anni di sofferenza. Anche perché l’avere subito un ruolo tanto mortificante, in odio ad un programma di svolta democratica e partecipativa e, aggiungiamo, non certo allineata con la fiducia ricevuta in termini di voti, li ha resi responsabili tanto quanto Veneroni sullo stato delle cose pubbliche. Certo le dimissioni sono un gesto difficile, ma sinceramente, ci sono state troppe difformità dai programmi elettorali che sono passate anche grazie al loro voto.

Preoccupante, molto preoccupante è il fatto che dal Consiglio non ci pervengono segnali di cambiamento. Pare cioè, che un fatto tanto grave e traumatico non abbia insegnato proprio nulla.

 

approfondimenti:

la crisi di maggioranza

interventi, fatti, misfatti e commenti di un’altra città

La brutta questione della crisi di coalizione Vimodrone sei tu, ha fatto emergere una situazione che da tempo denuncia un’altra città. Alcuni nodi (siamo sicuri non siano ancora tutti), sono venuti al pettine. Poca democrazia, poca predisposizione all’ascolto e mancanza di rispetto delle persone. In una parola: arroganza. Eppure, il nostro primo cittadino nega decisamente di essere arrogante, è quasi stranito da come si possa attribuire alla sua persona un’accusa così infamante.

Ora, ha in mano le dimissioni di quattro Assessori che lo hanno spalleggiato per sette lunghi anni. Lodevoli per la lunga resistenza e fedeltà, ma nel contempo non esenti da colpe nell’averlo sostenuto.

Le motivazioni? Non certo sulla linea politica della coalizione, ma improntate sostanzialmente sui rapporti interpersonali. L’arroganza, si sa, e una brutta cosa e infastidisce non poco tutti i circostanti.

Lo tenga presente Dario Veneroni. Metta in evidenza sulla sua scrivania le quattro dimissioni e le legga tutti i giorni. Anche quelle dell’Assessore Brescianini che, seppur rientrate, avevano le stesse motivazioni degli altri tre. Potrebbe essere un buon esercizio d’umiltà utile a un ravvedimento comportamentale. Almeno questo è l’auspicio di un’altra città finché rimarrà primo cittadino di Vimodrone. Poi, faccia pure come crede…

La sintesi estrema di questa brutta vicenda è che quattro Assessori su sette hanno dato le dimissioni e che la maggioranza dispone ora di soli 11 voti sicuri su 21. Sicuri? Anche questo lo vedremo. 

Il primo cittadino dixit

Dario Veneroni, il Sindaco, nella sua relazione introduttiva al Consiglio del 5 febbraio scorso, sembrava fosse stato colto di sorpresa. Nessuna ragione, nessun sintomo premonitore, nulla dava segnali così pesanti da far intuire fatti come quelli avvenuti solo la settimana precedente all’interno della Giunta: le dimissioni di quattro Assessori. Salvo in conclusione, accusare l’opposizione di esserne la causa, perchè se l’opposizione avesse fatto il suo lavoro come è nei suoi doveri, ecc. ecc. Avrebbe dovuto controllare e fungere da freno? Per chi? Su cosa?     Per pura cronaca rammentiamo al signor Sindaco come (con quali parole e quale rabbia) tratta l’opposizione quelle rare volte che l’opposizione viene fatta veramente.

Senza alcun dubbio, l’intervento del Sindaco è stato il peggiore fra quelli fino a oggi pronunciati, sia nel rispondere in merito alle pesanti accuse che sono state a lui fatte pubblicamente dai dimissionari (neppure ci ha tentato), sia perché ci ha raccontato quasi la storia della sua vita in un patetico tentativo di apparire una persona innocente e capace. Neppure sono sembrate pertinenti le accuse alla trapassata gestione leghista, con il solito taglio oratorio, teso a demonizzare comportamenti peggiori dei suoi, quasi a voler concludere la similitudine con un “quindi… avete visto come sono bravo…”

Con l’indirizzo dichiarato e, questo sì, ben chiaro di ”voler continuare a governare per il bene di Vimodrone” ha distribuito le nuove deleghe assessorili omettendo di indicare chi sarà il nuovo Vicesindaco, anzi, eludendo le domande dirette sull’argomento. Doveva forse essere nascosta la notizia del “premio” a qualcuno, trincerandosi dietro la tiritera politica?

Gli aspetti preoccupanti emersi, a giudizio di un’altra città, sono due in particolare:

a)      Non si è sentito traccia nel discorso di apparenti insegnamenti o ravvedimenti. Anche se, (è solo un’ipotesi) il Dario “de noantri” non l’ha esplicitato per la sua innata incapacità di riconoscere con un briciolo di umiltà  i propri errori.

b)      Il fatto è, che la maggioranza consiliare dispone da oggi di 11 voti su 21, Sindaco compreso. Quindi risicatissima e alla mercè d’ogni genere di richiesta, favore, ricatto.

In pratica, la situazione interna di Vimodrone sei tu ha tutti i presupposti di un ulteriore deterioramento, tale da consentire il quasi impossibile risultato di far vincere il centrodestra alle prossime elezioni. E scusate se è poco vista la differenza di preferenze accordata dai cittadini poco meno di due anni fa alle due compagini in campo.

Questo, il testo integrale dell'intervento fatto in Consiglio Comunale 5/2/2009 dall'ex Assessore Monica Favaro a nome suo, di Enzo Gregoli e di Maria Rita Stabile con le motivazioni delle loro dimissioni. 

 

E’ con grande determinazione e convinzione che ci accingiamo a leggere questa nota, con l’obiettivo di rendere ancora più esplicite le motivazioni delle nostre scelte, essendoci parso che, forse strumentalmente, abbiano voluto essere fraintesi.

Il mandato politico-amministrativo, iniziato quasi sette anni fa, nasceva, dopo l’esperienza reiterata dell’amministrazione della lega Nord, sulla scorta di una forte tensione morale, uno spirito unitario di coesione, la volontà di essere aperti al contributo della società civile, allo scopo di intercettare i veri bisogni dei cittadini.

Per un lungo periodo, siamo riusciti a non perdere l’entusiasmo e a realizzare, insieme, gli obiettivi che ci eravamo proposti, evidenti alla collettività.

La situazione, negli ultimi mesi, però, è così mutata, da aver condotto quattro assessori, palesemente rappresentativi della volontà degli elettori, a rassegnare le dimissioni.

Dagli organi di stampa e dal comunicato riportato nel sito del Comune siamo tacciati di personalismo e irresponsabilità. Ci accusano di manifestare in modo eclatante un disaccordo, ritenuto da alcuni facilmente ricomponibile e, soprattutto, non sostanziale

Spiace non si voglia comprendere che si stanno ponendo questioni fondamentali, quali la democrazia, il rispetto della dignità della persona, la trasparenza, il rispetto dei ruoli, l’eticità.

Questi sono per noi valori non negoziabili, non sono vacue dichiarazioni di principio, utili solo ad infarcire qualche discorso o comunicato, per rendersi credibili ai più.

Non solo sul PGT o sul bilancio possono confliggere visioni differenti, non solo su queste tematiche è necessario invocare e pretendere giustizia, rispetto, trasparenza, linearità e congruenza nelle scelte.

Negli anni è stato persino detto da qualcuno che noi fossimo ancorati alla nostra posizione di "privilegio" assessorile. Questa è la dimostrazione che chi intende la politica come puro e mero servizio ha la libertà e l’onestà intellettuale di poter aderire, se crede nelle scelte, e, viceversa, di potersene discostare, facendo un passo indietro, se non ne intravede il senso e il valore più profondo. Noi abbiamo seguito questa direzione, non sentendo altri vincoli che le nostre coscienze e il nostro senso dell’agire politico

Non riteniamo di avere responsabilità in questa frattura: da tempo ci siamo strenuamente e instancabilmente confrontati nella speranza che il nostro punto di vista potesse almeno essere preso in esame. Ad ogni ragionamento è stata opposta un’alzata di spalle: qualcuno ha creduto che potessimo venire a patto con noi stessi. Così non è e, coerentemente con quanto crediamo, lasciamo che siano altri, più in linea con le decisioni assunte, a garantire la governabilità di questo paese.

Altri potrebbe dire che, in nome del senso di responsabilità, i dissidi devono forzosamente rientrare.

Ma cosa significa senso di responsabilità? Aver lavorato, mettendo al servizio saperi, competenze, creatività, impegno, abnegazione, per realizzare gli obiettivi importanti che sono stati raggiunti a beneficio dei cittadini? Dialogare, confrontarsi, magari litigare, senza perdere mai da vista il significato di ciò che si sta facendo? Mediare, mediare e ancora mediare tra posizioni differenti?

Ebbene, tutto questo noi l’abbiamo fatto.

Il senso di responsabilità, però, non può significare calpestare i propri ideali, i propri valori in nome di una qualsivoglia disciplina. Non può significare vedere svilita la propria dignità, senza reagire.

E’ così improponibile che il posto in giunta sia lasciato da chi non risiede a Vimodrone e non è stato eletto? E’ così improponibile che collaboratori stipendiati riacquisiscano i limiti naturali entro cui operare e non ricoprano, in un delirio di onnipotenza, ruoli politici che non competono loro? E’ così improponibile che assessori, assumendosene pienamente la responsabilità, pretendano di condividere le scelte strategiche? E’ così improponibile che ci si ribelli ad accordi che prima vengono sottoscritti dalle segreterie politiche e, solo successivamente, comunicati ed imposti?

Non ci si confonda: non è l’allargamento della rappresentatività in giunta a scandalizzare. Si vuole, però,  far passare per accordo politico, sottoscritto e firmato da tutti i consiglieri comunali, una dichiarazione di intenti che, in assenza di formale accettazione, ha trovato riscontro in una dichiarazione, durante il primo Consiglio Comunale del 2007, di sfiducia nei confronti degli assessori incaricati, nella costituzione di un gruppo autonomo, nell’astensione sulle linee politico-programmatiche.

Nessun veto, dunque, solo la convinzione che chi aspira ad entrare a far parte di una squadra debba condividerne convintamene gli obiettivi, le finalità, i metodi.

Ringraziamo non formalmente quanti hanno lavorato in questi anni al nostro fianco, impiegando energie e creatività e riponendo fiducia in noi.

Ai cittadini garantiamo una presenza costante nell’assolvimento del nostro compito di consiglieri, scevro da sentimenti di rivalsa nei confronti di alcuno, ma anche critico e attento.

Per queste ragioni costituiamo un gruppo autonomo, di cui comunicheremo denominazione e  nominativo del capogruppo prossimamente.

Monica Favaro

Enzo Gregoli

Maria Rita Stabile

La coordinatrice del gruppo PD in Consiglio. Che discorso ha pronunciato la sera del 5 febbraio? Eminenza grigia di Vimodrone sei tu, ha l’abilità di un macchinista di ferrovia che  è in grado di spostarsi ai due capi del locomotore a seconda di come viene sistemato il convoglio. E questa volta, vista la malparata del deragliamento, ha dato fondo al repertorio classico della retorica: “partecipazione e programma elettorale mai stravolto”, sono stati i due argomenti con cui ha attaccato. Ha poi proseguito agendo da contrappeso al compare Veneroni (ex democristiano lui, ex PCI lei, in una sorta di soap separati-in-casa), elargendo pillole di saggezza: “Bisogna essere più rispettosi delle scelte altrui…” ha detto la Gardinazzi dimostrando comprensione per gli Assessori dimissionari ed ha proseguito “tutti dovremmo rammentare che il dialogo, la democrazia e il confronto, non sono mai abbastanza…”

E fin qui, il manovratore era ad un capo del locomotore di cui sopra. Probabilmente era all’altro capo quando accadeva tutto il contrario di quanto ha sproloquiato. Nell’ordine:

  • Il bilancio partecipativo non è mai partito. Parlare con i cittadini di buche e lampioni, fossero anche 100 incontri al mese, non significa stare vicini alla gente, ma piuttosto prenderla in giro. Vedere su qualunque motore di ricerca alla voce “partecipazione - Porto Alegre” per capire di cosa si tratta veramente.
  • Sul programma elettorale mai stravolto, vogliamo citare solo due punti. Il bilancio partecipativo, appunto, e la devastante situazione della cementificazione di Vimodrone.
  • Dialogo. Democrazia. Confronto. Ma come, Gardinazzi? Sei ancora tramortita dalle dimissioni di quattro Assessori che mettono nero su bianco le loro lamentele a proposito di MANCANZA di democrazia, dialogo e confronto e ti avventuri in questo roveto? E poi, proprio tu paladina della democrazia e del confronto proprio no! Solo tre mesi fa, di concerto con Ser Veneroni, hai fatto affiggere un bel manifesto a firma Vimodrone sei tu nel quale accusavi un'altra città e l'opposizione di fare disinformazione e catastrofismo.                                                                          La richiesta forzata a tutti i Consiglieri della tua componente è stata di 35,00 euro ciascuno per pagare i costi di stampa. Commento: sincera democratica.

 

 

La posizione di Vincenzo Gornati

La riportiamo, sia pure brevemente, perché ci è sembrata significativa di un modo di intendere la politica, una cultura e una logica di governo delle cose pubbliche che proprio non riusciamo a “digerire”.

In merito alle cose dette dai dimissionari dice: “sono reali…” ma non dice però di averle subite pure lui. Perché? Semplicemente le accetta! E perché mai le accetta questa anima candida? Ma “perché la politica è fatta di momenti alti e nobili ma anche di momenti bassi e ignobili. Questa è la politica e và accettata così!”

Bravo, bravissimo! Non ci pare neppure il caso di commentare limitandoci a chiedere che venga pubblicato per intero il suo intervento, parola per parola e senza omissioni, anche perchè sono tanti gli aspetti da sottoporre al giudizio dei cittadini come quello di un     “bilancio partecipativo” condotto a botte d’incontri con i cittadini per parlare di aria fritta (vedere articolo dedicato in aggiornamento di sito). Peccato lui stesso ne avesse decretato    il fallimento dopo aver speso 26.000 euro per incarichi professionali e sia poi approdato   nelle mani di altri professionisti che daranno presto  indicazioni, con un esborso di ulteriori 26.000 euro!

La Gardinazzi, per tutti “Vania

La coordinatrice del gruppo PD in Consiglio. Che discorso ha pronunciato la sera del 5 febbraio? Eminenza grigia di Vimodrone sei tu, ha l’abilità di un macchinista di ferrovia che  è in grado di spostarsi ai due capi del locomotore a seconda di come viene sistemato il convoglio. E questa volta, vista la malparata del deragliamento, ha dato fondo al repertorio classico della retorica: “partecipazione e programma elettorale mai stravolto”, sono stati i due argomenti con cui ha attaccato. Ha poi proseguito agendo da contrappeso al compare Veneroni (ex democristiano lui, ex PCI lei, in una sorta di soap separati-in-casa), elargendo pillole di saggezza: “Bisogna essere più rispettosi delle scelte altrui…” ha detto la Gardinazzi dimostrando comprensione per gli Assessori dimissionari ed ha proseguito “tutti dovremmo rammentare che il dialogo, la democrazia e il confronto, non sono mai abbastanza…”

E fin qui, il manovratore era ad un capo del locomotore di cui sopra. Probabilmente era all’altro capo quando accadeva tutto il contrario di quanto ha sproloquiato. Nell’ordine:

  • Il bilancio partecipativo non è mai partito. Parlare con i cittadini di buche e lampioni, fossero anche 100 incontri al mese, non significa stare vicini alla gente, ma piuttosto prenderla in giro. Vedere su qualunque motore di ricerca alla voce “partecipazione - Porto Alegre” per capire di cosa si tratta veramente.
  • Sul programma elettorale mai stravolto, vogliamo citare solo due punti. Il bilancio partecipativo, appunto, e la devastante situazione della cementificazione di Vimodrone.
  • Dialogo. Democrazia. Confronto. Ma come, Gardinazzi? Sei ancora tramortita dalle dimissioni di quattro Assessori che mettono nero su bianco le loro lamentele a proposito di MANCANZA di democrazia, dialogo e confronto e ti avventuri in questo roveto? E poi, proprio tu paladina della democrazia e del confronto proprio no! Solo tre mesi fa, di concerto con Ser Veneroni, hai fatto affiggere un bel manifesto a firma Vimodrone sei tu nel quale accusavi un'altra città e l'opposizione di fare disinformazione e catastrofismo.                                                                          La richiesta forzata a tutti i Consiglieri della tua componente è stata di 35,00 euro ciascuno per pagare i costi di stampa. Commento: sincera democratica.

La coordinatrice del gruppo PD in Consiglio. Che discorso ha pronunciato la sera del 5 febbraio? Eminenza grigia di Vimodrone sei tu, ha l’abilità di un macchinista di ferrovia che  è in grado di spostarsi ai due capi del locomotore a seconda di come viene sistemato il convoglio. E questa volta, vista la malparata del deragliamento, ha dato fondo al repertorio classico della retorica: “partecipazione e programma elettorale mai stravolto”, sono stati i due argomenti con cui ha attaccato. Ha poi proseguito agendo da contrappeso al compare Veneroni (ex democristiano lui, ex PCI lei, in una sorta di soap separati-in-casa), elargendo pillole di saggezza: “Bisogna essere più rispettosi delle scelte altrui…” ha detto la Gardinazzi dimostrando comprensione per gli Assessori dimissionari ed ha proseguito “tutti dovremmo rammentare che il dialogo, la democrazia e il confronto, non sono mai abbastanza…”

E fin qui, il manovratore era ad un capo del locomotore di cui sopra. Probabilmente era all’altro capo quando accadeva tutto il contrario di quanto ha sproloquiato. Nell’ordine:

  • Il bilancio partecipativo non è mai partito. Parlare con i cittadini di buche e lampioni, fossero anche 100 incontri al mese, non significa stare vicini alla gente, ma piuttosto prenderla in giro. Vedere su qualunque motore di ricerca alla voce “partecipazione - Porto Alegre” per capire di cosa si tratta veramente.
  • Sul programma elettorale mai stravolto, vogliamo citare solo due punti. Il bilancio partecipativo, appunto, e la devastante situazione della cementificazione di Vimodrone.
  • Dialogo. Democrazia. Confronto. Ma come, Gardinazzi? Sei ancora tramortita dalle dimissioni di quattro Assessori che mettono nero su bianco le loro lamentele a proposito di MANCANZA di democrazia, dialogo e confronto e ti avventuri in questo roveto? E poi, proprio tu paladina della democrazia e del confronto proprio no! Solo tre mesi fa, di concerto con Ser Veneroni, hai fatto affiggere un bel manifesto a firma Vimodrone sei tu nel quale accusavi un'altra città e l'opposizione di fare disinformazione e catastrofismo.                                                                          La richiesta forzata a tutti i Consiglieri della tua componente è stata di 35,00 euro ciascuno per pagare i costi di stampa. Commento: sincera democratica.

 

Il caso disperato di Rifondazione comunista

Per chi non se ne fosse accorto, ci sono due Consiglieri di Rifondazione comunista in questa maggioranza: Marco Messineo e Antonio Ferrari. In questa legislatura (quasi due anni) hanno fatto la bellezza di 3 (diconsi tre) interventi:

  1. Per chiedere un minuto di silenzio per Abdoul, un giovane ragazzo di colore di Cernusco pestato a morte dopo il furto di un pacchetto di biscotti. Settembre           del 2008 (Messineo)
  2. Per la distribuzione di pane, pasta e riso in piazza a Vimodrone.                      Dicembre 2008 (Ferrari)
  3. Fresca fresca, la sera del 5 febbraio nella seduta di consiglio degli Assessori “ribelli”

Il discorso tenuto da Messineo era all’impronta del “volemose bene”. Fin qui, non proprio  un discorsone, ma in clima di tensione ci può anche stare. La vera rivelazione è stata quella che ci ha permesso di capire il perché Rifondazione è pressoché assente nel dialogo politico. Testuale: “parlo poco, perché l’ostruzionismo spetta ad altri”. Il gesto era eloquentemente rivolto ai Consiglieri d’opposizione.

Forse qualcuno deve avvertire Messineo e Ferrari che in politica si entra se si hanno ideali a cui far riferimento, e che questi ideali trovano sempre spazio in un dibattito pubblico, anche quando ti trovi in una coalizione che non è propriamente omogenea.

Forse è pure opportuno avvertire i nostri eroi che dai primi di febbraio, su tutto il territorio nazionale, è in scena una protesta che vede i loro colleghi di Comuni e Provincie astenersi  dai lavori di Consiglio, anzi, proprio non si presentano. Una questione legata allo sbarramento del 4% per le imminenti elezioni europee e fortemente voluto da PD e FI.

Vero è che Messineo e Ferrari lo sanno, tant’è che hanno esposto sui banchi il cartello con la scritta “sbarramento in corso”. Tuttavia sono attaccati come una cozza a Veneroni (PD) che nel caso è una persona fidata, mentre “quell’altro” PD è antidemocratico.

Una bella sveglia da mettere al collo, no? Magari di quelle d’una volta, con doppio campanaccio e puntata ogni ora, in modo che il rumore vi faccia sobbalzare ed uscire dal perenne torpore. Non fosse altro nel rispetto di chi vi ha mandato in consiglio.

 

BUGIE E RETICENZE

 

E’ il solito gioco della politica di cui l’Assessore all’Urbanistica ed Ecologia di Vimodrone, Giovanni Passera, sembra essersi impossessato appieno. Sulla questione  dei servizi sottratti al quartiere Borgoverde, Passera risponde alla denuncia di un’altra città eludendo gli argomenti di fondo imputati a lui in primis e all’intera coalizione di maggioranza. Lo ha fatto utilizzando l’house organ comunale “COMUNICARE” e con un articolo apparso recentemente sulla “GAZZETTA DELLA MARTESANA”.            I nostri capi d’imputazione erano sostanzialmente due:

1. Di aver sottratto agli abitanti del Borgoverde e alla cittadinanza di Vimodrone, due servizi a suo tempo concordati con il costruttore del quartiere.  Tale accordo era stato stipulato non più tardi di quattro anni fa    e definito “d'interesse pubblico”.

2. Di aver ri-ceduto al costruttore il previsto centro ginnico sportivo di 600 mq e un negozio di 82 mq da adibire a servizi comunali decentrati.             La delibera è della fine di ottobre del 2008, votata all’insegna del pressante patto di stabilità che doveva chiudersi entro il 31 dicembre dello stesso anno.

Il fatto è che per esigenze di pronta cassa le due opere sono state “svendute” e, come indicato nell’atto di denuncia di un’altra città, i soli 600 mq del centro ginnico sono stati monetizzati in 450.000,00 euro, contro un valore commerciale che a dir poco si aggira sui 2 milioni di euro. L’Assessore si arrocca dietro una risposta reticente e pressoché bugiarda e manipolatrice di quanto affermato da un’altra città. A partire dai titoli degli articoli pubblicati:

Confermata la realizzazione di un edificio adibito ad asilo nido

 Passera: “Borgoverde, garantiti tutti i servizi   per i nuovi residenti”

Quale nesso ci sia fra l’asilo nido e la nostra denuncia non è dato a sapere (sarebbe per contro interessante capire fra quanto l’asilo nido sarà inaugurato). Sulla garanzia di      tutti i servizi, Passera stesso si smentisce dichiarando: “L’amministrazione comunale,    nel corso di quest’anno (si intende il 2008), ha ritenuto di chiedere ai costruttori del comparto di monetizzare anziché costruire il centro fitness principalmente per due motivi: il primo perché è in corso di progettazione un nuovo centro sportivo polifunzionale, comprendente anche una palestra fitness, una piscina coperta ed una all’aperto, un intervento che si configurava come un doppione, in secondo luogo per garantire il rispetto del patto di stabilità che impone ai comuni di recuperare nuove risorse finanziarie”.

Dunque? Nulla di diverso da quanto denunciato da un’altra città salvo la non trascurabile “dimenticanza” dell'ulteriore monetizzazione del negozio da 82 mq. La gravità della delibera, sta soprattutto nei valori attribuiti. Ancora più grave averlo fatto sotto le pressanti esigenze di cassa del patto di stabilità quasi a voler scaricare su di esso ogni responsabilità. Il “patto” è una legge europea che risale al 1999 ed è stato istituito a difesa dei cittadini e non certo per deprederli dei servizi promessi. E per quanto scellerata e impositiva sia questa legge, non richiede di svendere beni della comunità creando evidenti danni erariali.

Passera sostiene inoltre che si rendeva inutile il “doppione” del centro ginnico sportivo dal momento che è in corso di progettazione un altro centro sportivo polifunzionale.

 A questo proposito, invitiamo tutti i cittadini di buona volontà a fissare con lui un appuntamento telefonando allo 02.25077208. Giunti al suo cospetto si potrà chiedere la visione del progetto e chiedere lumi sui tempi di realizzazione.

Una sola preghiera per i volenterosi, quella di informarci nel caso vi siano difformità fra quanto dichiarato sui giornali e quanto riscontrato durante l’amabile conversazione. Rimane solo l’amarezza di chi comperando casa al Borgoverde aveva avuto promesse verbali dai venditori, che in questo caso non hanno fatto che riportare correttamente quanto era previsto in ambito servizi. Parola di Sindaco e Assessore che hanno sottoscritto accordi con il costruttore. Poi, si sà, il patto di stabilità…

Infine, la chicca sulla viabilità del Borgoverde e dintorni che ha più sapore di brodo allungato che sostanza. Così aveva scritto un’altra città: “Senza drammatizzazione alcuna si cominciano a intravvedere i primi segnali d’allarme sulla viabilità interna e, soprattutto, a ipotizzare cosa sarà via Martesana quando saranno ultimati i palazzi del complesso, compresa la seconda torre uffici”.            

Tale preoccupazione non è frutto della nostra fantasia, ma di segnalazioni che ci pervengono dai residenti di quartiere. Passera, a tutta risposta, non ha lesinato mezzi ed è andato a scomodare il Comando della Polizia locale: “Per quanto riguarda la mobilità interna al Comparto – ci spiega il Comandante della Polizia locale, Antonio Cassitelli – vorrei chiarire che il progetto approvato e poi effettivamente realizzato prevede la separazione netta della viabilità interna da quella di transito, per ragioni di sicurezza, eliminando altresì conflittualità viabilistiche. Tutto è ancora migliorabile, non siamo in una situazione a regime. Il traffico che oggi interessa il nuovo quartiere  – conclude – è più intenso, e quindi può creare qualche disagio ai residenti, perché non ancora in funzione  la nuova provinciale Mirazzano – Cologno che intercetterà flussi veicolari ora transitanti in quell’area”.                     

Non ci è nuova questa affermazione sulla Mirazzano-Cologno che si trova all’estremo est di Vimodrone, mentre il quartiere Borgoverde è collocato a ovest. Dal momento   che l’enorme flusso di traffico della nostra città è in direzione nord-sud, ci chiediamo come la nuova provinciale possa portare benefici. Se gli stessi volenterosi di cui sopra, durante l’incontro con Passera volessero porgli anche questa domanda, piantina alla mano s’intende, gliene saremmo grati

Da “bilancio partecipativo”

a “bilancio fallimentare”

Un progetto che nasce lontano, a Porto Allegre

Una promessa elettorale mai mantenuta.

Storia di ordinaria “Amministrazione cominale"

 

Era proprio un bel progetto quello del “bilancio partecipativo”. Uno di quei progetti che possono qualificare una giunta di centrosinistra e che era in cima alle priorità del programma elettorale di Vimodrone sei tu. Al secondo posto seguiva l’impegno di contrastare la cementificazione della città.

Quest’ultimo punto, si è rivelato un totale fallimento. Complici i Governi centrali che si sono succeduti nell’arco di questi ultimi anni che hanno pesantemente falcidiato le finanze locali, trovando altresì terreno fertile nella coalizione di Dario Veneroni che, nonostante le promesse, ha trovato facile rifugio negli oneri di urbanizzazione e assimilati.

Fin qui la situazione è pesantissima, ma dopo la volata elettorale, nessun rappresentante della maggioranza locale ha più avuto il buon gusto di tornarci sopra.

Sul “bilancio partecipativo” si è invece parlato per quattro anni, portandolo come un fiore all’occhiello. Tanto è vero che per ben due volte è stato collocato in cima alla lista delle mercanzie da offrire ai cittadini nel programma elettorale.

Dove è andato a finire? Da almeno un anno se ne è persa traccia.           Non se ne sente certo la nostalgia dal momento che è rimasto perennemente in rodaggio, quasi a dimostrazione di una dislessia politica che a Vimodrone trova concrete sponde anche nelle componenti di maggioranza.

E pure in questi anni, non sono stati risparmiati consulenti e personale dedicati al progetto. Con quale risultato?

Lasciamo a chi legge la possibilità di capire come stanno le cose.         Basta leggere l’articolo a seguire che riporta integralmente, virgole comprese, quanto dichiarava l’assessorato competente sull’organo di stampa comunale. Eravamo nell’anno del Signore 2003 e gli entusiasmi erano a mille… 

da Comunicare, novembre 2003

Per condividere problemi ed elaborare soluzioni condivise

La partecipazione dei cittadini un nuovo modello di governo

Il termine ha una connotazione precisa, per storia e contenuto, al progetto ideato a Porto Alegre, città del Rio Grande do Sul in Brasile, che da anni sperimenta questo modo di amministrare, ormai riconosciuto modello di vero e proprio laboratorio di democrazia diretta.

In Europa, negli ultimi anni, si sono sviluppate varie pratiche di amministrazione locale, in cui i cittadini sono tornati ad essere i principali attori della trasformazione del territorio. Si chiamano progettazione partecipata, bilancio sociale o agenda 21, ma ogni città si crea dei percorsi propri e originari di partecipazione, seguendo, dove è possibile, il ciclo del bilancio partecipativo. Le assemblee di quartiere per l’emissione dei bisogni con la classifica delle priorità; la progettazione e la ricerca comune delle risorse per una risposta fattibile; il momento consuntivo per la verifica del lavoro svolto. L’8 novembre,   a Empoli, si è costituita l’Associazione rete del Nuovo Municipio (Arnm), con la quale noi siamo in contatto e partecipiamo con l’adesione personale dell’assessore alla partecipazione, con lo scopo di coordinare e mettere a confronto tra loro le esperienze dei Nuovi Municipi, di promuovere e gestire progetti e iniziative comunitarie. Cosa si sta facendo a Vimodrone? La partecipazione è stata uno dei  temi fondativi del programma di “Vimodrone sei tu”. Dall’intuizione alla pratica efficace del bilancio partecipativo la strada è lunga. Siamo partiti da forme occasionali di partecipazione con alcune vere e proprie assemblee di quartiere (Villaggio XX settembre, San Giuseppe), con altre più ristrette (con i cittadini residenti della zona Castello, delle case comunali, delle case popolari, del Mediolanum, di via Della Resistenza), anche con gruppi di cittadini che hanno rappresentato le loro petizioni attraverso il venerdì partecipativo o che di persona sono stati accolti dal Sindaco e dalla Giunta per condividere problemi e trovare delle soluzioni condivise. Tutto questo, anche se in via informale, sta ad indicare l’attenzione posta da questa Amministrazione comunale nella ricostruzione del dialogo tra istituzioni e popolazione.

Ma tutto questo non basta: la partecipazione va istituzionalizzata. Da qui la necessità di dar vita ad una fase costituente del bilancio partecipativo che comprenda innanzitutto il momento formativo a diversi livelli, confrontandoci anche con le esperienze di altri municipi; l’istituzione di un ufficio referente per la partecipazione e la comunicazione; l’intervento sugli strumenti normativi, Statuto e Regolamento comunale, per supportare adeguatamente i processi partecipativi.

Un primo punto di partenza potrebbe essere la divisione della città in quartieri o zone territoriali.            Ci sono poi dei punti di interesse collettivo per l’individuazione di aree generali di intervento: il Piano di riqualificazione urbana (Masterplan), le opere pubbliche (strade, viabilità, le barriere architettoniche, i parchi), l’agenda 21, la Consulta delle associazioni, i piani di zona.

Non si tratta di aprire scenari di prospettive utopistiche, impossibili. Siamo a conoscenza delle tante aspettative e anche di qualche delusione per le cose che non cambiano in tempi brevi: sono esperienze che non ci devono scoraggiare o chiudere nel fatalismo. Il Comune di Pieve Emanuele, che sta ora praticando il bilancio partecipativo, ha alle spalle un percorso decennale di formazione e pratiche partecipative. Il cammino della democrazia è lento: “Se vuoi andare veloce vai da solo, se vuoi andare lontano vai insieme”.

Vincenzo Gornati - Assessore alla Cultura e alla Partecipazione

 

Italia e Vaticano a confronto

Berlusconi e pochissimi altri alle leve del comando, hanno deciso la reintroduzione in Italia delle centrali nucleari, comperando tecnologia e progetti dalla Francia. Lo scopo è quello di produrre energia a basso costo evitando così di penalizzare la competitività del sistema Italia e di incidere pesantemente sulle nostre tasche.

Certo, non possiamo pensare di produrre energia bruciando perpetuamente qualcosa, perché i danni che deriverebbero all’ambiente e alle persone sarebbero altissimi (specie con l’emissione in atmosfera di CO2) e neppure pensare di continuare a far dipendere la nostra economia dal petrolio. Tuttavia, non vogliamo correre rischi ambientali sostituendoli semplicemente con altri nuovi rischi. Non siamo affatto garantiti nel cambio di dipendenza dal petrolio ai reattori nucleari.

Un’altra città non vuole intrattenere i lettori sulle posizioni di varie fazioni politiche, tecnici, ambientalisti, industriali, economisti, ingegneri. Persino Umberto Veronesi, oncologo di fama mondiale, ha detto la sua in materia. E neppure attirare l’attenzione   sui costi comparati di produzione dell’energia, sulla sicurezza “garantita” dall’ultima generazione delle centrali e il trand di sviluppo delle medesime nei Paesi industrializzati.

Poniamo due semplici questioni, riconducibili al solo buon senso:

1) gli italiani si sono espressi con un referendum popolare e, a meno che non lo si voglia eludere con la politica dei piccoli passi di andreottiana memoria, se ne deve tener conto finché campiamo in regime democratico. Raggirare la volontà degli elettori, quando questi si sono espressi per un deciso NO, è inaccettabile. Quantomeno, sia promosso  un altro referendum per capire se la volontà degli italiani è ancora tale dopo 22 anni;

2) oltre agli interessi economici che possono sussistere dietro questa scelta, ci chiediamo perché mai non esista un piano organico per lo sviluppo delle fonti alternative come l’energia solare, eolica, idroelettrica, geotermica, di biomassa, ecc. che non comportano smaltimento di scorie e hanno costi d’impianto decisamente più contenuti. Ricordiamo che i residui radioattivi non possono essere bonificati o “scaricati” dal loro potenziale di morte se non in centinaia d’anni. E’ questo il motivo che induce i tecnici a immagazzinarli in bunker sotterranei.

E pure non dimentichiamo che già oggi abbiamo problemi di smaltimento per alcuni componenti radioattivi come nel caso dei rivelatori d’incendio a camera di ionizzazione e degli apparecchi medicali e radiologici. Per non parlare poi della messa in sicurezza delle centrali a suo tempo dismesse.

Se qualcuno volesse cortesemente rispondere alle due questioni da noi poste, gliene saremmo grati e riconoscenti.

Nel frattempo, persino nel piccolo Stato del Vaticano, si assumono decisioni sorprendenti. Soprattutto perché da un lato si benedice il nucleare per uso civile, mentre per l’altro si pone l’accento sui gravi problemi derivanti dall’inquinamento.

 

OBIETTIVO: IMPATTO ZERO

 

 

 

Pochi sanno che un recente studio commissionato dallo stesso Stato Pontificio, ha messo in evidenza come nel “piccolo” Vaticano vengano emessi ogni anno nell’atmosfera 225.000 chilogrammi di CO2 (anidride carbonica), conseguenti alla produzione di energia elettrica da petrolio e alla circolazione automobilistica.

Per porvi rimedio, è stato varato un primo progetto teso alla circolazione di sole macchine elettriche e di compensazione tramite la realizzazione di una foresta di 125.600 piante che dovrebbero assorbire la totalità delle emissioni. Un concetto a impatto zero, basato su una compensazione emissioni/assorbimento, ma con il difetto dei tempi lunghi per la sua realizzazione.

Non per questo il progetto è stato abbandonato dal momento che dovrebbero partire i lavori (non è dato sapere quando) di piantumazione su un terreno di 250 ettari che la Santa Sede possiede in Ungheria. Non solo. E’ stato recentemente varato un piano alternativo di più rapida applicazione: nell’ambito della ristrutturazione per la volta dell’aula Paolo VI, sono stati individuati 5 mila metri quadri per il posizionamento di 2.400 moduli fotovoltaici.                                                                                         Da solo, questo impianto evita giusto le emissioni dei 225.000 chilogrammi di CO2 e fa risparmiare le otto tonnellate annue di petrolio che attualmente vengono utilizzate per produrre la stessa quantità di energia elettrica.

Non si tratta né di un sogno, né di un progetto avveniristico-faraonico dal momento che i lavori per la realizzazione dell’impianto sono già partiti a novembre del 2008.

Ma il progetto non si ferma qui, l’azienda tedesca che porterà a termine i lavori, si è “inventata” una applicazione che consentirà il “raffrescamento solare”. Vale a dire che l’energia prodotta, servirà anche per far funzionare i condizionatori e i frigoriferi della mensa vaticana. Una struttura che serve circa 400 persone ogni giorno.

 

A quali riflessioni porta questa iniziativa? In primo luogo a un modo alternativo di affrontare i problemi energetici. Scopriamo così che le centrali nucleari non sono la sola panacea di tutti i mali.

In secondo luogo, se questa ipotesi venisse sposata a livello nazionale, si potrebbe approfittare della crisi in atto (una valida alternativa alla cassa integrazione), per la realizzazione di impianti fotovoltaici centralizzati, di cui dovrebbero avvalersi condomini, industrie e palazzi istituzionali, con enormi vantaggi non solo per l’ambiente ma predisponendoci a una ripresa dell’economia all’insegna dell’efficienza, con una benefica riduzione della dipendenza da petrolio.

 

«Guerra umanitaria»

Silenzio e vergogna

di Ennio Remondini


La memoria personale contro la strategia del silenzio. La memoria per ciò che è accaduto 10 anni fa e su cosa hanno significato i bombardamenti Nato sulla Jugoslavia. La strategia della dimenticanza, dopo l'esplodere delle bombe, risponde con un assordante silenzio. L'obbligo storico della memoria imporrebbe, infatti, anche l'obbligo della riflessione e, probabilmente, della vergogna. La strategia del silenzio è quindi la malizia conclusiva della più recente formula di guerra, quella della «ingerenza umanitaria», autentica svolta nell'ordine mondiale. La legalità internazionale delle Nazioni unite, per la prima volta dal 1945, messa ai margini dai vincitori della seconda guerra mondiale (tranne la Russia). Oggi non c'è più regola. Resta soltanto la Nato, il cui intervento nell'ex Jugoslavia è stato fondamentale per reinventare un suo ruolo dopo la fine della guerra fredda. La «guerra umanitaria» che ha il brevetto sul nome è comunque la nostra, 24 marzo 1999, ore 20 e qualche minuto con la prima esplosione su Belgrado.                                             Qualche successivo tentativo di motivare altre azioni militari col nome di «guerra umanitaria», dopo i risultati balcanici, è stato bocciata dagli addetti al marketing e alla Idealpolitik delle guerre per riguardo al buon gusto.

   
Le guerre umanitarie hanno caratteristiche che le distinguono da tutte quelle del passato. Pochi sanno che l'Onu ha catalogato ben 20 tipi di guerra, compresa una ormai dimenticata «guerra del pallone» tra Honduras ed El Salvador, 1969, dopo una partita tra le due nazionali di calcio e 5 mila morti successivi. Nella guerra umanitaria si sa subito chi è destinato a vincere. In genere sono guerre veloci nella parte militare e lunghissime nella pace da costruire dopo. Per la «nostra» guerra hanno sbagliato anche le previsioni di durata: «Qualche giorno di bombe, una settimana al massimo ed è finita». I teologi della guerra umanitaria usano sempre ordigni «intelligenti», che ammazzano un sacco di civili, ma risparmiano i soldati di chi la decide. Per perfezionare il meccanismo delle guerre umanitarie, resta il problema futuro di concordare sui buoni da soccorrere e sui cattivi da punire. Attorno a questo problema prima o poi scoppierà una guerra per decidere chi ha ragione.
La vera sfortuna dei narratori «reduci» di quella guerra da archiviare al più presto è che il «Cattivo» era certo. Nessuno a rimpiangere o a difendere lo scomparso Slobodan Milosevic, ma sulle ragioni e sulle conseguenze di quei tre mesi di bombardamenti tanto invece ci sarebbe da dire e tanti «Buoni» ufficiali da sputtanare. Il problema è che nessuno vuol sentire. Un anno fa avevo proposto un libro a quattro mani, pensato assieme ad un intelligente ex generale Nato, e dagli editori ho ricevuto pernacchie. Ho lanciato l'allarme televisivo per il decennale ed attendo ancora risposta sul minuto e 15 «massimo» che andrà in onda. L'Ebu, l'organismo televisivo europeo che garantisce i punti di trasmissione necessari per l'evento non ha ancora deciso se evento sarà. La ragazza alla reception del residence dove alloggio qui a Belgrado, quando ho fatto riferimento al giorno 24, mi ha guardato interrogativa come fossi un matto. La guerra, le bombe Nato 10 anni fa?. «Ma io allora ero in Montenegro!».

La Jugoslavia morta e sepolta. Assieme scopro una Serbia non più orfana di Milosevic, anche se al prezzo di aver cancellato gran parte della sua memoria. La memoria che, insisto, impone anche l'esercizio del ripensamento, il riconoscimento dei propri errori e l'obbligo della vergogna. Se non ritengono di avere nulla di cui vergognarsi i vertici Nato    di allora ed i capi di governo che la guerra hanno deciso, è giusto che anche Belgrado e la Serbia vadano oltre quel 24 marzo 1999 per correre senza loro vergogna verso l'adesione alla stessa Nato delle bombe e a governi e governanti, più o meno gli stessi di allora, che oggi rappresentano il miraggio dell'Unione europea.
Al centro della Serbia immemore, il Partito democratico del Presidente Boris Tadic, riconfermato nell'incarico, mentre le sorprese arrivano dalla destra e dalla sinistra.    Rinasce su base europeista e socialdemocratica l'ex Partito socialista di Milosevic, si spezza la destra radicale del presunto criminale di guerra Vojslav Seselj e nasce un partito conservatore europeo. Ho incontrato i due protagonisti dei cambiamenti. L'attuale segretario del Partito socialista e ministro degli interni serbi Ivica Dacic, 43 anni, ed il candidato perdente di due corse presidenziali, ex segretario del Partito radicale e neo segretario del Partito progressista Toma Nikolic. Stesse domande con risposte sorprendentemente simili.
Ivica Dacic. Milosevic è stato il primo presidente ed il fondatore del Partito socialista serbo ed il partito deve conservare la sua memoria. Però deve avere anche una vita nuova. Una vita nuova in base a quello che accade nel 2009 e non in base agli anni '90.

Toma Nikolic. Non voglio dire niente di brutto su Vojslav Seselj, sono padrino dei suoi nipoti. Che Iddio gli dia salute e che torni al più presto in Serbia e dalla sua famiglia, che faccia politica o quel che vuole, ma le nostre strade si sono separate e da allora mi sento più sereno e più libero.

Dacic. Il nostro partito poteva scegliere. Non abbiamo avuto la maggioranza, ma dalla nostra decisione è dipeso chi avrebbe fatto il governo. Noi abbiamo scelto la coalizione   col Partito democratico che porterà la Serbia nell'Unione europea. Per questo ritengo che abbiamo dato un grande contributo al futuro della Serbia.

Nicolic. Il mio obiettivo è che la Serbia somigli all'Italia. Due blocchi forti a confronto. Uno guidato dal Partito democratico e l'altro dal Partito progressista. L'alternanza di governo è nell'interesse della democrazia e della lotta contro il crimine e la corruzione.


Dacic. Ho paura che, quando la Serbia riuscirà ad entrare nell'Ue, quella si sarà già spezzata. Sto scherzando un po', ovviamente, perché l'ex Jugoslavia, con le sue sei nazioni, si è spezzata prima. Spero che l'Unione europea raggiunga il suo ideale di essere formata da tutti i paesi europei.

Nicolic. Settimane fa sono stato a pranzo con l'ambasciatore d'Italia, poi ho ricevuto una delegazione del partito Forza Italia, di Silvio Berlusconi. Non per cortesia o perché lei è della televisione italiana. Penso che la Serbia abbia bisogno di un suo Silvio Berlusconi.

Tanta cortesia filo-italiana non frena la diversità d'opinioni. C'è persino una proposta di prestito alla Serbia di Berlusconi, come nel calcio, ma il disegno politico della nuova Serbia dopo bombe, appare chiaro: un partito filo europeo per necessità, sostegno esterno e convenienza economica; un centrosinistra oggi al governo con l'eventuale centrodestra già pronto. Questo il presente regolato sui vecchi partiti. Con un Berlusconi serbo che già esiste: molto ricco e molto potente. Semplice imprenditore oggi, sino a che la politica tradizionale lo favorirà negli affari e non lo costringerà a scendere in campo. Nome e biografia nel prossimo puntata, a memoria di bombe definitivamente sepolta.

Il Manifesto del 24.03.2009

                             

Metti un F-35 nel bilancio di crisi

di Giulio Marcon, Massimo Paolicelli
 

 

 

Oggi in Parlamento il megaprogetto Usa Joint strike fighter, che prevede l'acquisto di 131 caccia e la realizzazione di una base a Cameri (Novara). 15 milioni di euro per oliare l'industria bellica
C'è la crisi economica e l'Italia investe quasi 15 milioni di euro nell'industria bellica. Più specificamente nella realizzazione di un megaprogetto militare statunitense. Senza passare per il parlamento se non per un semplice parere. Da oggi è infatti in discussione nelle Commissioni Difesa di Camera e Senato la richiesta di parere da parte del governo sul programma pluriennale relativo all'acquisizione del sistema d'arma Joint strike fighter (Jsf) e l'associata linea di assemblaggio finale a Cameri (Novara). Dopo le fasi di sviluppo e pre-industrializzazione il governo chiede al Parlamento un semplice parere per passare alla fase di acquisizione di 131 cacciabombardieri Jsf completi di relativi equipaggiamenti, supporto logistico iniziale e approntamento delle basi operative nazionali (quattro aeroporti e una portaerei). Tutto per circa 12,9 miliardi di euro nel periodo 2009-2026. A ciò va aggiunta la realizzazione sul suolo nazionale, a Cameri, di un centro europeo di manutenzione, revisione, riparazione e modifica dei velivoli italiani ed olandesi al costo di 605,5 milioni di euro, da consegnare entro il 2012. A queste spese va aggiunto il miliardo di euro già investito per la fase di sviluppo. Arriviamo così a quasi 15 miliardi di euro.

Il progetto è faraonico. Il Joint Strike Fighter è un aereo da combattimento monomotore, monoposto, in grado di operare alla velocità del suono, ma con velocità di crociera subsonica. È ottimizzato per il ruolo aria terra (quindi per l'attacco) ed ha due stive interne per le bombe che possono essere anche di tipo nucleare. È un velivolo di tipo stealth, cioè a bassa rilevabilità da parte dei sistemi radar e di altri sensori. L'aereo assolve un ampio ventaglio delle funzioni operative dell'Aeronautica Militare e della Marina Militare, ed andrà a sostituire gli Av-B della componente imbarcata della Marina e gli Am-X e i Tornado della componente aeronautica.
Capofila del progetto sono gli Stati Uniti e vi partecipano altri 8 paesi: Regno Unito al primo livello, Italia ed Olanda al secondo livello, Turchia, Canada, Australia Norvegia e Danimarca al terzo livello. La ditta capocommessa è l'americana Lokheed Martin Aero. L'impresa italiana maggiormente coinvolta è l'Alenia Aeronautica. La Difesa parla di un indotto da 10.000 posti di lavoro, ma è puro marketing. Per gli Stati Uniti quello del Jsf è il programma più costoso della sua storia militare. Infatti il costo complessivo si dovrebbe aggirare intorno ai 275 miliardi di dollari (all'inizio erano 245 miliardi di dollari). Il costo unitario è già salito da 37/47 milioni di dollari in base al modello, a 50/70 milioni di dollari ma nessuno giura su queste cifre; il costo reale, secondo alcuni si saprà solo quando si dovrà pagare. C'è chi parla di un costo unitario finale molto vicino ai 100 milioni di dollari. Il Pentagono allo stato attuale spenderà 12 miliardi di dollari l'anno per  i prossimi 20 anni.

Passando dagli Stati Uniti all'Olanda la preoccupazione (per i conti pubblici) per il programma Jsf è molto forte. Secondo la Corte dei Conti olandese tra il 1996 ed il 2006 i costi sono cresciuti dell'80% e per questa ragione i vari organismi di controllo (dei paesi interessati) preoccupati da questi dati hanno stabilito di ritrovarsi ogni sei mesi per verificare l'andamento del progetto. A queste riunioni non risulta abbiano mai partecipato i rappresentanti della Corte dei Conti italiana.
I fautori del Jsf affermano che non ci sono incompatibilità con il progetto europeo dell'Eurofighter perché il primo è un cacciabombardiere ed il secondo un caccia. Ma l'incompatibilità evidentemente è economica, visto che l'Italia ha chiesto al Consorzio dell'Efa di calcolare il costo di una revisione della sua partecipazione alla produzione del nuovo aereo. Si tratta dell'acquisizione dei 46 velivoli della terza tranche (2012-2017).  Il preventivo di riduzione degli ordini richiesti al consorzio dovrebbe prevedere sia la possibilità di un taglio parziale delle consegne sia una rinuncia totale alla fornitura. Il danno per l'industria europea è fin troppo evidente.

Tra l'altro i vertici della Difesa hanno calcolato la diminuzione delle esercitazioni e della manutenzione dei mezzi in base ai tagli apportati dalla finanziaria del 2009. In base a queste stime (tutte da verificare) l'Aeronautica potrà effettuare circa 30.000 ore di volo  a fronte delle 90.000 previsionali del 2008. La situazione di manutenzione dei mezzi e dei sistemi d'arma complessi sarà ad un livello di efficienza: per l'anno 2009 al 45%-65 per cento; per gli anni 2010-2011 al 20%-30%; dall'anno 2012 prossimo allo zero. Allora che senso ha investire in stratosferici sistemi d'arma se poi non si ha la certezza   di poterli fare volare perché mancano i fondi per il carburante o per i pezzi di ricambio?

Parlare poi del Jsf come di una occasione anticrisi è assolutamente fuori luogo.           Per il ritorno occupazionale si parla infatti di un decimo rispetto alle previsioni, cioè 200 assunzioni a Cameri e 800 persone per l'indotto, senza avere poi quel passaggio di  know how sperato. I 10 mila posti di lavoro promessi sono dunque un'autentica invenzione.

Il Manifesto del 25.03.2009

 

MATERIALE ARCHIVIATO IN DATA 10 SETTEMBRE 2009
articoli archiviati il 10/09/2009 rimossi dall'area "pubblicati in precedenza"

 

CRISI DELLA MAGGIORANZA

Cinque Assessori su sette, vi sembran pochi?

Torniamo sull’argomento sollecitati dal notiziario comunale “Comunicare” che viene distribuito a tutte le famiglie di Vimodrone.  In prima pagina viene riportato un articolo del Sindaco Dario Veneroni che dice la sua sulla recente crisi della maggioranza. Titolo: “una crisi senza una reale motivazione, senza un perché”

A un’altra città, sembra quantomeno bizzarro da parte del primo cittadino insistere sul fatto che non ci sarebbero stati motivi per una crisi, motivi che lo hanno comunque costretto al rimpasto della Giunta. Sarebbe più giusto definirlo un atteggiamento poco onesto! Perché si tratta di cinque membri della sua Giunta (spiegheremo poi chi sono), che hanno contribuito in modo rilevante a due vittorie elettorali consecutive e che hanno fattivamente e lealmente sostenuto questa maggioranza per sette anni, anche condividendo responsabilità in campo di sprechi di denaro pubblico e di abominevoli cementificazioni del territorio.

Di punto in bianco, i cinque Assessori, sono impazziti o, quantomeno, hanno deciso di non riconoscersi più nella maggioranza, senza nessuna ragione. Forse un virus ha colpito simultaneamente la loro capacità intellettiva.

Certo non ci aspettavamo che venisse allo scoperto e in modo così eclatante quello che un’altra città sta sostenendo da diversi anni. Il Sindaco è stato investito dai suoi stessi compagni di cordata con accuse molto pesanti che vanno dalla mancanza di democrazia fino al poco rispetto per la dignità altrui.                         Le motivazioni dei tre Assessori definitivamente fuoriusciti, sono state ufficialmente pronunciate in aula consigliare, in modo chiaro e inequivocabile e pure riportate sul nostro sito.

Ecco perché ci sembra poco onesto definire senza motivazione una decisione tanto grave al punto tale d’abbandonare una maggioranza che gli Assessori stessi avevano contribuito a formare. E pure si tratta di un Sindaco reticente quando nelle dichiarazioni in aula e sull’articolo in questione non ha trovato fiato e penna per controbattere alle accuse a lui rivolte. Si badi bene, non sono state diatribe di tipo politico, ma del tutto riconducibili a fatti caratteriali e interpersonali.

Che la Giunta dovesse ratificare ogni volta decisioni già assunte altrove, ledendo gravemente l’autonomia e l’aspetto etico-morale dei singoli componenti era cosa nota e fonte di non pochi pruriti.

Per questo motivo pure l’Assessore Brescianini  (il quarto dissidente) aveva presentato le dimissioni che poi, su pressioni del Sindaco, sono state ritirate.  Infine il quinto dissidente: l’Assessore Gornati, il più candido di tutti. Nel suo intervento in Consiglio comunale ha ammesso che tutte le motivazioni dei dimissionari erano vere e reali me che “vi sono momenti alti ed ideali e momenti bassi…” Questa è la politica. Non importa se Gornati si sia adeguato al “sistema” (speriamo che i cittadini ne prendano nota) o che  il suo stomaco abbia un’eccezionale capacità digestiva, il fatto è che cinque Assessori su sette si lamentano in forme differenti dell’operato di Dario Veneroni.

Allora ci assale il dubbio che il Sindaco mente sapendo di mentire. L’arroganza da quartierino è un brutto animale da domare e la riprova sta nel fatto che in sette anni non l’abbiamo mai sentito ammettere il più piccolo errore, mentre ha sempre denunciato a gran voce quelli degli altri.

Si pensava che nelle segrete stanze si predisponesse con maggiore umiltà all’ascolto e al confronto. Evidentemente, non è stato così!

Il territorio? Lo difendo io!

Commedia tragica in tre atti (per ora)

Foto omessa

La denuncia è d’obbligo. L’indignazione è tanta. Le bugie poi, non hanno più le classiche gambe corte ma, in questo caso, sono addirittura prive di gambe. Un’altra città la butta in farsa perché uscirebbero parole troppo urticanti e offensive se solo si volesse ricondurre la questione in ambito politico

Stiamo parlando del Plis delle Cave, il Parco sovracomunale che interessa circa 573 ettari di territorio messi a disposizione dei comuni di Vimodrone, Cologno Monzese, Cernusco sul Naviglio, Carugate e Brugherio.

Nel consiglio comunale del 26 marzo si è replicata la commedia tragica, ripetutamente messa in scena nel corso di questi ultimi anni. Titolo: Il territorio? Lo difendo io! La compagnia di giro è numerosa e immutabile nei ruoli che riassumiamo come da locandina.

Il povero incolpevole: il territorio 

Primo attore: Dario Veneroni       

Spalla Primo attore: Corrado Passera   

Allegra congrega: Vimodrone sei Tu (centrosinistra)

 

I Muti di Sorrento: PRC e PdCI  

Attor giovane: Ivana Broi    

 

I Magnifici 7: L’opposizione   

Coordinamento e luci: Vania Gardinazi

 

TRAMA DELLA COMMEDIA

L’autore ha scritto una commedia a trama aperta. Significa conoscere gli atti sinoraandati in scena, ma non quelli delle recite successive. Di tanto in tanto, l’autore provvede ad aggiungere un pezzo di narrazione che fa correre qualche brivido alla schiena, anche agli spettatori che hanno avuto la bontà di assistere a tutte le repliche.

Tutto inizia nel maggio dell’anno di grazia 2006. In Provincia (quella dove sta seduto al momento il presidente Penati), dopo anni di lavori, incontri e mappature, viene firmato l’accordo fra cinque comuni (Vimodrone è uno di questi) che sembrano illuminati dal mese della Madonna. L’intento è quello di salvaguardare dalla speculazione edilizia una consistente fetta di territorio a est di Milano.

La scenografia del primo atto è degna dell’Aida rappresentata all’Arena di Verona. Appare il Consiglio comunale di Vimodrone, sui lati una schiera di alfieri danno fiato alle trombe. Al centro, Dario Veneroni (Primo attore) proclama: “Parcus Est…!” La Spalla del primo attore, alla sua sinistra, solleva a due mani il gonfalone della città. Per rendere più coinvolgente la coreografia, uno stormo dell’Allegra congrega, distribuisce in sala copie del notiziario “Comunicare” a mo’ di strillone “Comunicareeee… Ultima edizione, Comunicareeee…”. La suggestione fra il pubblico è tale che partono applausi a scena aperta.

Come tutti sanno, le commedie di successo hanno un “colpo di teatro” e l’autore non poteva fare di meglio quando nel proseguimento della storia (siamo esattamente un mese dopo il fatidico “Parcus Est…!”) introduce una scena ambientata nella stessa Aula Consigliare. Il momento sembra uno di quelli dediti all’ordinaria amministrazione: variante di Piano Regolatore. Votata a maggioranza. Buio totale sulla scena e in sala. Dopo alcuni secondi, un cono di luce si dirige su un bambino che rappresenta l’anima candida dell’essere umano, rannicchiato sul lato sinistro del palco. E’ intento a legge ad alta voce un brano del Piano Regolatore: “si può costruire a nuovo nell’area sovracomunale del parco”. A questo punto, dal pubblico viene emesso un coro di oooh…! misto a un coro di buuuuh…! Fine primo atto.

La scenografia del secondo atto ci immerge in un cantiere aperto. Si sentono rumori di scavatrici, camion, richiami di muratori da un ponteggio all’altro. E qui, l’autore è sublime, perché ci fa intuire l’apertura di un primo cantiere, poi di un secondo, di un terzo, un quarto… Semplicemente moltiplicando i rumori in una sorta di eco.

La conseguenza della variante di Piano Regolatore non poteva essere che questa in un momento in cui la speculazione edilizia galoppa a pieno ritmo. In un soppalco, l’autore simula un ufficio con il Primo attore intento a contabilizzare gli oneri di urbanizzazione mentre la Spalla del Primo attore agita il gonfalone in segno di giubilo. Si guardano scambiandosi un sogghigno beffardo, ma non viene proferita parola fra loro. Nel frattempo, in quella fetta di parco svaniscono nel nulla i ricci, i conigli selvatici, le api, le farfalle, le lucciole, i merli, i pettirossi, i passeri, e con essi anche diversi alberi d’alto fusto. A questo punto della commedia un velo di smarrimento e tristezza pervade la sala. Si vedono spuntare parecchi fazzoletti. Fine secondo atto.

E’ fatto recente, la commedia a trama aperta è andata in scena anche con il terzo atto. L’autore si è reso conto che la rappresentazione non poteva terminare lasciando il pubblico con il fazzoletto in mano e gli occhi umidi. Senza grande spesa, è stata riutilizzata la scenografia del Consiglio. Quasi tutta presente sul palco la compagnia di giro con la novità di un Attor giovane che solo da pochi giorni è in ruolo e non possiamo ancora pretendere che si esponga al giudizio del pubblico.

Si ode nitida la voce della Spalla del Primo attore che proclama: “Un altro tassello è stato inserito all’interno di quella politica di salvaguardia del territorio avviata da questa Amministrazione…” Si capisce immediatamente che si sta parlando del Parco sovracomunale delle Cave e del voto di approvazione sulla convenzione che lo costituisce.

Le trombe, contrariamente al primo atto, non sono state utilizzate, ma in loro vece c’è un acuto del Primo attore: “Il nostro comune mette a disposizione del nuovo Plis un quarto del proprio territorio che concorrerà alla realizzazione di un grande polmone verde…”. Silenzio in platea. Si chiude il sipario. Alla prossima.

Il pubblico, è uscito dalla rappresentazione con lo sconcerto stampato sulla faccia. Certamente il tributo d’applausi va scemando di rappresentazione in rappresentazione. Fra tutte le dichiarazioni rilasciate all’uscita dagli spettatori, quella più significativa è quella del signor Temistocle che qui riportiamo: “Gli attori sono bravi, ma la storia… Non si capisce nulla! Prima ci sono persone brave che si accordano per costruire un parco.   Poi, le stesse persone dicono che lì si può fare quel cavolo che vuoi. Dopo che i cavolacci tuoi te li sei fatti, tornano di nuovo sulla difesa del territorio. Forse si vuole fare il verso al vecchio detto – dopo che i buoi sono scappati, chiudiamo la stalla? – Mah!     E poi, la compagnia è brava, ma I Muti di Sorrento, non parlano mai. Perché li hanno messi lì? Ah, forse questa l’ho capita… Si dice “ciechi di Sorrento” ma loro sono anche muti. E’ la metafora delle tre scimmiette. Eh… è così? A pensarci bene, nemmeno I Magnifici 7 mi hanno soddisfatto. E’ vero, loro hanno un ruolo di secondo piano nella commedia, ma sono così scarsi nella recitazione… Non so se tornerò a vedere la prossima messa in scena. Di volta in volta esco dallo spettacolo sempre più schifato.

Sul versante della critica ci si dibatte fra la tesi di chi sostiene che la commedia s’ispiri a una storia vera e chi dice invece che la storia è troppo assurda per non richiamarsi a una pura invenzione letteraria.

Staremo a vedere, perché la cosa è certa, ci sarà ancora qualche atto da aggiungere…

Comunicare”

quando il notiziario comunale diventa

il megafono della maggioranza

Prendiamo spunto dal numero di marzo 2009. L’articolo riguarda gli assegnatari delle case costruite in diritto di superficie a cura delle cooperative.

Da due anni è in corso una disputa tra il Comune di Vimodrone e i cittadini assegnatari delle case (in origine circa un migliaio di famiglie interessate) che hanno contestato il metodo dei conteggi e dei parametri adottati dall’Amministrazione per il riscatto del terreno.

Forse non a tutti sanno che il riscatto, permette di tramutare il diritto di superficie in diritto di proprietà, rendendo ogni singola famiglia proprietaria a tutti gli effetti dell’appartamento abitato, e pure con soddisfazione delle casse comunali che vedono un gettito in entrata di denaro fresco.

Fu proprio un’altra città a sollevare il problema due anni fa, ma eravamo in campagna elettorale e quello delle cooperative sembrava ai più un grimaldello politico nonostante il segnale di allarme. Visti gli esiti, possiamo dire che ad oggi il problema non è ancora risolto, nonostante due delibere (forse ne arriverà una terza?) e tempo speso per gli incontri di rito. Proprio un bel risultato se consideriamo che diverse centinaia di famiglie vivono in apprensione l’intera vicenda, mentre sul versante opposto, le casse comunali piangono per le mancate entrate. Se una volta tanto, questa Giunta si decidesse a fare qualcosa di sinistra, la cittadinanza ringrazierebbe, mentre siamo al paradosso che non si riesce nemmeno a fare qualcosa di centro. Bye bye centro-sinistra. E pure bye bye alla sinistra-sinistra che interviene a sproposito, quando argomenti come questo dovrebbero rappresentare un vero e proprio cavallo di battaglia.

Tornando a bomba, quello che un’altra città vuole segnalare è l’utilizzo improprio del  notiziario comunale “Comunicare”. Crediamo di trovarci tutti d’accordo nel definirlo come uno strumento di comunicazione che è di proprietà della comunità. Sono infatti i soldi dei cittadini che permettono la sua pubblicazione. Così come crediamo di convenire che all’Editore (il Comune in questo caso) si possa concedere il beneficio di una propaganda contenuta per quanto di buono la Giunta del momento sta realizzando.

Quando però l’uso diventa esageratamente strumentale, non solo si contravviene alle più elementari norme della democrazia (alla faccia del partecipativo!) ma si scade nel cattivo gusto.

Il caso delle cooperative è sotto gli occhi di tutti. Il notiziario infatti, elenca la cronistoria del “confronto” avuto con il “Comitato” degli assegnatari, mettendo in evidenza i vantaggi loro offerti e fornendo informazioni dalle quali si evince un comportamento dell’Amministrazione ineccepibile, sempre pronta a dare risposte positive ai cittadini interessati. Bene. Bravi.

Ma la tesi della controparte in quale pagina sta? Nessuno la cerchi, è solo una perdita di tempo, semplicemente non c’è! Sarà quindi vero che il popolo è bue e bisogna assoggettarlo ai voleri del capo popolo?                                                                                               Quei signori, quelli delle cooperative intendiamo, hanno ragioni da vendere, perché a fronte  di casi analoghi nei comuni confinanti con Vimodrone, le Amministrazioni sono meno esose. Tabelle dimostrative alla mano. Si trovano tuttavia nelle condizioni di pagare con i propri  soldi notizie divulgate ad arte, senza poter dire la loro.

Un’altra città ha già ripetutamente assaggiato l’amaro boccone della furbizia da Bertoldo.

Spesso siamo stati chiamati in causa proprio su “Comunicare” per vicende da noi combattute, espresse senza il minimo ritegno in modo incompleto e pretestuoso, senza peraltro avere la possibilità di replicare. L’ultima riguarda la vendita del centro ginnico sportivo al quartiere Martesana (ex Comparto) a cura dell’Assessore Passera.

Un altra città, avanza una proposta molto semplice che crediamo possa essere accolta senza eccessivi slanci sul piano democratico: stabilire che quando sul notiziario della comunità di trattano argomenti controversi o che siano oggetto di contestazione, si avverta la controparte invitandola a replicare con pari spazio.

Se Sindaco & C. non accettano questo principio, riconoscano almeno che il giornale comunale, pagato con i soldi dei cittadini, non può essere inteso al solo servizio dei vari Amministratori di turno che vogliono “Comunicare” a senso unico.

Su questa proposta mediti anche l’opposizione, alla quale viene offerto uno “spazietto” striminzito, a mo’ di paghetta per soddisfare le apparenze democratiche.

 BANCARELLE E PROTESTE

 

bancarelle di hobbysti o commercianti?

Foto omessa

 

Foto omessa

Norme igieniche?

 

Molte proteste ha suscitato l’iniziativa di Rifondazione Comunista per la vendita di pane, pasta e riso, al prezzo di un euro al chilo. Proteste perché a vendere non è un esercente ma un partito politico, ovviamente senza una licenza commerciale e senza l’abilitazione degli addetti. Quindi, si è fatto rilevare tramite la “Gazzetta della Martesana”, l’incresciosa situazione d’illegalità.

Un’altra città ritiene che l’iniziativa non possa essere vista in questi termini, e neppure come aiuto a “tirare” la fine mese: il pane si compera tutti i giorni e ben poca influenza può avere una vendita calmierata occasionalmente.                                                                        Forse pochi sanno che a Vimodrone esiste già un “gruppo d’acquisto” composto da un certo numero di consumatori che comperano congiuntamente i loro fabbisogni alimentari. Lo fanno, rivolgendosi a produttori alternativi e ottenendo qualità e prezzi favorevoli, con conseguenti benefici sull’economia delle loro famiglie e grazie a un’azione costante che riguarda un ventaglio di prodotti ben più largo di pane e pasta.                  

L’iniziativa di Rifondazione, ha la sua validità politica invece nell’informare e denunciare i troppi passaggi di mano delle merci prima di raggiungere i banchi al dettaglio e le speculazioni (che è cosa ben diversa dal giusto utile di un commerciante) che fanno sì che il costo all’origine della farina diminuisca mentre il prezzo di pane e pasta aumentano.       Ovviamente, l’aspetto politico risulterà chiaro se non ci si limita a uno slogan, ma si attiva un dialogo con i consumatori. Chiarendo che il prezzo contenuto è dovuto all’acquisto effettuato direttamente in fabbrica e che, vista la forma di distribuzione, non ci sono oneri d’affitto come nel caso di un negozio, né costi di personale dal momento che si fa affidamento al volontariato per la distribuzione.

Ci domandiamo però perché tanto clamore e tante proteste per un banchetto esposto per qualche ora, quando proprio a Vimodrone, in occasione delle feste e con il beneplacito dell’Amministrazione, la piazza si riempie di bancarelle che espongono per un’intera giornata, per non parlare poi dei danni procurati alle casse comunali e ai cittadini.

Domenica, primo marzo, erano ad esempio presenti in piazza Vittorio Veneto, ben 61 bancarelle. Di queste, 8 erano di ambulanti che espongono abitualmente al mercato settimanale del venerdì. Avevano ottenuto il posteggio gratuitamente dal momento che già pagano al comune il canone annuo di occupazione del suolo pubblico (compresa la relativa tassa rifiuti). Una di un fioraio titolare di un posto fisso domenicale in piazza, mentre le rimanenti 52, rappresentavano una miscellanea di attività che andava dagli alimentari ai tessili, fino agli articoli da regalo.

A quanto ci risulta, pubblicheremo le smentite del caso, hanno pagato l’occupazione del suolo pubblico a una Associazione o comunque a un soggetto privato e non all’Ente comunale! A questo si aggiunga che non sono stati pagati i relativi servizi per la pulizia e raccolta dei rifiuti e che il Comune di Vimodrone si è quindi accollato i costi facendoli gravare su tutti i cittadini.

La manifestazione si è propagata sotto l’egida delle attività hobbystiche, cioé di persone fisiche che producono manufatti per hobby e che quindi possano vendere, sia pure occasionalmente, senza licenza e senza rilascio di scontrino. La realtà non era affatto questa: gli hobbysti erano (forse) due, mentre i rimanenti erano a tutti gli effetti commercianti ambulanti, e di questi, non più di 4 o 5 dotati di registratore di cassa.

A questo punto è opportuno chiarire che un’altra città non vuole esprime condanne per il commercio ambulante, tanto più che la manifestazione si è tenuta sotto un diluvio costante che lascia immaginare gli scarni incassi. Mentre richiamiamo all’attenzione di chi è propenso a stigmatizzare la classica pagliuzza e non vede la trave.

Ci chiediamo infine, perché l’Amministrazione non applica i regolamenti e le tariffe per l’occupazione del suolo pubblico (fatto che costituisce danno per le casse dell’Ente); perché non esercita i controlli dovuti su licenze, abilitazioni sanitarie, ecc.; perché permette agli operatori commerciali di espletare attività senza la minima presenza di registratori di cassa, favorendo l’evasione fiscale.

Sulla corposa e ben visibile manifestazione non abbiamo sentito nessuna voce, nessuna lamentela, nessuna osservazione. Qualcuno rilasci cortese commento. Attendiamo.

 

MATERIALE ARCHIVIATO IN DATA 10 SETTEMBRE 2009
pubblicati per la "giornata della memoria" e mantenuti sul sito sino al 10/09/09

EDIZIONE SPECIALE - NUMERO UNICO

L'ALLEGRA COLATA

si avverte che il giornalino fotografico sulla cementificazione di Vimodrone non viene inserito in archivio ma e' a disposizione in forma cartacea. Ne verrà inviata copia gratuitamente a semplice richiesta anche via e-mail.
MATERIALE ARCHIVIATO IN DATA 10 SETTEMBRE 2009 -articoli vari-

a seguito della distribuzione del giornalino, abbiamo ricevuto via email:

Sono deluso nel constatare che miei concittadini dimostrano una ignoranza umana senza confini.Non si puo' fare di tutta l'erba un fascio, mi riferisco all'immobile sito in Vimodrone via Fiume angolo via Primo Maggio.

Prima di scrivere idiozie dovreste documentarvi, vorrei sapere se in una zona cosi' centrale preferivate avere un rudere o se per il decoro della nostra cittadina e' meglio ora, vorrei sapere come fate a scrivere che si è provveduto sotto la forma " ristrutturazione " a....  omissis; cercate di essere seri se ne siete
capaci!!!! La DIA è stata presentata come "ristrutturazione ed ampliamento"  avendo il proprietario a disposizione un terreno che permetteva di realizzare un certo numero di mc nel rispetto delle norme di legge e regolamenti comunali, nessun favore da parte dei responsabili comunali è stato al sottoscritto concesso, ma è stato concesso solo ciò che prevede la legge e, se la legge non vi va bene allora cercate di farla modificare.
Nel vs. "numero speciale" non vedo chi sia il responsabile nè tanto meno chi lo abbia stampato, spero sappiate che sono notizie che debbono essere obbligatoriamente inserite.
Mi auguro di non dover ritornare sul problema, il sottoscritto è contro le costruzioni selvagge ma, se avete un  poco di intelligenza e, sono certo che siate persone tali, allora cercate veramente ove vi sono le vere speculazioni edilizie e lasciate stare i cittadini onesti che spendendo e facendo sacrifici cercano di fare bello un paese che di bello ha ben poco
. Se questo vs. numero vuole essere una contestazione politica in vista del prossimo scontro elettorale  dovevate essere più precisi, più duri,  ma certi di dare notizie vere.                                     Cantarelli F.

Rispondiamo con nostra email e pubblichiamo:

Egregio concittadino Signor Cantarelli,                                                                         a partire dai toni da Lei utilizzati, fino alla comprensione di quanto ha letto, ci sembra di capire che non siamo proprio in sintonia. Non che questa sia da pretendere. Opinioni diverse dalle nostre sono ben accette, ma giochiamo almeno a capirci. Tre cosettine molto veloci in risposta alla Sua:

1) sul fatto che Lei si sia adoperato con sacrifici per fare "bella Vimodrone " lo lasciamo  volentieri al giudizio dei cittadini, specie a quelli che non  avendo edificato un po’ di appartamenti in più del loro fabbisogno, non si sentono irritati dalla nostra pubblicazione; 

2) Il numero unico dedicato alla cementificazione del territorio è stato realizzato da un'altra città e sul giornalino ne è riportato marchio e nome. Non è quindi né anonimo né tanto meno prodotto da una setta segreta (siamo fra l'altro iscritti all'albo comunale);

3) Abbiamo riportato anche l’edificazione da Lei citata non per il suo rilievo dimensionale, ma perchè la cementificazione di questi ultimi anni di Vimodrone, che riteniamo "selvaggia", anche le briciole contano e pesano. Non abbiamo detto nulla di quanto Lei cita, nessun dubbio che sia tutto regolare, ma questo non è valido solo per Lei, ma per tutte le costruzioni citate e documentate da ben 35 foto. Quindi, non di illegalità si tratta ma di una precisa scelta politica e conseguenti PRG “generosi”, ai quali Lei ha fatto riferimento nella DIA. Tale politica è iniziata con l'ex Sindaco Galluzzo (ferocemente contrastata e criticata dal centrosinistra) e poi fatta propria dall'attuale Sindaco Veneroni e dalla sua coalizione. Riteniamo al proposito quanto mai opportuno che  questa coalizione si leggesse ogni tanto il proprio programma elettorale!

 La ringraziamo infine di aver dato spunto a queste precisazioni che, per quanto ci riguarda, riteniamo scontate.

 Speriamo a questo punto, non di averLa convinta, ma almeno di apparirLe un po’ meno ignoranti e di renderLa comprensivo nei confronti di idiozie scriteriate.

 Laboratorio politico un’altra città - Vimodrone

Ricevuta la nostra risposta, il Sig, Cantarelli ci ha inviato questa ulteriore email

In riferimento alla vs. mail, vorrei solo dire che ritengo completamente errato il vs. programma "anticementificazione". Se la legge  prevede che un cittadino abbia tutti i requisiti necessari per chiedere di costruire, è giusto che chieda e chi è preposto a

verificare poi deciderà in merito. La vs. presa di posizione contro tutti è inaccettabile e priva di qualsiasi senso logico.

Cantarelli F.

Abbiamo risposo:

Concittadino Cantarelli,

normalmente il dialogo è fatto di domande e risposte, cercando di seguire le ragioni di entrambe le parti. Lei ha invece il bene di proseguire diritto per la sua strada.

Ci spieghiamo nuovamente.

Lei aveva tutti i requisiti per edificare e l'Ufficio Tecnico non ha concesso né più né meno quello che prevedeva il PRG in vigore. Il fatto è che il PRG è l'espressione di una volontà politica, pertanto la presa di posizione non è contro tutti, ma esclusivamente contro la Giunta attuale che governa la nostra città da sette anni.

Va bene così o dobbiamo spiegarci ulteriormente?

Per il resto, abbiamo preso buona nota che sull'argomento "cementificazione" abbiamo due visioni differenti del problema.

Laboratorio politico un'altra città - Vimodrone

 

 

 

altra corrispondenza a seguito                                     della distribuzione del giornalino:

Buongiorno,

la presente intende essere un intervento apolitico (per correttezza inserisco anche gli altri indirizzi mail di altre liste) e non polemico, ma alcune osservazioni sono dovute. Abito da circa un anno nel complesso delle nuove case del Martesana, e oggi ricevo per posta il vostro giornale "l'allegra colata"(numero unico ed. speciale). Leggo con attenzione gli articoli tra i quali, soprattutto, quello di pagina 2: "la forza della speculazione". Innanzitutto, ringrazio per il benvenuto nel comune di Vimodrone: si parla, e male, della scelta abitativa da me compiuta non solo da un punto di vista edilizio, dato che secondo il vostro articolo si tratta di una "colata di cemento" senz'anima e senza prospettive, ma addirittura contestate la necessità di aver dovuto accendere un "serenissimo" mutuo come se questo rendesse gli "ultimi mq di serenità" meno sereni. Forse, anzi tolgo il forse, e aggiungo sicuramente li rendono meno felici, ma credo che questo sia dovuto non tanto alla scelta abitativa quanto alle condizioni di mercato che hanno alzato, e di molto, il valore degli immobili (compreso probabilmente quello della vostra redazione) negli ultimi decenni ,costringendo la totalità di chi, come me,  ha una trentina d'anni ed oltre a doversi accollare un mutuo trentennale deve far intervenire anche i propri genitori. La mia contestazione riguarda però proprio dover scoprire nella mia "serenissima" cassetta postale un articolo come questo che, concedetemi, una reazione quantomeno ironica me la induce; e mi chiedo, non è anche vostra speculazione avvertire i nuovi cittadini dell'esistenza della vostra lista? contestate il nuovo quartiere (a torto o ragione) ma anche nel nuovo quartiere intendete dire la vostra. Giustamente, ci mancherebbe, ma con pessimo gusto, soprattutto per chi ha dovuto fare un "serenissimo" investimento investendo sul territorio comunale di Vimodrone. Non arrivo da lontano, anzi, dal confinante comune di Cologno Monzese, e ricordo bene che dove ora abito fino a pochi anni fa c'erano campi di grano, bellissimi campi di grano lasciati però ad un solo (o pochi, non mi è dato saperlo) proprietario. Il resto, e mi riferisco soprattutto alla Martesana, lasciato al più completo abbandono e degrado, zone che perlomeno con il nuovo quartiere si sono recuperate o si stanno recuperando. Sia chiaro, difendo la scelta abitativa fatta quindi il mio pensiero è assolutamente di parte (mia), ma siccome conosco queste zone da anni, anzi da qualche decennio, non posso leggere un'accusa speculativa ad un intervento edilizio senza aver menzione di ciò che in realtà è stato anche migliorato. D'altronde, una zona così ben servita da mezzi metropolitani e vicina all'Ospedale S. Raffaele, a tangenziale e aeroporto di Linate, mi sembra che anzi si sia veramente ben difesa. Si parla ormai di area metropolitana, abitiamo in un comune sì di alcune decina di migliaia di persone, ma dentro un complesso urbano di milioni di persone; l'aspetto rurale di comuni come Vimodrone e Cologno Monzese, tanto caro ai miei genitori e a chi probabilmente ha scritto gli articoli del giornale, stanno venendo meno. E' ora di farsene una ragione, dando risposta a chi sempre più frequentemente abbandona quella che una volta era considerata Milano per approdare nei comuni limitrofi della Milano metropoli, evitando ovviamente veri scempi edilizi, che dal mio punto di vista non sono grattacieli, torrette o palazzi di cinque piani, ma interi quartieri di villette a schiera con giardino privato annesso che distruggono  sì, quelli, il territorio, e di cui il vicino comune di Segrate ci regala qualche esempio. La prossima volta, raccontatemi pure il vostro punto di vista, ma almeno: abbiate il buon gusto di non farmi rientrare a casa e trovare, dentro la mia cassetta postale, un giornale che critica la scelta abitativa compiuta, a pochi mesi dal trasferimento, lì proprio nel quartiere edilizio che contestate. Non è proprio un bel benvenuto.

Buona giornata.                                                                                                        Antonio

Nostra email di risposta:  

 Egregio Signor Antonio,

a prima vista, si potrebbe dire che il suo intervento non è affatto apolitico, dal momento che l’email a noi indirizzata trova in copia conoscenza le due liste d’opposizione e a quella di maggioranza. Non è un demerito sapersi muovere nei meandri della politica, compresa quella della sua nuova città. Anzi, il sincero consiglio che le offre un’altra città, è quello di entrare in politica dal momento che avvertiamo la necessità di un ricambio generazionale. Le stesse facce, quando vengono esibite per troppo tempo, tendono a cristallizzare i vizi, da cui Vimodrone non è certo esente.

Nel merito del suo scritto. La nostra sensazione è quella di un’affrettata lettura da parte sua, lettura che non ha saputo cogliere il senso di quanto volevamo significare. Oppure, è nostra esclusiva colpa non aver saputo spiegare quanto volevamo significare. Entriamo nel merito degli innumerevoli punti da lei esposti.

Prima di tutto la scelta abitativa da lei effettuata. Ma in quale riga delle otto pagine a lei recapitate trova una critica alle sue personali scelte? Qui, il problema grave, sta nell’aver concepito un quartiere per qualche migliaio di persone senza dotarlo di servizi. E per servizi si intendono negozi di prima necessità, centri di aggregazione, bar o semplici pizzerie... Lei, la sua parte l’ha già fatta acquistando l’appartamento, mentre spettano ai progettisti e all’Amministrazione comunale le parti rimanenti.

Proprio quest’ultima ha invece contribuito a impoverire le “dotazioni” svendendo (non più tardi di sei mesi fa) una palestra di 600 mq e un negozio di 80 mq destinato ad uso comunale. Il tutto per ragioni di cassa. E lei quei servizi non li vedrà proprio più!

Pertanto, la critica non riguarda le sue scelte, ma è rivolta a chi deve ben amministrare la crescita di una città e non l’ha fatto. Sono passati forse vent’anni e più da quando si è parlato dell’allora Comparto Nord e vi è stato tutto il tempo per programmare il buon andamento delle cose. E’ stato fatto? A nostro giudizio, no.

Per quanto riguarda quel “serenissimo” mutuo da cui pare sia stato particolarmente colpito. Come vede, il virgolettato non è un’opinione e pure in questi ultimi tempi viene utilizzato a sproposito. Nel nostro caso era inteso in senso ironico ben comprendendo le tribolazioni di chi, in questi tempi, ha acceso un mutuo. Scelte certo coraggiose anche in ragione della forte speculazione edilizia che ha travolto tutto e tutti in questo ultimo decennio. Ma ci scusi, quale pertinenza critica ci sarebbe fra questi fatti e le sue scelte personali? E con le sue scelte cadute sul territorio di Vimodrone? Lei forse pensa che in altre cittadine dell’hinterland di Milano si suoni una musica diversa?

Gli oneri di urbanizzazione hanno fatto da valvola di sfogo alle necessità delle Amministrazioni di ogni colore, in concomitanza con la sete speculativa dei costruttori. Certo la denuncia verso la nostra Amministrazione che agisce in coalizione con PD, PDCI, PRC e Socialisti, forte di un programma elettorale che si batteva contro la cementificazione, doveva pur essere fatta.

Ci chiediamo in quale ottica lei si porrebbe se le sparisse il verde sotto casa e il quartiere Martesana arrivasse ad una concentrazione abitativa come quella di Cologno Monzese, sua città di provenienza.

Ultimo punto, il suo sfrenato desiderio di progresso inteso nel senso più deteriore della parola senza tuttavia tralasciare parole di denuncia per veri scempi edilizi di cui Segrate è un esempio. I suoi genitori non si rassegnano, chi ha scritto gli articoli non si rassegna e le diremo di più, pensi che ci sono pure suoi coinquilini che come lei provengono da Cologno Monzese e che vorrebbero tornarci di corsa dopo aver vissuto per due anni nel quartiere Martesana.

Dal momento che lei è in zona e la frequenta a quanto pare da lungo tempo, conoscerà sicuramente la città di Cernusco sul Naviglio. Faccia due passi in centro e si renderà conto di come si possa nello stesso tempo edificare e mantenere una politica conservativa dell’esistente. Là, le cascine si ristrutturano e si conservano, a Vimodrone le cascine si abbattono. Eppure Cernusco è passata negli anni attraverso le più svariate Amministrazioni: dai Democristiani fino all’attuale Centrosinistra. Come vede, opinioni e desideri sono fra i più svariati e non pensi che al centro dell’universo ci siano solo le sue scelte.

Può sembrare strano, ma conciliare il diritto di scelta individuale con quello collettivo a tutela di un bene comune quale la vivibilità della propria cittadina non è cosa poi così difficile. Purché cittadini e Amministrazioni facciano la loro parte. Per i primi basterebbe una presa di coscienza, per le Amministrazioni invece, agire per il bene della comunità. Esiste ad esempio una norma che spesso viene elusa e che impone di non superare un certo numero di abitanti per Kmq per dare risposte alle esigenze abitative dove esistono ancora spazi utili.

A conclusione, non era nostra intenzione fare speculazione informativa per far conoscere la nostra lista, ma il semplice intento era quello di fare politica sul territorio. E già intratteniamo rapporti con molti residenti del suo quartiere. Se si vuole aggregare è il benvenuto.

Non abbiamo redazioni con stormi di giornalisti, ma le nostre file sono composte da ex consiglieri comunali, ex Assessori, come da semplici appassionati di politica. Non siamo legati a nessun partito e questo per un verso ci penalizza ma per altri ci rende libertà di critica.

Non se la prenda se qualche sera, tornando a casa, troverà nella sua “serenissima” casella postale qualche altra comunicazione di un’altra città. Mal che vada potrà cestinarla. Non potrà certamente fare la stessa cosa con le delibere comunali. Ci pensi.

E in ogni caso, creda al nostro più sincero benvenuto nella nostra città.

Laboratorio Politico un’altra città – Vimodrone

 

Ripensarci, non sarebbe poi così male

Chi a Vimodrone appartiene a una Associazione regolarmente iscritta nell’apposito albo comunale, e non sono pochi, ormai lo sa. Quest’anno non ci saranno finanziamenti comunali per i circa 50 sodalizi che si dedicano alle attività assistenziali, culturali, ludiche. 0,00 euro di contributi.

Se non ci sono figli e figliastri, tutte quante si troveranno a dover far di conto con le scarse risorse che, di norma, non vanno al di là della quota annuale versata dai soci.

Per chi fosse digiuno in materia, si deve pensare a elargizioni che spesso sono nell’ordine di qualche centinaio di euro all’anno e solo in pochi casi supera la soglia di mille euro. Nella globalità, non stiamo quindi parlando di cifre insostenibili per le casse comunali, anche se è vero che di questi tempi ogni briciola ha un suo peso.

Come sempre, si tratta di priorità attribuite a questo o quell’argomento, e un’altra città è sicura che in materia, la nostra Giunta non ha ponderato a fondo sulla decisione presa. Ne spieghiamo le ragioni:

  • unoLe Associazioni, qualunque sia la loro natura, si basano sul volontariato e svolgono un ruolo molto importante nell’aggregare ampi strati del tessuto sociale di Vimodrone. Sono in sostanza un bene della comunità a cui l’Amministrazione dovrebbe stendere passatoie rosse laddove sono presenti
  • dueBuona parte di esse, ha la propria sede in locali comunali che a norma di legge prevedono regolari contratti d’affitto. Pertanto ci troviamo al cospetto di Associazioni sulle quali l’Amministrazione si troverebbe a speculare senza nulla dare in cambio. Quanto meno, il contributo dovrebbe essere pari al canone d’affitto annuale.
  • treNeppure come tornaconto politico, la mossa ci pare azzeccata. Fra le Associazioni serpeggia il malumore per il mancato riconoscimento delle fatiche, e assicuriamo che tali sono, per mantenere in vita le attività che ognuna di esse manifesta ogni anno.

 Tre “pesanti” motivazioni che dovrebbero far riflettere sulla decisione che ha condotto al “finanziamento zero” delle Associazioni. Ripensarci non sarebbe poi così male.

Quando si diceva delle priorità, vuol dire che l’Amministrazione Veneroni ha varato un bilancio comunale che prevede ad esempio 15.000,00 euro per la promozione turistica di Vimodrone. Ci chiediamo se non sarebbe stato più utile dirottare questi soldi a beneficio delle Associazioni. Anche altri comparti di spesa si potrebbero mettere in discussione, basta un piccolo sforzo. Coraggio, non è detta l’ultima parola.

a seguito del nostro articolo sull'uso del giornalimo comunale "Comunicare" (ancora presente sul sito) abbiamo ricevuto:

In relazione al vostro articolo sul sito, inerente la gestione del giornale comunale "Comunicare" ci preme inviarVi ns lettera inviata alla redazione di "comunicare" che fa riferimento anche a Voi. Infatti, il giorno 28.04.2009, L'Aministrazione aveva deciso di stampare e consegnare in tutte le famiglie il giornale comunale, nonostante non vi fossero elementi tali da far uscire il giornale a nemmeno dopo un mese dal precedente.
Noi, abbiamo inviato comunicazione al Sindaco chiedendo fermamente di stoppare l'uscita in quanto sarebbe stato solamente per farsi pubblicità elettorale essendo Lui candidato alla Provincia. Inoltre, si ha certezza che  il portavoce del Sindaco, in relazione alla nostra richiesta, avrebbe chiamato  la Segreteria Milanese del Suo partito comunicando la situazione. Nonostante la volontà dello stesso , veniva consigliato di sospendere per evitare  problemi.
E cosi il giornale non è uscito. Ci interessa comunque rispondere a quanto da Voi pubblicato. Vi ringraziamo per l'attenzione. Nucio Murnigotti

il testo dell'allegato

“COMUNICARE

Quando il notiziario comunale divent il megafono della maggioranza

Questo è il titolo con cui “Un’altra città” (politicamente a noi distante)sul suo sito  www.saleepepe.org            ha, in una più approfondita analisi sul tema ma che diventa elemento anche per noi di, per l’ennesima volta, contestare l’uso che questa maggioranza fa di questo bimensile pagato dai cittadini.

Dice “Un’altra città”…..partendo dal problema delle Cooperative (a proposito noi come “IO AMO VIMODRONE” abbiamo fatto richiesta di un Consiglio Comunale aperto ma risposte ZERO) e dice testualmente: Quello che  Un’altra città vuole segnalare è lì utilizzo improprio del notiziario comunale “Comunicare”. Crediamo di trovarci tutti d’accordo  nel definirlo come uno strumento di comunicazione che è di proprietà della comunità. Sono infatti i soldi dei cittadini che permettono la sua pubblicazione. Così come crediamo di convenire all’Editore (il Comune in questo caso)si possa concedere il beneficio di una propaganda contenuta per quanto di buono la Giunta del momento stia realizzando.

Quando però l’uso diventa esageratamente strumentale, non solo si contravviene alle più elementari norme  della democrazia (alla faccia del partecipativo) ma si scade nel cattivo gusto. E qui fa riferimento al caso delle cooperative poiché il notiziario COMUNICARE  del mese di marzo elenca la storia del “confronto avuto con il “Comitato” degli assegnatari, mettendo in evidenza i vantaggi che l’amministrazione a loro offerto e fornendo informazioni  dalla quale si evince un comportamento da parte dell’Amministrazione ineccepibile. Ma poi prosegue:

“Ma la tesi della controparte in quale pagina sta? Nessuno la cerchi, è solo una perdita di tempo, semplicemente non c’è. Sarà quindi vero che il popolo è bue e bisogna assoggettarlo ai voleri del capopolo?

Poi: Un’altra città avanza un proposta molto semplice ma si crede possa essere accolta senza eccessivi slanci  sul piano democratico: stabilire che  quando sul notiziario della comunità si trattano argomenti controversi o che siano oggetto di contestazione, si avverta la controparte invitandola a replicare con pari spazio.

In ultimo una stoccata noi, che ben accettiamo ove dice: “Su questa proposta mediti anche l’opposizione, alla quale viene offerto uno “SPAZIETTO” striminzito, a mo di paghetta per soddisfare le esigenze democratiche.

Dobbiamo dire che è una lotta che dura ormai da 5 anni, ma che l’arroganza di chi gestisce questo giornale, Sindaco, Direttore o altro, non ha mai accettato un dialogo diverso da quello attuale. Solo da un’anno abbiamo ottenuto una possibilita: quella di dividere il nostro spazio in due tronconi e uno di questi piazzarlo dove decidiamo, ma si può ben capire l’inconsistenza di  tali disponibilità.

Esempio. L’ultimo bimestrale è uscito SOLO 1 mese fa ad aprile. E’ un bimestrale. Come ci si potrà accorgere non vi sono elementi tali per cui diventava importante comunicare qualcosa ai cittadini. Sbagliavo. Siamo in campagna elettorale e il nostro Sindaco, si dice, è candidato alle provinciali. Quale occasione migliore  per farsi pubblicità a spese dei cittadini? Vi saranno molte fotografie ecc ove si dirà: abbiamo fatto questo ecc. Ma per favore. Comunque noi abbiamo fatto richiesta scritta al Sindaco di  non farlo uscire questo di aprile, ma, sicuramente, purtroppo proprio perche molto democratici, vi troverete questa pubblicazione nelle Vostre caselle.

X Io amo Vimodrone    Nucio Murnigotti

 

FACCIAMO IL PUNTO

Tra le attività della nostra associazione segnaliamo in data 16 maggio alle ore 21  la proiezione del film “PA-RA-DA” per la Regia di Marco Pontecorvo presso l’Auditorium S. Remigio al quale evento ha dato la propria adesione la Parrocchia San Remigio in considerazione del rilievo sociale

del filmato che ripercorre la storia del clown Miloud in Romania, tra i ragazzi sbandati che vivono nel sottosuolo della città e sopravvivono con l’accattonaggio, furtarelli e prostituzione.

Oggi gruppi di questi ragazzi vivono in appartamenti presi in affitto e  vanno in tournee in varie parti del mondo per dare spettacoli di ottimo livello artistico e raccogliere soldi con il fine di  liberare dalla schiavitù della miseria e della droga altri compagni.

An’altra iniziativa di forte impegno per la ns/ associazione è stata quelle di dar vita ad un giornalino monotematico e fotografico sulla colata di cemento che ha subito Vimodrone.

Questa edizione speciale e numero unico lo abbiamo inserito in questo sito in modo che tutti possano vederlo e, se non lo hanno ricevuto in cartaceo, stamparne liberamente una copia.

Questa iniziativa ha trovato un buon accoglimento. Molti hanno capito il nostro sforzo di informare, in una città dove l’informazione e pressoché di parte e manca sostanzialmente il ruolo di opposizione che istituzionalmente dovrebbe controllare, approfondire i temi amministrativi comunali ed informare.

Tuttavia, anche qualche voce contraria che puntualmente abbiamo voluto pubblicare integralmente sul nostro sito  (vedere rubrica “riceviamo e rispondiamo”).

In particolare, un cittadino ha contestato la nostra posizione di denuncia sulla cementificazione del territorio, ci ha fatto rilevare in pratica che non vi è nulla da protestare quando la legge lo consente.

Prendiamo spunto dall’osservazione per dire che certamente le leggi devono essere rispettate ma che sono anche criticabili e modificabili. Non vogliamo aprire un capitolo che richiederebbe pagine e pagine di disquisizioni, ma ognuno di noi ha potuto constatare almeno un’occasione nella quale ha avuto parere avverso su una legge che non si può proprio definire nell’interesse della cittadinanza.

Sulle questioni territoriali, poi, non ci sono solo le leggi dello stato (condoni, agevolazioni per le costruzioni ecologiche, ecc.) ma ci sono anche quelle regionali (che, hanno consentito

la trasformazione abitativa dei sottotetti) ed infine, sotto certi aspetti la più  importante, ci sono regolamentazioni locali. In pratica il comune appronta un Piano Regolatore e un regolamento edilizio.

Questi due strumenti sono importantissimi e dovrebbero essere ispirati all’indirizzo politico della maggioranza. In altri termini rispettare il “programma” elettorale sulla base del quale una determinata coalizione politica ha ottenuto i voti necessari per eleggere Sindaco, Giunta, Consiglieri. Vi sono coalizioni che rispettano gli impegni assunti con gli elettori ed altre no. Vimodrone è tra i NO!.

Esiste la regolamentazione ma di fatto a disegnare la città non è né il Sindaco né i suoi Assessori che, anzi, seguono e si adattano alle richieste dei costruttori.

Facciamo qualche esempio? Un grosso insediamento la cui convenzione era stata ereditata dalla precedente Amministrazione leghista chiede varianti, variazioni urbanistiche di base come la eliminazione di un corso d’acqua che il costruttore avrebbe dovuto creare in collegamento con il Naviglio e variazioni di quantità di appartamenti. Concessioni accordate in cambio di opere, salvo poi a rinunciare a qualcuna di queste e monetizzarle.

Un esempio più piccolo e semplice: un’area industriale sulla quale era presente un capannone che copriva grosso modo un terzo del terreno chiede di edificare appartamenti. Cosa fa il comune? Una variante del Piano Regolatore e là dove è indicata zona industriale, la fa diventare zona  abitativa. Oggi il capannone è stato demolito e le case edificate, coprendo all’incirca il 90% del suolo.

Allora diciamo che le leggi vanno rispettate ma vi è chi può prima  adeguarle alle proprie esigenze. Per rispettarle meglio ?

 

SITUAZIONE CRITICA PER

LA MAGGIORANZA

 

Dovremmo iniziare con il proverbio “tutti i nodi vengono al pettine”. Nel caso però di Veneroni&C. questa coalizione ha avuto il vantaggio di aver governato circa 7 anni “senza pettinarsi” visto che problemi da parte dell’opposizione non si sono verificati e   non perché non ve fossero motivi, ma semplicemente perché presente ma inesistente, oppure inesistente anche quando presente.

Nodi non si sono verificati neppure da parte della coalizione in quanto, a livello di Consiglio, molti dei componenti ben poco si sono interessati di quanto succedeva arrivando persino (episodio già evidenziato su questo sito) a non sapere neppure cosa avevano votato favorevolmente. Nodi e problemi non sono arrivati neppure dalla Giunta dove i 7 assessori si limitavano a mugugnare senza reagire veramente: in pratica votavano favorevolmente tutto quanto veniva loro sottoposto, comprese quelle “decisioni che erano già state decise” dai “manovratori” e/o segretari del partito di maggior peso, situazione che, a bomba esplosa, è stata denunciata pubblicamente con le conseguenze che tutti conoscono.

Diciamo che la crisi si poteva evitare SE gli attuali dissidenti avessero reagito non lasciando incancrenire la situazione e SE il Sindaco in prima persona avesse “ascoltato”    i segnali, le civili proteste, le tante richieste di democrazia e rispetto delle persone.

Difficile dire se la colpa più grave sia degli uni o degli altri, certo che in una coalizione è    il Sindaco, cioè il conduttore, il primo responsabile ed è pure certo che il Sindaco ha assunto una difesa di sé stesso di stampo Berlusconiano, negando persino l’evidenza quando in Consiglio ha dichiarato: “…non ho mai avuto segnali di dissenso e non vi erano assolutamente ragioni per arrivare alle dimissioni…” Insomma, tre suoi Assessori sono all’improvviso impazziti. Comunque ha poca importanza sapere ora di chi sia la colpa maggiore, il grave è lo scenario che ne è uscito!

Ora siamo al cospetto di una situazione cambiata: la maggioranza non può più contare sui 14 voti favorevoli, ma solo su 11. Insomma una maggioranza “risicata” in quanto il Consiglio comunale è composto da 21 membri.

Basta quindi che un Consigliere si ammali o, cosa normalissima specie nelle beghe politiche, si assenti per fare la pipì durante le votazioni, per determinare la mancanza della maggioranza.

Chiaramente l’aspetto negativo è l’instabilità di governo e il conseguente fatto che ogni singolo membro diventi determinante e conscio che “dovrà” essere accontentato in ogni sua richiesta. Una sorta di Governo Prodi in scala ridotta, di cui abbiamo tutti visto gli esiti…

Vi è però, a nostro giudizio,  un aspetto anche positivo. Il nuovo gruppo composto dai tre Assessori dissidenti “Vimodrone Democratica”, non si è posto all’opposizione, ma si è dichiarato libero di votare di volta in volta nell’interesse dei cittadini. E dobbiamo dire che questa nuova condizione si è già notata con molta chiarezza incominciando dalla  pretesa di voler discutere e approfondire ogni singolo punto posto ai voti. Tra l’altro, “Vimodrone Democratica” ha presentato mozioni e interpellanze che denotavano la conoscenza dei problemi e delle possibili soluzioni migliorative.

Se questa linea continuerà, possiamo benissimo rammentare ai tre nostri eroi, un passato non certo edificante ma riconoscendo però anche il loro coraggio nel rinunciare al seggiolino (non è poco nella situazione vimodronese), nonché il merito di riportare il Consiglio nelle sue funzioni istituzionali. L’unico suggerimento che ci sentiamo di dare è quello di rendersi anche promotori di una informazione chiara e leale verso i cittadini.

Articoli publicati 8/2009 e archiviati in data 27/02/2010

 

 

Come chiudere le Associazioni

Nel mese di maggio abbiamo già dedicato la nostra attenzione al problema dei contributi alle Associazioni regolarmente iscritte all’albo comunale. Come noto, quest’anno l’Assessorato competente non devolverà alcun contributo perché, voce ufficiale, non ci   sono soldi a disposizione.

Nell’accorato articolo apparso sul nostro sito dal titolo “Ripensarci, non sarebbe poi così male” si esortava l’Amministrazione a prendere almeno in considerazione quello che tecnicamente si chiama giro di conto e che prevede un contributo pari all’affitto che ogni singola Associazione deve sborsare al Comune. In questo modo si evitano speculazioni    da parte dell’Ente senza gravare sulle scarne casse di chi rende vitale la nostra città, per quanto possibile.

Si chiederà se a fronte di una così banale considerazione ci sia stato un ravvedimento, anche parziale. La risposta è no!

Sembra proprio che il mantenimento dei conti in ordine secondo le regola del Patto di stabilità abbia fatto perdere il lume della ragione ai nostri amministratori. Probabilmente lavorano invertendo l’ordine dei fattori: si guarda prima all’entità di spesa, poi al riferimento della voce e infine, zac! una bella sforbiciata e il gioco è fatto. Raramente, l’insistenza dell’Assessore di turno sposta lievemente in su o in giù la posizione delle lame.

Lo spunto per perorare la causa delle Associazioni viene da due interventi fatti in ambito di Pgt, quando fra i temi relativi al governo del territorio, fra le altre cose, si parlava di socialità. In modo naturale e logico si è fatto riferimento alle oltre 50 Associazioni presenti sul nostro territorio e di quanto fossero importanti per la socializzazione della comunità.

I due interventi sono stati quello dell’Assessore Antonio Brescianini (vice-Sindaco) e dell’Assessore Vincenzo Gornati (alla Cultura). Da quest’ultimo dipendono i contributi.

L’ennesimo caso di come in pubblico si predichi bene e nei fatti si razzoli male. Anzi malissimo!                                                                                                        Quest’anno è ormai chiuso e di contributi non se ne parla proprio. E per l’anno prossimo?Qualcosa più di un timore c’è, ed è quello di veder chiudere parecchie Associazioni che campano di solo volontariato e tanta passione.

Si pensi solo che stiamo parlando di poche centinaia di euro all’anno per ogni singolo sodalizio e se è pur vero che ogni uscita ascritta in bilancio è una piccola goccia che porta a un mare di spese… Beh, questa è una questione di priorità che evidentemente non sono ben chiare nella testa dei componenti la Giunta.

Questi UFO di Rifonda

Il Partito della Rifondazione Comunista -per gli amici Rifonda- fa parte della coalizione di “Vimodrone sei Tu”. Colazione di Centrosinistra che governa Vimodrone da due legislature.

Antonio Ferrari e Marco Messineo sono Consiglieri, mentre Luigi Verderio è Assessore in quota Rifonda per le Politiche Sociali e Problematiche associative.

E’ bene sapere che quando Veneroni&C. deliberano in Consiglio con 11 voti contro i 10 dell’opposizione, fra le manine alzate con segno “favorevole” ci sono anche quelle    di Ferrari e Messineo, mentre Verderio non ha diritto di voto in quanto, come detto, è semplicemente in quota Rifonda. Dunque i due Consiglieri rappresentano il 20%           di quel &C. Un peso non da poco visto che da soli, potrebbero far cadere la Giunta Veneroni dalla sera alla mattina.

La disciplina di Coalizione non manca certo durante i Consigli comunali che si succedono da oltre sette anni. Sono sempre presenti e alzano la mano secondo i voleri del Sindaco. Mai un distinguo, mai una dichiarazione, mai un’astensione, men che meno un voto contrario, anche quando la maggioranza era composta da 14 voti a favore e  non si sarebbe corso il rischio di far cadere la Giunta.

Insomma, se non vi fosse quella targa di Rifonda, si potrebbe a tutti gli effetti parlare di UFO caduti in via Cesare Battisti, tanto sono poco identificabili con la politica di partito. E, si badi bene, il giudizio è scevro da ogni tipo di antipatia o simpatia, ma nasce semplicemente dall’osservazione e la valutazione dei fatti.

Un esempio per tutti. La sera del 28 settembre ultimo scorso, durante il Consiglio comunale hanno votato favorevolmente tutto quanto è stato loro sottoposto.          Eppure materia per un distinguo almeno sul taglio di 100.000,00 euro del welfare per    le persone più disagiate si poteva fare. O no? Questa non è solo un cavallo di battaglia della sinistra, ma è anche materia specifica dell’Assessore Verderio che a questo punto dovrà pure gestire le liste d’attesa. Una vergogna sesquipedale!

In questo modo non solo si mortifica la propria dignità, ma si contravviene alla fiducia espressa dai loro elettori che, ne siamo sicuri, sarebbero al cento per cento contrari nel far passare una delibera del genere. 

La loro agonia scorre di pari passo con l’agonia di Veneroni che ormai è alle strette   con un solo voto di maggioranza. Un’assenza di un Consigliere per una pipì strategica   al momento del voto, farebbe cadere la Giunta. E qui li vogliamo i compagni Ferrari e Messineo. Come si schiereranno quando sarà il momento di rinnovare l’esecutivo?

Nel frattempo, a livello nazionale si sono verificati molti cambiamenti. Il PD, proprio il partito di Veneroni e Gardinazzi che strizza l’occhio ai Casini, Fini e Montezemolo,    non li vuole più in mezzo ai piedi. Ma loro sono lì, come cozze attaccate alle delibere, come extraterrestri scesi dal loro UFO e non c’è politica che tenga, la loro manina si  alza meccanicamente a comando.

Avvilente, veramente avvilente.

E la Polizia locale?

Non tiene d’occhio il porfido!

A proposito di tagli conseguenti allo sperpero di risorse, il comune ha appaltato la riparazione del selciato in porfido di via San Remigio che pure è stato recentemente messo in opera. A un’altra città vengono spontanee alcune domande a cui sarebbe    più che gradita una risposta:

1) come è possibile che gli appalti consentano all’impresa esecutrice di sospendere i lavori lasciando aperti i cantieri, specie quando questi interessano l’arteria principale   della città?

2) come è possibile che a distanza di poco tempo dalla realizzazione di una costosissima pavimentazione, si debbano spendere ulteriori 129.000,00 euro per il cedimento del sottofondo?

La motivazione l’ha fornita il Sindaco in Consiglio comunale rispondendo alle pressanti richieste di un Consigliere: “…il lavoro è stato fatto bene! La colpa è dei vigili che consentono il transito dei TIR malgrado il divieto!”

Ah! Quella malandrina Polizia locale! Non tiene d’occhio il porfido. Siccome siamo di giornata buona, potremmo definire Veneroni una bella sagoma! Questa volta la colpa è dei vigili.  Nel solo recente passato l’abbiamo anche sentito dare la colpa all’opposizione, alla Lega che amministrava la città due legislature fa, al vice-Sindaco e due Assessori, al Patto di stabilità, almeno a un paio di Consiglieri d’opposizione, alla Provincia, e via discorrendo… Insomma, la colpa non è mai targata Veneroni.

Potremmo dire: AAA capo dell’Amministrazione comunale cercasi. Ma invece caro Sindaco, non dobbiamo effettuare nessuna ricerca perché il capo è lei e quindi risulta  fuori luogo assumere atteggiamenti innocenti incolpando di volta in volta accadimenti stralunati o terze persone.

Ultima domandina. Come mai i TIR danneggiano il selciato in via San Remigio e non quello di via 4 Novembre dal momento che i mezzi devono giocoforza passare da lì e il manto stradale è dotato del medesimo fondo?

Si faccia una domanda e si dia una risposta caro Sindaco. Brutto sintomo quello che induce a incolpare sempre qualcosa o qualcuno. Ma potremmo anche perdonarla se in cambio farà ammenda sulla delibera del 28 settembre scorso. La frase esatta che vorremmo sentirle pronunciare è: “Sto sprecando 129.000,00 euro dei cittadini. Come azione riparatoria ripristino totalmente l’assistenza domiciliare ad anziani e disabili in stato di indigenza oltre al contributo per i ricoveri”. Le modalità per rendere pubblica la notizia le lasciamo alla sua discrezione: comunicato stampa alla Gazzetta della Martesana, manifesto o pubblico eloquio in Consiglio. Veda lei.

 

Articoli pubblicati il 10/09/2009 e archiviati in data 27/01/10010

 

 WHAT? CICCOS? CUSEE’?

Ovvero l’insostenibile pesantezza del linguaggio burocratico veneroniano-aramaico

Così recitava il quarto punto all’ordine del giorno del Consiglio comunale tenutosi la sera del 14 ottobre 2009:

Linee operative per la definizione di alcune questioni emerse nel  procedimento di cui agli atti deliberativi del Consiglio comunale nn. 78/2006, 52/2008 e 54/2009”.

Non comprendendo il linguaggio, abbiamo fatto ricorso ai traduttori simultanei che si possono reperire su internet, consultando le lingue diffuse anche negli angoli più    sperduti della terra: niente! Siamo infine stati assaliti da un dubbio. Nell’elenco degli idiomi, mancava solo l’aramaico antico e abbiamo deciso che era proprio quella la  lingua adottata per la stesura degli ordini del giorno...

Fuor di metafora, per chiunque non avesse ricevuto informazioni preventive dalla  “casta” degli addetti ai lavori, sarebbe stato impossibile capire l’argomento in discussione. L’avessero scritto in inglese, barese o lombardo, facendo però riferimento al vero oggetto della discussione, i cittadini avrebbero avuto qualche possibilità in più  per capire di cosa si trattava.

Già! Qual era dunque l’oggetto del contendere?

Dietro al titolo incomprensibile si celava la proposta di annullamento delle precedenti delibere previo individuazione dei nuovi corrispettivi da applicare ai soci delle cooperative intenzionati a trasformare il diritto di superficie in diritto di proprietà. Bastava mettere un “relativi alle cooperative” nel testo, come ha giustamente sottolineato la Consigliera Stabile, affinché tutti capissero. La questione è oltremodo importante perché riguarda qualche migliaio di cittadini del nostro territorio!

Cosa dobbiamo dedurre? Siamo di fronte a un caso di stupidità burocratica o a una scelta precisa affinché non sia possibile capire?

Sinceramente non è difficile sciogliere il nodo, perché l’argomento è già stato dibattuto  in Consiglio. Ne fanno fede gli ordini del giorno precedenti a quello del 14 ottobre anch’essi zeppi di titoli indecifrabili per il mortale cittadino: pdl n. tal dei tali, pdz n. pinco, azzonamento n. x, ecc… tutti quanti tesi verso la chiara volontà di non far comprendere.

D’altro canto, la verità è emersa durante un Consiglio dello scorso anno, quando a fronte delle rimostranze della minoranza che lamentava l’indecifrabilità delle sue mozioni e interpellanze (titolate appunto: mozione, interpellanza, senza peraltro esplicitare su che cosa) la capogruppo di Vimodrone sei Tu, Vania Gardinazzi, rispondeva candidamente che non era volontà

dell’Amministrazione comunale pubblicizzare le iniziative dell’opposizione (sic!!).

E’ diritto oppure no dei cittadini, essere informati possibilmente non a cose fatte, quando non saranno più in grado di incidere sulle decisioni con la loro mobilitazione? E che fine hanno fatto la trasparenza e la partecipazione, tanto decantate in campagna elettorale?

Bubbole!! Favolette per i boccaloni che ci credono! Passate le elezioni le informazioni preventive arrivano solo gli addetti ai lavori e neppure a tutti. Fra i privilegiati, i Consiglieri di maggioranza nei secoli fedeli e sempre pronti ad alzare la manina a comando, mentre per i Consiglieri di minoranza e i “rompiballe” vige la regola che   meno sanno e meglio è…

Così, ad ogni appuntamento, rispunta imperturbabile il linguaggio burocratese veneroniano-aramaico a farla da padrone assoluto.

Speciale Patto di stabilità

BILANCIO COMUNALE

E’ cosa sicura e assodata che il cittadino è più informato sui fatti nazionali che su quelli locali. Stampa e televisione, con tutte le carenze del caso, sono protesi alla divulgazione di fatti e notizie legate alle decisioni del Governo centrale. Per sapere cosa succede a livello locale non possiamo che fare riferimento alla Gazzetta della Martesana (settimanale) e al notiziario comunale Comunicare che pubblica avvilenti articoli a   senso unico (2-3 all’anno).

Pertanto, la strada dell’aggiornamento sui fatti territoriali non può essere che quella di assistere ai Consigli Comunali che peraltro sono frequentati mediamente da una  manciata di cittadini e per lo più sempre gli stessi.

Eppure, questa pratica poco seguita, sarebbe importante non solo per tenersi informati, ma anche per poter incidere sulle decisioni adottate. Ci chiediamo, ad esempio, se con una presenza costante dei cittadini che dimostrino così l’interessamento per la cosa pubblica, gli eletti con il nostro voto avrebbero disatteso punti importanti del programma elettorale (cioè le promesse fatte per ottenere il voto) come, tra gli altri, la sciagurata cementificazione del territorio, le svendita di proprietà comunali, il taglio dei servizi  sociali operato proprio alle fasce più deboli (assistenza domiciliare e pasti), ecc.

L’argomento che vogliamo affrontare è il bilancio comunale o, meglio, il rispetto da parte del comune di Vimodrone del Patto di stabilità. In altri articoli precedentemente pubblicati abbiamo già trattato la materia che è ostica e di astrusa applicazione oltre che di difficile comprensione, ed è risalita recentemente in cima alle preoccupazioni del Consiglio comunale in quanto, ad oggi, Vimodrone non sarebbe a “norma di legge”.

Per far capire cosa è il Patto di stabilità riportiamo testualmente quanto precisato   dalla delibera 66/09 della Corte dei conti, cioè l’organo preposto a sorvegliare sui    conti degli Enti Locali:

“In proposito, tornando al mancato rispetto delle regole concernenti il Patto   di stabilità interno, la Sezione ricorda che a seguito dell’approvazione del Trattato di Maastricht, gli Stati europei che hanno dato vita all’Unione europea e alla moneta unica, fra i quali vi è l’Italia, si sono impegnati ad evitare che i bilanci pubblici di ciascuna nazione presentino disavanzi eccessivi (art. 104 del Trattato dell’Unione europea, approvato nel 1992).

Al fine di rafforzare il vincolo fra i paesi aderenti e dare vita alla moneta unica, gli Stati europei hanno concluso un accordo denominato “Patto di stabilità e crescita” con il quale ciascuno Stato si è impegnato nei confronti dell’Unione europea e degli altri Stati a ridurre i disavanzi annuali di bilancio e a ridurre il debito pubblico interno”.

E la stessa Corte dei conti in altra parte della sua delibera chiarisce:

“…è da mettere in particolare rilievo che il rispetto degli obiettivi del Patto di stabilità costituisce per gli enti locali un ineludibile obbligo giuridico, la cui violazione concreta è da ritenersi comunque un illecito”.

Quindi, tutti i comuni soggetti a questa legge (quelli superiori ai 5mila abitanti), devono rispettarla anche se non la condividono, così come devono rispettare tutte le leggi che regolano la vita degli Enti comunali.

Ovviamente per poter rispettare questa norma si deve avere l’accortezza di tenerla presente tutto l’anno, affinché non ci si trovi in affanno nell’ultimo trimestre, proprio come è avvenuto l’anno scorso, quando si è rispettato sì il Patto di stabilità, ma a  quale prezzo? Ricordiamo che la maggioranza ha venduto, anzi svenduto, delle  proprietà comunali e tra queste una palestra di 6oo mq collocata nel quartiere  Martesana (ex Comparto).

E quest’anno?

Secondo quanto emerso nel Consiglio comunale del 28 settembre è quasi certo che il “Patto” non sarà rispettato. Non sarà svenduta nessuna proprietà, ha assicurato il Sindaco, ma ha anche fatto riferimento alla “disubbidienza istituzionale più che civile”, paventando il suo pensiero.

Ci viene spontaneo domandare perché noi cittadini dobiamo rispettare le leggi mentre  un Sindaco no. Per combattere la legge astrusa ci sono le sedi proprie nelle quali l’ANCI (Assoc. Nazionale Comuni Italiani) si sta battendo in rappresentanza di Giunte di destra come di sinistra. Non solo, i nostri parlamentari europei, dovrebbero poi darsi da fare per mettere mano alla legge, visto che è quella la sede di provenienza di questo guaio.

Disubbidire a una legge con consapevolezza è tutt’altra cosa, anche in ragione di   pesanti sanzioni che inevitabilmente ricadrebbero sulla testa della nostra comunità. Eccole:

·         L’art. 77bis comma 20 della Legge sul Patto di stabilità prevede che il comune subirà una decurtazione dei trasferimenti ordinari dallo Stato.              Un bel meno 5% ed è quindi logico pensare che a fronte di minori entrate ci siano minori spese e quindi nuovi tagli;

·         Se non vi saranno correttive entro giugno dell’anno successivo si profila un aumento dell’addizionale IRPEF a carico dei cittadini. Tutti i cittadini e non soltanto i responsabili del mancato rispetto della legge;

·         Blocco delle assunzioni, compreso i contratti a tempo determinato. Se si considera che il comune ha fatto largo uso di questi incarichi specifici, è facile intuire che il blocco inciderà negativamente e pesantemente sul funzionamento degli uffici;

·         Alienazione dei “premi” riservati ai “comuni virtuosi”, vale a dire di tutti i   comuni che si mantengono nei parametri del “Patto”.

Nel panorama generale bisogna includere anche quelle penali che non sono propriamente sfavorevoli al cittadino ma che comunque incidono sull’Amministrazione. Le elenchiamo:

·         Una diminuzione (-30%) dell’indennità di funzione del Sindaco e Assessori. Dopo i tagli operati al bilancio dei servizi sociali (assistenza domiciliare, ecc.) riteniamo salutare qualche taglio anche agli “stipendi” del Sindaco e Assessori;

·         Blocco all’accensione dei nuovi mutui. Si è verificato in questi ultimi anni l’aumento dell’indebitamento da ratei per mutui che si sono sommati a quelli    già pesanti dalla precedente Giunta Leghista.

Per completezza d’informazione il comune di Vimodrone non è l’unico “disubbidiente” alla legge ma sarebbe più opportuno stare dalla parte di molti altri comuni che la rispettano. E non pensiamo proprio che questa “rivolta” possa indurre il Governo in carica a revocarla (tra l’altro ricordiamo che è stata varata dal governo Prodi).

La normativa è stata a suo tempo emanata nel rispetto di norme europee che oggi    sono in vigore in tutti i Paesi dell’Unione Europea.

SI PARLA DI COOPERATIVE E LA MAGGIORANZA VA SOTTO

L’Amministrazione comunale ha “scoperto”, grazie a un parere del legale di fiducia,    che un pronunciamento della Corte dei Conti -sez. Emilia Romagna- stabilisce che i criteri    e i costi della trasformazione del diritto di superficie in diritto di proprietà sono  di competenza dei comuni interessati.

Per dovere di cronaca e senza pretese di autorevolezza, un'altra città disse la stessa cosa nell’assemblea dei soci delle cooperative convocata dal Sindaco prima delle elezioni, circa 30 mesi fa. In quel contesto, il primo cittadino rispose che tariffe e criteri erano normati dalla legge e stabiliti dal tecnico incaricato e quindi non modificabili! Ma tant’è.

Di acqua sotto i ponti ne è passata, le tariffe sono state modificate con due successive delibere e si apprestano a essere modificate per la terza volta, a dimostrazione del fatto che la mobilitazione del Comitato dei soci delle cooperative, grazie alla nostra puntuale denuncia di allora, hanno indotto a cambiare orientamenti e posizioni anche all’interno della maggioranza. Comunque sia, alla  luce di questo pronunciamento e dell’indicazione dell’avvocato per cui chi è già in diritto di superficie non deve pagare nulla, il Sindaco   ha proposto di prorogare al 15 dicembre l’eventuale adeguamento ISTAT sui corrispettivi fissati e l’incarico a un professionista per determinare i nuovi corrispettivi   da sottoporre successivamente all’approvazione del Consiglio comunale da tenersi   entro fine ottobre-inizio novembre.

La “solita” Consigliera Stabile (se continua così, le toglieranno anche il saluto n.d.r.) ha fatto notare che l’Amministrazione comunale era già a conoscenza di un analogo pronunciamento della Corte dei Conti (sez. Lombardia) e che la Giunta avrebbe potuto operare prima in tal senso, come ha fatto ad esempio il comune di Cernusco sul Naviglio. Apriti cielo!

A quel punto è partita la gara fra Assessori e Consiglieri su chi era stato più bravo a rimettere in discussione il tutto. L’enfasi oratoria non ha però tenuto conto che la delibera iniziale, con costi gravosi e insostenibili per le cooperative, fosse stata votata all’unanimità nel 2006 da TUTTE le forze politiche presenti in Consiglio e che senza la denuncia pubblica di un'altra città e, soprattutto, senza la mobilitazione del Comitato dei residenti, la cosa sarebbe passata senza colpo ferire! Ma, demagogia e furbizie populistiche a parte, alla fine si è giunti all’atto deliberativo.

Il Consigliere Gregoli ha quindi proposto un emendamento affinché si deliberasse che nulla era dovuto dai soci delle cooperative già in diritto di superficie. Il Sindaco ha invitato a respingerlo, giudicandolo inopportuno. L’emendamento è passato con 7 voti contro 5, in virtù del fatto che ben 5 consiglieri (4 di maggioranza e 1 di Vimodrone Solidale) hanno dovuto abbandonare l’aula perché residenti in cooperative e in caso di voto sarebbero incappati nel classico conflitto di interessi. A questo proposito, corre l’obbligo di un piccolo inciso: anche nella prima votazione del 2006 vi era conflitto d’interessi - e un’altra città lo rimarcò- ma nessuno si pose il problema.

Infine, all’unanimità  (12 voti) è stato votato il rinvio dell’adeguamento ISTAT al 15 dicembre e la riconvocazione del Consiglio per deliberare i nuovi corrispettivi, la cui determinazione è stata affidata a un esperto nella delibera successiva.

Ci sono quindi tutte le condizioni perché si arrivi a una conclusione che sia confacente e utile sia per i residenti delle cooperative interessati sia per le casse dell’Amministrazione comunale purché nel frattempo il Comitato continui nella sua opera di vigilanza e di mobilitazione.

L’appuntamento è al prossimo Consiglio comunale, sperando che questa volta non venga convocato in aramaico antico. Sarà garantita così una folta presenza di cittadini interessati.

 

Articoli publicati 11/2009 e archiviati in data 7/03/2010

           

Dal consiglio comunale del 28/09/2009

 

Come la maggioranza

affronta la crisi

Sembra demagogico il concetto di scollatura fra polita e realtà, ma la Giunta di Vimodrone ha dato il meglio di sé per dimostrare che è tutto tragicamente vero

La crisi c’è. E’ planetaria e ognuno di noi la può toccare con mano, quotidianamente. Anche i bilanci del comune di Vimodrone ne hanno risentito, come comprovato dalla seduta di Consiglio del 28 settembre scorso quando l’Assessore Romano ha sottoposto ai Consiglieri lo stato dell’arte.

Certo è che l’attuale Giunta ci ha messo moltissimo di suo in questi ultimi anni, interpretando il ruolo della famosa cicala e ignorando del tutto quello della formichina.

La cementificazione è stata una mano santa per le casse comunali, permettendo così il perpetuarsi dell’equazione tanto cara a Veneroni: facili entrate uguale a possibilità di spese allegre e di facciata.

A dire il vero, questa formula algebrica non è un’esclusiva invenzione del nostro bene amato Sindaco, in quanto trova abbondante riscontro su tutto il suolo nazionale. Ma noi, qui viviamo e siamo interessati alle nostre sorti.

Da anni, un’altra città attraverso incontri con i cittadini, volantini, notiziari e sito, ha denunciato lo scempio che veniva perpetrato a danno del nostro territorio e che questa ottusa politica doveva cessare. Inascoltati e sbeffeggiati.

Ora, siamo al dunque. Complice la crisi (e non certo un ravvedimento di Veneroni&C.) si verifica un forte rallentamento se non un fermo della speculazione edilizia. Risultato: oneri di urbanizzazione ridotti oltre il 55% rispetto a quanto previsto in bilancio a inizio anno. Inevitabile.

D’altro canto, solo uno stolto poteva pensare di fare affidamento perpetuo  sulle sostanziose entrate da cementificazione, non fosse altro perché il territorio giunge a saturazione e con esso il ben di Dio passato fra le mani di questa Giunta.

E ora? Che fare? Non resta che intraprendere il percorso alternativo, quello  della formichina, quello mai intrapreso da Veneroni nei suoi sette anni e mezzo di amministrazione. Il rischio è notevole. Passare dalla guida di un TIR a un’utilitaria di piccola cilindrata non è poi così semplice. Tuttavia è in questi casi che si vede l’abilità di guida del conducente.

A giudicare dalle prime manovre non ci pervengono certo segnali tranquillizzanti.    Fuor di metafora, nel Consiglio del 28 ultimo scorso, sono  stati approvati tagli di bilancio qua e là e anche per cifre consistenti. Tutti dolorosi, uno in particolare scandaloso.

Sappiamo bene (noi sicuramente sì, ma Lorsignori evidentemente no) che il  peso della crisi non è uguale per tutti. Alcuni non ne hanno risentito, altri sono stati lievemente coinvolti, vi è poi un consistente comparto di disoccupati per arrivare infine alle fasce più deboli, quelle che già ante crisi versavano in uno stato di indigenza e che ora sono sprofondati nell’estrema povertà.

Ovvio che questi soggetti, oggi più di prima, hanno bisogno di aiuto da parte dell’Ente Comune. Per rendersene conto basta fare un giretto nelle varie mense caritatevoli, una volta frequentate solo da quelli che comunemente venivano definiti “barboni”. 

Ebbene la scure Di Veneroni e Giunta, sostenuta dall’intera coalizione, compreso Rifondazione e Comunisti Italiani, si è abbattuta proprio su quest’ultima categoria. Ecco i tagli approvati:

 

  • Rette di ricovero in comunità             euro 20.000,00
  • Prevenzione disagio area giovani        euro 15.000,00
  • Assistenza domiciliare                        euro   7.000,00
  • Ricoveri in istituto anziani/disabili        euro 40.000,00
  • Contributo per ricoveri come sopra    euro   4.000,00
  • Generi di prima necessità                   euro   3.000,00

                                                                

Siamo a quota 89.000,00 euro a cui aggiungere altre piccole voci che, sommate, sfiorano i 100.000,00 euro. Le conseguenze saranno pesantissime come illustrato nella relazione di settore. Alcuni stralci:   “…si rende necessario ricorrere alla lista d’attesa per l’erogazione di prestazioni di assistenza domiciliare e per l’ammissione al servizio mensa e alla consegna di pasti caldi a domicilio…” oppure: “si opera un consistente contenimento delle spese per le rette di ricovero… tenuto conto della non obbligatorietà dell’intervento da parte dell’Ente…”

Nella sostanza, all’interno dei servizi sociali i tagli maggiori sono quelli a carico dei più disagiati. Come è possibile concepire una “lista d’attesa” per un pasto caldo in mensa o al domicilio dell’inabile che neppure può muoversi dal proprio domicilio? Forse si tratta di leggerezza, oppure, e qui siamo al puro cinismo, la via intrapresa è scientemente stata quella di colpire le persone che non hanno voce per protestare!

Invitiamo Lorsignori a un ripensamento e l’opposizione a fare il proprio dovere.

 

Un’altra città, pone quattro quesiti:

a) Non sarebbe meglio tagliare magari le spese di qualche festa cittadina per assicurare un pasto caldo ad anziani e disabili?

b) Non sarebbe eticamente corretto che anche i nostri amministratori si privassero di qualcosa? Magari i soli spiccioli oltre i 5.000,00 euro che rappresentano l’appannaggio mensile del nostro Sindaco?

c) Non sarebbe opportuno che i nostri partiti (intendiamo i loro rappresentanti) fossero più coerenti  fra quanto predicano in piazza e quanto decidono in Consiglio?

d) Non sarebbe opportuno che anche altri, oltre al nostro laboratorio politico, prendessero una posizione in materia?

 

 

 

Le mani sulla città…

Siamo alle solite con l’ennesimo scandalo. Sindaco&C. perseverano                                      nella mal intesa politica dello sperpero dei beni cittadini.                                                             L’ultimo atto consumato durante il Consiglio comunale del 28 settembre scorso 

 

Vi ricordate il famoso film Le mani sulla città di Francesco Rosi del 1963? Bene si configura questo titolo con quanto sta succedendo sul territorio di Vimodrone grazie alle Giunte succedutesi in poco più di 15 anni. Giunte di colori diversi ma comunemente ispirate a una mal intesa politica del chi vince comanda.

Per un’altra città, invece, chi vince deve governare per il bene della comunità. E se questo valore è considerato intangibile, da qui nasce una politica conseguente che bandisce la svendita del territorio, l’alienazione di beni, la cementificazione selvaggia e,  più in generale, la difesa delle delle cose pubbliche.

Senza ripercorrere la cronistoria di questi ultimi tre lustri stiamo ai fatti recenti.

A fine 2008, per far quadrare il Patto di stabilità, la premiata ditta Sindaco&C molto sportivamente  si è disfatta di alcune proprietà della comunità: il negozio dell’ex farmacia comunale, una luce negozio-uffici a uso pubblico di 80 mq già realizzato nel quartiere Martesana (ex Comparto) e una palestra di ben 6oo mq collocata nello stesso quartiere  e che il costruttore avrebbe realizzato per il Comune con conseguenti risvolti positivi per l’intera collettività.

Quali i vantaggi per il cittadino a fronte di tale solerzia?

Innanzi tutto salvaguardare il bilancio Comunale. Non è bello vivere con i libri contabili in disordine anche se la nostra Amministrazione non ha previsto per tempo le forche caudine del Patto di stabilità e quindi l’errore andava rimediato (a spese dei cittadini, ovviamente).

Poi, in cambio della sottrazione della palestra - bene certo e tangibile – c’è stata la promessa del Sindaco spalleggiato dal fido scudiero Assessore Passera, che a brevissimo, un’altra palestra sarebbe sorta nel contesto del mega-centro sportivo progettato in via Pascoli.

Tutti contenti quindi. Affare concluso!

Peccato che se il mega-centro vedrà la luce (quando?), non sarà di proprietà comunale come la palestra svenduta, ma bensì privata e come deliberato nello scandaloso Consiglio comunale del 28 settembre 2009. Al proprietario spetteranno i proventi dell’attività, mentre a tutti i cittadini, toccheranno in sorte gli oneri economici e i rischi d’impresa.

Per meglio comprendere, stiamo parlando di un giochino che verrà a costare 7,5 milioni di euro. Almeno al momento.

La storia ha veramente dell’incredibile, tanto da chiederci chi sarà mai la fortunata impresa appaltante a condizioni di garanzie invertite. Sì, perché invece di essere il comune a pretendere garanzie dall’impresa, garanzie che dimostrino le capacità gestionali e soprattutto di forza economica correlata da fidi bancari, sarà il comune che consente all’impresa di ottenere finanziamenti bancari dando in garanzia il terreno comunale sul quale deve sorgere il mega-centro, quindi, trasferendo il rischio d’impresa sulle spalle   dei cittadini.

Ma non basta. Sindaco&C. hanno pure pensato che la povera impresa, una volta realizzato il tutto, avrà anche bisogno di un aiutino perché gli inizi sono sempre duri, specie per i centri sportivi privati. Così è stato deciso un regalino di 100mila euro  all’anno per i primi tre anni: totale 300.000,00 euro! Ma chi sarà mai questo fortunato? Non è dato saperlo, né vogliamo dar credito alle insinuazioni anche perché ci sarà per la seconda volta un bando di gara dopo averlo riscritto introducendo quanto deliberato in Consiglio.

I risvolti negativi per la comunità sono tanti e molti ancora gli aspetti da approfondire. Non ultimo, quello della legalità dell’atto. Si pensi ad esempio al rischio di fallimento,  fatto non del tutto nuovo per il comune di Vimodrone che ne ha subiti due in brevissimo tempo, l’ultimo dei quali dall’impresa che stava lavorando all’ampliamento del palazzo comunale. E ancora. Si pensi agli aspetti legali e di diritto di un terreno di 32.000 mq concesso in diritto di superficie con possibilità che esso stesso possa costituire garanzia   a terzi.

Come definire tutto questo? Insipienza? Porcheria? Buona fede? Clientelismo? Mah!    La vicenda è talmente sconcertante che essendo ai primi passi dell’iter burocratico, altre puntate devono ancora venire e prima di individuare l’appropriata definizione, aspettiamo il succedersi degli eventi.

Di certo, un’altra città riscontra poca moralità nella delibera di Consiglio. Su 21 eletti aventi diritto di voto e pertanto rappresentanti dell’intera popolazione, questa “bella pensata” è passata solo con 9 voti favorevoli. Situazione dovuta a diverse assenze dell’opposizione e a chi, nella stessa maggioranza, non era d’accordo. Segnaliamo a tal proposito il voto contrario e supermotivato del consigliere Giuseppe Lo Presti (PdCI)     e l’astensione del consigliere De Lisi (Socialisti).

Non ultimo, riportiamo anche il nostro raccapriccio per le reticenze, il tentativi di non   dare risposte

alle domande sollevate dall’opposizione, spostando il problema ad altro quando la ragione del contendere non era né il progetto, né la privatizzazione ma solo e unicamente la concessione del terreno a garanzia di un’impresa. Insomma una sorta di gioco delle tre carte. Veramente avvilente.

 

Questo benedetto Patto di stabilità…

 

Da quanto è emerso nel corso dell’ultimo Consiglio comunale, l’Assessore al Bilancio Francesco Romano, ha messo in evidenza, numeri alla mano, che anche per l’esercizio 2009 non mancheranno  problemi per il rispetto del Patto di stabilità.

Questa cervellotica legge, per la verità contestata dalla quasi totalità dei comuni (sia di sinistra che di destra), è assai complicata da osservare e pone non pochi ostacoli anche per le più avvedute amministrazioni. Tuttavia, dovrebbe essere buona regola tenerla sotto controllo mese dopo mese, per l’intero anno e non preoccuparsene solo nell’ultimo trimestre.

Nel 2007, questa Giunta ha sforato i parametri di legge, nel 2008 li ha mantenuti grazie alla svendita di beni cittadini come descritto nell’articolo “Le mani sulla città”. E quest’anno? Verranno vendute altre nostre proprietà per far quadrare i conti? Il Sindaco ha dichiarato che questa volta non sarà così! La sua scelta sarà semplicemente quella di non rispettare la legge in questione! Scelta a dir poco discutibile non solo perché a prescindere, le leggi vanno rispettate, ma anche per le sanzioni che verrebbero inflitte al comune con inevitabile ricaduta sui cittadini.

Evitiamo di relazionare sul dibattito a distanza nato in Consiglio tra Francesco Romano  e Maria Rita Stabile (ex Assessore al Bilancio) zeppo di tecnicismi e prodigo di consigli colti con non poco fastidio dall’Assessore in carica.

Vuoi vedere che anche qui, dopo pantragrueliche scorpacciate di oneri, passiamo da Comune virtuoso a Comune comatoso? Far funzionare le cose per il verso giusto quando le casse girano a pieno regime, è relativamente facile. I problemi  sopraggiungono quando le casse piangono e bisogna mettere in campo le proprie capacità amministrative.

In questo momento siamo come una foglia d’albero nella stagione autunnale. Speriamo non sopraggiunga alito di vento.

“Solo un miracolo in questo ultimo trimestre ci può salvare per il mantenimento del Patto… Speriamo!” Questa era la frase detta in aula da Sindaco e Assessore.

 

 

 FINE ARCHIVIO 2009

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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